LAICITA': DEFINIZIONI
Dal Devoto-Oli
- laicale (lai-cą-le) agg. ~ Distinto, autonomo o escluso dallo stato
ecclesiastico; riduzione allo stato ecclesiastico; riduzione allo stato l. (di
un sacerdote), l'abbandono dello stato ecclesiastico, con la perdita degli
uffici, benefici, diritti e privilegi a esso connessi, imposto dalla Santa Sede
per indegnitą del sacerdote, o concesso, dietro sua richiesta, per particolari
motivi. [Dal lat. tardo laicalis, der. di laicus 'laico'].
- laicato (lai-cą-to) s.m. ~ La non appartenenza allo stato e alla
gerarchia ecclesiastica; concr. (pił com.), con valore collettivo, il complesso
dei fedeli che non appartengono al clero. [Der. di laico].
- laicismo (lai-cģ-smo) s.m. ~ Atteggiamento che propugna la completa
indipendenza e autonomia dello stato nei confronti di qualsiasi confessione
religiosa gerarchicamente organizzata. [Der. di laico].
- laicista (lai-cģ-sta) s.m. e f. (pl.m. -i) ~ Sostenitore, talvolta
polemico, del laicismo. [Der. di laicismo].
- laicistico (lai-cģ-sti-co) agg. (pl.m. -ci) ~ Ispirato a un
programma di autonomia rispetto alle confessioni religiose e alle gerarchie
ecclesiastiche. [Der. di laicismo].
- laicitą (lai-ci-tą) s.f. ~ Assoluta indipendenza e autonomia nei
confronti della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa; anche, estens.,
nei confronti di qualsiasi ideologia. [Der. di laico].
- laicizzare (lai-ciz-zą-re) v.tr. ~ Sottrarre alla giurisdizione o
all'influsso della gerarchia ecclesiastica: l. la scuola; l. un chierico,
ridurlo allo stato laicale . rifl. intr. Perdere il carattere religioso,
confessionale, sacrale: con l'Umanesimo l'arte si laicizza. [Der. di laico].
- laicizzazione (lai-ciz-za-zió-ne) s.f. ~ Sottrazione all'ambito
delle pertinenze dirette o indirette della gerarchia ecclesiastica: la l. della
scuola; riduzione allo stato laicale: la l. di un chierico. [Der. di
laicizzare].
- laico (ląi-co) agg. e s.m. (f. -a; pl.m. -ci) 1. s.m. (f. -a).
Credente cattolico non appartenente allo stato ecclesiastico (contrapposto a
chierico); come agg., concernente i credenti laici: i membri l. di una comunitą;
apostolato l., vedi APOSTOLATO . Religioso non sacerdote (detto anche frate l. o
converso). 2. agg. Contrapposto a confessionale, che nel campo della propria
attivitą rivendica un'assoluta indipendenza e autonomia di scelte nei confronti
della Chiesa cattolica o di altra confessione religiosa: scuola l., stato l. .
estens. (anche s.m., f. -a). Scevro da pregiudizi o vincoli dinanzi a problemi e
scelte, spec. etici o politici; partito l., che non pone in rapporto i propri
orientamenti con un sistema di riferimento; polo l., in Italia, quello che
comprendeva i partiti né marxisti né cattolici ~ Membri l. del Consiglio
superiore della magistratura, non appartenenti alla magistratura ~ Giudice l.,
giudice popolare della Corte d'Assise. 3. s.m. (arc.). Illetterato (contrapposto
a chierico nel sign. di 'dotto2'). [Dal lat. tardo laļcus, che č dal gr. laļkós
'del popolo']
Sul forum ateo, Nightbit scrive:
La parola ha molte sfumature.
Per laicitą possiamo intendere "atteggiamento di pensiero critico, problematico,
freddo, lucido, assennato, razionale, non subordinato rispetto a posizioni
precostituite (nel senso di faziose, partigiane o ideologiche)". Che č
l'atteggiamento di quella persona "del popolo" colta, saggia, che non fa parte
di élite o gerarchie, che č estranea ai giochi di potere ma che li osserva e
giudica dall'esterno, con buon senso ed equilibrio, disinteressato, smaliziato,
disincantato, scettico, realista, ma non per questo indifferente o "neutrale"
(essendo la neutralitą una finzione, al pił un'astrazione).