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LA SOCIETA' IPER EROTIZZATA

Nell'allegato "La repubblica delle donne" dell'11 luglio 2009 è stato pubblicato un articolo, piuttosto lungo, dal titolo "smarriti in una società iper erotizzata".

Premetto che non mi piacciono gli allegati onerosi per obbligo, ne farei volentieri a meno giacché li trovo inutili e ridondanti; forse per aiutare l'editoria in crisi (benché io pensi che se crisi c'è, è colpa della cattiva qualità) sarei anche disposto a sostenere un aumento, basta che non mi continuino ad appesantire il mio quotidiano con carta che poi regolarmente butto dopo aver tutt'alpiù sfogliato.

In questo allegato di Repubblica, però, stavolta mi ha incuriosito l'articolo in questione e ho deciso di approfondirlo. Ve ne do conto fingendo di leggerlo assieme a voi, giusto per rendere partecipata la scoperta delle sue varie componenti.

L'occhiello sotto il titolo dà un'idea di massima del contenuto quando, fra l'altro, scrive "A 10 anni hanno un'idea del sesso come merce". Si parlerà di precocità? Vediamo. Le tre windows che attorniano il titolo (un fumetto della modella Isobella Jade, un documentario sulla moda per preadolescenti, e un libro di Didier Lauru sulla sessualità infantile) farebbero però pensare piuttosto al rapporto fra precocità sessuale, moda e società.

I toni, che non possono essere "a favore" perché sarebbe sconveniente se non reato, si presentano a metà strada fra l'ipocrisia e il melodramma moralistico; ma non voglio essere preconcetto, vado avanti.

Seconda e terza pagina: foto a tutto campo sotto il titolo "sexy troppo presto" benché di minorenni sexy non vi sia traccia fotografica ma solo un'invocazione scritta: "l'ipersessualizzazione precoce ora mostra i suoi effetti allarmanti". Quali saranno? Per scoprirlo c'è solo da girare alla pagina seguente: in un box immerso in foto di modelle (ancora: non minorenni) al backstage viene lanciato un progetto di Alberto Pellai, medico ricercatore presso l'Istituto di Igiene e Medicina Preventiva dell'Università degli Studi di Milano. Si tratta de "il segreto di Fata Lina", un libro che spiega come prevenire gli abusi sessuali "sponsorizzato" dalla Melevisione della Rai. "Educazione emotiva", la chiamano; ma non ho capito esattamente cosa significhi se non che serve a che "il bambino impari a non vivere in balìa di segreti pesanti". E immediatamente penso alla solita induzione alla delazione che, accanto a qualche beneficio, comporta pure svariate pericolose sviste (come si può capire dal sito "falsi abusi").

Un lancio a caratteri grossi ci informa frattanto di due cose: la prima, che esistono delle magliette che recano la scritta "so many boys, so little time" (così tanti ragazzi, così poco tempo). Embé? Capisco che soprattutto in Italia ci siano scritte che "offendono" sempre gli stessi, cioè i cattolici (vedi l'affaire ateobus) ma perché le paure fobiche di alcuni devono modellare la società a tutti?

La seconda emozionata informazione è che a Londra sono stati ritirati dai negozi reggiseni imbottiti e perizoma per bimbe di 7 anni. Non so se sia vero in tutto, in parte o per niente. Quindi leggo. Si parte da un titolo del periodico gossipparo americano Newsweek: "Generazione pornografica". L'autorevole rivistuncola è la stessa che nel 2007 tuonò contro le immagini osé di Paris Hilton, colpevoli di chissà quali disturbi sulle nuove generazioni. Comunque, quell'articolo parte da un saggio del 2008 di Carmine Sarracino (qui il giornalista di Repubblica sbaglia, scrive Carmen) e Kevin Scott, "The porning of America", titolo completo "The Porning of America: The Rise of Porn Culture, What It Means, and Where We Go from Here" sul "bombardamento" sessuale a cui sono sottoposti i bambini (vedi una recensione su Beacon). Gli autori se la prendono con le bambole Bratz, tropppo sexy e sfacciate per delle bambine, e da qui deducono che viviamo in una cultura sessista. Il risultato sarebbe una percezione mercificata del sesso e l'inclinazione a ostentare la sessualità. Sotto un paragrafo intitolato "Mangiauomini alle elementari", Lyn Mikel Brown, una psicologa del Maine che ha scritto un libro sul rapporto fra pubblicità e adolescenti (Packaging girlhood), afferma che i pubblicitari inviano alle ragazzine messaggi di sesso, di divismo e di "girl power" pur di spingerle a comprare. Si dice che alcuni studi (ma non quali) dimostrano che così facendo i maschi diventano dominatori e le femmine sottomesse.

Il fenomeno non è solo americano. Bambole erotizzate e riviste per sexy-bambine sono diffuse anche qui in Italia. L'articolo fa l'esempio di due riviste, Cioè e Ragazza moderna (io ci aggiungerei anche Top Girl), che sono comprate anche a 9 anni. Qui, abbondano immagini di uomini muscolosi e a petto nudo, consigli per vestirsi da Gothic Lolita, e test per scoprire lati pruriginosi di sé e di lui. Anna Oliverio Ferraris, autrice di "La sindrome Lolita", è più diretta e afferma che il messaggio è quello di stuzzicare l'interesse dei maschi e, a supporto dell'ipotesi, allude alla rivista disneyniana "High School Musical", colpevole di indurre le lettrici a indagare i segreti della protagonista dell'omonimo film (tale Vanessa Hudgens) e alla serie televisiva Hannah Montana, la cui protagonista Miley Cyrrus, tutta acqua e sapone in tv, va poi a spogliarsi su Vanity Fair.

Tutto questo porta l'articolista a scrivere "il sesso è ovunque". Negli spettacoli in cui le bambine ancheggiano, nelle magliette con frasi allusive e nell'intimo sexy per bambine della "Abercrombie & Fitch" da poco ritirato dai negozi di Londra (stessa sorte toccata al gioco "lap dancer" completo di palo e giarrettiere).

La sessualizzazione precoce, dichiara Eileen Zurbrigger (presidente dell'APA, American Psychological Association), concentrando l'attenzione sulla corporalità, distrae dal ragionamento e perfino dalla... matematica (curiosa, questa: come dire che i ragazzini che fanno sesso sono una schifezza in matematica solo per questa ragione. Non vorrei che ora qualche compassato Ministro italiano obblighi alla castità i liceali con debiti in matematica...). Inoltre, esisterebbe una correlazione fra erotizzazione precoce e disturbi alimentari e depressione: insomma, chi comincia prima, poi diventa anorressico? Bah!