
Le radici pagane del Natale
il libro di Elena Savino - Jubal editore
pp.92 ISBN 8888985166
Prezzo: 10,00 €
L'antica festa pagana del Natale del Sole,
celebrata il 25 dicembre, venne privato dai padri della Chiesa delle sue
pratiche e dei suoi significati originari, considerati troppo licenziosi e
pericolosi.
La Chiesa si appropriò del 25 dicembre decretandone la nascita di Cristo, finché
gli antichi rituali vennero completamente assorbiti, riempiti di nuovi
significati e dimenticati.
Le sconcertanti verità storiche sulle radici del Natale, che spaziano dai culti
orientali ai Saturnalia romani, dall’adorazione di Mitra fino alla metamorfosi
di Babbo Natale - da sciamano nordico a vescovo cristiano a testimonial della
Coca Cola
Un brano del libro:
Del sole
Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli
non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data del solstizio
d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli
boreali, i pagani che adoravano
Mitra
celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole
invincibile).
- Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941) -
Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini
pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di
diventare celebre come “compleanno di Gesù”, sia stata giorno di festa per i
popoli di culture e
religioni
molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.
Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è “principio”
della vita sulla terra e che “dal principio” è stato oggetto di culto e di
venerazione: il sole.
Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco
calendario
di feste annuali e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al
“ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Al
tempo, la vita naturale appariva indecifrabile, incombente, potente espressione
di forze da accattivarsi; era un mondo magico. L’uomo antico si sentiva parte di
quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso il
rito,
cercava di “fare amicizia” con questa o quella forza insita in essa.
Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la
“stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che
condizionava tutta la vita dell’uomo. Per quest’ultimo, temere che il sole non
sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso
nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita. Perciò,
doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il sole
non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.
È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini
dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno.
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella
tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia)
che, con il loro calore e la loro luce, avevano la funzione di ridare forza al
sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati
alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e
cerimoniali propiziatori dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi
riti
celtici
e
germanici,
ma anche
romani
e
greci,
di accoppiamento durante le feste.
Del solstizio d’inverno
Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente
“sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).
Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24
dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo,
fenomeno tanto più evidente quanto più ci si avvicina all’equatore. In termini
astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della
“declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano
equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del
giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto
dell’anno.
Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e
il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando
avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta. Il giorno del
solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare
diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel
solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore,
pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle
stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre sembra rinascere, ha cioè un nuovo
“Natale”.
Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una
data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte
da una osservazione attenta del comportamento dei pianeti e del sole, e gli
antichi, pare strano, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di
osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato (con
il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una
struttura di pietra con un lungo ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione
è allineata in modo che la luce del sole possa scorrere attraverso il passaggio
e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il retro della
struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno.
Delle origini comparate del Dio Sole
Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati
studi, pena l’apparire ridicoli, diremo comunque che il 25 dicembre è associato
al giorno di nascita o di festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a
secoli prima di Cristo.
Per citarne alcuni:
Il dio Horus
egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside
ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a
credere che in epoca cristiana, per ovvi motivi, alcune rappresentazioni di
Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo,
furono probabilmente “riciclate”.
Il dio Mitra indo-persiano
Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di
Mitra
fu il culto più concorrenziale al
cristianesimo
e col quale il cristianesimo si fuse sincreticamente. A proposito, anche Mitra
era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva
soprannominato “il Salvatore”.
Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas
Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva
festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in
sumerico e Shamash in accadico. Era il dio del Sole, della giustizia e della
predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro.
In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio
Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di
Iside, anche Ishtar veniva rappresentata con il suo bambino tra le braccia.
Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che
simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per
risorgere dopo tre giorni.
Dioniso
Nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa
rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Veniva celebrato il
dio che “rinasceva” bambino dopo essere stato fatto a pezzi.
Bacab
Era il dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla
vergine Chiribirias.
Il dio Sole inca Wiracocha
Il dio sole
inca
veniva celebrato nella festa del solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il
24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio
d’inverno cade appunto in giugno).
Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito
alquanto nella creazione del cristianesimo che, ricordiamolo una buona volta,
non fu creato da Cristo. Riguardo invece ai culti solari precolombiani è
interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà
così distanti fra loro. Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di
un’origine comune delle religioni tramite uno studio comparato delle stesse alla
ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad
adagiare su fedi antropomorfiche dogmatiche e più o meno esplicitamente
intolleranti nei confronti delle altre.
(fonte:
www.riflessioni.it)
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