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DALLA MUCCA PAZZA

AL MAIALE SCEMO

L'agenzia svizzera ASCA-AFP, fra le molte altre, in data 25 aprile scrive: "L'influenza suina che ha già causato in Messico la morte di 60 persone rappresenta una situazione seria con un rischio potenziale di pandemia. Lo afferma il direttore dell'Organizzazione mondiale della sanità, Margaret Chan, durante una press-conference".
Ma già da sabato 24 il mondo, e l'Italia particolarmente, si riempie delle più incontrollabili notizie, deduzioni e controdeduzioni legate tutte all'unico spirito catastrofistico che seduce tutti in questi casi.
Intanto, direi di capire bene il senso di quel che la direttrice generale dell'Oms sembrerebbe aver detto: "rischio potenziale". Questa è la stessa frase che si può usare uscendo a fare una passeggiata in moto (rischio potenziale di cadere), andando a ballare (rischio
potenziale di venir avvicinati da spacciatori) o frequentando zone notoriamente a rischio (rischio potenziale di venir aggrediti). Già la parola "rischio" impone solo probabilità e giammai certezza, ma collegata all'aggettivo "potenziale", scema ulteriormente giacché
"potenziale" significa pressappoco "in teoria", "sulla carta".
Seconda questione: le fonti. Che nel nostro caso non sono il Corriere della Sera (che dopo 24 ore dalle prime notizie già invita a non
andare in Messico...) o il parrucchiere di mia zia ma, visto che l'epidemia si è sviluppata partendo dal Messico, quella stampa locale.
Bene, devo dire che fra i molti quotidiani messicani raggiungibili via internet (Diario de Yucatan, El Debate, El Diario, El Meridiano, La Cronica de Hoy, La Jornada, Laredo Morning Times, El Norte, El Sur, El Universal, La Republica en Chiapas, Reforma, Uno Mas Uno),
troppe prime pagine non riportano neppure la notizia dell'infezione aviaria in atto. Qualcuno però sì.
Il quotidiano messicano "La Jornada" del 25 aprile scrive: "De 81 muertes que podrían relacionarse con influenza, sólo 20 se han confirmado". 20 morti che "si possono" (quindi non certamente) correlare a quella epidemia, sono molto meno dei 60 certi dell'Asca.
Un altro quotidiano, "La cronica de hoy", parla di "20 muertes confirmadas en México y otros 48 sospechosos, mientras más de mil personas están en observación por síntomas de neumonía". Ancora 20 morti, sebbene in pericolo di aumentare.
Allora: tutto ciò configura un'epidemia e addirittura una pandemia?
Vediamo comunque d'intenderci. Una pandemia è un'epidemia che si espande su scala mondiale. A differenza delle regolari epidemie stagionali, le pandemie avvengono con una certa regolarità statistica: negli ultimi 300 anni, infatti, ne sono comparse in media 3 ogni secolo (1 ogni 33 anni). Tra le ultime, posso citare: l'influenza spagnola del 1918 (50 milioni di morti) l'influenza asiatica del 1957 (fu
un'influenza di tipo aviario causata dal virus H2N2, fece 1 milione di morti ) e l'influenza di Hong Kong del 1968-69, molto simile alla precedente, che probabilmente fu causata dall'accumulo di anticorpi affini nella popolazione infetta in quella del 57. Anche per questo fu la meno letale: meno di 1 milione di morti in 2 anni.
Le pandemie, quindi, esistono, per carità. Ma vanno inquadrate se non altro in un itinerario che la ricerca medica (diagnostica e preventiva) compie a grandi passi. Dal 1918 ad oggi, s'è grandemente affermata un'epoca di "vaccini" che ha ribaltato il destino funesto
degli ammalati per colpa di malattie ed epidemie. I 50 milioni di morti dell'influenza spagnola oggi sarebbero impossibili non solo nell'Occidente evoluto ma forse pure in Africa. Giacché, assieme all'evoluzione ultra sofisticata della profilassi medica, un sacco di altre
variabili sono migliorate, dall'igiene degli ambienti ai controlli sulle derrate alimentari, dalla conoscenza diffusa alla maggiore sensibilità dei cittadini.
All'interno di queste sociologie, però, permane un solo vero virus: i media. L'OMS aveva avvertito da tempo che esiste un rischio pandemia entro i prossimi anni. Uno dei virus candidati più importanti, aveva precisato, è appunto una variante altamente patogenica del sottotipo H5N1 del tipo A. Ciononostante, sono già da tempo in sviluppo dei vaccini contro i sottotipi più sospettati, tra cui H5N1, H7N1 e H9N2. Questa notizia di nicchia, invece di trovare il proprio spazio, è costantemente sacrificata alle golosità più splatter fatte di concetti forti e paroloni ansiogeni.
Qui non si tratta di tranquillizzare "berlusconianamente" la popolazione. Si tratta semplicemente di vedere le cose per quelle che sono.