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Il terrore corre sulla Rete

Ma quanti crimini sono stati commissionati da una cornetta telefonica?

Un'analisi che già nel 1997 doveva farci capire dove saremmo finiti...

Il 5° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia (scaricabile qui interamente se si è registrati, oppure consultabile online ridotto qui), analizza l'uso dei media nel periodo 2001-2005.

Per gli scopi di questo articolo, va detto che le domande sull'utilizzo di internet rivolto al campione di italiani nel 2001, sono state riproposte nel 2005. L'interessante è che i dati a distanza di 5 anni sono alquanto simili, con alcune eccezioni.

Per esempio: circa il 40% dei navigatori utilizzava, e utilizza, internet per svago.

Nonostante la banda larga e le paure, i navigatori che fanno "pirateria" sono rimasti pochi: meno di 1 su 5.

Utilizzare internet per informarsi è invece un dato in crescita: da 22% al 35%, più di 1 italiano su 3. Tuttavia, Negroponte e Bill Gates (Già nel 1999 Microsoft pubblicò un documento firmato da Dick Brass sulla fine della carta e la conseguente invasione degli e-books), che avevano previsto la fine dei giornali cartacei, hanno toppato:  Il sillogismo secondo il quale le persone cercano informazioni on line perché l'utilizzo della carta sta volgendo al termine è in ogni caso errato. Le news on line attirano oggi milioni di lettori in tutto il mondo per la semplice ragione che sono diverse da quelle cartacee: è differente il tipo di filtro che viene applicato alla informazione, è più ampia la scelta e i punti di vista, sono diversi il tono e la velocità delle informazioni; in definitiva, i 13 punti di incremento delle notizie su Internet fra il 2001 ed il 2005 in Italia, non dipendono certo da ragioni legate al "substrato" attraverso il quale le notizie vengono veicolate. Oggi, a differenza di un decennio fa, è possibile per il lettore scegliere, unire, confrontare e contaminare ogni notizia. E resta il fatto che il gradino fra una informazione fatta da pochissimi per tutti gli altri è stato ormai da qualche anno definitivamente superato. Ci piaccia o no.

Non so se la carta finirà. Magari leggeremo le nostre notizie preferite su un device oppure preferiremo proiettarle da qualche parte: non ha in effetti molta importanza. Ma l'embargo da Grande Fratello orwelliano sul fornitore di notizie e sui suoi privilegi, quello è terminato per sempre.

 

Ma veniamo a punti più specifici. Già nel 1997, Antonio Leonardi sul sito della trasmissione Rai "MediaMente" (rintracciabile qui) riportava il giudizio dell'autorevole rivista Wired che criticava aspramente l'illogica definizione di "minacciosa" riservata alla Rete.

La percezione di Internet come un qualcosa che incute terrore comincia, secondo l'analisi di Leonardi, nel maggio 1994 quando il New York Times titola: "Anarchia, una minaccia sulla frontiera elettronica?". È il febbraio '95 e dai timori si passa ai fatti. Il quotidiano newyorkese riferisce di uno scrittore che è stato arrestato per aver messo in rete un racconto troppo violento.

Qualche giorno dopo entrano in scena i pirati elettronici. Scrive Peter Lewis il 22 febbraio: non c'è più sicurezza nel cyberspazio. In marzo, sempre il New York Times si occupa degli hate groups, i gruppi d'odio, che usano la Rete per lanciare minacce a tutto il mondo. Stesso mese altro pericolo: nonostante tutti i provvedimenti adottati, la pornografia elettronica gode di ottima salute. Poi a luglio Internet torna a fare notizia con l'attacco dei cyberladri e assalti di altro genere. Il 2 agosto ancora il New York Times si accorge di un'altra minaccia: i guadagni che si possono realizzare usando i nuovi media. Arriva l'autunno: i neonazisti hanno conquistato Internet. Nel maggio '96 tornano di moda gli hacker e i problemi della sicurezza. All'inizio del '97 ci si preoccupa degli studenti: usano la posta elettronica solo per scambiarsi pregiudizi. E l'e-mail può anche essere alla base di incontri spiacevoli, come scrive Michael Cooper. Il 12 giugno l'ultimo affondo: spedire documenti personali via computer può riservare brutte sorprese.

Ma ad un certo punto, quelli di Wired cominciano a rispondere all'attacco denigratorio contro Internet.

La Rete spinge i giovani alle droghe e ai vizi? È vero che esistono siti accondiscendenti verso l'uso di stupefacenti, ma le stesse informazioni sono più facili da trovare sotto casa, all'angolo della strada.

Il mito degli hacker, nemici invisibili di aziende e istituzioni, capaci di penetrare in qualsiasi computer per appropriarsi di informazioni riservate o modificarle. Secondo gli esperti di Wired il vero scandalo è nelle cifre che gli esperti di sicurezza informatica chiedono per proteggere le banche dati. Qualcuno di loro arriva a guadagnare 200mila dollari in un anno (cifre del 1997).

Il cyber-terrore continua ad essere alimentato attraverso sillogismi assurdi. Ricordate la setta di Wacko in Texas? I suoi adepti decisero di morire tra le fiamme dopo aver resistito per giorni all'assedio dell'Fbi. Perché allora, si chiedono gli editorialisti del NY Times, mettere a disposizione di pazzi del genere un mezzo come Internet con cui fare proseliti? La risposta di Wired è duplice: al contrario della televisione, sulla rete è molto più difficile imbattersi in messaggi che non si vogliono ricevere. E poi Internet è forse caotica e contraddittoria ma democratica. Anche la Corte Suprema degli Stati Uniti l'ha riconosciuto: "Chiunque dispone di una linea telefonica", hanno scritto i giudici, "può diventare un cittadino le cui voce risuona ovunque". E i rischi che ne derivano sono assai inferiori ai vantaggi.

 

Anche in Europa e in Italia la rete fu accolta con diffidenza. La si è descritta immediatamente come il luogo virtuale delle peggiori nefandezze. Pedofili, trafficanti e truffatori sembrano essersi dati appuntamento su Internet. Ovviamente non tutte le accuse sono infondate. C'è però l'impressione che Internet faccia notizia di per sé. E che mescolata ad altri ingredienti come sesso, droga, sangue e morte, crei una miscela esplosiva a cui giornalisti e pubblico non sanno resistere. Basta notare l'enfasi che si dà a certe notizie solo perché c'è di mezzo la rete telematica.

La verità - conclude Leonardi - è che non si può criminalizzare un mezzo di informazione, sia esso Internet o il telefono. Quanti crimini sono stati commissionati da una cornetta telefonica? Non per questo però il telefono è stato considerato uno strumento del male. C'è infatti la consapevolezza che i vantaggi superano di gran lunga gli aspetti negativi. Lo stesso si può dire di Internet. Come in tutte le comunità, anche tra gli utenti della rete c'è chi viola le regole. Questo però non deve far dimenticare quanti usano le nuove tecnologie per diffondere cultura e informazioni utili, per offrire aiuto e servizi di ogni genere. La rete, come il resto mondo, non ospita solo mostri. 

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