LAICITA' CHE NON C'E'
Vorrei chiedere a primi ministri e a semplici parlamentari
perché mai ancora si discute di Stato laico. Mi sembra un argomento superato,
perfino noioso, dal momento che in Italia la laicità non c'è e a Roma nessuno la
vuole. Il dibattito politico e culturale si avvolge sempre più su se stesso, e
da anni ormai ci si è allontanati dai concreti problemi che pone lo Stato
teocratico che stanno edificando: dall'aborto alla bioetica, dalle coppie di
fatto alla cremazione, dall'8x1000 al cattolicesimo a scuola, dai crocifissi
dappertutto al ruolo politico del Vaticano. Nessuno di questi temi è più toccato
nei fatti, quando va di lusso diventano titoli di libri; mentre ognuno si
esercita nella impossibile alchimia di "difendere la laicità" continuando ad
essere papista. Il colore del governo non implica più la minima variazione di
"distanza" da piazza san Pietro: se oggi il Vaticano è incoraggiato dal governo
di centrodestra a esprimere "ricchezza", ieri quello di centrosinistra invitava
commosso il papa a sedere fra i suoi scranni. E ieri a Ruini, oggi a Bagnasco,
un pulpito più risonante di quello di una chiesa non si nega, anzi
ossequiosamente si amplia. Non ci sono più i comunisti mangiapreti di una volta,
ma neppure c'è più la Chiesa modigerata che perseguiva il talento di affacciarsi
solo mezz'ora a settimana a rimbrottare gli italiani, senza spaziare
quotidianamente e alla grande su tutti i temi civili e politici che le pare.
Vorrei quindi evitare al politico di turno l'imbarazzo di frenare la voglia di
gridare in pubblico la propria ardente passione per il clero. Che ognuno dei
nostri serafici rappresentanti possa finalmente dichiarare formalmente morta la
laicità, anche quella finta e untuosa che ci dispensano. Abbiano soltanto la
cortesia civile di evitarci ignobili, ipocriti e kafkiani riferimenti a ciò che
non c'è. Grazie.
(lettera inviata a la Repubblica il 6/6/08)