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La crisi del concetto religioso
Intervista a Giancarlo Nobile, iscritto UAAR del Circolo di Napoli, filosofo,
direttore del Centro Studi e Documentazioni per l'Ecologia, Economia, Educazione e Scienze Sociali,
e autore del saggio Il laico: il conviviale ponte tra le differenze - i limiti dell'uomo
Stiamo assistendo ad una ripresa del Cristianesimo e del Cattolicesimo?
Incontriamo Giancarlo Nobile presso il prestigioso centro studi
transdisciplinari di Napoli, istituto che il docente dirige dalla sua
fondazione. Il caldo si stempera quassù, sulla collina di Posillipo, immersi
nella pace che promana dal verde che circonda il Centro e lo rende luogo ideale
per l'approfondimento e la ricerca. Nobile è ci riceve all'interno di bel
giardino, sotto un secolare lauro.
Buongiorno professor Nobile, stiamo assistendo a segni di una forte ripresa della religiosità, e in special modo del cattolicesimo che si manifesta più che mai trionfante. Il millennio si è aperto con il Giubileo Bimillenario, che è apparso fantasmagorico. Papa Giovanni Paolo II si è manifestato come l'incontrastato, ultimo, leader mondiale capace di attirare folle immense. E ora abbiamo Benedetto XVI che, seppur un po' meno carismatico, sta seguendo le orme del predecessore.
Calma, quante cose! Prima di tutto occorre
dire che non vi è, nell'occidente Europeo, una ripresa della religiosità
classica, cioè quella del Cristianesimo e della setta Cattolica in particolare.
Pensi all'ultimo dato in Inghilterra: più dell'80% delle persone vede la
religione come un freno per l'umanità o qualcosa di negativo, e prossimo a
questo dato sono quasi tutti i parametri dell'Europa occidentale. Parlare di
religione oggi, per noi europei, è difficile se non impossibile. Sul piano
culturale appartiene alla storia, alla psicologia, all'antropologia, alla
sociologia ma, si badi bene, non alla filosofia perché il fatto religioso
appartiene ad un tempo storico superato.
Ma tutto quel fluire verso il Papa di Roma.
È solo un fatto italiano. Il cattolicesimo
è una religione virtuale che deve ringraziare la compiacenza del potere politico
a corto di idee, e dunque di progetti, che si affida alla chiesa, istituzione
ben più strutturata su questo piano. La Chiesa cattolica ha elevato l'Italia a
zona di nuova evangelizzazione: se non vuole perire qui deve vincere, come è ben
dimostrato nel libro di Marco Damilano "Il partito di Dio" (edizioni Einaudi).
Qui, ove è il suo ultimo avamposto, deve imporre il suo potere ormai ovunque
eroso dalla secolarizzazione illuministica e per sua fortuna qui vi sono tra i
politici più inetti d'occidente, politici che sono il prodotto della bassissima
cultura generale che è la grave malattia d'Italia, come scrive Tullio de Mauro
nel suo "La cultura degli italiani" edito da Laterza. È una malattia che la sta
emarginando dal mondo. La chiesa si illude di imporre l'egemonia culturale nei
termini enunciati da Gramsci, ma il mondo si è diversificato, è diventato sempre
più liquido nella sua unificazione globale, e strutture rigide come le religioni
tendono ad entrare in profonda crisi, come sta avvenendo nell'Islam: quell'esplosione
di Islam che viviamo oggi è la violenta reazione alla sua crisi. La chiesa in
Italia sta affrontando una battaglia mortale sul piano pubblico, come il
controllo delle leve in economia e finanza. Basta ricordare la storia del Banco
Ambrosiano e i nomi di Calvi, Sindona, assassinati in modo misterioso, e il
Cardinale Marcinkus, capo dello Ior, la banca vaticana, e gli strani
finanziamenti a Solidarnosc in Polonia. Chi non ricorda il bel film di Michele
Placido, "Un eroe borghese", sull'assassinio di Giorgio Ambrosoli che fu
designato commissario liquidatore della banca di Sindona? Qui emerge chiaro
l'intreccio tra finanza, mafia, politica e vaticano. Scrisse Pier Paolo Pasolini:
La storia della chiesa è una storia di potere e di delitti di potere ma quel che
è ancor peggio è una storia di ignoranza. Ed è in questo ambito di finanza
cattolica che va inquadrato, e appare chiaro, l'agire dell'ex Governatore della
Banca d'Italia, il piissimo e devotissimo Antonio Fazio: chiudere l'Italia
all'Europa laica, sociale e liberale, ecco la sua forte contrarietà all'euro, e
impedire l'arrivo di banche che fanno affari e non danno soldi per oscuri
maneggi religiosi. Qui la chiesa ha anche la capacità di condizionare e di
guidare la politica inventando i teo-conservatori, i teo-democratici e l'ossimorico
atei-devoti. Un frullato incredibile. Il Vaticano in questa situazione fa da
padrone: utilizza le reti televisive, estremamente schizofreniche, per la sua
propaganda con continue fiction su santi e papi e di storia piegata alla gloria
ecclesiale, e trasmette sempre come notizia o avvenimento essenziale per tutta
l'umanità ogni cosa detta dal papa o propugnata dai cardinali. Dicevo
schizofrenia perché poi le stesse reti propagano una visione della vita
totalmente edonistica e futile, il danaro come massima meta e il cercare sempre
l'apparire.
Ma. Ascolti. È ancora possibile prendere la religione sul serio? A prescindere dalle battaglie di retroguardia per la conquista delle ultime posizioni sociali di potere, il cristianesimo dà ancora fastidio a qualcuno? Ha ancora un benché minimo influsso nella nostra vita? Il pubblico, compreso quello colto, si entusiasma seriamente delle dispute fra fondamentalisti e mitologizzatori? Difficilmente, non solo per i non cristiani ma anche per la stragrande maggioranza delle persone che si dicono cristiani e che pagano le tasse alla chiesa, le questioni religiose sembrano essere importanti quanto le notizie sull'uomo delle nevi. E il ritorno al sacro con la New Age, le nuove religioni, i tanti santi?
Occorre fare una distinzione tra Sacro e
Religione.
Non sono la stessa cosa?
No. Sacro deriva dal latino sacer che sta
ad indicare ciò da cui si deve stare lontani, dunque, è la parte nascosta,
inconoscibile, di noi, è la parte oscura del nostro Io, mossa dalla tensione
alla paura dell'esistenza e dalla consapevolezza inconscia della morte. Questa
parte, questa paura, l'uomo l'ha esorcizzata e relativizzata - tenendola dunque
lontana - tramite i miti e i riti. Religione, invece, viene dal latino religio,
composto da re intensivo e da legere, unire/legare. È dunque una raccolta
selezionata, organizzata e codificata di formule e atti rituali. È, in
definitiva, la struttura portante che media tra il mistero - sacro ovvero
inconscio - e il reale. Dunque il sacro è la parte nascosta, autorefereziale, di
noi, dominata dalla coscienza dell'esistenza e dalla consapevolezza della
finitezza. Esse formano un sottofondo d'angoscia che l'uomo tende a tener
lontano. Invece religione è il codificare, strutturare, tramite una continua
costruzione simbolico/concreta di queste paure, pertanto esso è il luogo dove
l'uomo si appoggia automatizzandosi un altro da sé a-storico per essere
contenuto e protetto. In definitiva è la tesi sempre valida di Ludwig Feurbach
nel suo "L'essenza del cristianesimo": non Dio ha creato l'uomo bensì l'uomo ha
creato Dio. E lo ha creato a sua immagine e somiglianza nel senso che tutti i
predicati che definiscono Dio sono riconducibili a predicati dell'essenza umana.
Sacro e religione tendevano ad essere un tutt'uno. Oggi più che mai il sacro si
è scisso dalla religione. Vi è stata la grande rivoluzione dell'Io, vale a dire
l'affermazione della persona soggettivata avvenuta nel 700. È la nascita della
cittadinanza che cambia tutto: l'uomo non è la pecorella che segue il buon
pastore ma è esso stesso il pastore che si autoguida, è la formazione del
concetto di società che si afferma e da ciò il dualismo moderno della dialettica
tra cittadino e società mediato dalla legge, universale ed astratta. Con ciò
abbiamo il recupero della interpretazione democratica ellenica, ripreso dagli
illuministi e ben espresso nella frase non sono gli uomini che governano ma le
leggi. La religione a questo punto diviene mero fatto individuale e rientra
nella sfera privata. L'uomo occidentale vive da solo le sue paure e con loro
instaura un rapporto dialogico e da ciò lo psichismo di questi secoli. Ma questo
rapporto con l'inconscio non è altro che il sacro che, nel contempo, abbandona
il recinto delle strutture giacché si instaura la responsabilità individuale e
l'accettazione della sua esistenza. L'uomo in tal modo viene contenuto dalla
società laica. Ed è questa la fine della religione. Quella di oggi è un'epoca
de-religiosa ma non de-sacralizzata - vi è anche una sacralità laica o atea - e
ciò comporta la formazione di nuovi miti come il New Age, prodotto sincretico di
miti antichi e post moderni che non diventano però vere e proprie religioni,
cioè strutture codificate e strutturate come mediatrici tra l'inconscio ed il
mondo, in quanto si basa sull'Io e non sull'interrelazione tra l'inconscio e il
mondo del divenire con le paure, come quella della finitezza. Sono fenomeni
eminentemente epidermici fatti di suoni e colori ma che non modificano realmente
l'esistenza. Oggi ognuno s'inventa la sua religione personale... se vuole.
Dunque, è vero che non vi è più religione. Ma allora tutta questa forza e
ripresa del cattolicesimo? L'ho già detto, è un fenomeno tutto italiano. Nel
resto dell'occidente quel che fa o dice il Papa non interessa.
Ma Woytila ha cambiato la storia, è stato un eroe del pensiero, è stato l'ultimo riferimento.
Non credo proprio. È stato un papa che
viveva un grande dramma. Karol Woytila, stanco e ammalato, non si rassegnava di
fronte al mondo moderno con la sua rivoluzione della soggettività che dialoga
con la società e non più con la metafisica organizzata nella religione. È stato
un profeta immobile, un pietrificato annunciatore del passato perché non è stato
in grado di immaginare una chiesa radicalmente diversa. Pena il radicale
mutamento etico, culturale e dottrinale del cristianesimo. Tutto ciò è ribadito
nell'enciclica Fides et Ratio in cui il papa si rifugia nella scolastica di
Tommaso d'Aquino negando tutto il pensiero posteriore sia in termini scientifici
che tecnologici. Il tutto inserito in un confuso e semplicistico discorso che
cerca sincreticamente di portare ad un unicum il complesso pensiero buddista,
confuciano, induista e quest'unicum è il cattolicesimo. Fides et Ratio è un
ritorno al medioevo che ripropone l'assurdo assioma della filosofia ancella
della teologia. Scrive il papa che il filosofo deve procedere secondo le
proprie regole ma che la verità è una sola ed è già data e presente nella
rivoluzione cristiana. Il filosofo deve partire dalla verità do Dio per tornare
alla verità di Dio. Una persona può essere religiosa ed esercitare nel contempo
la filosofia: ma la filosofia in quanto tale non è religiosa, in nessun caso.
Perché se c'è qualcosa di cui la filosofia è mortalmente nemica, questa è la
religione. Il filosofo è un irregolare, è un viaggiatore, è un uomo che cerca la
verità tra mille verità, non può far discendere la sua ricerca da una struttura
monolitica e da una verità assoluta. La figura diametralmente opposta al
filosofo è quella dell'uomo di chiesa, perché è la più lontana dalla sincerità;
egli parla in nome dell'ineffabile e offre come ultimi argomenti la
sottomissione al mistero e alla fede. La credenza religiosa è caratterizzata
dalla pretesa di essere indiscutibile, non soggetta a discussione né a modifiche
successive, fondata su qualcosa che si situa oltre la comprensione umana
e la cui rivelazione proviene da un venerabile passato. Spesso, ai miei
studenti, pronuncio una battuta in momenti di convivialità: c'è chi l'ha dietro
e chi l'ha avanti. I ragazzi ridono per i doppi sensi ma do sempre la risposta:
è la Verità. La Verità della religione è dietro, già data ed immutabile. Per il
filosofo, direi anzi per il laico, invece, la Verità è davanti: è sfuggevole e
dà inizio ad un inebriante viaggio per avvicinarsi ad essa. Ritornando alla
Fides et Ratio, il papa ribadisce che l'uomo non può essere assoluto padrone di
sé, artefice esclusivo del proprio destino e del proprio futuro; la sua vera
realizzazione potrà avvenire se egli sceglierà di inserirsi nella Verità
costruendo la propria abitazione all'ombra della sapienza e abitando in essa. La
sapienza è il logos divino ( nell'eccezione Paolina: l'uomo vive per un soffio
di Jahweh ed è illuminato dalla luce del logos) incarnato nel Cristo, di cui la
chiesa di Roma, detiene, a quanto pare, il monopolio interpretativo. In realtà
tutto alla fine si risolve in una serie ottusa di proposizioni indimostrabili
come atti di fede e, dunque, diviene inutile l'intervento della ricerca
filosofica. Dunque l'enciclica è una negazione del pensiero come ricerca. Ma il
vero pensare è un mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni in
un gioco senza rete, in una partita rischiosa e senza trucchi. Il vero pensiero,
quello laico, non dispone della certezza di una parola rivelata. È questo il
modello di chi vive non cercando una Verità che già c'è , depositata o nascosta
da qualche parte, ma il viaggiare tra mille e mille Verità cosciente che il
pensare ha davanti a sé una pagina bianca. E dunque il pensare è l'assumersi il
rischio di conquistare quella pagina bianca. Assumersi la propria responsabilità
vuol dire essere liberi. Pensare vuol essere liberi. Ed è la libertà e
l'assunzione di responsabilità che fa paura alla chiesa e la risposta a questa
paura è la Fides et Ratio, ovvero un assurdo intellettuale. La libertà e la
responsabilità conquistata politicamente attraverso la rivoluzione americana,
francese e russa e teorizzata da illuminismo, marxismo ed esistenzialismo, sono
il muro ove si schianta il cattolicesimo. Ed ecco la precipitosa fuga
fantasmatica verso il rassicurante medioevo e la sua teologia. Ed ecco una
chiesa che con iattanza si autocelebra e celebra pomposamente il suo papa, si
rimira compiaciuta in uno specchio che riflette un immagine di potere assoluto
che non può più esistere.
Scusi ma lei parla di verità come fosse qualcosa di non afferrabile. Dunque, per il pensiero umano la verità non esiste, e non se ne può parlare in termini filosofici?
La riflessione scrive la verità, che è
evento in divenire, e la filosofia la concettualizza. La verità o l'evento è
l'impossibilità che ci accade nel tempo che contiene tutto. La verità ci accade
ma è liquida ai nostri sensi. La religione la rende rigida, immobile, pertanto
irreale e di conseguenza non sottoposta alla prassi della ragione. Dunque non vi
è contato con la ricerca filosofica.
I filosofi non hanno nulla da dire alla e sulla religione? Che può dire delle
religione il filosofo? È uno dei campi che gli si sono da sempre rivelati
compromettenti. Abbiamo da pochissimi anni ricordato il rogo su cui fu
assassinato Giordano Bruno, il primo filosofo moderno, che, mettendo al centro
della sua riflessione la soggettività inserita in una rete di interrelazioni
tutte valide e tutte legittime, ma tutte inscritte nella logica dell'esistenza,
ancora oggi è un monito per chi fa ricerca filosofica. Il mondo del pensiero e
quello della religione sono antitetici. Nietzsche gridò: Dio è morto. Dunque il
lavoro è definitivamente chiuso, passa agli storici, agli antropologi, ai
sociologi e via elencando. E si badi bene la scelta post-nietzschiana non è tra
dio e il nulla, ma, invero, tra dio e la realtà, e l'uomo - almeno quello
occidentale - ha scelto la realtà. Ma non solo questo, oggi si è rotto uno
schema ebraico/cristiano che presupponeva che in questa vita bisognava soffrire
perché più grande sarà la sofferenza più grande sarà la ricompensa. È un po'
quello che hanno anche detto i movimenti comunisti: prima abbattere il potere
poi instaurare la dittatura del proletariato, dopo la felicità. Oggi tutto
questo non esiste più; è interessante una frase del Subcomandante Marcos del
Chiapas Messicano: "noi vogliamo essere felici adesso". Infine, la vecchia
banale domanda: chi ha creato il mondo? è risolvibile nell'assunto che il
corpo/mente legge e dà valore al mondo dunque lo crea/forma e ciò vale per tutti
i cervelli o sistemi neurali, dal più semplice al più complesso. Ormai la
domanda non è teo-logica ma è inserita nella neuroscienza, nella semiotica ed
essenzialmente nella scienza cognitiva a tal riguardo penso ai fondamentali
studi del prof. Palmarini. Esistono tanti mondi, tanti universi quanti sono i
cervelli che entrano in relazione/specchio con l'essere. Ma tutti si devono
attenere ad una grammatica universale: da questa grammatica ogni specie
sperimenta il proprio linguaggio, il proprio universo, per vivere e perpetuarsi.
L'uomo come specie ha il suo linguaggio per vivere ed i suoi dialetti per
inventarsi sempre nuovi scenari. La mente dell'uomo ha elaborato in più una
capacità temporale e spaziale del pensiero ed è questo quella che chiamiamo
intelligenza. Possiamo dire che quando muore un cervello muore un universo,
quando nasce un cervello nasce un universo e nell'uomo ha un passato, un
presente ed un futuro ed è specialmente presente nell'inconscio.
Professore, torniamo a cose più semplici: perché in Italia avvertiamo tutto questo fervore religioso?
Parlo da cittadino e da cittadino
considero, come ho detto all'inizio di questa conversazione, che si tratta di
una costruzione mediatica per mero potere, per vuoto di proposte politiche. In
Italia, centro del cattolicesimo, la scollatura tra realtà sociale e il modello
che la chiesa vuole imporre è molto forte. La chiesa cattolica è stata vissuta
come buon mezzo sociale, per la sua struttura radicata nel territorio,
essenzialmente per affrontare vari problemi come la droga e la migrazione. Lo
Stato si è scrollato di dosso molti problemi sociali demandandoli alla chiesa e
rendendola sempre più forte strutturalmente ed economicamente con ben 4mila
miliardi che versa nella sue casse tramite contributi vari. Ciò è stato il
motore che ha formato, di fatto, uno Stato parallelo nello Stato. Questo ha
generato la lontananza dei cittadini dallo Stato democratico avendo sempre come
punto di riferimento la chiesa e nel contempo una indicibile protervia negli
uomini della gerarchia ecclesiastica che si sono sentiti chiamati a gestire il
potere senza nessun mandato democratico. Per comprendere ciò basta citare gli
episodi del Vescovo di Monreale accusato di collusione con la mafia e del
Cardinale di Napoli Michele Giordano implicato in uno squallido giro di usura e
riciclaggio di denaro sporco della 'Ndrangheta. Ambedue - figli del familismo
amorale del sud - con arroganza hanno respinto in modo sprezzante ogni ingerenza
nei loro affari, nella loro legge da parte dello Stato laico, proclamandosi di
fatto al di fuori e al disopra di esso. Il potere politico non sa reagire, per
sua pochezza, e così la chiesa appare trionfante. La piccola classe politica che
abbiamo ha consegnato alla chiesa che i catechisti dell'insegnamento di
religione diventassero docenti statali a tutti gli effetti, ha dato, al di là
dei generosi finanziamenti dell'8 per mille, che venissero finanziati anche gli
oratori, ha dato finanziamenti alle scuole religiose, ha bloccato il divorzio
breve anche per le coppie senza figli, ha sponsorizzato la scelta della chiesa
per l'astensione sul referendum sulla fecondazione assistita, con il veto per la
madre di sottoporre e diagnosi l'embrione che impianterà, ha accettato di
bloccare la pillola del giorno dopo e la pillola abortiva. I poveri italiani
sono frastornati, non avendo strumenti culturali di massa, si vedono stringere
sempre più gli spazi di democrazia e libertà, ma non riescono a reagire non
hanno le parole e la forza per ribellarsi. Vi è in definitiva una minoranza
rumorosa, ma ricca, che blandisce madonne piangenti e monaci/maghi
autoflagellanti e taumaturghi, vere risacche medievali per mantenere un potere
che è però effimero, virtuale. Spenta la televisione, buttati i giornali, cioè
poco e niente nella quotidianità della realtà sociale e culturale. Nei
cittadini, però, rimane un senso di stordimento, di insicurezza, un fondo
d'angoscia, non dimentichiamo che il tasso culturale medio degli italiani è tra
i più bassi dell'occidente ma, nel contempo, la fruizione consumistica è tra le
più alte e si crea così una zona d'ombra ove non vi è capacità analitica.
Gramsci questo grande europeo.
Perché grande europeo e non italiano?
Lo chiamo così perché, con Gobetti, era
totalmente estraneo all'italianità che poi portò al becero fascismo - che li
porterà a morte - e oggi, passando da Craxi al berlusconismo. Ma andiamo avanti:
non vi è una vera presa d'atto religiosa. Si vive il quotidiano in modo laico
contravvenendo, peccando, i dettati papali: si divorzia, si abortisce, si usano
anticoncezionali, ci si denuda senza sentirsi in errore perché non ci si
appoggia alla religione che cristallizza con le regole ma alla società che è
intrisa di indeterminismo. Ed è qui che alberga la schizofrenia tutta italiana
tra anarchismo e bisogno della provvidenza o dell'unto del signore. È una
definizione significativa degli italiani: pecore anarchiche. Ciò avviene anche
nella sfera sessuale con le contraddizioni tipiche di questa società bloccata in
un fatuo modernismo. Non si è mai accettata in pieno la rivoluzione sessuale
degli anni '60-'70, è tutto rimasto in superficie. Il maschio, per esempio, vive
ancora la figura della donna come depotenziata della sua soggettività: la vede,
cioè, oggetto erotico o come rassicurante madre/padrone. Ma queste sono
proiezioni che entrano naturalmente in crisi perché, comunque, la società è
cambiata e la donna reclama una propria autonomia e questo porta anche agli
efferati delitti familiari che viviamo in questi anni.
Tornando a noi, cosa rimane oggi del Cristianesimo?
Rimane ancora tanto, come la sua
escatologia che si riverbera nelle filosofie che apparentemente le sono
contrarie come quelle marxiste, progressiste, storiciste, che vedevano un
finalismo storico ripercorrendo lo stesso schema del cristianesimo composto da
inizio palingenetico/rivoluzione (redenzione tramite cristo), sviluppo/progresso
(salvezza), società migliore (paradiso). La storia cristiana ha un senso come la
storia di queste filosofie. Ma noi oggi sappiamo che tutto è dominato dal caso e
dalla necessità, la storia non ha un andamento stocastico ma probabilistico.
Nulla è predefinito se non l'esistenza stessa che noi uomini interpretiamo per
vivere. Noi siamo i costruttori della nostra vita. Ricordo quanto scrisse
Gobetti: "La storia è creata dagli individui. Perciò l'individuo non deve
perdersi in un sogno di fantastica trascendenza, di quietistica contemplazione,
ma deve prendere coscienza della propria responsabilità". E poi vi è il problema
ambientale.
L'effetto serra, la crisi dell'ecosistema terrestre è figlio del cristianesimo?
Il cristianesimo è una religione figlia
del pensiero platonico (dualismo) ed aristotelico (struttura). Non dimentichiamo
che il cristianesimo è una religione ellenistica nata da Esseni, setta
eterodossa ebraica, fuggiti in Grecia. Ha un pensiero che sostituisce la visione
dei Presocratici, ovvero dei Naturalisti, della realtà (Giordano Bruno
iniziatore della modernità postula un ritorno ai Presocratici e Karl Popper
chiude un suo studio gridando: Torniamo ai Presocratici) con una distinzione
netta tra Essere ed Ente, tra l'idea delle cose e la loro ombra. Tutta la
materia, tutto ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi, non è che un'ombra
delle strutture spirituali delle cose, degli archetipi, vale a dire delle idee.
La globalità della realtà viene così ad essere scissa in due sfere: quella
dell'essere ideale divino, che necessariamente esiste in sé e per sé, e quella
dell'estinte, di quanto cioè è terreno, appartenente al mondo, alla materia ed è
percepibile attraverso i sensi. Questa seconda sfera non esiste per necessità
propria e rappresenta quindi, rispetto al mondo delle idee, qualcosa di derivato
e secondario. Il dualismo greco, dunque, all'origine del pensiero occidentale,
priva le cose di ogni carattere dell'Essere. Questo dualismo s'incontra con il
dualismo giudaico (formato dai loro miti cosmogonici e della contraddizione
paolina Kristos/Logos cioè mytos e ratio uniti) originando quello cristiano, che
spoglia la natura da ogni carattere divino e sacro. Questo permetterà una
manipolazione della natura e da questa sgorgherà la ricerca scientifica e la
nascita della tecnica (occorre ricordare che Teche deriva dal greco hexis noù
che significa "essere padrone e disporre della propria mente" come scrive
Platone nel Cratilo) che diverrà tecnologia. Quest'ultima poi, essendo fine a se
stessa, ucciderà il cristianesimo stesso, ma si renderà a sua volta religione
apparentemente laica. Tenendo presente che la tecnica non tende ad uno scopo,
non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela
verità. Nella storia occidentale si è potuto affermare un disprezzo per la cose
contingenti e fu questa concezione della realtà terrena come non necessaria e
non divina a offrire all'uomo europeo la possibilità di considerare la Terra a
sua completa disposizione e negare ad essa ogni valore intrinseco e assoluto.
Come si può vedere nei problemi ambientali del presente noi sperimentiamo le
conseguenza ultime del pensiero filosofico greco-giudaico.
Crisi della religione, crisi della politica, crisi dell'identità statuale, crisi ambientale e rapporto con la tecnologia: cosa sta emergendo in questo cambiamento epocale, cosa ci aspetta il futuro?
Del futuro non è dato sapere, possiamo osservare i fenomeni che potrebbero determinarlo e possiamo dire che sta emergendo lentamente, con gravi difficoltà, un nuova figura umana: Il cittadino del Pianeta Terra. Un uomo consapevole di vivere in un mondo ormai unificato da una fitta rete di relazioni economiche, sociali e politiche. Che ho definito, in un mio recente saggio "il laico il conviviale ponte tra le differenze", come si autodefiniva Kierkegaard. Questi uomini sono profani che speculano certamente, sono disincantati, laici che hanno fatto propria l'etica del navigante, cioè l'etica di chi vede ciò che accade di volta in volta, in modo imprevisto e in tutti i casi in cui non è chiaro quale sarà la conclusione, l'etica del navigante diviene la bussola di chi non dispone di mappe e affronta le difficoltà del percorso di volta in volta, a seconda di come esse si presentano e con i mezzi a disposizione. L'etica del navigante diviene l'unica probabile nel tempo dell'affermazione della tecnosfera, dove le scoperte che la scienza quotidianamente propone a ritmo accelerato dischiudono problemi imprevedibili di cui è possibile trovare soluzioni da principi etici immutabili, stabiliti in tempi che non potevano contenere e ipotizzare possibilità. Chi assume l'etica del navigante ha il pensiero calcolante, che stiva nella cambusa come cibo per il futuro che ribolle nel presente in una rutilante costruzione. Nella cambusa egli mette in definitiva la capacità di vedere sempre oltre l'apparente, le frasi fatte, gli stereotipi, i preconcetti, i paludamenti, le opinioni comuni, l'incontrare l'imprevisto senza essere travolto. Speriamo che quest'uomo vinca la sua battaglia, altrimenti la vedo molto dura per l'umanità che deve trovare il bandolo della sua esistenza mettendo ovunque da parte l'irrazionalità della costruzione religiosa, in tutti i sensi, ed accettare la sua semenza naturale parte di un gioco in cui tutti siamo legati a tutti gli altri senza prosopopea da parte nostra. In occidente la religione è morta e speriamo che questo avvenga in tutti il mondo e la nuova coscienza naturale prenda il sopravvento per il bene di tutti i cittadini ospiti di questo piccolo ma meraviglioso pianeta.
Ringraziamo Olimpia Volpe del Csde (csde@libero.it
) per la pubblicazione di questa intervista.