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Perché mi iscrivo all'Uaar

 

8 agosto 2005. Un amico del direttivo uaarino ha postato questa lettera che ha ricevuto. È di un napoletano, Marco E., e a mio parere rappresenta il manifesto dell'iscrivendo.


Un'associazione folcloristica. Ho sempre pensato questo dell'associazione degli atei, della quale pure conoscevo dai giornali l'esistenza. Così come ho sempre considerato ridicole le pratiche come lo sbattezzo.

L'ateismo, secondo me, non è una religione e nemmeno una non-religione, cioè il non fare cose che un religioso fa. Per capirsi: mi sono sposato una volta in chiesa (e una, il secondo matrimonio, in municipio). In occasione delle prime nozze ho manifestato il mio ateismo, agli altri non dava fastidio, per il resto è stata una cerimonia gradevole o noiosa a seconda dei momenti. 
Tutto qui.
 

E invece no. Perché da qualche anno le cose stanno cambiando. Da quando il terrorismo islamico è entrato nelle nostre vite sembra quasi che, per reazione, si debba rinsaldare il nostro essere cristiani o cattolici, come se non fosse possibile non essere né l'uno né altro.

Il papa tedesco dice "Dio fermi la mano degli assassini", mentre il papa polacco almeno diceva: "L'uomo ascolti il messaggio di Dio". La differenza non è da poco. Non solo Ratzinger ragiona come se davvero esistesse dio (il che per un papa è plausibile), ma come se esistesse un dio che possa parteggiare per una parte a dispetto dell'altra. Con la conseguenza che ogni attentato andato a segno è la prova che dio è con loro, perché poteva e non li ha fermati.

L'ateo, oggi, è guardato un po' come chi, negli anni Settanta, in Italia diceva: né con lo Stato né con le Brigate rosse. Quando c'è una guerra, si argomenta, ci si deve schierare e allora piuttosto che cedere alle armate islamiche ci si ritrova arruolati in quanto occidentali in quelle cristiane.

Come ateo, ho sempre saputo di essere minoranza. Ma adesso, per la prima volta nella mia vita, sento di far parte di una minoranza in pericolo.

E allora, intanto, mi associo all'Uaar.