Le origini del
culto mariano
Autore:
Hereticus
Fonte: http://www.bloggers.it/Hereticus
12/02/2007
Per
"festeggiare" la prima apparizione della madonna di Lourdes, avvenuta l' 11
febbraio 1858, ripubblico oggi un articolo a cui tengo particolarmente. In esso
si spiega come mai una figura quasi insignificante come quella di maria di
Nazareth, abbia assunto via via un ruolo, che spesso ha offuscato il mito di
gesù stesso. Eppure la madonna cattolica nacque semplicemente per inglobare la
"madonna" pagana ovvero la dea Diana.
Paganesimo e cristianesimo così apparentemente antitetici, sono in realtà le due
facce della stessa medaglia. Essi si compenetrano, si mescolano, si
sovrappongono fino ad ottenere ciò che più faceva gioco al potere eccclesiastico
che molto furbescamente mescolò le carte in tavola, sostituendo le figure
pagane più radicate nell' animo del popolo, con figure "dopate" al punto da
superare in grandezza non solo gli antichi dei, ma addirittura gesù medesimo. La
madonna, che in fondo aveva avuto il solo merito di fare da "incubatrice" al
salvatore, ad un certo punto comincia ad assumere un ruolo quasi paritetico a
quello del figlio. Il culto di maria nacque col preciso scopo di scalzare alle
radici il culto della "signora del gioco", la "domina
ludi" ossia la dea Diana. L'antichissima divinità italica, protettrice
della plebs romana, è chiamata da Cicerone dea della caccia, della luna e degli
incantesimi notturni; Orazio parla dei tria virginis ora Dianae (i tre volti
della vergine Diana) o di Diana triformis (Diana triforme);
Virgilio conferma tale aspetto quando parla della dea che è Luna in cielo, Diana
in terra, Ecate nel mondo infernale. "Gioco di Diana" è definito, in molti
testi, il corteo di streghe, stregoni e spiriti infernali di cui si aveva
notizia attraverso le deposizioni delle imputate di stregoneria. Diana è
chiamata nei processi "Signora del gioco" (Domina Ludi), dove "gioco" traduce il
latino ludus, nel significato di "luogo dove s'impara" o anche di "passatempo
dilettevole", dal momento che in queste riunioni si ballava e si cantava. Da
sempre nelle culture legate alla coltivazione dei campi, è preponderante il
culto della fertilità. Occorre considerare l'enorme importanza
del buon esito della produzione agricola che se compromessa avrebbe potuto
significare carestia e morte per intere comunità. Chi meglio delle donne avrebbe
potuto tenere vivo il culto della fertilità strettamente pertinente ad una
divinità femminile? Queste "sacerdotesse" di Diana, sono coloro che la chiesa
trasformerà nelle streghe attraverso un processo di affinamento e di
colpevolizzazione che sfocerà nell' alto medioevo e nel rinascimento nella
cosiddetta "caccia alle streghe". Alla costruzione del
personaggio della strega, e alla cronologia morale della stregoneria, concorrono
vari elementi: la componente culturale classica che parte da un culto di Diana -
Ecate - Iside , divinità femminili che avevano anche aspetti inquietanti per il
loro rapporto con la magia. L'ostilità del cristianesimo nei confronti di quell'insieme
di miti, credenze, rituali, che va sotto il nome generico di stregoneria,
incomincia sin dal IV secolo. Di fronte alla "messa al bando" del paganesimo
(390), ma alle prese col permanere delle sue pratiche soprattutto tra i ceti
rurali, il cristianesimo vittorioso non può fare altro che "demonizzare"
gli dei della tradizione popolare, che non si rassegnano facilmente
a lasciare la scena. Li equipara allora a creature infernali e il loro
culto è considerato uno dei tanti inganni del diavolo per allontanare gli
uomini dall'ossequio all'unico vero Dio. Infatti alla stregoneria, come alla
magia, di cui la stregoneria è parte, vengono rimproverati non tanto la pratica
del male, quanto il rifiuto del Dio della Buona Novella e l'esercizio di
"attività infami" poiché contrarie alla religione ufficiale. Le donne che
celebrano i culti agrari della tradizione non sono semplici continuatrici di un
paganesimo contadino, ma, secondo la visione clericale, hanno venduto la loro
anima al diavolo per poter avere poteri magici e trasformarsi in animali. Esse
servono il loro signore (il diavolo) in una sorta di vassallaggio feudale al
negativo, con ogni sorta di azione malvagia. Prima fra tutte vi è la minaccia
all'infanzia, sia attraverso le pratiche abortive, sia attraverso l'infanticidio
o il danneggiamento fisico dei piccoli. In tale visione misogina la strega è
l'opposto della Madonna, che è vergine e madre; essa invece è lussuriosa e
sterile; minaccia la capacità riproduttiva che infiacchisce con le sue arti
(legamenti, fatture d'amore) perciò è nemica dell'intero genere umano. Le
streghe sono donne anziane malviste per vari motivi, future mogli ripudiate
prima, o subito dopo il matrimonio, perché si sono offerte al signore e quindi
non più vergini, levatrici e curatrici che non possono esercitare alla luce del
sole; donne frequentate da altre donne perché solo a loro possono rivolgersi, di
nascosto, per partorire, abortire, alleviare i dolori e cercare consigli. Le
streghe, costrette a vivere fuori dai centri abitati, amano la disobbedienza e
utilizzano le piante spontanee che a quei tempi sono considerate velenose come
quelle della famiglia delle "Consolanti", tra cui la belladonna, che contengono
alcaloidi dotati di proprietà analgesiche e antinevralgiche e che, per non
diventare intossicanti, vanno utilizzate in piccole dosi: è forse la nascita
dell'omeopatia? Paracelso nel 1527 dichiara che tutto ciò che conosce della
medicina l'ha appreso dalle streghe. Jules Michelet scrive che nel mondo
medievale pieno di orrori, di ingiustizie e di arbitrarietà, la strega era un
prodotto della disperazione del popolo, che trovò in essa l'unica personalità
che potesse rimediare ai suoi mali fisici e morali. La Chiese intuisce il
pericolo: il nemico è lei, la sacerdotessa della natura. Con l'illuminismo della
lucida follia, che, come scrive Michelet, nelle sue sfumature, è poesia,
"raccatta tutti gli scarti": il cielo getta, ella raccoglie. Ad esempio, la
Chiesa ha scartato la Natura come impura e sospetta. Ella la prende al volo, la
coltiva e la sfrutta. "La Chiesa scarta un'altra cosetta, la Logica, la libera
Ragione. Ghiotto boccone che l'Altro addenta con avidità. " Così iniziano le
male scienze, la farmacia proibita dei veleni, e la maledetta anatomia. Unico
dottore ammesso, Paracelso. Il solo medico del popolo, per mille anni, è stata
la strega.La credenza che certi uomini e donne possiedano dei poteri magici e
malefici ("magia nera"), con i quali sono in grado di danneggiare gli altri, da
sempre accompagna la storia dell'umanità; non c'è, dunque, motivo di
sorprendersi se la ritroviamo diffusa anche nei secoli medievali. Il Medioevo
appare come un'immensa nebbia di noia e di terrore che avvolge il mondo; solo la
cultura popolare ne tenta un superamento. Tutto ciò che non collima con il
potere, soprattutto ecclesiastico, diviene eresia, che per definizione è un atto
di intelligenza, in opposizione a un atto di fede che è accettazione indiscussa
dell'insegnamento della Chiesa. I contadini medievali in realtà conducono una
vita estremamente precaria poiché devono tutto al signore delle terre, che può
riprendersi in qualsiasi momento ciò che ha concesso. Così la donna è proprietà
dell'uomo, anzi degli uomini, e costretta a darsi al signore. E la strega?
Semplificando, la strega è l'esclusa, la ribelle, la donna che da un isolamento
forzato trae forza per un'esistenza diversa e creativa. " . La vecchia Maga, la
Veggente celtica e germanica non sono ancora la vera Strega. Le innocenti
Sabasie (da Bacco Sabasio), piccolo Sabba campestre che continuò nel Medioevo,
niente hanno a che fare con la Messa nera del Quattordicesimo secolo, la grande
solenne sfida a Gesù. Soltanto durante il periodo rinascimentale si creano le
condizioni culturali e sociali che rendono possibile, in Europa, il fenomeno
della cosiddetta "caccia alle streghe", che assume e in certi frangenti
caratteri di una vera e propria persecuzione. La "caccia alle streghe" ha
infuocato due continenti durante i secoli dell'età moderna e la sua storia ha
una periodizzazione finora rimasta indiscutibile. Il primo periodo vede i
confessori avvertiti dai vescovi mettere attenzione ai racconti di donne che
parlavano di strani viaggi e di incontri con una donna "superiore", la
"signora del gioco", dai molti nomi. Il secondo periodo, inaugurato nel
XVI secolo con il Malleus Maleficarum, vede invece la comparsa del
diavolo nelle confessioni delle streghe. E su questo aspetto e sul
rapporto sessuale con i demoni insistono gli interrogatori dei processi
dell'Inquisizione. Per almeno tre secoli in tutta Europa le streghe portano le
colpe di tutte le disgrazie del genere umano. Uno dei libri più completi sui
processi per stregoneria rimane il Malleus Maleficarum, ricco di confessioni
sull'impotenza di Dio, scritto nel 1447 da Sprenger che viene incaricato dalla
Chiesa romana di tornare in Germania, dove l'Inquisizione non è efficiente e si
trova in difficoltà perché vi sono moti di rivolta popolare. È l'inquisitore
perfetto, tedesco, domenicano, conoscitore di S. Tommaso, terrorizzato dalla
concorrenza con Satana; qualsiasi diversa opinione diviene maleficio ed eresia.
La Chiesa si sente minacciata dal diavolo che ne esce sempre vincitore; questo
conflitto maschile tra Dio e Satana produce tragicamente vittime, solo o quasi,
femminili. Per definizione l'Inquisizione è un'inchiesta condotta da un
tribunale ecclesiastico con metodi lesivi dei diritti e delle libertà degli
individui. Questa metodologia è ancora in vigore: la reclusione, la tortura, la
richiesta all'accusato di dimostrarsi non colpevole; alle donne che denunciano
lo stupro si chiede di giustificare pensieri e comportamenti. Le persecuzioni
sulla base di soli pregiudizi sono storia dei nostri giorni. La caccia alle
streghe è ancora in atto, il potere crea sempre inquisizione. La chiesa
tuttavia non poteva limitarsi all'eliminazione fisica di alcune centinaia di
disgraziate, ma aveva bisogno di eliminare il mito, i culti atavici che comunque
restavano profondamente radicati nella popolazione. Così come aveva edificato
chiese sulle rovine degli antichi templi pagani, la chiesa pensò di "edificare"
sul mito di Diana, il culto della madonna, attribuendo ad essa qualità che la
rendessero assolutamente superiore alle divinità pagane. Come dire "Ubi major,
minor cessat".
La stessa massima referente del culto cattolico, pre e post tridentino, Nostra Signora (la Belit-Hera), la Santa Vergine (la Sidhuri mesopotamica, la Britomarpi cretese), la Madonna infine, rappresenta nelle sue iconografie e nei suoi attributi simbolici e onomastici il maggior compendio di simbolismo esoterico conosciuto in occidente dopo le Lame del Tarot; basta scorrere le Litanie per rendersene conto ed apprendere molte cose. In realtà il culto della Bella Signora rispose ad un preciso ed intenso bisogno popolare, ed il mito neoscritturale concernente la fanciulla vergine - nel cui grembo si sarebbe formato il corpo del Cristo - lievitò sino a sbocchi impensabili nei primi secoli; l’Ancella del Signore crebbe a tal punto nella considerazione popolare divenendo pari in dignità al Redentore. Sin dal settimo secolo assunse, nell’ambito della Chiesa d’oriente, i titoli di Teotòkos (Madre di Dio) e di Panaghìa (Tutta Santa), attributi che non erano del resto così diversi dai similari di “Nin Lil” e di “Arianna” riferiti a figure omologhe della Grande Dea dell’antichità. Il culto di Maria si può dire sia stato dappertutto effetto di una pressione dal basso sulle autorità religiose, le quali, specie in Occidente, dapprima restie alla divinizzazione della fanciulla di Galilea, vi si lasciarono indurre al fine di utilizzarne il culto per offuscare quello di Nostra Signora del Giuoco (la Domina Ludi Diana-Erodia). Il culto di Maria pervenne così a mettere in ombra persino quello del Figlio, che non poté riprendere un posto privilegiato nell’attenzione dei fedeli, se non nell’ambito della Riforma. Ma nei Paesi rimasti cattolici, la Mater Dei fu proclamata successivamente, come le Litanie insegnano, Regina della Chiesa, Regina del Cielo, Regina degli Angeli, Corredentrice del genere umano ed infine concepita senza la macchia del peccato originale, ossia frutto di una Immacolata Concezione; circostanza questa che divenne uno dei suoi titoli onomastici. In Spagna una tale Immacolata godeva nel settentrione cristiano di una venerazione di molti secoli anteriore al dogma del 1854, e veniva cultizzata sotto il nome di Nuestra Senora do Pilar o di Virgen do Pilar, ossia come Nostra Signora della Colonna. Tale dizione si riferisce alla leggenda altomedievale secondo cui San Giacomo Apostolo, presunto evangelizzatore dell’Iberia, avrebbe avuto colà la visione augurale della Vergine. Nell’iconografia, la Bella Signora è posta su di un’alta colonna secondo il modello delle Vittorie romane, ed un tale Pilastro non è altro che una trasposizione del Betilo e del Mehnir preistorico o del Pilastro cultuale cretese sormontato dalla Doppia Ascia. Alla sommità della Colonna si attorce un Serpente sul quale trionfa la Vergine che reca sotto i piedi una mezzaluna rovesciata, sul modello della Donna vestita di Sole di Apocalisse “con la luna sotto i piedi e che era incinta e gridava per le doglie del parto”. Inoltre, coerentemente al testo giovanneo Ella porta intorno al capo un’aureola di stelle; elemento questo che ci rimanda ai titoli, elencati nelle Litanie, di Stella Mattutina (Ishtar) e di Stella del Mare (Ish°hra). Per quanto possa sembrare paradossale, l’Immacolata Concezione è infatti identificabile mediante i suoi caratteri iconografici ed onomastici con la Belit mediorientale più che con qualsiasi figura omologa numenica. Ed è in Spagna che la Vergine Madre è cultizzata in una tale forma nell’imponente cattedrale di Saragozza, unitamente ad una sua ipostasi chiamata la Virgen Blanca. L’Iberia ospita anche, in Galizia, il famoso Santuario di San Jago de Compostella, il massimo centro della religiosità popolare del paese, meta di milioni di pellegrini. Per quel che riguarda i fedeli di quei tempi, il pio viaggio al luogo santo equivaleva all’iter romeo, anche se non assumeva una gran risonanza emotiva; ma un viaggio del genere aveva nel linguaggio degli spagirici una valenza simbolica atta ad esprimere in modo velato il processo dell”Opera”. Il “far Compostella” equivaleva, per gli Iniziati dell’Arte, al magico “andare per mare” mediante cui si “compone la Stella”. La strada che conduceva a San Jago era detta la Via Lattea in riferimento al Latte di Vergine, che era uno dei modi con cui veniva indicato il Flusso alchemico; e ci si ricordi come per i greci la celeste Galassia fosse formata dal latte della capra Amaltéa (il Mercurio) che nel mito allatta Giove (lo Zolfo). Giunti poi al Santuario i pii itineranti compivano una sacra abluzione in un torrente che scorreva nei pressi, che portava il nome di Lavamentula, ma che può essere inteso anche come Levamentula ed accostato all’episodio del Pesce che divora il fallo di Osiride e di Attis che si evira sotto il Pino. Infine il “distintivo” del pellegrinaggio era la “Mereille de Compostelle”, una conchiglia abbastanza comune e di forma notissima che i pii viandanti appuntavano sul sarrocchino, il cui nome scientifico “Pecten Jacoboeis” Pettine di Giacomo, era conosciuto nell’antichità come Pettine di Venere e connesso al culto della dea dell’amore. Ed occorre ricordare come in Cadice già nel IV secolo a.C. esisteva un santuario eretto dai marinai del Levante dedicato ad Afrodite di Cipro, ed il Pecten Veneris divenne il simbolo ierogamico di tale culto. In quanto al San Jago venerato nel Santuario, è lo stesso San Giacomo Apostolo neoscritturale, l’evangelizzatore dell’Iberia. Ma un tale Jacopus risulta omonimo di Jacob dell’antica Scrittura, il patriarca figlio di Isacco il cui nome si traduce “colui che soppianta” (lett. che tiene la pianta del piede), in relazione al fatto che prese il posto del fratello maggiore nella successione ereditaria, essendogli stata ceduta la primogenitura da Esaù, ”il rosso” in cambio di un piatto di lenticchie; ma che avendo lottato una notte intera con Elhoim ed essendo riuscito a resistere all’Eterno sino all’alba, ebbe il suo nome mutato in Israel, ”colui che contende con Dio”. E fu sempre questo patriarca che in Betel sognò la scala dai nove gradini, da cui gli Angeli scendevano dal Cielo alla Terra e dalla Terra salivano al Cielo. Il San Jago del Santuario delle Asturie è quindi al contempo Giacomo e Giacobbe-Israel, il figlio della Maria-Petra che “compone la Stella”. Per ritornare alla Signora della Colonna è interessante notare come nel Tarot corrisponda sia all’Imperatrice della terza Lama, il cui capo è cinto da un’aureola di stelle, che alla Forza dell’undicesima, in figura di Donna che domina un Leone Giallo, similmente ad Ishtar che liturgicamente pone il piede sopra il Leone accovacciato. Una tale Donna Forte, poichè seduta sul Grande Animale (il Leone – il Megaterio di Apocalisse) è identificabile in significato alla Meretrice di Babilonia del testo giovanneo; ossia a Bab-El, la Porta del Cielo, il luogo d’accesso al Divino; ed è la stessa Betel del mito di Giacobbe, il quale esclamò dopo il sogno della scala Angelica: ”Veramente questa non è altro che la Casa di Dio (Bet-El) e la Porta di Dio (Bab-El); quant’è terribile questo luogo!”. Maria, nelle Litanie è chiamata Ianua Coeli, Porta del Cielo, e Domus Aurea, Casa d’Oro; Babel-Betel è quindi la Città Santa, il luogo della Benedizione e dell’Alleanza ed insieme il suo segnacolo, l’Arca del Patto (Foederis Arca, sempre secondo le Litanie). L’Albero-Menhir-Betilo-Pilastro di Culto-Scala Angelica su cui si erge l’Immacolata è al contempo l’Albero-Roccia da cui nasce Mithra, il Caduceo d’Ermete attorno a cui si avvolgono i Serpenti del Telesma e l’Asse del Mondo, le cui estremità (quel che è in Basso e quel che è in Alto) sono simili perché possa compiersi il Prodigio della Cosa Una. Il Serpente che si attorce ai piedi della Vergine che il bigottismo popolare identifica col Maligno, risulta omologo del Leone su cui Ishtar pone il piede in atto di dominio (ma non certo di distruzione) e del Megaterio di apocalisse, come detto sopra. Circa la Luna rovesciata, si perviene a comprenderne il significato solo tenendo conto della simbologia ermetica ( al Lapislazzuli e quindi al Graal in quanto Lapsit Exillis), il cui simbolo grafico è quello dell’Argento Vivo rovesciato, ossia integralmente realizzato (Ishtar figurata capovolta). Così il cerchio dei significati si chiude e ciascuno degli attributi iconografici ed onomastici relativi alla Virgen do Pilar ci ripresenta la figura della Grande Dea mesopotamica.