LICENZIARE AUTOMATICAMENTE I DIPENDENTI PUBBLICI SE CONDANNATI ?
LA PROPOSTA DI FRANCA RAME + DI PIETRO E' RETORICA
Chiedo una riflessione
sulla arcigna aggravante di Franca Rame la quale, non paga dell'ipotesi di legge
(proposta da lei e da Di Pietro) che licenzierebbe automaticamente i dipendenti
pubblici condannati a più di 2 anni, si appella acciocché la condanna prescinda
dalla quantità di pena se è per corruzione, reati sessuali o pedofilia.
Sennonché rimangono appese parecchie questioni, tante da far sembrare quell'appello
una sparata ipocrita. Ovviamente non mi riferisco a reati così acuti
da concretizzare un danno riconoscibile e intollerabile per la società e per le
vittime. Intanto, tagliare con l'accetta le cose non è mai segno di saggezza: se
non si recinta bene il terreno di ciascuno dei reati citati, si ritrovano sotto
la stessa gogna corruttori occasionali e professionisti della corruzione,
pornografi innocui, "manupendoli", violentatori seriali e mostri. Qualcuno dirà
che è bene generalizzare così; ma non è vero: la gradualità dei comportamenti
illeciti esiste, tanto è vero che - nell'ordinamento giudiziario italiano - ad
essa corrisponde la gradualità delle pene.
Seconda riflessione: questa linea conferma una logica per cui chi sbaglia non ha diritto (e/o dignità) di lavorare nella Pubblica Amministrazione. E perché? Forse che non si può essere un normale maestro a scuola e scrutare siti pedopornografici a casa? Forse che non si può essere un integerrimo manager pubblico pur avendo inclinazioni corruttive fuori dal proprio campo lavorativo? Semmai, si dovrebbe avere l'onestà intellettuale di separare i reati commessi nella funzione da quelli commessi fuori la funzione; viceversa, si crea un'equazione irrazionale e iniqua che forse libererebbe la Pubblica Amministrazione da alcune mele marce, ma pure da molti funzionari utili e sani che hanno commesso reati che neppure lambiscono la P.A. medesima.
Inoltre: non può non incuriosire la categoria selezionata dalla signora Rame, che non è né di natura politica né di natura giuridica, ma sfacciatamente morale e anche un tantinello populista. Non si sa davvero, infatti, se è peggio per la P.A. tenere, per esempio, un prof ladro, nullafacente e incapace o un prof con le mani lunghe: come si quantifica e come si identifica il danno? Paradossalmente, si rischia di cacciare il secondo assolvendo a un patto non scritto con la moralità pubblica, e tenersi il primo stigmatizzando la vacuità di quella stessa moralità.
Infine, da quale dato misurabile emergerebbe che le corruttele e le immoralità dei dipendenti pubblici sono in numero maggiore o di gravità peggiore o di ripercussioni più profonde rispetto a quelle dei lavoratori non pubblici? Direi perfino che risulta il contrario: un reato - se non associato all'arresto cautelare - non è neppure comunicato ai datori di lavoro privati, mentre spesso la Pubblica Amministrazione viene informata dei reati dei propri dipendenti. Un pedofilo pubblico è peggiore di un pedofilo privato? E' questa la logica che si vorrebbe declinare? Uno sporcaccione pubblico fa più danni di uno sporcaccione privato? E' questa la razionale analisi che starebbe sotto questa retorica proposta? Un dirigente Fiat corrotto rende l'Italia più ignobile di un dirigente scolastico pubblico corrotto? E' questa la dirittura morale di chi propone il nuovo cappio spacciandolo per giustizia?
Concludendo, penso che la sfera personale debba essere punita ogni qual volta è necessario (anche se non ho mai creduto fino in fondo nell'azione educativa delle punizioni); ma mi chiedo se questa necessità sussiste anche quando la sfera privata non si riversa per nulla su quella pubblica. Trovo vieppiù pericolosamente sopra le righe certe "savonarolate": quelli che aspirano a ripulire il mondo, magari partendo dalla Pubblica Amministrazione italiana, ricordano troppo da vicino certe necessità di igiene proprie di un'idea totalizzante del far guerra al prossimo.
La delinquenza non è un fatto così scontato e semplice. E in un paese come il nostro, dove è perennemente all'ordine del giorno in Parlamento convertire i peccati in reati, i dogmi in regole, e i moralismi in verità assolute, quel che si rischia non è tanto e non è solo il licenziamento di qualche impiegato corrotto o pedofilo, ma il mantenimento di un potere legislativo a sua volta zeppo di corrotti, forse di pedofili, sicuramente di drogati. Della serie: ma da che pulpito vien la predica...