Michael Moore , il
regista di "Fahrenheit 9/11", gira un nuovo documentario sull'inefficienza e le
connivenze politiche del sistema sanitario
Usa, tremano i giganti dei farmaci "Attenti a Moore, ci
rovinerà"
Alcune industrie hanno diffuso un avviso interno via
email in cui si invita a fare attenzione alle interviste di sconosciuti
ROMA - Non lasciatevi ingannare da un
cappellino da baseball, non rispondete alle domande di chi lo indossa perché
sotto quella visiera si nasconde una delle teste più pericolose della
cinematografia indipendente americana. È un avvertimento a tutti gli effetti
quello che alcune case farmaceutiche americane hanno diffuso fra i dipendenti,
quando hanno saputo che Michael Moore sta girando Sicko, titolo
provvisorio di un nuovo film-documentario proprio sul sistema sanitario degli
Stati Uniti. Un panico amplificato dal silenzio totale del temibile regista, il
che alimenta congetture su quello che potrebbe già avere per le mani.
Questa volta l'ex giornalista di Flint, Michigan, punta l'indice su ospedali,
agenzie di assicurazioni e soprattutto sull'industria dei medicinali. Semplice
l'interrogativo dal quale prende le mosse: "Non capisco perché uno dei Paesi più
ricchi del mondo permetta che quattro milioni di cittadini, se si ammalano, non
vengano assistiti". Punto di partenza, la storia di dieci persone "costrette" a
morire dall'inefficacia della sanità pubblica americana. Facile immaginare un
nuovo pugno nello stomaco, dopo le inchieste d'assalto sulla General Motors (Roger&Me,
1989), sulla lobby delle armi (Bowling a Columbine, 2002) e soprattutto
dopo il clamore suscitato da Fahrenheit 9/11.
Il film, distribuito da Bob e Harvey Weinstein (dal quale i due fratelli
fondatori della Miramax si aspettano grandi cose, tanto che avrebbero già
previsto un incasso di 40 milioni di dollari) dovrebbe uscire nel prossimo
autunno. Sulle riprese, si diffondono voci incontrollate. Come quella che
vorrebbe Moore dimagrito e camuffato - baffi e capelli biondi - per non essere
riconosciuto e realizzare interviste senza problemi. In realtà, come avvenuto
per Fahrenheit 9/11, non mancheranno volontari pronti a dispensare
informazioni per realizzare un film che ha sollevato polemiche e timori ancora
prima del concepimento.
Per questo, alcune importanti case farmaceutiche
hanno invitato i dipendenti a non cadere nei tranelli che il diabolico Moore
potrebbe tendere loro. La Pfizer Global Research, ad esempio, ha inviato una
email interna a tutti i dipendenti, con un "identikit" del regista e il monito a
fare attenzione. Lo stesso hanno fatto la Glaxosmithkline (dopo l'"avvistamento"
di Moore a Philadelphia, quartier generale della società) e la AstraZeneca. Il
direttore della comunicazione di quest'ultima azienda, Rachel Bloom, ha
dichiarato che "i lavori del regista sono evidentemente tendenziosi, anche
questo sarà più una docu-drammatizzazione che un film equilibrato".
Ma se i dipendenti delle case farmaceutiche non parlano, tanto meno rilascia
dichiarazioni il diretto interessato. Un cronista di Variety - il
magazine-Bibbia di Hollywood - ha cercato di contattarlo ma racconta di non aver
ricevuto alcuna risposta. Sul sito
michaelmoore.com il riferimento più recente a Sicko risale
addirittura al 23 dicembre del 2004, con la citazione di un articolo del Los
Angeles Times che raccontava come, già allora, un nervosismo crescente si
stesse diffondendo fra le industrie farmaceutiche americane.
(la Repubblica, 2 gennaio 2006)