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Pantaloni a vita bassa addio

In Louisiana indossarli è reato:

si rischiano multe salate e la reclusione

Il mio commento segue: il punto è il tabù della nudità, facciamo qualcosa per questi poveri sessuofobi !

 

NEW YORK, 27 aprile 2007 – Lo Stato della Louisiana ha dichiarato illegali i pantaloni a vita bassa. Le autorità locali, indignate nel vedere boxer e perizomi uscire dai pantaloni di molti adolescenti e non, ha infatti approvato la prima legge negli Stati Uniti che vieta il capo.

«Sono stanco di vedere abbigliamenti così offensivi della decenza pubblica e del buon costume - ha detto Derrick Sheperd, deputato dello Stato della Louisiana - se i genitori non si preoccupano di insegnare l'educazione ai figli, d'ora in poi ci penserà la legge». I trasgressori saranno puniti con una multa fino a 500 dollari e/o con la reclusione fino a 6 mesi. La normativa discende direttamente dalla legge che punisce gli atti osceni in luogo pubblico.

 

Beh, di leggi stupide è pieno il mondo... ma pure l'Italia, che ne ha almeno tre: è illegale praticare la professione del ciarlatano (che ci sia un albo?); un uomo che indossa una gonna è passibile d’arresto; colpire qualcuno con un pugno è un crimine. E c'hanno provato pure da noi, quanto meno nelle scuole di Avezzano, a impedire l'emergere degli slip dalla cinta dei pantaloni. Con effimero e temporaneo successo, per fortuna! Il fatto è che pochi riescono a capire e ad apprezzare queste censure fatte a nome di una "moralità pubblica" che nessuno può misurare e nessuno può definire... anche perché essa non esiste: ciascuno ha un suo proprio, intimo, privato senso dello scandalo; ciascuno si indigna per qualcosa in più o in meno rispetto ad altri; ciascuno si limita a storcere il naso oppure a denunciare e a proporre forche pubbliche per ciò che lo turba e lo inquieta. Dipende dal grado di civiltà e di evoluzione del pensiero di cui ognuno dispone. Ma forse, sì, qualcosa si può fare: bisogna essere un po' più razionali e meno impulsivi, meno soggetti agli umori superficiali. La cultura è un buon mezzo; ma, dal momento che anche la gente colta si indigna per un nonnulla, ed è sessuofoba, direi che bisogna rendere la società meno paurosa del sesso, meno allarmata per ogni cosuccia che riguarda la pelle, il corpo, la carne, il desiderio sessuale.

Questa necessità di "guarire" dalla sessuofobia non è una cosa secondaria. Per esempio, sulla sessuofobia si basa la religione cattolica: molti suoi cosiddetti "peccati" hanno origine nella paura del sesso e riguardano impedimenti e punizioni sulla sfera sessuale. Eppure, come storia e Bibbia insegnano, pure Gesù sulla croce indossava qualcosa a vita molto bassa, per non parlare del suo contemporaneo popolo romano... Molte leggi dello stato puniscono, e da un po' perfino perseguitano e bandiscono, atti sessuali - o più spesso perfino "idee" in àmbito sessuale - quando non sono ritenuti (ma come si fa a misurare questo?) accettabili dalla moralità pubblica, la quale è ancora una volta affondata completamente nel moralismo religioso.

Un baratro: ecco in cosa siamo precipitati. Un baratro in cui un giorno qualcuno decide cos'è "osceno" e il giorno seguente i cittadini vanno in galera per quella - stupida, personale e avventata - decisione. Un baratro in cui sempre più spesso c'è qualcuno che decide per noi anche le cose più semplici, come cosa indossare e in che modo. E perfino cosa pensare! Eppure, sfido chiunque a farmi comprendere perché - e in che modo - il sesso debba essere così dannoso per l'umanità e la società. Cosa accade a chi vede uno slip spuntare dai pantaloni? Che malattia gli procura? Che shock subisce? E perché, in nome di una presunta, invisibile, inconsistente "moralità pubblica", tutti dovrebbero vestirsi e comportarsi a seconda di... un'idea che non c'è e che non ci può essere?

Basta quindi con la nudità-tabù, direttamente figlia della concezione "sacra" del corpo!

Lo dico non per liberare me stesso, già sufficientemente libero in merito, ma per quei poverini che ancora si impauriscono a vedere l'elastico dello slip spuntare da un pantalone, che ancora sobbalzano per un po' di trasparenze, che si fanno rossi e blu solo a vedere ballare donne scosciate in tv. Non trovo giusto abbandonare a sé costoro! Non mi piace saperli chiusi in casa, al riparo del vicinato, mentre si masturbano furiosamente per scaricare l'impellente libido così a lungo repressa in pubblico! Non mi va di "costringerli" a recarsi così spesso dal prete confessore e assieme a lui far loro scambiare morbosità orali e forse pratiche sotto forma di Ave e Pater. Io invece li voglio liberare da questo cappio storico e culturale della paura del sesso! Voglio farli rendere conto che a guardare un culetto affiorato dal jeans passare per strada non si rischia niente né nell'al di qua né nell'al di là; nessuna metamorfosi della ragione, nessuna malattia psichica, nessun turbamento che possa durare più dei secondi necessari a godere di quella vista. Il mondo, se finirà, non finirà certo per un po' di pelle in esposizione.

E voglio venire incontro perfino a legislatori e magistrati, condannati, ahiloro, a convivere con una perenne visione "criminale" dell'esistenza; condannati a dividere il mondo in ciò che è legale e ciò che non lo è (ancora); condannati a classificare le persone in base al certificato penale, magari ignorando le mille altre cose che esse potrebbero essere. A tutti loro io dico: rasserenatevi! Non dovete per forza rincorrere ogni pensiero che riguardi il sesso! Non dovete rincorrere ognuno di noi e ogni nostra libertà! Uscite - finalmente! - dal giogo e dalla logica illogica di aver avuto un mandato - quasi divino ma sicuramente non così popolare - e dover compiere a una missione salvifica della società! Per questo già bastano i clericali che stanno in chiesa, in Vaticano, in Parlamento e in scuola! La nostra libertà di cittadini e di uomini non deve darcela qualcuno, perché è già dentro di noi, e da lì nessuno può rimuoverla neppure con l'ergastolo, neppure con la morte del corpo.