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MINISTORIA DELLA CENSURA
di nuntius - numicco@tin.it



Non è facile ricostruire l'evoluzione della conoscenza umana, a causa della censura, tanti libri sono stati distrutti e non sono arrivati fino a noi. Dopo l'invenzione della scrittura, i libri avevano già fatto una sintesi della memoria dei popoli, poi hanno cercato, più che invitare alla riflessione, di sostituire le convinzioni personali, dettate dall'esperienza, con le tesi altrui, cioè, con la propaganda.
Perciò Socrate affermava che era ingenuo chi credeva che dagli scritti potesse derivare qualche cosa di chiaro, perché la scrittura, oltre a comunicare, può servire a dissimulare. La forma scritta appare più chiara di quella orale, tuttavia nemmeno essa ha un  significato univoco, illuminante, sotto quest'aspetto, è la contraddittoria interpretazione della legge.
Si scrive per informare e per disinformare, esistono libri che si esprimono con enigmi o che nascondono delle informazioni,  a volte sembrano senza significato, ma invece richiedono un codice di lettura, questo stile e certe reticenze possono  essere anche dipese dalla paura della censura.
Gli alchimisti non erano favorevoli alla comunicazione scritta e preferivano la comunicazione orale tra maestro e discepolo, si servivano d'immagini, simboli, allegorie e  metafore, ci sono libri che contengono notizie che sono ciò che resta d'arcaiche conoscenze,  a causa della distruzione delle memorie di popoli antichi e di tanti libri antichi.
Non esiste una ricerca scientifica fatta su libri antichi, tesori dormono nelle biblioteche, a cominciare dalla biblioteca vaticana, mentre la stessa scienza o conoscenza moderna data solo due secoli.
L'idea malsana che sia nato all'improvviso un secolo di lumi, ha minimizzato il contributo alla conoscenza di tutto il tempo precedente,  bisogna dire che, purtroppo, a causa di persecuzioni politiche, religiose e delle guerre, le opere antiche perdute sono maggiori di quelle arrivate fino a noi.
Lo storico romano Caio Terenzio Varrone (116-27 a.c) scrisse 620 libri, nel 43 a.c. Antonio lo fece esiliare  e fece distruggere la sua biblioteca, così la microbiologia nacque a metà dell'ottocento, però Varrone nelle sue opere aveva già parlato di batteri che portano le malattie e non si possono vedere.
Scrivono Simplicio e Plinio che Callistene regalò ad Aristotele una raccolta d'osservazioni astronomiche babilonesi  antichissime, i cinesi scoprirono le costellazioni 16.900 anni prima di Cristo, seguivano le eclissi, misuravano il cielo e determinarono la lunghezza dell'anno in  365 giorni e un quarto.
Gli egizi hanno costruito piramidi  colossali, come quella di Cheope, orientata con precisione millimetrica verso precisi punti cardinali, avevano strumenti che puntavano sulle stelle, un ingresso della piramide è orientato verso la stella polare, alcuni condotti verso la costellazione del Drago e verso quella di Orione. Due  volte l'anno il sole illumina all'interno la statua di Ramesse, insomma l'architetto conosceva a perfezione il moto apparente del sole.
Babilonesi e Maya usavano il mese lunare, le fasi di Venere erano conosciute dalle antiche civiltà e furono osservate dai babilonesi prima di Galileo. Venere era raffigurata anche in forma di toro, come il vitello biblico d'oro, Astarte dei fenici era Venere  e aveva la testa di toro.
Seneca aveva già scritto del moto della terra e dell'immensità dell'universo, considerava la terra un pianeta tra  tanti, per il siracusano Hiceta, la terra sferica ruotava intorno al suo asse, Filolao scrisse del moto di traslazione terrestre e dell'obliquità della sua orbita, cioè, della sua inclinazione sul piano dell'orbita.
Aristarco da Samo (III secolo a.c.) disse che la terra ruotava intorno al sole, Cleante che ruotava obliquamente intorno al sole e intorno al suo asse, per Pitagora la terra era sferica.
Mille anni prima di Euler e prima di Newton, gli indiani erano versati nell'algebra e nelle equazioni, il poeta Ceco d'Asoli (1269-1327) espose il processo di fossilizzazione  e trattò di meteoriti ferrose, mentre lo scienziato moderno Laplace sentenziò che non potevano cadere pietre dal cielo, non voleva credere ai racconti dei beduini.
Dante conosceva la Via Lattea, gli zodiaci, la gravità, la teoria dei venti, che l'azione delle maree era dovuta all'attrazione del sole e della luna, teoria dimostrata quattrocento anni dopo da Newton e Laplace.
Dante conosceva le quattro stelle della croce del sud prima di Colombo, scoperte dagli antichi navigatori nell'emisfero australe, al suo tempo esistevano  carte di navigazione molto più antiche di Colombo e di Caboto.
Plinio il vecchio (23-79) ha scritto che un  certo Eudosso circumnavigò l'Africa, dal Mar Rosso a Cadice in Spagna, e che, in precedenza, un certo Antipatro aveva navigato dalla Spagna all'Etiopia, girando intorno all'Africa.
Cornelio Nipote racconta che alcuni indiani, navigando per commercio, erano giunti in Germania,  Plinio era un ammiraglio e nel I secolo si credeva che l'Africa era  stata già circumnavigata.
Se si potesse recuperare i libri perduti, andrebbe riscritta la storia scientifica e la storia dell'umanità, anche se bisognerebbe sempre cautelarsi contro la propaganda politicadel passato, la strage di libri è stata un'eclissi di cultura, furono distrutte le biblioteche di Menfi, Tebe, Alessandria, Pergamo, Cesarea, Ippona, Costantinopoli, Cordova, Lovanio e Dresda.
Nei tempi antichi i libri erano costosi e pubblicati in pochi esemplari, il sapere era affidato alle biblioteche, spesso situate in luoghi sacri, gli antichi credevano che le biblioteche contenessero verità alternative alle comuni credenze popolari.
Platone si recò in Egitto e narrò che la storia di Atlantide era custodita in arcaiche cronache custodite nei templi, Pitagora trascorse 22 anni presso la biblioteca di Menfi e Talete di Mileto ricevette in Egitto le sue conoscenze astronomiche.
La biblioteca d'Alessandria, con 700.000 volumi, fu distrutta da romani nel 47 a.c., dai cristiani nel 270 e nel 391 e  dagli arabi nel 641. Quella di Pergamo conteneva 200.000 volumi, quella d'Ippona fu distrutta dai vandali, quella di Cesarea, con 20.000 volumi, conteneva il vangelo di Matteo in ebraico, il testo non è arrivato a noi.
Nel 303 Diocleziano ordinò di distruggere le biblioteche cristiane, i cristiani fecero lo stesso con i libri eretici, di ebrei e pagani, la biblioteca di Costantinopoli conteneva 100.000 volumi, era consultata da studiosi di tutta Europa, subì un incendio nel 727 e poi fu distrutta dai turchi. La biblioteca araba di Cordova aveva 250.000 volumi, fu data alle fiamme nel 1236, quando la città fu presa da Ferdinando III di Castiglia.
Nel 213 a.c. l'imperatore della Cina ordinò di distruggere tutti i libri, eccetto quelli di medicina e d'agricoltura, perché voleva essere ricordato come il primo imperatore del celeste impero, il 25.8.1914 l'esercito tedesco distrusse con il fuoco la biblioteca della città belga di Lovanio, che conteneva centinaia di migliaia di libri, la città tedesca d Dresda ebbe la stessa sorte dai bombardamenti alleati, nel corso della seconda guerra.
La conoscenza umana non è stata uniforme e costante, ma ha avuto improvvise intuizioni, incomprensibili al resto dell'umanità e perciò destinate, per lo più, all'oblio, erano fiaccole accese e isolate in una notte senza luna.
Nel 1947 furono scoperti dei manoscritti in alcune giare, nelle grotte di Qumran, in territorio giordano,  le esplorazioni continuarono fino al 1956 in undici grotte, si rinvennero 800 manoscritti, tra i quali  25 testi biblici e testi sconosciuti. I manoscritti contenevano il libro d'Isaia, vecchio di mille anni rispetto a quello conosciuto, le regole della comunità essena, un commento ad Abacuc,  Enoc, le regole della guerra e gli inni.
I rotoli furono collocati nelle grotte per salvarli dai legionari romani, dopo la scoperta, alcune grotte furono saccheggiate dai beduini e alcuni rotoli finirono nel giro dell'antiquariato clandestino, alcuni di essi sono nel museo di Gerusalemme.
I rotoli gettavano nuova luce sull'origine del cristianesimo, la città di Qumran si popolò sotto Giovanni Arcano (134-104 a.c.), nel 31 a.c. fu distrutta parzialmente da un  terremoto, nel  4 a.c. fu ripopolata e nel 68 d.c. fu espugnata dai romani, nel 132  gli ebrei tornarono ad abitarla, dopo un'altra repressione romana, l'abbandonarono definitivamente.
Era un centro di vita comunitaria con una sua regola, le pergamene custodite andavano dal III secolo a.c. al 68 d.c., vi abitava la confraternita degli esseni, che seguiva la legge mosaica, con alcuni adattamenti, e si opponeva ai sacerdoti di Gerusalemme.
Probabilmente le grotte erano abitate da asceti, da Flavio e Plinio sappiamo che gli esseni erano devoti che seguivano la castità e la povertà, praticavano la comunione dei pasti e dei beni e credevano all'immortalità dell'anima, alla resurrezione dei morti ed alla predestinazione. Per loro l'anima de buoni passava da un corpo all'altro, mentre quella dei malvagi era colpita da un castigo eterno.
Forse, alla fine del II secolo a.c., un sacerdote di Gerusalemme promosse uno scisma religioso e fondò la comunità di Qumran, era il Maestro di Giustizia, i suoi seguaci erano i figli della luce  o poveri o ebioniti, così  nacque una nuova alleanza con Dio.
Gli esseni erano terapeuti che predicavano la purezza e lottavano contro il peccato, praticavano sacri lavaggi ed evitavano alcuni cibi, non portavano armi, non sacrificavano, erano contro la schiavitù, seguivano la concezione dualistica del bene e del male.
Nel rotolo della guerra parlano di un conflitto di quaranta anni tra i figli della luce e i figli delle tenebre, con la distruzione dei nemici di Israele, aspettavano due messia, uno sacerdotale, discendente da Aronne, ed uno militare e regale, discendente da Davide. Gli esseni non seguivano il calendario lunare ebraico ma quello solare, identificavano la luce con il bene e rivolgevano al sole nascente la loro prima preghiera giornaliera.
È stata ritardata deliberatamente la pubblicazione dei rotoli scoperti, nel 1953 era stato costituito un gruppo di studio internazionale, fatto di cattolici e protestanti, e presieduta dal cattolico De Vaux, ingiustamente, si volle che nessun ebreo o israeliano partecipasse al gruppo di lavoro.
Nel 1960 Rockefeller interruppe il finanziamento al gruppo di studio, nel 1967 l'esercito israeliano, nel corso di un a guerra, occupò la zona e nel 1971 gli israeliani entrarono in possesso dei rotoli rimasti.
Alla morte del cattolico De Vaux, questo fu sostituito dall'altro cattolico Benoit, notate l'influenza della chiesa cattolica anche in questa vicenda, agli inizi degli anni novanta solo il 20% dei manoscritti era stato pubblicato, perciò si chiese la liberalizzazione dell'accesso a tutti i rotoli rinvenuti.
Ci fu un ritardo di quaranta anni nella pubblicazione dei rotoli, forse fu un  complotto teso ad  occultare o censurare i testi, che potevano fare luci sulle origini del cristianesimo e smentire la dottrina ufficiale. Sa nella società civile è insopportabile l'arroganza del potere, nel mondo della cultura è addirittura ripugnante.
Nei rotoli si trova espressa la religione cristiana nei suoi elementi essenziali, nel monastero di Qumran era la culla del cristianesimo, vi erano le basi dell'ultima cena, del padre nostro, dell'insegnamento di Gesù e  si parlava di un Maestro di Giustizia giustiziato, del quale si attendeva la resurrezione nel giorno del giudizio.
Il team di studio rifiutava la possibilità di una presenza cristiana a Qumran, eppure in quei frammenti vi erano testi del nuovo testamento, vi erano analogie con il vangelo di Marco, gli esseni parevano un movimento da l quale nacque il cristianesimo  e rivelavano ciò che era originariamente il cristianesimo in Palestina, fatto di giudei cristiani che non credevano alla divinità di Cristo.
Per Eisenman, il Maestro di Giustizia non era il fondatore della comunità, ma Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, che fu guida degli esseni e capo della prima chiesa di Gerusalemme, per Eisenman i primi cristiani erano zeloti giudei, che volevano una ribellione armata e nazionalista contro i romani.
Gli esseni erano riuniti a Qumran e si preparavano alla battaglia finale di liberazione, nei rotoli  il sacerdote empio forse era Paolo, il quale sosteneva una versione del cristianesimo; con la disfatta degli esseni, Paolo, cosmopolita e aperto ai gentili, finì con il diventare il vero fondatore del cristianesimo.
Allegro ed Eisenman affermavano che la comunità di Qumran era cristiana, che Gesù aveva fratelli e che la chiesa primitiva era la continuazione della setta essenica, perciò si accusò De Vaux, che era antisemita, di aver nascosto materiale scottante.  Secondo questa tesi, tra gli esseni erano asceti e nazionalisti armati.
Nel 1990 il governo israeliano inserì nella direzione del gruppo internazionale un ebreo, nel dicembre de 2001 terminò la pubblicazione dei libri, dopo 54 anni dalla scoperta, ora si attendono altre rivelazioni, anche perché l'interpretazione dei testi è controversa.
I rotoli rivelano che la dottrina cristiana, come tutte le religioni, non è nata all'improvviso, ma è frutto d'evoluzione e di teologie precedenti, forse alcuni personaggi del nuovo testamento erano  esseni.
Giovanni Battista viveva nel deserto in povertà, praticava il battesimo, annunciava l'avvento del regno e del messia e si nutriva di miele e cavallette, come gli esseni e come i primi cristiani, gli esseni praticavano la cena eucaristica e la comunione dei beni.
I sinottici conoscevano il calendario seguito dagli esseni, gli esseni chiamavano se stessi la via, cioè la conoscenza della legge, espressione usata nel vangelo di Giovanni, per il quale la via era Gesù, inoltre, come gli esseni, anche Gesù prediligeva poveri.
I padri della chiesa ordinarono la distruzione dei vangeli apocrifi, come il vangelo degli ebrei, il vangelo d Pietro, il protovangelo di Giacomo, il vangelo della natività di Maria, gli atti di San Pietro, il martirio di Matteo, le storie degli apostoli, dove era dimostrata la congiunzione tra essenismo e cristianesimo. I padri della chiesa eliminarono la componente astrologica nei testi giudeo-cristiani, senza omettere però che una stella rivelò la nascita di Gesù ai magi.
Gli ebrei ritenevano Enoc l'inventore dell'astrologia e il candeliere ebraico raffigurava i sette pianeti conosciuti, nel 1170 l'ebreo Maimonide scrisse che gli ebrei erano certi che il messia sarebbe nato quando Giove e Saturno sarebbero entrati in congiunzione nel segno dei pesci.
A Qumram si facevano oroscopi in base al giorno di nascita ed alla costituzione fisica di una persona, si giudicavano le persone in base alla data di nascita e si praticava la divinazione.
Il papiro di Alberto Tulli, direttore del museo egizio vaticano, parla dell'apparizione in Egitto, 3500 anni fa, d'oggetti volanti, il papiro contiene una parte del libro dei morti e fu scoperto al Cairo nel 1934, oggi fa parte di una collezione privata, forse descriveva la caduta di un meteorite, accennava a cerchi di fuoco e globi luminosi nel cielo, anche nell'anno 2453 a.c. una cometa, a forma di disco, fu vista in Siria, Babilonia, India e Israele.
Nel 1261 nacque a Bologna l'ordine dei cavalieri di Maria, poi chiamato ordine dei frati gaudenti, erano generalmente celibi e dediti alle preghiere e alle opere benefiche, avevano anche il compito di favorire la pace tra guelfi e ghibellini e di perseguire le eresie, alcuni di loro vivevano in comunità e portavano le armi, altri vivevano nelle proprie case e potevano anche sposarsi, cioè, avevano anche un ordine terziario.
L'ordine fu esentato dalle tasse e diventò molto ricco, con castelli e chiese, in un secondo tempo vi accedettero solo esponenti delle famiglie aristocratiche e divenne un sodalizio di nobili, avevano un vestito bianco con una croce rossa.
Per Dante erano ipocriti, a Firenze dovevano pacificare guelfi e ghibellini invece, seguendo le direttive di Clemente IV, favorirono i guelfi e provocarono la cacciata dei ghibellini, seguivano il profitto più che il bene comune e alla fine furono cacciati dalla città. L'ordine, che era diretto da un gran maestro, cessò di esistere nel 1589, nel XVI secolo era più un club d'aristocratici che una confraternita religiosa, di qui il nome di frati gaudenti.
I frati gaudenti erano anche alchimisti ed una setta esoterica, che inseguiva la pietra filosofale o lapis pholosophalis, si esprimevano con formule ed enigmi, avevano iniziati, avevano protezioni. Nel 1499 Giovanni Borgia incamerò alla curia i beni dei frati gaudenti e proibì le loro riunioni, come farà Filippo il Bello con i templari, i frati gaudenti erano cavalieri di giorno e setta occulta di notte.
Il culto di Iside fu la prima religione universale, con Osiride e il figlio Horus formava una triade, poi Iside fu identificata con Minerva, Cibale, Demetra, Diana e Venere, aveva templi nel Mediterraneo, in Gallia e in Germania, al suo culto partecipavano ricchi e poveri.
Nel II secolo d.c. Roma divenne il massimo centro di culto della dea egizia, la sua religione divenne quella più praticata tra i romani, Caracalla (211-217 d.c.) ne fece la religione di stato, però nel IV secolo la religione cristiana divenne religione di stato e nel 536 fu chiuso l'ultimo tempio di Iside sul Nilo.
Iside era detta la madre di Do, aveva un atteggiamento di puerpera che allattava il figlio, resuscitò Osiride dopo la sua uccisone. Il culto di Iside sopravvisse presso gli esoterici e nei riti d'iniziazione misterica, dove erano usati i segni zodiacali, era la grande dea madre, regina del cielo.
Come Campanella, Nostradamus considerava l'universo un organismo vivente, il suo secolo XVI fu ricco di astrologi, come Paracelso, le profezie di Nostradamus, in quartine, sono oscure, egli era medico, mago, medium e astrologo, i nazisti utilizzarono le sue ambigue profezie a scopo di propaganda.
Era nato in Provenza e nelle sue profezie cita molte volte la città di Narbonne, per lui Marte e Saturno erano pianeti dagli influssi negativi, Marte era associato alla guerra e alla morte, Saturno significava afflizione, mentre Giove era benefico, credeva che le comete fossero apportatrici di sventure,  conosceva bene la Francia e l'Italia, un po' l'Europa e ignorava il resto del mondo.
Shakespeare nel 1587 fu a Londra, nel 1592 e nel 1594 fu in Italia, nel 1611 fece testamento senza citare le sue opere, non era membro dell'aristocrazia e non seguì corso di studi regolari, una sua figlia era analfabeta, non era tra le personalità importanti della sua epoca.
Era però contemporaneo di Spencer, Bacone, Cecil, Hobbes e Coke, nessuno di loro nelle loro opere citò Shakespeare, che fu attore drammaturgo e visse di teatro,  lasciò venti opere inedite, senza indicare gli eredi e senza disposizioni testamentarie, come se il più grande filatelico del mondo, nel testamento, non citasse i suoi francobolli, la sua morte fu ignorata dal mondo letterario del suo tempo.
Un suo primo busto nel secolo XVIII lo raffigurava come mercante, uno successivo come scrittore, ai primi del settecento fu scoperto e rilanciato da sir William Davenant, presentato come il più grande autore dell'epoca elisabettiana, la prima edizione completa delle sue opere apparve nel 1624.
Perciò Palmerston, Disraeli, Freud e Wells espressero dubbi sull'identità dell'autore dei drammi, nel villaggio dove Shakespeare aveva trascorso la sua vita, Stratford,  nessuno lo conosceva, nel suo relativo circondario non esistevano libri appartenuti a Shakespeare.
Si cominciò a pensare che il vero autore delle opere attribuite a Shakespeare fosse Francesco Bacone (1561-1626), votato al pensiero scientifico e contrario al dogmatismo religioso, per Bacone  sapere era potere, assioma valido anche per gli esoterici, Bacone era materialista, fu lord cancelliere sotto Giacomo I Stuart e studiò a Cambridge.
La maggior parte delle opere di Shakespeare apparve tra il 1589 e il 1607, quando Bacone era senza impiego, inoltre Bacone non avrebbe firmato come autore dei drammi e delle commedie, perché nell'Inghilterra elisabettiana recitare e scrivere a teatro era disonorevole per un nobile.
Autore delle opere di Shakespeare fu ritenuto nel 1895 anche il poeta e commediografo  Christopher  Marlowe, che era ateo e fuggì in Francia, il suo stile era simile a quello di Shakespeare.
Nel 1920 fu ritenuto autore delle opere anche Edward de Vere, conte do Oxford (1550-1604), la paternità era sostenuta da Freud, però il conte morì nel 1604 e dopo quella data uscirono altre opere di Shakespeare.
Un terzo delle opere dio Shakespeare hanno ambientazione italiana, in Sicilia, Michelangelo Florio, nato nel 1560, discendeva dalla famiglia dei Crollalanza, parola che, tradotta dal dialetto siciliano in inglese, significava  Shakespeare.
Era calvinista, fu costretto a fuggire dalla Sicilia e si rifugiò a Verona e poi a Venezia, poi  sbarcò in Inghilterra ed a Stratford fece amicizia con un oste, in Sicilia era stato autore di commedie in dialetto siciliano, forse fu  lui a scrivere le opere di Shakespeare.
In Francia, prima della rivoluzione, i libri erano soggetti a censura, portavano a chiare lettere il privilegio reale, cioè il copyright, che recava l'approvazione del monarca e il diritto dell'autore alla riproduzione, era l'imprimatur che rendeva l'opera legale.
Le opere non autorizzate a volte erano stampate all'estero  e fatte arrivare illegalmente in Francia, esisteva, pertanto, una letteratura clandestina fatta di pettegolezzi e pasquinate, i libri proibiti riportavano  quella che poi fu chiamata opinione pubblica.
Quando si bruciavano dei libri proibiti, involontariamente si promuovevano commercialmente, la cosa accade ancora oggi per film e libri sequestrati dalla magistratura, in tal caso,  copia di questi libri continuavano a circolare clandestinamente, anche se con rischio.
I librai erano autorizzati ed erano controllati, a  volte singole persone erano autorizzate ad accedere a della letteratura illegale per delle ricerche, i libri all'indice erano divisi in libri proibiti, libri non autorizzati ed edizioni pirata, a volte, quelli provenienti dall'estero, erano sequestrati alla dogana, i libri proibiti generalmente erano contro il re, contro la chiesa e contro il pudore.
Anche i periodici erano soggetti a censura e non potevano fare pubblicità a libri illegali, tutti i  libri dovevano portar l'approvazione ed il privilegio del re, editori, spedizionieri e importatori si difendevano dalla censura con titoli che non avevano niente a che fare con il contenuto.
Per chi violava la legge erano previste la prigione, l'interdizione dal commercio, la multa, il sequestro dei libri e le galere, cioè si era spediti a remare, anche la Bastiglia ospitò alcuni di questi condannati.
Per l'autorità censoria, la parola filosofia era pericolosa, perciò diversi libri filosofici non erano autorizzati, proprio per questo, i libri filosofici, che provenivano clandestinamente dalla Svizzera, erano di maggior valore, essi arrivavano principalmente da Ginevra, tra gli autori, Voltaire dirigeva la campagna contro la chiesa cattolica.
Gli editori si scambiavano con l'estero cataloghi di libri proibiti, le condanne  e le azioni di repressione della polizia facevano salire il prezzo dei libri filosofici.
Per superare la censura della dogana, si mettevano insieme libri legali e illegali, in codice, sposare un libro ,significava infilare le pagine di un libro in un altro libro, l'operazione era resa possibile dal fatto che i libri erano spediti non rilegati; inoltre le opere filosofiche non comparivano con il loro titolo, a volte i libri proibiti erano messi sopra la cassa, in modo che potessero essere rimossi velocemente, prima dell'ispezione.
I librai si avvalevano di contrabbandieri e le spedizioni erano assicurate, per coprire il rischio di sequestro, il che significava che le assicurazioni assicuravano anche gli illeciti. Commercianti di libri usati compravano intere librerie private, sperando di fare dei colpi fortunati.
Alcuni editori associati  organizzavano biblioteche private, con libri e giornali, con una sala di lettura, versando una quota mensile si poteva leggere ciò che si voleva e così si potevano anche incrementare le vendite.
La maggior parte delle opere di Holbach fu pubblicata in Olanda, contenevano critiche al cristianesimo, mentre Voltaire e seguaci pubblicavano in Svizzera, notevoli erano le opere d'ispirazione ateistica,  il Contratto Sociale di Rousseau aveva  scarsa circolazione nella Francia pre-rivoluzionaria, tra gli autori proibiti c'era anche Molière ed Helvétius.
Questi libri costituivano l'artiglieria pesante dell'illuminismo e avrebbero portato alla rivoluzione,  riportavano scandali e pettegolezzi sugli aristocratici, il ritratto di Luigi XVI era quello del cornuto.
I libri erotici erano stati pubblicati anche prima, nel cinquecento da Pietro Aretino, da Boccaccia, con il Decameron, la letteratura erotica dal seicento celebrava l'amore, i libelli anticlericali parlavano di sesso, di intrighi nei confessionali e d'ipocrisia dei gesuiti, che erano bersaglio dei  giansenisti.
Nella letteratura libertina la sodomia andava di pari passo con il gesuitismo, gli abati seducevano e copulavano con giovani ragazze ingenue. In questi libri si usava un linguaggio sconcio e la religione vi era presentata come un'astuzia dei preti.
Nel libro: "Thérèse philosophique" un abate  affermava che le verità anticristiane dovevano  rimanere appannaggio di una ristretta élite, perché, se il popolo ne fosse venuto a conoscenza, ne sarebbe stata travolta la proprietà e l'autorità con la rivoluzione.
Montesquieu riteneva che la monarchia tendesse a degenerare nel dispotismo e la democrazia nell'anarchia, per Rousseau politica e religione erano inscindibili, per lui la legge doveva essere frutto non dell'arbitrio, ma espressione della volontà generale e la sovranità doveva spettare al popolo.
Anche se  giornalisti e scrittori sono stati spesso comprati, la carta stampata si è dimostrata la più grande forza della storia, perciò si è attentato alla libertà di stampa, si bruciavano libri perché si temeva il loro potere dirompente, come quello delle bombe, la letteratura poteva inoculare veleno nel corpo dello stato.
Perciò metà delle opere di Voltaire furono date alle fiamme, i grandi scrittori sono quelli che hanno impresso alla storia un nuovo corso, eppure anche loro ebbero i loro protettori, altrimenti non avrebbero avuto una platea e la loro voce sarebbe stata soppressa subito.
Mercier immagina un ministro della Giustizia dire: "Gli scrittori sono gente nociva, non si può commettere la più piccola ingiustizia  che subito te la rinfacciano, se cerchiamo di celare il nostro volto dietro una maschera, certi filosofi riescono ugualmente a smascherarti".
Il libro: "Gli aneddoti sulla contessa du Barry" circolava clandestinamente su una gazzetta, era frutto di libelli, cioè pettegolezzi collettivi, e divenne un best seller, narrava di una donna d'umili origine, passata prima per i bordelli e poi divenuta nobile e favorita del re, sua madre era stata una cuoca,  amante  del frate Ange Gamart.
La futura contessa ebbe precoci incontri con soldati, poi lavorò in un atelier di moda a  Parigi, dove dimostrò la sua  vivacità sessuale  e la sua passione per i  vestiti,  la padrona del bordello che la ospitò, signora Lancon, riuscì anche a piazzarla ad un vescovo come vergine, con la stessa tecnica la passò alla nobiltà e alla magistratura, queste frequentazioni favorirono la sua ascesa sociale.
La du Barry era prostituta per temperamento, conosceva tutti i trucchi per risvegliare la libido assopita di Luigi XV, quindi per lei era spianata la strada dal bordello al trono. La futura contessa du Barry aveva incontrato il conte du Barry, specializzato nel reclutare squillo d'alto bordo, egli ne completò l'educazione erotica, le insegnò a stare con l'alta società e poi la presentò a Le Bel, il primo valletto di Luigi XV.
In  cambio di una notte a Versailles con il re, questo ruffiano procurava alle  ragazze con i requisiti  un'elevata dote, però le finanze dello stato non  andarono a picco perché, fortunatamente, dopo il 1768,  la libido di Luigi XV declinò.
Ad un certo punto, il conte du Barry puntò tutto sulla  futura contessa du Barry, la contessa dischiuse all'attempato sovrano un nuovo universo di piaceri,  da quel momento il re non avrebbe più potuto fare a meno di lei.
Ben presto, la contessa scoprì che le prestazioni sessuali dei suoi amanti erano in inversamente proporzionali alle loro posizioni sociali, infatti, gli aristocratici erano pervertiti, avevano difficoltà ad avere un'erezione, i prelati volevano essere fustigati, le contesse erano lesbiche.
Perciò, per il proprio personale piacere, la du Barry doveva rivolgersi alla sua servitù, era noto che molte dame preferivano i camerieri ai propri mariti, perciò anche la du Barry, si prese un servitore del genere.
La Francia era incapace di mettere ordine nelle sue finanze, i parlamenti e il capo del governo Choiseul erano contro l'aumento delle tasse e insieme avevano provocato la cacciata dei  gesuiti dalla Francia nel 1764.
Per conseguenza il re, che voleva aumentare le tasse, fece cadere questo governo, diede la fiducia a Maupeon ed esiliò Choiseul ed alcun magistrati del parlamento di Parigi, gli avvocati, prevalentemente borghesi, reagirono con uno sciopero.
Il nuovo governo Maupeon, oltre l'aumento fiscale, voleva una riforma del sistema fiscale e del sistema giudiziario, i parlamenti locali in Francia erano in quel momento organismi giudiziari, con la riforma, si rafforzò l'autorità centrale dello stato, a scapito delle autonomie locali e  degli altri poteri.
Dopo la morte di M.me Pompadour, la sorella di Choiseul, duchessa Grammont, riuscì ad infilarsi nel letto del re e arrivò quasi a violentarlo, poi cedette il passo alla più giovani contessa du Barry, prima però aveva cercato di infangarla presso il re, a causa dei suoi precedenti.
Nessuna donna, prima della du Barry, era mai arrivata a tale posizione a Versailles, proveniente da così umili origini,  anche se il suo partito a corte, con documenti falsi, affermava che la contessa discendeva dalla nobile casata inglese dei Barrymore.
All'inizio le dame di corte esitavano a passare dalla parte della nuova amante, però  quando lei  si trasferì nelle stanze della Pompadour, tutti passarono dalla sua parte, i  seguaci della du Barry erano i nemici di Choiseul e, aiutati dalla donna, che si lavorava il re,  cominciarono a spartirsi i ministeri, la contessa du Barry si alleò con Maupeon e con  il duca d'Aiguillon, contro i parlamenti.
La du Barry trascinava al letto il re e gli faceva firmare ciò che voleva, alla fine Choiseul, che apparteneva al partito perdente, fu mandato anche in esilio, così, grazie agli atti d'eroismo della du Barry nel talamo del re, aumentarono le tasse e furono distrutte le prerogative dei parlamenti.
Intanto il conte du Barry approfittava delle finanze reali, governava le bische e i bordelli,  mentre la du Barry procurava al re anche giovani fanciulle,  a corte cenerentola era una puttana e il re era un  depravato.
In quel tempo anche le canzoni erano il migliore strumento di diffamazione e avevano un  circuito clandestino,  i magistrati del parlamento di Parigi dicevano di opporsi al re solo per il bene della monarchia.
Le amanti precedenti di Francesco I, Enrico IV e Luigi XIV erano trofei che dimostravano la virilità del sovrano, la du Barry  invece dimostrava la debolezza del re, considerato quasi impotente, e dimostrava  l'avvilimento dell'istituto monarchico.
A Versailles si diceva che era destino che Luigi XV fosse  fatto becco anche dai suoi ministri, perciò, a causa del suo discredito presso il popolo, ora il suo scettro non  era più solido del suo pene.
A proposito della du Barry,  dato che il re cenava ogni sera con  lei, il cancelliere preparava la favorita su quello che avrebbe dovuto dirgli, poi la du Barry estorceva al re le firme e così il consiglio de ministri era scavalcato.
Così fu estorta al re la lettera di cachet contro il duca di Choiseul, il cugino del re, ex primo ministro, che fu esiliato,  il 22.1.1771 l'intero corpo parlamentare fu mandato in  esilio, era stato alleato del duca di Choiseul, che fu anche accusato anche di favorire la guerra e di provocare la penuria di grano.
La du Barry fece nominare il duca d'Aiguillon ministro della marina, l'altro protetto, abate Teray, divenne ministro pro-tempore, il conte du Muy non divenne ministro della guerra perché si rifiutò di inginocchiarsi davanti a M.me du Barry, quelli vicini a Choiseul furono trascinati nella caduta.
Maupeon progettava di creare una corte di giustizia che prendesse il posto del parlamento, il potere si concentrò nelle mani dei tre ministri Maupeon, Terray e d'Aiguillon,  il quale sedusse anche la du Barry, cioè fece cornuto il re, invece il cognato della favorita, conte Jean du Barry, metteva le mani sulle finanze statali per le sue spese personali.
Se non  fosse morto presto Luigi XV, la Francia sarebbe stata al collasso, il gruppo du Barry, per coartare il re, ricorreva anche alle orge, metteva nel letto del vecchio libertino anche giovani fanciulle.
Morto il re, la corte si rivoltò contro la du Barry, che fu esiliata in  un'abbazia, dove gli fu proibito di non vedere nessuno e di non spedire lettere, conosceva segreti di stato che non poteva divulgare, Luigi XVI gli fece avere anche un  pensione, il conte Jean, pieno di vizi, agevolato dal duca d'Aiguillon, riuscì a fuggire.
Le canzoni accennavano all'impotenza del re e colpivano alle fondamenta l'istituzione monarchica, il re era descritto come imbelle e perciò i francesi non riuscivano più a vederlo come un  padre e come una figura divina. In una monarchia assoluta questi attacchi erano devastanti e minavano lo stato, fra poco sarebbe scoppiata la rivoluzione.
Allora la stampa poteva essere fattore di mutamento storico,  l'opinione pubblica sembrava puntare sulla scristianizzazione, i liberi pensatori come Voltaire, Montesquieu e  Rousseau facevano scuola, ispiravano la rivoluzione, che fu la proiezione politica d'idee filosofiche, ma fu anche favorita dal clima di corte.
Informatori di  polizia e spie  ascoltavano le conversazioni e riferivano, i libri proibiti attestavano la disaffezione verso le istituzioni, i cortigiani erano assetati di maldicenze sulla corte, anche gli aristocratici avevano perduto la fede nel regime, tanto è vero che  alcuni di loro emigrarono prima della rivoluzione ed  altri aderirono alla rivoluzione.
Nel settecento la cultura aveva divorziato dal potere, mentre al tempo di Luigi XIV la letteratura aveva sostenuto il potere assoluto del re, è vero che la letteratura scandalistica esisteva fin dal rinascimento, però ora minacciava il sistema, si dissacrava il re e l'intero sistema politico.
Gli autori di libelli erano accusati i lesa maestà, però i libelli proliferavano e favorivano i disordini. pamphlet calunniosi dicevano che il cardinale Mazzarino si scopava la regina Anna d'Austria, poi i libelli provocavano giri di vite sulla stampa.
Nel 1661 Luigi XIV aveva messo la stampa sotto controllo, fece fuggire i libellisti in Olanda dove, dopo l'editto di Nantes del 1685,  arrivarono anche i protestanti, da allora la produzione dei libelli era in mano agli esiliati, nel 1694 fu impiccato un editore che aveva dato un resoconto sulla vita sessuale del re, all'inizio del settecento i libelli erano definiti sediziosi.
I libelli si presentavano come manifesti, fogli, canzoni, libri, per Richelieu il potere del principe derivava dalla sua reputazione, però la lotta per il potere usciva dalla corte e si riversava per le strade.
In Olanda gli oppositori protestanti francesi s'incontrarono con gli oppositori inglesi all'assolutismo, come John Locke, allora imperava la disputa tra i giansenisti, che sostenevano la predestinazione  gratuita alla salvezza, e i gesuiti. Il giansenismo  era una corrente agostiniana  del cattolicesimo, che aveva preso il nome dal vescovo di Ypres, Cornelius Jansenius.
I libelli fiorirono tra la fine del cinquecento e  l'inizio del seicento, in coincidenza con le guerre di religione, il re era il bersaglio favorito, la religione era sempre di mezzo ed Enrico III era accusato di fare orge con i suoi favoriti.
Sotto Luigi XIII le fazioni dirette dal principe di Condé  si scontrarono con Maria dé Medici e con il suo favorito Concino Concini, nel 1717 portarono all'assassinio di Concini e all'esilio di Maria dé Medici, nel 1630 Richelieu aveva ristabilito l'ordine, poi Mazzarino portò all'assolutismo di Luigi XIV, a lui si oppose la Fronda, ma poi l'assolutismo s'impose definitivamente.
I libelli accusavano Condé di essere un cospiratore e un  traditore e Concini di essere un immorale e un dissoluto, accusavano Maria dé Medici  di essere una tiranna protettrice d'avventurieri, durante la Fronda, il re era minorenne e la regina Anna D'Austria governava con il suo favorito Mazzarino.
Nel gennaio del 1649 i ribelli cacciarono Mazzarino, la fronda si era accanita con Mazzarino, accusato di aver saccheggiato le ricchezze della Francia e di aver avuto tresche sessuali con Anna d'Austria.
Contro la monarchia e le imposte e s'invocava la rivoluzione, il partito degli orleanisti cercò di inserirsi nel conflitto  e di ottenere l'appoggio della fronda parlamentare, nella lotta per il potere i grandi hanno sempre usato il popolo.
Nel 1685 Luigi XIV aveva addomesticato la nobiltà, tacitati i parlamenti e messo sotto controllo la stampa, le notizie politiche piccanti venivano solo dalla stampa clandestina, il controllo sulla cultura era stato voluto da Richelieu e attuato da Mazzarino e Luigi XIV, che rilanciò l'assolutismo.
Gli attacchi contro il re  furono poca cosa rispetto a quelli contro Mazzarino, Anna d'Austria, Maria dei Medici e Concini; alla fine del seicento, la maggior parte dei libelli proveniva dall'Olanda, che aveva offerto rifugio agli ugonotti.
I libelli contenevano anche dialoghi satirici con personaggi fittizi, come Pasquino e Morfirio, quelli pubblicati in Olanda, trasformarono pettegolezzi a sfondo sessuale in attacchi politici all'assolutismo di Luigi XIV.
Sotto Luigi XIV il racconto: "Les amours de M.me de Maintenon" narrava di una signora passata  da varie mani a quelle del confessore gesuita del re, il quale s'infilò nel suo letto e la convinse a partecipare ad un complotto contro il re.
Comunque, i libelli del settecento erano libri più lunghi di quelli precedenti, che avevano circolato in forma d'opuscoli, avevano una distribuzione più capillare ed  erano dei best seller e un'industria editoriale.
Erano tante le maldicenze sulla vita sessuale di Luigi XIV, il popolo sapeva che potere, sesso e seduzione andavano assieme, sotto Luigi XV, con la du Barry,  i libelli accusarono la monarchia di essere caduta nel dispotismo e nella degenerazione.
Luigi XIV impose una gerarchia oppressiva e un potere centralizzato, seguendo le indicazioni di Richelieu e Mazzarino, la dissolutezza e la corruzione della monarchia ne eliminava l'aureola di sacralità.
I libelli erano strumenti di delegittimazione monarchica, però l'aria della rivoluzione si cominciò a sentire nel 1787, anche i protestanti, rifiutando la lettura tradizionale e meccanica della bibbia, favorirono la curiosità, cominciavano a declinare le opere religiose, a vantaggio di quelle storiche, scientifiche e ateistiche, l'invenzione della stampa aveva favorito questo processo.
Voltaire era rimasto ammirato dalla democrazia svizzera, i libri proibiti scuotevano il giogo dell'obbedienza, i realisti condannavano la moda popolare di impicciarsi degli affari di stato. Se un libro era proibito, tutti desideravo leggerlo, i cortigiani lo leggevano per aggiornarsi, i magistrati per perseguirlo, i preti per confutarlo, c'era chi lo leggeva per il gusto di avere qualche cosa di raro.
La lettura clandestina era presa generalmente molto seriamente, perciò la polizia ricercava gli autori dei libelli, tuttavia verso il 1780 i ministri, nella lotta per il potere, sovvenzionavano gli scrittori di libelli per farsi guerra l'un l'altro.
La diffamazione a mezzo stampa non era arginabile, si cercò anche di rapire i libellisti francesi residenti a Londra, Vienna e Bruxelles, alcuni libellisti furono rinchiusi nella Bastiglia. Poi, sotto Luigi XVI, ci fu lo scandalo della collana di diamanti che coinvolse la regina e un cardinale, così i francesi iniziarono la rivoluzione convinti che il re fosse stato fatto becco da un cardinale.
I libelli proibiti attiravano molti lettori, erano presi sul serio e minacciavano le fondamenta dello stato, la stampa diveniva il più potente motore di progresso e l'opinione pubblica diventava la forza dominante. Per Mercier,  autore dell'opera utopica: "Anno 2440", la letteratura filosofica poteva smuovere le montagne e rimuovere i tiranni.
Nel settecento erano anche di moda le chiacchiere nei caffè, dove si parlava di speculazioni, di politica, della gravidanza della regina, nei giardini si facevano pettegolezzi, il popolo sapeva che le infatuazioni del re  potevano portare del bene e o del male  per tutti.
La vita sessuale del re era perciò la materia prediletta dei pettegolezzi, si diceva che Luigi XV era incestuoso e adultero, nei caffè si diceva che la corte era corrotta e che la Pompadour gestiva il re, come poi la du Barry, mentre il popolo ne sopportava le spese.
Alla metà del settecento il rispetto di cui godeva la monarchia era venuto meno, anche a causa della sconfitta nella guerra di successione austriaca, della pressione fiscale e dei conflitti con i giansenisti, che provocarono scontri tra la corona ed i parlamenti.
Dopo il 1738 il re prese l'abitudine di presentare le sue amanti a corte, come adultero dichiarato, e rinunciò a confessarsi e comunicarsi a Pasqua, aveva perso il contatto con il popolo, cattivi raccolti e sconfitte militari potevano essere interpretati come segni della perdita del favore divino. Perseguitando i giansenisti, considerati criptoprotestanti,  Luigi XV divenne emulo di Luigi XIV che si era contrapposto agli ugonotti.
La gente venerava i capi giansenisti, che erano invisi alla chiesa, esisteva la censura, però pettegolezzi e canzoni non si potevano fermare e nemmeno la stampa clandestina, la denigrazione di Luigi XV contribuì alla caduta del suo successore, il tema era sempre la decadenza della corte di Versailles, la vita privata de re interessava a tutti, per il popolo, il re non aveva diritto alla privacy.
Nel 1787 il ministro Calonne propose una  tassazione progressiva, gli aristocratici e il parlamento si opposero, il successore Brienne  ritentò e fu scaricato dal re che amava tassare il popolo.
Il popolo non capì il progetto di riforma di Colonne e Brienne  e si schierò contro la riforma fiscale, temeva di pagare più tasse, forse fu manipolato, mentre l'aristocrazia temeva di perdere i privilegi fiscali.
Dopo l'affare della collana de diamanti, Luigi XVI era considerato più uno zimbello che un despota, il regime non aveva più seguito presso l'opinione pubblica e così perdeva la sua legittimità.
Tra le classi al potere esisteva la teoria  che il popolo non doveva accumulare ricchezze, perché si sarebbe impigrito, con la miseria era più sottomesso, la povertà dei sudditi era la migliore difesa del sovrano, i sudditi dovevano anche essere convinti che nella regalità risiedeva la saggezza.
Un editto del 1770 limitava le attività politiche di tutti i parlamenti, i parigini in passato avevano pensato che tutto ciò che avesse a che fare con la monarchia dovesse essere nobile ed eccellente, però prima della rivoluzione avevano perso rispetto per l'istituzione monarchica.
Dopo la rivoluzione francese, a corte anche con Napoleone il sesso era condizionante e poteva favorire la carriera e il successo di molti, Cavour in Italia si servì della grazie della contessa Castiglione per far scendere in guerra Napoleone III, a fianco del Piemonte e contro l'Austria.
I servizi segreti hanno utilizzato come spie delle donne seducenti, come mata Hari, e le hanno messe a fianco di potenti uomini politici per poterli spiare. Per chi è spregiudicato, sia donna, uomo, eterosessuale od omosessuale, il sesso può tornare utile per  fare carriera e per  ascendere nella scala sociale.
Èassurdo e anacronistico parlare di sesso debole, le discriminazioni sessuali non colpiscono solo le donne, perché in un ambiente d'omosessuali un eterosessuale è discriminato, mentre un omosessuale può fare carriera.
La chiesa cattolica ha sempre cercato di impedire la libera stampa e la diffusione di pubblicazioni sgradite, arrivando a bruciare i libri, è stata cioè sempre contraria, alla libertà di stampa, i primi ad abolire la censura sulla stampa sono stati i protestanti.
La censura era preventiva e successiva, i tipografi furono posti costantemente sotto il controllo della polizia, per i trasgressori, la pena era la scomunica, il sequestro dei beni, la galera e la morte. Alla censura erano soggette le pubblicazioni religiose, politiche, filosofiche e scientifiche.
I concili si occuparono anche di censura, prima affidata ai monaci e poi ai gesuiti, in questa materia il re era ufficiale di polizia della chiesa, l'Inquisizione, in Spagna e altrove, fece sentire la sua presenza nella repressione della libertà di stampa.
Per i libri da pubblicare era richiesto l'imprimatur acclesiastico, quelli vietati erano messi all'indice, per difendersi dalla stampa liberale, nel 1535 Francesco I di Francia arrivò a proibire anche la stampa. A Napoli un concordato con la santa sede, stipulato nel 1544, garantiva ai vescovi il diritto di censurare stampa e libri.
Nel 1992 il vescovo di Lodi, Claudio Baggio, impose ad un giornale clericale di non pubblicare uno scandalo in cui era stato coinvolto un primario dell'ospedale di Lodi, anche in tempi recenti giornali locali sono stati richiamati dalla curie per aver pubblicato cose sgradite alla chiesa, nelle commissioni Rai ci sono religiosi che esercitano anche censura.
Furono messi all'indice le opere di Dante, Croce, Gentile, Voltaire, Sarpi, Bruno e Galileo, furono arsi migliaia di libri pregiati della cristianità e degli ebrei, come il Talmud. La prima preoccupazione dei doganieri era il sequestro dei libri proibiti, fortunatamente, spesso si facevano corrompere.
I cappellani militari censuravano i libri e i giornali per i soldati, i cappellani delle carceri, fino ad anni a noi recenti, hanno fatto altrettanto con le pubblicazioni per i detenuti. La chiesa temeva che la cultura laica, con la diffusione della stampa, avrebbe seminato il dubbio tra i fedeli.
Quando la chiesa non poteva avvalersi della censura, ricorreva alla diffamazione e al linciaggio morale degli autori, la chiesa si accanì anche contro i romanzi, considerati fonte di corruzione.
Tante storie dei papi furono ritirate, anche sotto il regime fascista, su richiesta del Vaticano, tanti giornali furono soppressi perché ostili alla chiesa, con l'accordo delle autorità statali. Nel 1993 il parroco di Partanna scagliò una sedia contro un giornalista, che cercava di intervistarlo sul suicidio della figlia di un boss locale.
Bisogna affermare che la chiesa, in maniera subdola, ha sempre esercitato la manipolazione delle coscienze, per fortuna,  anche quando collaborava con lo stato nella repressione, aveva sempre i suoi critici interni, come Poggio Bracciolini (1380-1459), che nel libro: "Contro l'ipocrisia"  scrisse delle turpitudini dei monaci rinascimentali.
Dall'unità nazionale e fino al 1922 la stampa anticlericale riprese fiato poi, con l'avvento del fascismo, tornò la repressione delle stampa anticlericale. Nel 1952 il direttore dell'Avanti fu condannato ad un anno di reclusione per offese al papa, nel 1989 un esponente dell'Arci di Orvieto fu rinviato a giudizio per vilipendio al papa, nel 1992 a Perugia furono sequestrati manifestini offensivi verso la religione cattolica.
A causa della censura, le pasquinate antipapali, opera per lo più di ignoti dei secoli passati, furono uno sfogo dei romani, nel 1949 il sant'Uffizio proibì la pubblicazione e la lettura di libri e giornali che contenevano la dottrina del comunismo.
La chiesa represse anche gli scritti risorgimentali a favore dell'unità d'Italia, nel 1820 a Napoli il cardinale Luigi Ruffo  protestò per la libertà di stampa concessa ai liberali, anche i religiosi erano spiati e censurati dalla chiesa, come l'ex gesuita Carlo Passaglia, nel 1861.
La chiesa ha avversato la scienza, al "dialogo sui massimi sistemi" di Galileo furono fatte dalla censura  aggiunte arbitrarie, gli fu cambiato il titolo, gli fu concesso l'imprimatur in ritardo, infine il libro fu definitivamente proibito.
L'autore fu accusato anche di aver scritto in italiano invece che in latino, dimostrando così di non volersi limitare ad una discussione accademica, riservata ai dotti, ma di voler trascinare nella polemica  il popolo ingenuo. L'opera di Galileo rimase inedita e fu pubblicata solo nel 1964, dopo aver subito una correzione da parte dei padri gesuiti.
La chiesa con il suo potere è riuscita anche a piegare gli intelletti, ha messo sotto controllo la ricerca scientifica e ha combattuto tante novità scientifiche, i Savoia si resero responsabili della persecuzione dei Valdesi, che furono sterminati anche per favorire la chiesa.
Nel 1572, in Francia, durante la notte di S.Bartolomeo, morirono 10.000 ugonotti, tra cui tanti librai, nel 1598 l'editto di Nantes concesse loro la libertà di stampa, ma fu revocato nel 1680 dal Luigi XIV, su istigazione dei gesuiti.
Nel 1659 a Cremona furono bruciati 10.000 libri del talmud ebraico, accadde altrettanto,  in altri momenti, a Venezia, in Germania  ed a Roma, sempre per volere dell'Inquisizione. Nel 1897 il periodico cattolico l'Avvenire attaccò il giornale liberale Il Piccolo, definendolo ebreo.
Alcuni autori, per ripararsi dalle vendette del Sant'Uffizio, scrivevano con uno pseudonimo, così nacquero gli pseudonimi, usati anche dai rivoluzionari, nel 1831 l'Avenir, organo dei cattolici liberali francesi, sospese le pubblicazioni per ostilità da parte della chiesa.
Nel 1925 padre Gemelli, rettore dell'università cattolica, si recò dall'editore Zanichelli per offrire del denaro per ritirare dal commercio il libro: "Lutero e la riforma protestante".
La chiesa censurò la monaca Arcangela Tarabotti, che nel 1600 parlò dell'inferno in cui vivevano le monache, nel 1993 bloccò la diffusione della traduzione in inglese del catechismo cattolico, perché gli americani vi avevano aggiunto delle considerazioni femministe.
Furono ritirati dalla circolazione libri in cui era criticato il celibato dei preti, nel 1774, con la corruzione, fu impedita la pubblicazione a Venezia della: "Storia ecclesiastica" di Claude Fleury.
Nel 1987 il direttore della rivista dei missionari comboniani: " Nigrizia", Alex Zanotelli, fu esautorato a causa di un suo articolo contro il traffico di armi, in cui era implicato il Banco Ambrosiano, controllato dalla chiesa.
Nel 1964 a Roma  la polizia vietò la rappresentazione de : "Il Vicario" che criticava l'atteggiamento  i  PIO XII verso  l'olocausto ebraico, nel 1988 fu esautorato il direttore di una rivista cattolica spagnola, per alcuni articoli di etica sessuale;  sulla stampa cattolica, giornalisti aperti non hanno avuto mai molto spazio.

Bibliografia:
Manoscritti segreti - di Paolo Cortesi - Newton Editore,
I libri proibiti - di Robert Darnton - Mondatori Editore,
La chiesa che censura - di Pierino Marazzani - Editore Erreemme.