Edgar Morin
Il mio canto libero e laico
ho estratto concetti su cui riflettere da un articolo/intervista su "l'Espresso" del 4 gennaio 2007
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Edgar Morin è un filosofo e sociologo francese nato a Parigi l'8 giugno 1921. Il suo vero nome è Edgar Nahoum. Ha dedicato gran parte della sua opera ai problemi di una "riforma del pensiero": la necessità di una nuova conoscenza che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare gli educatori ad un pensiero della complessità. Morin sostiene che la cultura non solo è frammentata in parti staccate, ma anche spezzata in due blocchi: da una parte la cultura umanistica che favorisce l’integrazione personale delle conoscenze, dall’altra la cultura scientifica che separa i campi della conoscenza, suscita straordinarie scoperte, geniali teorie, ma non una riflessione sul destino umano e sul divenire della scienza stessa. Secondo Morin, una "testa ben fatta", mettendo fine alla separazione tra le due culture, consentirebbe di rispondere alle formidabili sfide della globalità e della complessità nella vita quotidiana, sociale, politica, nazionale e mondiale. |
La laicità è il futuro, il progresso; le religioni sono il passato.
Rigenerare la laicità è impellente, sarebbe l'antidoto contro la deriva estremista della religione. Per riuscirci, si deve tornare alla problematizzazione, rimettendo in discussione il concetto di sviluppo.
Non è vero che la Storia procede sempre verso il meglio. E oggi che lo abbiamo scoperto, s'è diffusa la paura e, con essa, l'arretramento verso la barbarie.
Ci sono state alcune "perversioni della ragione" (Adorno), quali l'atomica e i campi di sterminio, che hanno mostrato la fragilità della ragione e della democrazia, e hanno segnato la sconfitta dei progressisti e dei repubblicani.
Dopo queste sconfitte della laicità, ci si è rifugiati nel passato e in ciò che il progresso aveva schiacciato: la religione, l'etnia, il nazionalismo. L'esempio migliore è l'Iran.
In Europa, la laicità è legata all'Umanesimo e all'Illuminismo. Ma ancor di più al Rinascimento italiano ed europeo. Queste filosofie hanno consentito all'Uomo di dominare la Natura attraverso la scienza; ma quando ci si è accorti che la scienza porta anche verso la distruzione, si è voluto fare marcia indietro.
Oggi c'è l'idea che tutta l'Umanità sia una comunità di destino: tutti hanno gli stessi problemi di energia, di biosfera, di risorse, di leggi economiche (Universalismo). Se si rigenera questo universalismo, si rigenera la laicità.
La laicità deve saper vedere le diversità: le culture e non la cultura, il linguaggio come somma di lingue.
Dobbiamo avviare un dialogo fra passione e ragione, traendo insegnamento da J.J. Rousseau e dal Romanticismo, e cercare quanto c'è di buono nelle altre civiltà.
Gli attori della rigenerazione della laicità sono gli intellettuali, la società civile e anche i politici se combatteranno non gli effetti ma le cause del fondamentalismo.
Non uso più le categorie del pessimismo e dell'ottimismo: preferisco il dualismo fra probabile e improbabile.
Bisogna battersi, ma c'è una cosa ancora più importante del battersi: resistere.