WOJTYLA SOVRESPOSTO
Le cronache sulle vicende vaticane si sono
moltiplicate a dismisura; e si sono anche personalizzate, mutando da fatti
generici di politica fideistica a veri e propri diari quotidiani sulla
persona del papa.
In quarant'anni, siamo passati dalla sola domenica dedicata, anche
mediaticamente, al cattolicesimo, al pressante, ininterrotto, morboso
interessamento a quel che fa il papa. È l'apoteosi di un paradosso, dal
momento che la tv di un Barnabei e la politica saldata alla dc non avevano
mai prodotto tanto confessionalismo di massa come quest'epoca apparentemente
cosi' secolarizzata e liberal.
DacchÈ, c'È da chiedersi se È la domanda a esigere tanta
offerta o È l'offerta a imporre una cosi' copiosa domanda. Fra atei, altre
credenze, laici e indifferenti, i cattolici non corrispondono piu' ai
battezzati. Quindi, a chi si rivolge la sovraesposizione? Quale bisogno
soddisfa questo impunito mitragliamento?
La stessa salute cagionevole di Wojtyla, invece di essere protetta da un
dignitoso silenzio come il ruolo imporrebbe, viene spiattellata (e col
beneplacido del Vaticano) al pari del piu' trito dei gossip hollywoodiani;
non gli irreligiosi, ma
proprio i credenti dovrebbero sentirsi a disagio nell'essere
rappresentati da un "vicario di dio" retrocesso a vittima di un grottesco
star-system.
Il papa È il candidato eccellente del permissivo santificio italiano, ne
prendiamo atto; ma risparmiateci almeno lo show. Grazie.
Calogero
napoli@uaar.it