IL LABIRINTO ANTROPICO
PARTE 5
11 IL PRINCIPIO DELLA VITA ETERNA
Sebbene non sia in contraddizione con la credenza di
una grande diffusione della vita nell'universo (diffusione che comunque deve
essere avvenuta in infiniti luoghi se l'universo è infinito [201]) il principio
antropico è stato usato più volte a sostegno dell'idea che l'evoluzione della
specie Homo Sapiens costituisce un evento raro, se non unico, quantomeno
al livello dell'universo osservabile [202].
Il primo ricorso esplicito al WAP e al SAP nell'ambito del dibattito sulla vita
extraterrestre è contenuto in appendice a uno degli articoli scritti - nei primi
anni ottanta - da Frank Tipler contro il programma SETI e in difesa dell'idea
dell'inesistenza degli alieni [203].
Le posizioni di Tipler sull'unicità della civiltà terrestre e sul principio
antropico, sono andate evolvendosi di pari passo nel corso degli anni
successivi, per maturare nella proposta del FAP e nella messa a punto di una
teoria fisica in grado di garantire la "vita eterna".
Tipler ha sempre distinto nettamente fra il WAP e il SAP in ogni sua versione.
Egli ha considerato quest'ultimo "MOLTO speculativo" e "indubbiamente, non un
principio fisico ben stabilito" [204]. Ha però anche favorito un accostamento
fra il WAP come principio di auto-selezione e la concezione di un insieme di
universi.
In alcuni suoi lavori si ha l'impressione di un contrasto fra quello che qui ho
chiamato WAPb (ad esempio il WAP applicato nel contesto di Linde) e
un'interpretazione teleologica del SAP. In aperto contrasto con la definizione
di Barrow del 1983, Tipler avverte infatti che [205]:
In contrast to the self-selection aspects of Man's Place in
Nature, consider the possibility that in some way, intelligent life is essential
to the Universe. This idea is called The Strong Anthropic Principle
(SAP). Note that there is no ensemble in SAP! In fact, the existence (or lack
of) an ensemble is the basic difference between WAP and SAP.
Il fisico di New Orleans parte dal suggerimento di Carter di considerare il SAP
più un "postulato" o una "proposta" che un principio fisico per avanzare una
serie di considerazioni fortemente speculative.
Il FAP si configura così come una particolare versione del SAP da assumersi come
ipotesi di lavoro e da seguire fino alle sue estreme conseguenze. Tale ipotesi
conduce a una teoria sul lontano futuro dell'universo che rientra in quell'ambito
di speculazioni futurologiche ed "escatologiche" che è divenuta "un ramo della
fisica" [206] dopo le pubblicazioni di Martin J. Rees e, soprattutto, di Freeman
J. Dyson e Steven Frautschi [207].
Tipler si chiede in che modo può essere concepibile la sopravvivenza della
"vita" nel lontano futuro e prospetta uno scenario "miglioristico" [208] del
cosmo, in cui alla vita stessa spetta un ruolo di straordinaria importanza: non
una semplice comparsa in un remoto e insignificante pianeta, ma bensì il compito
di "colonizzare" l'intero universo e di intervenire addirittura sul suo
comportamento dinamico al fine di prevenirne l'autodistruzione [209].
IL FAP, l'idea che la vita durerà per sempre, pare in aperta contraddizione con
il WAP di Dicke. Questa constatazione va però vista secondo una duplice
prospettiva, poichè se da una parte è evidente che vi è un atteggiamento di
fondo del tutto inconciliabile; dall'altra non vi è, da parte di Tipler, nessuna
intenzione di violare il WAP, ma solo un tentativo di mostrare come una specie
intelligente potrebbe superare le limitazioni astrofisiche e i vincoli antropici
di Dicke riguardanti il futuro.
Il punto nodale della questione concerne il significato da attribuirsi ai
termini "vita intelligente". Tipler avvalora e fa ricorso alle tesi
dell'intelligenza artificiale forte e a una definizione puramente funzionale
della vita in cui gli aspetti legati a un particolare substrato chimico sono
irrilevanti. Egli afferma:
I claim that a "living being" is any entity which codes 'information'
(in the sense this word is used by physicists) with the information coded being
preserved by natural selection. ... Thus 'lifÈ is a form of information
processing, and the human mind - and the human soul - is a very complex computer
program. Specifically, a 'person' is defined to be a computer program which can
pass the Turing Test [210].
Nella prospettiva di Tipler il WAPa pone dei vincoli esclusivamente alla vita
basata sul carbonio. Per quel che riguarda il passato dell'universo questi
valgono per la vita in genere, ma lo stesso non può dirsi per il futuro.
Ad esempio il momento in cui il Sole abbandonerà la sequenza principale,
diventando una gigante rossa e distruggendo il nostro pianeta, non rappresenta
che la prima di una serie di "scadenze improrogabili" a cui la vita va incontro
in un universo evolutivo [211]. Nell'ottica di Tipler non solo gli esseri umani
dovranno abbandonare il pianeta prima che sia troppo tardi, ma dovranno pensare
molto più in grande e provvedere per tempo a garantirsi una "discendenza" in
grado di sopravvivere all'estinzione di tutte le stelle e agli avvenimenti
sempre più catastrofici previsti per il futuro remoto.
I "discendenti intellettuali" dell'uomo saranno in una prima fase degli automi
intelligenti in grado di replicarsi da soli e capaci di colonizzare la galassia
in tempi relativamente brevi su scala cosmologica [212]. Ma a un certo punto
anche questi robot dovranno provvedere a trasferire i programmi che
costituiscono le loro menti su hardware adeguati alle condizioni sempre più
inospitali che l'universo riserva; e a preoccuparsi così di un'ulteriore
espansione della biosfera.
La "teoria del Punto Omega" di Tipler è una proposta speculativa sul lontano
futuro dell'universo fondata su due postulati praticamente equivalenti: il FAP e
l'assunto che il flusso di informazione non si interromperà mai, ma si espanderà
continuamente fino a occupare l'intero universo. Pertanto:
The basic problem of physical eschatology is to determine if
the forms of matter which will exist in the far future can be used as
construction materials for computers that can run complex programs, if there is
sufficient energy in the future environment to run the programs , and if there
are other barriers to running a program [213].
Le tesi di Tipler rimandano a problemi di grande rilevanza (come quelli legati
alle limitazioni fisiche della computazione o ad alcune questioni classiche di
filosofia della matematica) e hanno un loro interesse intrinseco anche come
versione estrema dell'immagine dell'universo come calcolatore su cui girano i
programmi che costituiscono le leggi fisiche [214].
Tipler sostiene che la sua teoria fornisce delle "previsioni verificabili", pur
riconoscendo talvolta che esse non sono "molto forti né utili" [215]. Queste si
presentano come conditio sine qua non della teoria.
Le più evidenti sono due caratteristiche globali del modello. L'universo di
Tipler è chiuso e quello che - nel linguaggio usuale dei diagrammi di Penrose
dello spazio/tempo - si chiama il suo confine-c futuro consiste in un unico
punto che è appunto il Punto Omega che da il nome alla teoria [215a].
Le altre previsioni "classiche" riguardano la relazione fra la "densità degli
stati delle particelle" e l'energia (che deve essere tale da garantire sempre
l'utilizzazione dell'energia per immagazzinare le informazioni [216]), i vincoli
posti alla massa di certe particelle (come il quark top e il bosone di Higgs) e
ad alcuni importanti parametri cosmologici (come W0,
H0 e il contrasto di densità
Dr/r0
che regola l'ampiezza delle disomogeneità della struttura di larga scala
dell'universo).
Questi vincoli alle proprietà attuali dell'universo sono imposte dall'esistenza
stessa del Punto Omega. Cosicchè si può parlare non solo di vincoli antropici
richiesti dal FAP, ma anche - prendendo in considerazione gli aspetti
quantistici della teoria del Punto Omega - di una condizione al contorno per la
funzione d'onda dell'universo.
Tipler dice di essere costretto dalla matematica e dalla natura deterministica
della funzione d'onda ad assumere l'interpretazione a molti mondi della
meccanica quantistica. Su tali basi egli figura uno scenario nel quale, al
raggiungimento del Punto Omega
life will have gained control of all matter and
forces not only in a single universe, but in all universes whose existence is
logically possible; life will have spread into all universes which could
logically exist, and will have stored an infinite amount of information,
including all bits of knowledge which is logically possible to know
[217].
Nella sua analisi del modello di Tipler, Willem B. Drees insiste molto nel
sottolineare il duplice approccio di Tipler, il quale da una parte, sulla base
del FAP, illustra in che modo la "vita" può condurre l'universo al Punto Omega;
dall'altra pone il Punto Omega come condizione al contorno che determina e
contiene l'intero svolgimento evolutivo dell'universo [218].
Nella prima accezione vi è un progresso continuo testimoniato dall'incremento
progressivo della biosfera e dell'informazione. La seconda accezione pone invece
l'accento sul fatto che il Punto Omega, che dal punto di vista classico
corrisponde alla singolarità finale del big crunch, è un istante
"trascendente e tuttavia immanente rispetto a ogni punto dello spazio/tempo"
[219].
Il Punto Omega non contempla progresso perché include già tutto lo spazio/tempo
(e quindi ogni istante presente, passato e futuro della storia universale) pur
essendo fuori dal tempo. È un concetto che rimanda "all'idea di Aeternitas
della filosofia tomista" [220] e al "tempo di Dio" di Wolfhart Pannenberg.
Tipler afferma che la teologia può essere ridotta, da un punto di vista
epistemologico, alla fisica. Infatti la sua proposta:
...leads naturally to a model of a God Who is evolving in
His/Her immanent aspect (the events in spacetime) and yet is eternally complete
in His/Her trascendent aspect. This trascendent apect is the Omega Point, which
is neither space nor time nor matter, but is beyond all these [221].
I rimandi alle questioni tradizionali della filosofia e della teologia
rappresentano gli aspetti più intriganti, ma anche più sconcertanti, delle
pubblicazioni recenti di Tipler [221a]. A mio avviso, l'operazione di cucire
insieme tesi, speculazioni e credenze fra le più disparate, costituisce un
difetto congenito di fondo dell'intero edificio messo su dal fisico di New
Orleans.
Questa è in sostanza una critica analoga a quella mossa in molte recensioni del
volume The Anthropic Cosmological Principle, ove è soventemente rilevata
la disinvoltura con la quale gli autori si spostano attraverso le "barriere
disciplinari", producendo un "poutpourri unico di aneddoti storici, argomenti
filosofici, derivazioni matematiche e gergo fisico" e accreditando le loro tesi
tramite una "fusione di materie scientifiche con articoli di fede individuale e
credenze" [222].
William Press, in particolare, ha accusato Barrow e Tipler di "disonestà
intellettuale" ed è apparso chiaramente irritato per come i due autori abbiano
fatto ricorso al principio antropico come ad un "tappeto magico intellettuale"
capace di condurli nelle più ardite speculazioni [223].
Questo vale, anche a maggior motivo, per la produzione recente del solo Tipler e
legittima il dissenso e il biasimo manifestato dalla maggioranza dei suoi
colleghi. Per molti di essi infatti egli si è spinto troppo oltre! Fino a
proporre "considerazioni puramente metafisiche" per spiegazioni scientifiche e a
produrre un "capolavoro di pseudoscienza" [224].
Il fisico di New Orleans, d'altra parte, non solo ha rivendicato il diritto di
ridurre la teologia a una branca della fisica e di far rientrare il libero
arbitrio, la resurrezione dei morti e l'aldilà nell'ambito della sua "teoria
fisica e sperimentabile di un Dio onnipresente, onnisciente e onnipotente"
[225]; ma ha anche stigmatizzato la scarsa profondità rivelata da altri autori
che hanno recentemente rivolto la loro attenzione alle connessioni fra la fisica
moderna e le questioni religiose [226]. Caso emblematico, la sua recensione del
volume The fire in the equations: Science, Religion and the Search for God
di Kitty Ferguson, apparsa su Nature nel 1994, in cui Tipler specifica:
For scientists to take God-talk seriously, a book on science
and religion would have to contain statements such as: "If God exists, then the
top quark must have a mass of 185 ± 20 GeV; if God is a Person, then the Higgs
boson must have a mass of 220 ± GeV; and if She will one day raise us all to
live forever in Heaven, then the temperature fluctuations T/T0 of the
cosmic background radiation must be less than 6 X 10-5" [227].
A proposito del FAP, Tipler ha anche adottato un criterio estetico di
giustificazione. Egli ha scritto che i "fisici" sanno che "è più probabile che
sia corretto un bel postulato che uno brutto" e ha affermato che "il FAP è
basato sul più bello fra i postulati fisici": quello secondo il quale "la morte
totale non è inevitabile" [228].
Ciò mi riporta alla lettera di Dicke a Nature e alla reazione di Dirac,
il quale fece seguire una breve nota di commento alla missiva del fisico di
Princeton.
Contro l'assunto di Dicke che "i pianeti abitabili potrebbero esistere soltanto
per un periodo limitato di tempo" e a difesa della sua ipotesi, Dirac scrisse:
With my assumption they [i pianeti abitabili] could exist
indefinitely and life need never end.
There is no decisive argument for deciding between these assumptions. I prefer
the one that allows the possibility of endless life [229].
A quasi tre decenni di distanza, Carter continuava ancora a chiedersi come mai
Dirac potesse essersi appellato a motivi extrascientifici contro gli
"inattaccabili" argomenti di Dicke; e come avesse fatto il fisico di Cambridge a
cadere e perpetrare "in un così evidente errore a causa di un pio desiderio"
[230].
Carter trovava tutto ciò "sbalorditivo" e l'unica risposta che sapeva darsi
riguardava l'impreparazione mentale, tipica dei teorici puri, di confrontarsi
adeguatamente con un "sistema scientificamente confinitivo" come l'universo.
Carter giunge a scrivere che, non accettando il WAP, Dirac non si è dimostrato
certo irrazionale, ma semplicemente unempirical.
Tipler, per contro, invoca Dirac fra i precursori della teoria del Punto Omega e
lo ricorda come "il primo fisico ad addurre argomenti a favore del postulato
della vita eterna" [231]. Egli propone anche un modo alternativo di chiamare il
FAP: il "principio di Dirac - Dyson della vita eterna" [232].
12 CONCLUSIONE: CHE COS'È IL PRINCIPIO ANTROPICO?
Si sono visti sinora enunciati differenti accomunati
dalla terminologia antropica e si sono incontrate argomentazioni che sembrerebbe
più giusto assumere come principi diversi piuttosto che forme e versioni di un
medesimo principio.
Una prospettiva storica ha contribuito a chiarire l'evoluzione delle
argomentazioni e delle prospettive elaborate dai teorici antropici. In
particolare ha consentito di constatare il passaggio dall'idea secondo la quale
la nostra presenza seleziona un'epoca non casuale dell'universo (il WAPa) a
quella che estende la selezione a luoghi causalmente disgiunti dello
spazio/tempo. Questo WAPb, sebbene come argomentazione preceda storicamente il
WAPa, entra a pieno diritto nel dibattito antropico solo con quegli sviluppi
recenti della speculazione cosmologica in cui l'Universo (il "Tutto Assoluto"
[233]) è concepito come un insieme di sistemi separati che a, seconda dei casi o
degli autori, sono detti regioni, domini, bubbles o - semplicemente -
universi.
Per quel che riguarda poi le forme forti del principio, penso che si possa
essere fondamentalmente d'accordo con Ellis, il quale ha sostenuto che il
"ruolo" del SAP "assomiglia molto a quello del principio di Mach" [234].
Entrambi infatti "sono difficili da formulare o sostenere", pur costituendo "la
fonte di molte idee e indagini interessanti".
Lo stesso Ellis, commentando insieme a Marek Abramowicz il convegno sul
principio antropico tenutosi a Venezia, mise in grande rilievo la discordanza di
opinioni fra i partecipanti:
Some partecipants maintained that the whole issue is not a
real scientific question; others that it is a key issue in cosmology. It was
clear, particularly during informal discussions, that this controversy has a
philosophical as well as a scientific nature: opinions are based not only on the
speakers' scientific knowledge or extrapolations thereof, but also to a great
extent on their Weltanschauung [235].
L'esame di una sterminata letteratura, in cui forme e versioni diverse sono
frequentissimamente equivocate o reinterpretate per l'occasione, consente di
prendere atto di come la confusione attorno al principio antropico sia grande,
persistente e praticamente ineliminabile [236].
Ciononostante, malgrado le tante differenze, è cosa comune riferirsi al
"principio antropico" come a quella "collezione di idee" che, al di là delle sue
specifiche espressioni e in ognuna delle sue varie forme, stabilisce un rapporto
fra la struttura dell'universo e la vita intelligente [237].
Così John Wheeler, nella prefazione al volume di Barrow e Tipler, usa il
singolare e chiede:
What is the status of the anthropic principle? Is it a
theorem? No. Is it a mere tautology, equivalent to the trivial statement, "the
universe has to be such as to admit life, at some point in its history, because
we are here?" No. Is it a proposition testable by its predictions? Perhaps. Then
what is the status of the anthropic principle? [238]
Wheeler lascia libero il lettore di dare una risposta a quest'ultima domanda. Da
parte mia credo che un qualsiasi tentativo di risposta debba spingersi a
contemplare globalmente una situazione che coinvolge attitudini e ambizioni
dell'intera ricerca fisica e cosmologica più avanzata e che ha radici nel
problema profondo della relazione fra necessità e possibilità.
A seconda dei casi le argomentazioni antropiche sono state viste come una
sterile riproposta di idee obsolete e come un vuoto gioco di prestigio fatto per
stupire [239], come un sussidio per problemi che non riusciamo a spiegare, come
stimoli "per fare un po' di utile ginnastica mentale" [240], come sintomi di un
sentimento di "disperazione" che pare pervadere certi ambiti della fisica
fondamentale [240a], come metaprincipi di natura extrascientifica con una loro
(autentica o presunta tale) utilità euristica o come enunciati che rivelano la
loro importanza fondamentale quando è richiesto di giudicare opzioni teoriche
concorrenti nell'ambito straordinario della cosmologia.
Spesso il principio antropico è stato messo in alternativa a spiegazioni più
profonde ma mancanti. Hawking, fra gli altri, ha detto che per evitare l'appello
al principio occorre una "teoria di unificazione che dia conto delle condizioni
iniziali dell'universo e dei valori delle costanti fisiche" [241].
Il grande problema sottostante all'intera discussione resta quello del
significato di termini come statistica o probabilità in cosmologia dove ci si
deve confrontare con il problema dell'unicità dell'Universo o, in maniera ancora
più esplicita, quello della natura "peculiare" della cosmologia come scienza
[242].
Tale problema è divenuto ancora più delicato dopo l'avvenuto connubio con la
fisica fondamentale. Se infatti la concezione dell'universo come "acceleratore
di particelle dei poveri" [243] ha condotto lo studio della cosmologia a un
grado di dignità scientifica molto più elevato rispetto agli anni in cui McCrea,
Bondi, Sciama, Whitrow, Munitz e altri si occupavano dei problemi filosofici di
tale scienza; le questioni irrisolte hanno, d'altra parte, indirizzato la
speculazione fisico-cosmologica verso schemi matematicamente consistenti ma
estremamente lontani dalle energie disponibili alla pratica sperimentale.
A proposito della grande questione dell'apparente "sintonia fine" (fine
tuning) fra le diverse costanti di natura o fra le proprietà dell'universo
osservato, alcuni fisici sono rimasti incerti fra considerare una qualche forma
del principio antropico come la miglior "spiegazione" possibile o come un
"tappabuchi momentaneo" [244]. Alcuni hanno riconosciuto al principio antropico
principalmente (e forse esclusivamente) la capacità di "alleviare" lo stato di
perplessità e sorpresa sollevato dalle molte strane coincidenze che si
manifestano nello studio della natura [245]. Altri hanno interpretato tali
coincidenze come la testimonianza di un universo fatto a misura d'uomo e hanno
considerato l'eventuale "rilevanza" o essenzialità della mente per l'esistenza
stessa del cosmo [246].
Nella prima pagina del loro saggio Barrow e Tipler hanno scritto che il
principio antropico è "un mezzo per collegare direttamente la Mente e
l'osservazione ai fenomeni tradizionalmente compresi entro le scienze fisiche".
Ciò porta inevitabilmente a entrare nel tema della metafisica e dell'eventuale
aspirazione alla trascendenza rivelata in generale dalla fisica più recente e,
in particolare, proprio all'interno del dibattito sul principio antropico.
Occorre comunque fare grande attenzione a non confondere fisica, metafisica e
metafisiche personali che, su vari livelli, contraddistinguono le proposte dei
fisici.
A tale proposito, Joe Rosen ha scritto che si può considerare "sostanzialmente
metafisica" l'intera cosmologia [247]. Questa affermazione è però comprensibile
solo se è anche precisato che, per metafisica, è qui inteso tutto ciò che non
rientra nel dominio della scienza sperimentale usuale e che viene da lui
considerato filosofia della fisica.
Rosen nega che ci sia una ricerca di trascendenza nell'attitudine dei teorici
antropici e ha la sua parte di ragione. Sicuramente infatti non c'è un contrasto
fra una Lebensphilosophie e una visione deterministica della natura
[248]. Nonostante alcune interpretazioni di senso opposto, i teorici antropici
sono, almeno in una prospettiva ontologica, dichiaratamente dei riduzionisti
convinti!
Tipler, così come Weinberg, sostiene che "le forze e le particelle studiate
dalla fisica sono la 'sostanza' che costituisce la realtà, al livello più
elementare" [249] e aggiunge che "la verità della metafisica si saggia con le
prove sperimentali della fisica" [250].
Tipler e Weinberg, su un altro livello, manifestano d'altra parte credenze
profondamente diverse. Si pensi ad esempio all'ottimismo cosmico di Tipler e
alla nota indifferenza dell'uomo nel piano cosmico dichiarata da Weinberg in una
celebre pagina de I Primi Tre Minuti [251].
Il dibattito sul principio antropico implica una presa di posizione personale su
molti temi in qualche modo collegati (considerare la vita essenziale
all'Universo o, al contrario, un epifenomeno; assumere una credenza
sull'esistenza di vita extraterrestre; credere o meno in una qualche
"spiegazione ultima" ad un livello ontologico ecc...) ed alcuni fisici
abbandonano ogni cautela e manifestano apertamente la loro aspirazione alla
trascendenza. Si pensi ad esempio a Nicola Dallaporta, il quale ritiene che la
cosmologia debba liberarsi dalle prevenzioni materialistiche e indirizzarsi
anche in una prospettiva "verticale" che lasci intravedere "i piani non
materiali" [252].
Di fronte a questo ampio spettro di posizioni, talvolta palesemente
contraddittorie, è importante ricordare (o, per meglio dire: riadattare) la
distinzione indicata da Kragh fra una filosofia DELLA cosmologia (l'analisi
filosofica e metodologica del campo di studio del cosmologo da parte del
filosofo professionista) e la filosofia NELLA cosmologia (tutta la serie di
considerazioni filosofiche che i ricercatori che si occupano dello studio
dell'universo hanno introdotto o ancora introducono nelle loro indagini).
In parte della speculazione cosmologica più recente le due aree sopra indicate
spesso si confondono o vengono confuse [253]. Tant'è che molti cosmologi
tendono, se non a reclamare il diritto a occuparsi in esclusiva dell'analisi
filosofica della loro disciplina, quantomeno a rivendicare il loro diritto a
fornire sensate risposte a domande tradizionalmente di competenza della
filosofia.
Si pensi ad esempio a come molti interrogativi del tipo "perché ..." siano
divenuti ormai abituali nella letteratura specialistica.
Ora, la stessa evoluzione delle argomentazioni antropiche può essere messa in
relazione con un percorso segnato da tre tipi di interrogativi cosmologici. I
primi riguardano le evidenze osservative che non trovano soluzione nel modello
standard e propongono questioni "tecniche" come: "perché
W0
» 1?", "perché l'espansione è così isotropa?",
"perché vi sono nell'universo circa 108
fotoni per ogni barione?". Da questo tipo di interrogativi si passa a domande,
magari non formulate come dei "perché", che però invocano meccanismi e scenari
estranei al modello standard:
1 What exist before the inflationary stage;
2 can one imagine the creation of our universe from "nothing";
3 does the possibility exist of the eternal (without any beginning) creation of
"universes", tied together in a topological sense but totally unobservable to us;
4 are there different universes characterized by different physical laws; and
5 connected with the previous question, is our Universe (or our part of the
Universe) distinguished by conditions conductive to life and human civilization
(the anthropic principle)? [254]
In questa lista, dovuta a Zel'dovich e Starobinskii, il principio antropico è
lasciato significativamente per ultimo, come un preludio a domande ancora più
profonde che nuovamente coinvolgono il termine "perché". Queste sono le domande
classiche della metafisica trasportate nell'ambito della cosmologia scientifica.
Interrogativi come "perché il mondo è così com'è?", o la grande questione di
Leibniz e Heidegger: "perché c'è qualcosa anzichè niente?" non sono nuovi per i
fisici. È abituale ricordare, ad esempio, che fu Einstein (in una conversazione
con Straus spesso citata) a porre la domanda "Dio potrebbe creare diversamente
il mondo?".
Il punto è che tale questione, chiamata spesso il "problema dell'unicità" [255],
è divenuta un problema della fisica (espresso, ad esempio, nel contesto di certe
GUT) piuttosto che di alcuni fisici. Nel percorso è coinvolta la dicotomia fra
principio antropico e esigenza di una spiegazione più profonda.
Le vicende storiche attraversate dai modelli inflazionari consentono di
illustrare tre fasi in cui si svolge tale dicotomia: nella prima vi è
l'alternativa rigida fra la selezione antropica e una "soluzione possibile" (più
profonda) dei problemi dell'orizzonte e della piattezza [256]; nella seconda -
dpo aver "trascinato" i vecchi enigmi "oltre l'orizzonte" [257] - sorge il
problema di un certo parametro (il potenziale del campo scalare che regola le
transizioni di fase) che: o rimanda al WAP o a una spiegazione ancora più
profonda; nella terza fase, infine, il WAP "spiega" perché siamo qui, mentre gli
esiti delle leggi comportano un universo caotico.
Il fatto che oggi "nelle ricerche cosmologiche ci si imbatte in un interrogativo
insistente e non facilmente eliminabile" come quello dell'unicità costituisce
quantomeno un sintomo delle aspirazioni e delle ambizioni dei cosmologi
contemporanei [258]. Essi molto spesso, anche se in modi diversi, hanno
avvertito la necessità di "superare il confine" che sancisce la distinzione fra
la cosmologia fisica e il tradizionale significato di Cosmologia. Quest'ultima
(della quale la cosmologia fisica rappresenta un aspetto) "fa riferimento" -
come scrive Ellis - "a una visione globale del mondo" in cui le domande sul
significato del mondo non solo hanno diritto di cittadinanza ma sono il motore
stesso che guida l'indagine [259].
Nel dibattito sul principio antropico si confrontano e si confondono prospettive
radicalmente diverse. Accanto alle forme più estreme del riduzionismo militante
(in cui l'ambizione a una teoria del tutto coincide con la dimostrazione
dell'irrilevanza di immotivate creature quali noi siamo [260]) trovano spazio la
concezione di osservatore partecipante di Wheeler e quella di "osservatore
cosmico universale" di Zabierowski, la Boundless Existence di Munitz, il
"requisito etico" di Leslie, la dimensione verticale di Dallaporta e la "sintesi
più profonda" a cui allude Ellis [261]. Il materialismo ortodosso di Idlis
convive con l'idealismo assoluto insito nell'immagine dell'universo come
Programma Universale Astratto [262]. Le risposte agli interrogativi che si
incontrano in questo intricato labirinto possono essere e sono molteplici, i
punti di vista possono essere e sono divergenti e molto lontani l'uno
dall'altro, ma è la considerazione stessa di certi interrogativi entro l'ambito
comune della ricerca cosmologica che rappresenta un dato saliente con il quale è
divenuto indispensabile confrontarsi.