
Linux è una parrocchia ?
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Che forma hanno le parrocchie ? "La
parrocchia - recita wikipedia (lo Zingarelli ormai l'ho buttato) - è una
determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di
una Chiesa". Beh, allora trattasi di cosa meramente religiosa, me ne posso
disinteressare.
Questo avrei pensato fino alle ore 11 di sabato 24 novembre 2007 e.v.
Sennonché, quel giorno ho seguito un mio amico,
incidentalmente ateo, a conoscere un ambiente a me ignoto e persone che mai
avrei pensato potessero vivere fra loro in modalità mutuamente parassitaria,
appunto, come in una parrocchia. Trattasi di una vera e propria Chiesa
formalmente laica costituita da informatici filo-linuxiani. Insomma, di gente
che "crede" che un software chiamato Linux possa, anzi debba, soppiantare il suo
diretto antagonista Windows.
Beh, allora trattasi - avrei dovuto per la seconda volta pensare - di
cosa meramente tecnica, non posso che avvantaggiarmene. Ahimé, secondo mio
errore. Pare che nei sotterranei della civiltà informatica, ci sia una sorta di
religione che alimenta una lotta poliedrica contro Bill Gates in generale e i
suoi prodotti in particolare, in primis ovviamente Windows. Tutto bene, per
carità: l'antagonismo è cosa buona e giusta, l'esercizio della critica è la
linfa di ogni attività umana, sia essa di pensiero o di azione. Ma i linuxiani,
se sono tutti come quelli che ho sfiorato io (e spero di no), hanno
caratteristiche che tracimano nell'assolutismo, e quindi si configurano, come
dicevo, in un'architettura che ricorda pedissequamente la parrocchia religiosa.
Infatti: 1) fra loro non sono amici, non sono colleghi, non sono conoscenti ma
"comunità" di fedeli legati, anzi assemblati, dall'idea che un dio, Linux,
sia "la verità" antagonista della bugia-diavolo-Windows; 2) hanno un'idea
millenaristica secondo cui giorno verrà che Linux soppianterà Windows; 3) sono
animati da un
orgoglio un po' infantile ma profondo di essere i paladini della lotta e i
profeti di quel fausto giorno; 4) hanno una base di cultura e di informazioni
"sacre" (quindi in gran parte ignote ai più, detenute e commestite solo da
illuminati e "ovviamente" silenziate da complotti giudaico-massonici, ) che
sostanziano in qualche modo il progetto; e soprattutto 5) hanno una ignobile,
parossistica, aggressiva e compiaciuta tendenza a "evangelizzare" il popolo
miscredente "colpevole" di non conoscere e di non aver fede nel dio-Linux.
Ovviamente, come tutti i credenti, neppure i linuxiani si rendono conto del loro
reale status e, quindi, del problema; ed è comprensibile: dall'interno, non è
facile "guardarsi" in modo critico; insomma, il pazzo non lo sa di essere
pazzo... Però, la domanda è un'altra: un ateo libero pensatore può permettersi
di appartenere a una Chiesa ancorché inconsapevolmente? Può cadere nel tranello
di una credenza "altra" ma irrimediabilmente "religiosa", e sublimare questa
jattura come fosse una scelta e per di più autorevole? Può compiacersi di dover
adempiere a una lotta senza volerne ammettere una vis ideologica quanto meno
pari alla fede?
A mio modesto parere, no. Non c'è bisogno di, come si dice, entrare nel merito.
Linux potrebbe essere, e magari lo è, più efficiente di Windows, è "open" rispetto a
Windows che è blindato, è gratuito, non alimenta lobbyes e magnati americani,
quindi è anche "socialista", bla bla bla... però non è quello il punto,
nientaffatto! Il punto è la sostituzione di una proposta alternativa con una
"crociata" ideologizzata. Una sostituzione per certi versi capziosa ma
soprattutto costosa in termini di razionalità. Asserire che un sistema è
pressoché perfetto di fronte a un altro giudicato totalmente negativo,
appartiene a un modo di ragionare compartimentato, aprioristico e impositivo che
non ha nulla di razionale. Neppure se questa posizione viene sostanziata da
molte argomentazioni di merito. Il sospetto che ho sui linuxiani è infatti sul
metodo: si sono innamorati della "perfezione" di Linux e a partire da questo
dogma laico retrocedono alla ricerca delle ragioni che la spieghino e la
motivino. E' fin troppo ovvio che, volendo condurre un'indagine congetturando
"Tizio è colpevole di furto", la ricerca di indizi che avallino in qualunque
modo la supposizione aprioristica darà comunque buoni frutti: trattasi del
fenomeno della "memoria selettiva", in seguito al quale i movimenti, gli orari,
le dichiarazioni, i precedenti di Tizio possono essere letti tutti come indizi
che elevano la congettura prima a ipotesi e poi addirittura a dimostrazione. Nel
caso specifico, setacciando, eliminando, nascondendo e minimizzando i difetti e i limiti che
pure il dio-Linux avrà, si spera, i linuxiani fanno emergere e splendere
gli elementi eccellenti (primo fra tutti, la struttura "open") e utili a
determinare la prova provata della superiorità di questo software rispetto a
quello antagonista (che nel frattempo subirà il trattamento opposto, vale a dire
di drammatizzazione degli elementi negativi). E' per altro una vecchia e nota
strategia militare, molto efficace ma eticamente discutibile, quella di
disprezzare le idee del nemico per far risaltare le proprie...
Ma la razionalità (ammesso che sia questo un modello riconosciuto dai teo-linux)
fatica anche a più basso livello. L'operatore standard del computer non si
interessa troppo del contenuto tecnico del computer che usa; però questo non
implica che per lui è lo stesso trovarci Linux al posto di Windows. C'è infatti
un altro aspetto da considerare, che è l'inerzia. Non necessariamente un limite,
l'inerzia può essere considerata un'abitudine fattuale: abitudine a ritrovare
procedure e sistemi usuali, l'abitudine a saper di poter condividere conoscenze
in una data modalità, l'abitudine a utilizzare uno standard, l'abitudine alla
"familiarità" delle azioni da compiere. E, soprattutto, la conservazione delle
conoscenze apprese: il tempo e la fatica necessari ad abbandonare un sistema per
impararne uno nuovo, non perché "migliore" ma quasi solo perché è "anti", non è
un prezzo equo per l'utilizzatore comune di computer. I linuxiani obiettano,
criticano, forse disprezzano, tutto questo. Ma per il comune operatore, quello
che scrive in word, calcola in excel e naviga con Explorer, non si presenta la
necessità di cambiare per utilizzare software simili se non uguali a quelli che
usa, solo perché i secondi fanno parte di una logica economica e politica
diversa. L'operatore medio è come un autista che si pone la domanda: perché devo
cambiare la mia auto X con una di produzione Y? Tutte e due vanno a 120 all'ora
e sono comode, direbbe il linuxiano, perché quindi non comprare la seconda che
ha il motore quasi gratuito? Semplicemente perché a me piacciono le auto X, mi
ci sono abituato, non vedo - e forse non c'è - il grosso vantaggio a cambiare, e
questo mi sta bene. Neppure un telefono cellulare ha necessità di avere
videocamera, wifi e lettore mp3. Però, se a me piace, e lo considero un
"oggetto" al di là del suo utilizzo, un must, un'immagine, o solo un pezzo della
mia vita, tu, per cortesia, ti fai gli affari tuoi e mi consenti di tenermelo.
Il libero pensiero è anche rispetto delle diversità. La politica anti
imperialista la facciamo semmai su altri tavoli e in altri momenti, ma
soprattutto senza giocare contro di me e contro le mie scelte, che sono
parimenti dignitose quanto le tue.
Avevo promesso di non voler entrare nel merito; ma forse lo devo fare per far
capire in concreto di cosa si sta parlando.
Per onestà, aggiungo che ho rubacchiato da internet; e da lì riporto i sintetici
pro e contro. I principali perché una
persona dovrebbe scegliere Linux sono pochi e semplici: Linux non è esposto a virus quanto Windows, è un
sistema più stabile, è gratis, è "open" (che significa che tutti ci
possono mettere le mani dentro), rende facile cercare e istallare
software, il supporto è gratuito ed è efficiente. La gente che legge o sente di
questi miracolosi vantaggi non può che rimanerne colpita. Però, basta
un'indagine poco poco meno superficiale, e anche un teo-linux non può non
ammettere che, ad esempio, per lavorare professionalmente con colori cmyk
(quadricromia) è meglio usare Windows; inoltre, molto software proprietario
potrebbe non funzionare con Linux: i distributori sanno che il mercato Linux è
ancora piccolo (questo spiegherebbe in parte l'agguerrita posizione dei linuxiani a voler estendere Linux); e la stessa cosa vale per l'hardware: sono
ancora molti i distributori che non aprono i prodotti recenti a Linux. Infine
c'è la questione dei giochi: quasi tutti i games girano soltanto su Windows;
d'accordo, l'uso giochistico del computer è marginale, ma con Linux tanti
giocatori resterebbero fuori. L'inferiorità di Windows è comunque del tutto
relativa: i virus a cui è esposto sono ormai facilmente controllabili da potenti
antivirus; e Linux non è esente da virus, è solo meno esposto perché è meno
diffuso e non fa ancora troppo gola ai creatori di virus. Se è vero che Linux è
più stabile, è anche vero che questa stabilità ha un prezzo: la minore usabilità
per gli utenti meno esperti. Linux non ha costi di licenza? Vero: Linux è
gratis. Ma c'è un "però": affidarsi a Linux per una PMI (piccola o media
impresa) nasconde delle insidie: gratis i costi di licenza puri, ma
l’assistenza? La configurazione? Trovare un sistemista linux è mediamente più
difficile, e costano circa il doppio di quelli windows. L’assistenza si paga
sempre, altrimenti una RedHat come potrebbe esistere? Linux è un software
libero, va bene. Ma, fatto 100 il popolo che oggi usa windows, a quanti questo
può interessare? 1? 2? Siamo realisti: il 98% delle persone che
usano PC vogliono accenderli, usarli e spegnerli…. niente magheggi e
smanettamenti strani. Infine, con Linux installi e aggiorni il software con un
click. Ma anche Vista prevede una cosa simile; e in ogni caso non mi
sembra sia questa la caratteristica in grado di spostare l’ago della bilancia:
dovremmo anche parlare del MAC che questa cosa ce l’ha già da un po' di tempo.
In buona sostanza, non credo ci sia un sistema migliore e uno peggiore (si chiamerebbe assolutismo, mentre il libero pensiero è relativista); o, meglio, che sia così solo in base alla classe di utenza verso la quale ci si pone. Oggi mi sembra che la grande fetta dell’utenza abbia bisogno di un qualcosa il più possibile “reasy and easy to use”, come appunto Windows. Tutto il resto sono considerazioni di àmbito religioso (salvifico?), quindi poco interessanti.