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Telemiracoli a Natale

24 Nov 2007 pev

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza per i defunti...  Ops, scusate, ho fatto un copiaincolla sbagliato. Riprendo. 

Ogni inverno, con l’avvicinarsi del Natale, le televisioni pubbliche e private ci rifilano una lunga serie di programmi di carattere religioso. Fictions agiografico-devozionali o trasmissioni catto-giornalistiche su “prodigi” e “miracoli”, tutti recitano le stesse preghiere. A questa triste tradizione tipicamente italiana, hanno dovuto piegarsi numerose grandi firme del giornalismo televisivo che forse, chissà, grandi non lo sono mai state: la "grandezza" non si amalgama affatto col "cherichettismo".
Ma perchè tutte le televisioni, persino la “sinistroide” RAI3, approdo presunto ma prediletto dell'intellighentia snob casareccia, si ostinano a rifilarci questi maleodoranti polpettoni?
Il fenomeno di vassallaggio irrazional-mediatico non è nuovo. Lo testimoniano, nel corso dei secoli, opere letterarie di grandissimo successo che vanno da Beowulf al Signore degli Anelli, dall’Orlando Furioso alla Divina Commedia e ad Harry Potter. La stessa Bibbia, cos'altro è se non una sequela - anche piuttosto noiosa e sicuramente violenta - di atmosfere prodigiose e invenzioni fantasmagoriche? Se non c’è prodigio, non c’è business. Se si vuole un’audience, la si deve sorprendere con qualcosa di straordinario. Nessuno pagherebbe il biglietto per guardare una "banale" quotidianità.
E bisogna sorprendere una grande quantità di persone diverse facendo appello alla piccineria e all’animalesco che hanno in comune. Sorprendere l’1% della popolazione con una dotta trasmissione di fisica teorica, comprensibile solo ad una èlite, non serve a nulla. Non si paga neppure l’affitto della sala con l’1% di share.
Ci vuole l’uomo che morde il cane, o l’immagine “inspiegabile” della Sindone. In mancanza di meglio può andare bene anche un frate con le stigmate.
Nulla di personale. É solo una questione di conti economici. È solo business..
Ma per chi gestisce la Fede, è ben altro. I “prodigi” ed i “miracoli” svolgono ruoli fondamentali per qualunque religione, non solo per quella Cristiano/Cattolica. I “prodigi” ed i “miracoli” permettono di ancorare la magia della Religione alla realtà fisica.
L’intero, maestoso edificio della Fede sarebbe soltanto una elegante creazione letteraria, non diversa da Il Signore degli Anelli, se non ci fossero i “prodigi” ad ancorarlo alla nostra realtà fisica. Secondo quello che ci racconta Santa Madre Chiesa, dappertutto nella storia ci sono tracce di Gesù Cristo e dei suoi Santi. Niente ippogrifi, niente fatine blu. I miracoli fanno la differenza tra mitologia e religione. O, almeno, così vorrebbe la Chiesa.
Ma c'è un altro ruolo dei miracoli, ed è di carattere filosofico: miracoli come compenso per la Fede. A che servirebbe astenersi dai rapporti prematrimoniali, dalla masturbazione, dalle bestemmie e da altri insensati peccati se, in cambio, non si potesse ottenere almeno l’illusione che questo Dio altèro e permaloso non potesse, per una volta soltanto, sovvertire le spietate leggi della fisica a nostro esclusivo vantaggio?
Come si potrebbe credere in una vita dopo la morte, in un Regno dei Cieli a cui ambire, se non ci fossero le “prove” dovute ai miracoli? I miracoli giustificano la Fede. La rendono credibile.
Ma tutto questo ha un prezzo insostenibile: ci si distacca dalla realtà e dall’uso della ragione. Appellandosi a Dio, ci si può permettere il lusso di dimenticare che sta a noi, e a noi soltanto, decidere di volta in volta cosa è giusto fare per noi stessi, come individui, e per la nostra specie.
Appellandosi a Dio ci si può dimenticare che la realtà fisica resta lì.
Quelli che ci chiede la Religione, sono lussi che un uomo dell'XXI secolo non può permettersi. Le bombe atomiche non si gestiscono aprendo a caso la Bibbia o il Corano e sperando di trovare l’ispirazione giusta. Il pianeta non si allarga se facciamo finta di non accorgerci dell'esplosione demografica che abbiamo voluto.
Abbiamo bisogno di riappropriarci di tutto il nostro raziocinio e di tutta la nostra lucidità. Non abbiamo tempo da perdere in Salmi.
Sarebbe ora che anche alcuni (grandi?) giornalisti lo tenessero presente.

Copincolla da un testo di Alessandro Bottoni, adattato e personalizzato da me.
 

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