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(Non) Pubblicato sulla rivista "Micropolis"

CONTRORDINE: Micropolis è stata censurata e non uscirà

ATEI E AGNOSTICI DELL’UAAR:

PERCHE’ « SBATTEZZARSI », AVERE UNA SCUOLA PUBBLICA NON CLERICALE E UNO STATO COMPIUTAMENTE LAICO

La presenza di un’organizzazione come l’UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) nel panorama culturale italiano l’ha giustificata insospettabilmente l’arcivescovo di Milano, Tettamanzi. L’alto prelato, il 5 gennaio 2006, in trasferta ad Ancona per un Convegno diocesano, dopo i rituali attacchi all'aborto e ai gay, si è posto un curioso interrogativo: “Mi domando chi sìano i non credenti. Esistono gli atei?".

Tettamanzi ha mirato bene ma ha sbagliato bersaglio, giacché si tratta di invisibilità, non di assenza, ed è provocata da fattori multipli, quali la scomodità del coming-out, la pigrizia a schierarsi attivamente, la timida consapevolezza del proprio ateismo nonché l’ostracismo cocciuto dei mass media.

Una fonte decisamente affidabile, giacché avversa, come la Caritas, già nel ‘99 penalizzò i cattolici accreditando agli atei italiani il numero di 9 milioni. Ma per avere un’idea completa, bisogna valutare altri indicatori. Per esempio: i matrimoni civili, che nel 2001 sono stati il 27%; le convivenze, + 340% in 9 anni; i neonati non battezzati, che già nel ‘98 erano il 10%; il flop del numero dei seminaristi e la debacle di quello dei sacerdoti; le chiese deserte; gli studenti che rinunciano all’ora di religione: +7% nel 2002. E poi c’è tutta una serie di comportamenti indifferenti ai precetti cattolici: la maggioranza dei cittadini accetta i rapporti prematrimoniali, è favorevole ai matrimoni gay, non crede a una vita dopo la morte, nel Paradiso e nell’anima; e via discorrendo.

Tutto ciò tratteggia una situazione molto diversa da quella che spera e impone il clero italiano. Una situazione che l’UAAR, nonostante la giovane età (si è costituita nel 1987), monitorizza e difende con professionalità e impegno. A fronte di numeri sempre più deprimenti, infatti, il clero cattolico si comporta come se il cattolicesimo fosse ancora « religione di stato » ed è ostentatamente insensibile al cavouriano “libera chiesa in libero stato”. Con la reggenza oscurantista di Wojtyla, e in aggravata continuità con Ratzinger, il Vaticano ha inaugurato un periodo di lotta alla laicità e di forte ingerenza politica che non ha uguali nella storia patria moderna. Gli esempi sono così eccessivi che ormai, superato lo scandalo, si avviano all’ignominia. E possono farlo a senso unico “grazie” al Concordato del 1984 che all’art. 11 stabilisce: «gli enti centrali della Chiesa cattolica sono esenti da ogni ingerenza da parte dello Stato italiano».

Le grandi invadenze

L’aborto (legge 194) è ostacolato imponendo un presidio di “angeli convertitori” nelle Asl e bocciando la legalizzazione della pillola RU-486. La ricerca sulle staminali è in mano al moralismo cattolico che, contro i risultati della scienza, considera l’embrione un essere umano (il noto genetista Wojtyla, il 20 agosto 2000, consigliò di usare gli embrioni animali…). L’opposizione alla contraccezione: si va da Rosa Russo Jervolino, che nel ‘92 tuonò contro le tesi contraccettive diffuse in scuola dal fumetto Lupo Alberto, alla ministra Moratti, che nel 2002 come contraccettivo invocò la castità, fino al papa che, da esperto sessuologo, tuonando contro i preservativi, si accolla la responsabilità della diffusione dell’Aids. Le convivenze: il clero cattolico vorrebbe un unico modello di famiglia, il suo, e ne disprezza ogni altra forma; in magica sincronia, il Parlamento non tollera i pacs e nega l’eguaglianza dei diritti civili a coppie omosessuali o non sposate che considera “irregolari” o peggio. Il divorzio: il clero cattolico non lo ammette, preferisce gestire la nullità del matrimonio attraverso la Sacra Rota pur di non scioglierlo. Eutanasia: secondo la Chiesa la vita è stata donata da un dio, e solo lui può disporne: quindi l’eutanasia è un omicidio; poco importa, ad essa e a quel dio, una non-esistenza di dolori atroci con unico sbocco una morte certa; conseguenza: in Italia l’eutanasia non è legale. Cremazione: nel 1963 la Chiesa ha abolito il divieto di farsi cremare; ma rimane una forte resistenza culturale, essendo praticata soltanto nell’8% dei casi, ufficialmente per carenze legislative che solo con la Legge 130/2001 sembrano migliorate. Funerali civili: il Dpr 15/97 prescrive ai Comuni l’istituzione “di una sala per onoranze funebri al feretro”, quindi secondo modalità laiche (e non sempre e solo in chiesa). Ma per lo più è rimasta lettera morta. Crocifissi negli spazi pubblici: sono la palese sopraffazione di un’idea (religiosa) sulle altre idee, mentre la Costituzione prescrive equivalenza di opinioni e laicità. Nessuna forza politica ha voluto risolvere gli equivoci su cui si arrocca chi difende la presenza di simboli sacri in scuole, municipi e tribunali, e ha lasciato ai singoli (Marcello Montagnana nel 1994 e il giudice Luigi Tosti di recente, tutti dell’Uaar) la faticosa e impopolare battaglia legale e civile per la “scrocifissione” dell’Italia. 8 x 1000: Secondo la Legge 222/85, il cittadino può scegliere la destinazione dell’8 per mille dell’IRPEF tra sette opzioni, tra cui Stato e Chiesa cattolica. In realtà il meccanismo è un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si calcolano le percentuali ottenute e, in base ad esse, vengono ripartiti i fondi. Alcune confessioni lasciano allo Stato le quote non attribuite: ma non la Chiesa cattolica, che ottiene così un finanziamento triplo rispetto alle scelte a suo favore. Il battesimo: la Chiesa ritiene che i bambini nascano «con una natura contaminata dal peccato originale» e abbiano quindi necessità del battesimo «per essere liberati dal regno delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di dio». Il codice di diritto canonico fa di peggio: al canone 868, stabilisce questa incredibile norma: «il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori». La sentenza della Corte Costituzionale n. 239/84 ha stabilito che l’adesione ad una qualsiasi comunità religiosa debba essere basata sulla volontà della persona: ma è difficile parlare di volontà in un neonato. Se un neonato non ha il diritto legale di stipulare alcun atto, come può compiere una “scelta”? Tale palese assurdità ha spinto la Chiesa ad istituire la Cresima, che è la conferma in età adulta della “presunta” volontà del neonato di farne parte. Ma anche in questo caso si gioca d’astuzia, anticipando progressivamente l’età della Cresima, che oggi viene imposta anche a dieci anni. Gli atei pensano invece che tutti devono essere liberi di scegliersi una religione o nessuna, oppure di uscire da quella che gli è stata imposta se nel frattempo hanno cambiato religione o hanno “perso la fede”. E non è lecito che il cattolicesimo debba contare fra i suoi iscritti anche tutti quelli che non ne sono più interessati, perché in tal modo ottiene un ascolto politico basato su grandi numeri… falsi. In merito, l’UAAR, nel 1999 ha ottenuto dal Garante per la protezione dei dati personali il diritto di far annotare la volontà di non appartenere più alla Chiesa cattolica: il cosiddetto “sbattezzo”. Per esercitare questo diritto, basta comunicare alla parrocchia dove si fu battezzati la volontà di non far più parte della Chiesa, e questa è obbligata ad annotare tale volontà.

Le piccole invadenze

A Natale e a Pasqua, un sacerdote decide da sé di benedire le abitazioni. Ma nessuno glielo chiede. Campane che suonano a distesa in totale libertà di orario e luogo: esiste una normativa (la legge quadro 447/95), dalla quale sarebbero dovuti discendere regolamenti attuativi a livello locale; qualche sentenza favorevole c’è, ma nessuno sembra interessato a far applicare le leggi quando l’inquinatore acustico è una campana. Riti cattolici in scuola: messe, benedizioni, visite pastorali. La giurisprudenza le vieta: la sentenza 250/93 del TAR Emilia Romagna (poi confermata dalla sentenza 489/95 del TAR Veneto e da molte altre) sancì l’illegittimità delle delibere di Consigli scolastici che disponevano lo svolgimento di pratiche religiose in orario didattico; eppure in qualche scuola “devota” nessuno si oppone a tentativi di risurrezione di tali prassi. L’ora di religione cattolica (IRC) spesso è un’ora di dottrina: perché solo questa religione? Il modello scolastico, come quello sociale, è ormai multietnico e deve accettare che le sensibilità e le preferenze degli studenti e delle loro famiglie non sono più ammassate sul cattolicesimo. La collocazione oraria, dopo le minacce della CEI, è stata posta ben all’interno dell’orario didattico: la Chiesa l’ha preteso per prevenire la fuga degli studenti dall’IRC... Non avvalersi dell’IRC è ancora possibile. Ma alcune minacce antilibertarie già sobbollono: l’Ufficio Catechistico Nazionale attua una vera e propria (e illegittima) schedatura degli studenti che non si avvalgono; l’art. 3 dell’OM 128/1999 ha sostenuto confusamente che l’IRC o l’ora alternativa possono concorrere a formare il punteggio di ammissione all’Esame di Stato; con la circolare 174 del 14 dicembre 2001 la ministra Moratti ha forzato ulteriormente la situazione, stabilendo che la scelta dell’insegnamento della religione cattolica non deve essere rinnovata annualmente a ogni iscrizione (invece chi non si avvale lo deve dichiarare ogni anno); torta sulla ciliegina, nel 2005, con il decreto di riforma delle scuole superiori, l’IRC è stato inserito nel monte ore obbligatorio annuale. Contro tale clericalizzazione della scuola pubblica, varie organizzazioni hanno presentato ricorso al TAR.

Come si vede, non è saggio fingere che il dibattito non ci tocca: sono le gerarchie cattoliche a essere nient’affatto indifferenti verso tutti i cittadini, predestinandone la vita sociale. L’attivismo in un’organizzazione come l’UAAR è quindi sempre più necessario. Il suo Comitato di presidenza enumera nomi prestigiosi del panorama intellettuale italiano: da Margherita Hack a Dànilo Mainardi, da Piergiorgio Odifreddi a Sergio Staino. Tutti impegnati in lotte eretiche e superflue?

Il credo cattolico ce l’ha eccome i propri spazi dove può esprimersi liberamente: le chiese, i luoghi privati, le sue radio e le sue tv. Invece, rivendicando mandati che proverrebbero direttamente dal (suo) Cielo, ha invaso la realtà fisica e anche quella televisiva, dislocando in tutte le trasmissioni schiere di preti a parlare di tutto e su tutto, in splendida soverchieria sotto l’ala di presentatori-lacché e di piissimi personaggi dello show-business. E questa invasione è inevitabilmente divenuta di tipo politico, capace di plagiare il Parlamento oltre che il costume e la morale. Sennonché, le idee e la morale del cattolicesimo, come di qualunque altra credenza, non devono tradursi in leggi e regolamenti, giacché quelle leggi e quei regolamenti poi li dovranno osservare tutti i cittadini e non solo i cittadini cattolici. Non a caso, il papa e i cardinali (si pensi alla logorroicità di un Ruini) si esprimono sempre a nome di tutti gli uomini, annettendo di forza anche coloro che non vogliono essere rappresentati da loro e dal loro dio. E i mass media, genuflessi, raccolgono ogni monosillabo e fanno diventare verità universali quelle idee dogmatiche, contribuendo così all’arretramento della ragione, del libero pensiero e dell’Illuminismo.

Esiste una morale laica e una spiritualità disgiunta dalla religiosità, che non si ammettono, che si disprezzano, che si ignorano, forse che si temono. Dovremmo invece prenderne atto con forza e tenacia. L’UAAR porta avanti iniziative a tutto campo per la piena affermazione del supremo principio costituzionale della laicità dello Stato. Su alcuni temi particolarmente spinosi, l’impegno dell’UAAR è più deciso: lo “sbattezzo” (il diritto giuridico a recedere dalla Chiesa cattolica), “Scrocifiggiamo” (per la bonifica laica degli spazi pubblici invasi da simboli cattolici), la “Settimana anticoncordataria” (un’occasione di incontri, conferenze e spettacoli critici sul Concordato Stato-Chiesa), i “Darwin-days” (giornate dedicate a Darwin, alla scienza e al pensiero razionale). Inoltre, gli iscritti all’UAAR – organizzati in 24 circoli nazionali - sono costantemente in prima linea per difendersi dall’attacco del clericalismo alla vita quotidiana. In prima linea e spesso in solitudine, non potendo contare quasi mai né sui maitre-à-penser della cultura né sulle forze politiche. Ma ciononostante sereni e positivi, perché coscienti di condurre una lotta necessaria al miglioramento della condizione civile.   

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