Il Mo.I.Ge.
(Se lo conosci lo eviti)
Iniziamo subito con il dire che non provo piacere intellettuale alcuno nello scrivere questa pagina. Anzi, mi infastidisce decisamente, perché vorrei far qualcosa di meglio che parlare del Mo.I.Ge. Scrivo questa pagina nei miei ritagli di tempo e faccio sforzi per essere accurato e far finta che mi importi qualcosa. Se parlo del Mo.I.Ge. è solo per dovere: devo mettere in guardia gli amici navigatori. E chi, come me, ha forse più di altri a cuore il valore di termini come “libertà” e soprattutto “facoltà di espressione” deve fare qualcosa per promuoverle, difenderle e, ove possibile, avvertire delle possibili minacce ad esse. Vorrei essere nella condizione di ignorare del tutto l’esistenza di un’organizzazione come il MOIGE (oppure MO.I.GE. o Mo.I.Ge., se vogliamo stare esattamente all’acronimo del Movimento Italiano Genitori, che per la cronaca ha un sito web, www.genitori.it). Purtroppo non posso. Per il semplice fatto che il Mo.I.Ge. (così lo chiamerò d’ora in avanti) ricalca gli aspetti più deteriori messi in mostra dalle famigerate associazioni genitoriali (pur)troppo attive negli Stati Uniti, le famose Parental Associations.
Il dipinto che vedete sopra il titolo è una miniatura medievale che rappresenta alcuni crociati. Conosciamo tutti la storia delle Crociate: senza scendere nei dettagli, esse, al grido di «Dio lo vuole!», sono state il pretesto per razzie, saccheggi, stupri e nefandezze varie nella vasta area tra l’Europa e la cosiddetta “Terra Santa”. La cosa non stupisca. Fin da quando l’uomo si è inventato le divinità, ad esse ha dato la colpa, o da esse ha tratto pretesto, per le proprie più ignobili azioni. Ai giorni nostri, per metonimìa, il termine “crociato” è passato a definire chiunque utilizzi a pretesto supposti precetti religiosi per combattere costumi sociali che non gli aggradano. Ovviamente per modificarli in senso restrittivo. Non userò più il termine nel prosieguo della trattazione. Ma quando arrivate alla fine della pagina decidete voi se è il caso di usarlo o meno.
Qui tocca aprire una piccola parentesi. In questa sede non è assolutamente in discussione il diritto dei genitori a scegliere per i proprî figli i profili educativi più adatti alla loro crescita (aggiungerei: anche perché mi fido abbastanza della capacità di molti figli di mettere in atto meccanismi di autodifesa contro educazioni troppo invasive e poco rispettose della loro personalità). I limiti all’educazione sono fissati per legge: quindi, purché non si abusi della potestà genitoriale e degli strumenti di educazione e correzione, e non si metta in pericolo l’equilibrio psico-fisico del figlio, i genitori possono fissare i loro criteri di educazione come meglio credono. Ovviamente ricordandosi che la potestà è solo un mezzo, non un fine che giustifichi tutto, e che il figlio non è di proprietà del genitore. Ma questo i genitori responsabili lo sanno, non hanno bisogno di un’associazione che glielo ricordi. Qual è dunque il senso e, soprattutto, lo scopo di un’associazione genitoriale, oggi nel 2004, oggi che il genitore responsabile sa come educare i figli e chi non sa educare i figli non impara certo con un manuale o un sito Internet (e, soprattutto, oggi che la figura genitoriale non è più, come in passato, la fonte unica di esperienze educative)? Cercherò di darne una spiegazione che non è l’unica, ma certamente una delle più logiche alla luce dei fatti. Per fare questo prenderò un po’ alla larga l’argomento, dando un rapido sguardo alle modalità d’azione delle cosiddette Parental Associations.
Non sto qui a tediarvi con la genesi delle associazioni parentali negli USA. Vi basti sapere che la loro crescita in numero e in capacità di disturbo va di pari passo con la moltiplicazione dei mezzi di comunicazione di massa e con il propagarsi delle voci e delle fonti di informazioni indipendenti. Neanche a dirlo, mai come nell’era Internet si contano così tante associazioni di Parental Control, come vengono chiamate in USA. Quindi, un primo dato cui fare caso è che l’aumento dell’influenza delle associazioni di genitori è direttamente proporzionale alla crescita delle voci indipendenti che hanno accesso ai mezzi di comunicazioni di massa. Messa così sembrerebbe un’asserzione banale: un’anima semplice potrebbe sostenere che, più voci libere ci sono, più è vasta la quantità di temi trattati, gli scacchi, i Beatles, il calcio, il flauto dolce, perché non l’educazione dei figli? Una cosa fisiologica quindi. Questo è in parte vero. In realtà, il fatto che l’attenzione di tali associazioni si concentri per il 90 per cento del loro tempo proprio verso quei mezzi di comunicazione di massa tramite i quali esse stesse - legittimamente - si esprimono, lascia supporre che esista un diretto rapporto di causa ed effetto tra crescita delle voci indipendenti di informazione e la crescita e l’influenza delle associazioni di controllo genitoriale. Cosa questo voglia significare ci arrivo più avanti.
Un altro elemento che vi invito a considerare è il seguente. Se andate a guardare i programmi di tali associazioni, l’elemento che appare sempre presente è il controllo. Il minore visto come un imbelle da tenere sotto tutela. Sarò stato sfortunato, ma non ho visto una sola associazione di genitori esprimersi in senso progressista, che mostri fiducia nei mezzi di comunicazione di massa. No, il piccolo va protetto. Internet è un covo di pedofili. Qual è il bersaglio delle Parental Associations? La pornografia in Interenet, d’accordo. Ma non è tutto. Anche perché la pornografia muove milioni di dollari e paga tasse. Inoltre è il motore trainante di Internet e uno dei pochi business in largo attivo. La pedofilia o, meglio, gli abusi sui minori. D’accordo. Peccato che il 95 per cento di coloro che si rendono responsabili di reati di abuso di minore non sappiano neppure cos’è Internet. Notate che stiamo parlando solo di argomenti attinenti alla sfera sessuale. Il resto pare interessare poco. L’omosessualità. Capirei le foto esplicite. Già c’è il divieto per i minori di 18 anni. Invece no: anche la semplice discussione è vietata ai minori di 18 anni.
Una storiella breve ma edificante. Un tempo i due maggiori siti nei quali creare mailing list libere erano onelist.com ed egroups.com che poi si sono fusi in eGroups.com, la quale venne poi assorbita da Yahoo! divenendo yahoogroups.com. Sia onelist.com che egroups.com avevano indici completi e si poteva ricercare qualsiasi cosa al loro interno. E anche i primi tempi di yahoogroups.com erano così. Ma le associazioni dei genitori USA iniziarono a protestare perché i poveri bimbi potevano accedere a gruppi dove - orrore! - si parlava di argomenti proibiti. Così Yahoo!, per salvare capra e cavoli, ha permesso da un lato l’esistenza di gruppi dove si trattano certi argomenti “proibiti” (e per argomenti “proibiti” non parliamo di scambio di foto porno, ma discussioni serie su sessualità, omosessualità, ostetricia e ginecologia e roba del genere) ma obbligandoli, sotto minaccia di chiusura senza preavviso, a essere classificati sotto la dicitura per adulti; tuttavia ha ipocritamente escluso tale categoria dal motore di ricerca interno (cosa questa che non ha impedito la nascita di siti indipendenti come adultgroupfinder.com, che fa da motore di ricerca per gruppi Yahoo! classificati per adulti. Quindi, come tutti i tentativi di censura, finisce nel ridicolo, perché censurare su Internet significa turare una falla piccola con un dito mentre dalla falla grossa entra acqua a vagonate.
In Europa lo scenario è diverso dagli Stati Uniti anche perché in Paesi come Regno Unito, Francia, Svezia, Germania, le politiche di sostegno alla famiglia e una più generale apertura in tema di educazione sessuale e di temi legati alla sessualità in genere, unita a una certa laicità delle istituzioni, tagliano di fatto la strada ad associazioni genitoriali sul modello americano. Delle quali, peraltro, neppure si sente la necessità.
Qual è, allora, lo scopo di associazioni del genere? Io tenderei a interpretarlo così. La società occidentale è in costante e continua laicizzazione e tecnologicizzazione. Risultato, meno taboo su certi argomenti e più voci a parlare, oltre a più canali per informarsi. Ciò ha portato a una certa “democrazia dell’informazione”. Internet ha accelerato questo processo. Mai prima d’ora, nella nostra storia, persone di diversissime estrazioni culturali, lingue e nazionalità hanno potuto incontrarsi e parlare dei propri interessi comuni. È vero, Internet è stato anche un formidabile vettore per l’editoria on-line riservata ad adulti, ma non capisco dove sia il problema. I film porno si comprano in videocassetta o si vedono via satellite, e le riviste si comprano in edicola. Allora chiudiamo le edicole, i videonoleggi e le televisioni satellitari? E comunque, meglio mille voci libere e mille siti per adulti piuttosto che nessuna voce e nessun sito per adulti. La libertà d’espressione è anche questo.
A fronte di questa liberalizzazione dell’informazione, le società non possono rispondere con la censura calata dall’alto, la gente non la accetterebbe. E, comunque, ogni società compiutamente democratica è conscia - nella misura in cui una società può “essere conscia” - che in un sistema in cui vige la libertà di espressione i vantaggi sono di gran lunga superiori ai rischi. Il problema si pone nel caso di quelle società in cui determinati principî democratici non sono stati assimilati appieno, oppure vengono ritenuti sacrificabili, e in Europa questo è il caso dell’Italia, per via della presenza della Chiesa Cattolica che mal tollera la libera circolazione di idee, non potendo reggere la concorrenza col libero pensiero e risultando perdente quanto ad appeal nei confronti della liberazione dei costumi. Un’associazione parentale come il Mo.I.Ge. diventa quindi essenziale per fare quello che in una democrazia lo Stato non deve (e la Chiesa non può) fare: agitare fantasmi, creare allarme, fare sì che la richiesta di censura parta dal basso. Preparare il terreno perché il cittadino scarsamente informato pensi che suo figlio è esposto a visioni pornografiche in prima serata televisiva; che incontri pedofili a ogni angolo del web; che sia così immaturo da non poter trattare temi come la sessualità se non tra le mura domestiche (nelle quali si è regolarmente digiuni anche dell’ABC dell’educazione sessuali, detto tra di noi). Non stupisce che il Mo.I.Ge. abbia una tale esposizione mediatica. Semmai, suscita interrogativi in chi sa guardare le cose oltre la cortina fumogena di chiacchiere.
Facciamo un piccolo ragionamento. Una qualsiasi associazione nasce da un interesse condiviso, magari da un gruppo di amici, e piano piano cresce, si dà uno statuto e un atto formale di costituzione. Un’associazione è fatta di persone: io ho scritto al Mo.I.Ge. diverse volte e tutte le volte che ho avuto una risposta, nessuno si è mai firmato con nome e cognome. Questa è la prima stranezza. Seconda stranezza: ammettiamo (e non concediamo) che vi sia bisogno di un’associazione genitoriale, ma non è questo il punto: si dà per scontato che è legittimo che esista, perché l’attività associativa è libera, ci mancherebbe. Poi perché esista sono affari suoi, e il fatto che - alla luce dei fatti - esista per perseguire scopi diversi da quelli dichiarati è un altro discorso. Ma il Mo.I.Ge. sbuca dal nulla e fa subito notizia. Ogni sua dichiarazione è sempre rimbalzata da testate e quotidiani. Non si sa come si sostenga finanziariamente. Insomma, è vivissima l’impressione che il Mo.I.Ge. abbia un’esposizione mediatica e ad esso venga attribuita un’importanza ben superiore al peso che esso effettivamente ha. E altrettanto vivissima è l’impressione che, dati i temi che tratta, il Mo.I.Ge. non parli a nome proprio. Ovviamente questa è solo una mia impressione e può darsi che mi sbagli. Ma andate a vedervi il loro sito e provate a leggerne le pagine nell’ottica che ho suggerito, e provate a vedere se quella che sembra essere solo una mia impressione è più o meno verosimile. E provate anche a capire a nome di chi il Mo.I.Ge. parla…