Non toccate le bambine
(prostitute)
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Foto da l'Espresso cartaceo non presente in quello online |
Il settimanale l'Espresso del 2 novembre 2006 ha condotto un'indagine sul fenomeno delle prostitute minorenni; titolo: Non toccate le bambine.
L'Espresso (vado a memoria) non è nuovo a trattare argomenti ricollegabili ai problemi, criminali e non, degli adolescenti e dell'infanzia; ma adesso penso abbia un po' esagerato nei toni e nei contenuti. Quel titolo urlato e drammatico, "non toccate le bambine", sebbene senza il punto esclamativo, dichiara di voler non analizzare il fenomeno ma coltivarne un timore morboso ed esacerbato. Nonché, ma è solo un mio sospetto, con quel "bambine" attirare i pedofili e tutta la risma di morbosità del caso (compresa l'intervista al "bruto" occasionale). Tanto più che, a rigor di logica, si evocano pilatescamente e pretestuosamente le "bambine" (che chiunque, anche la Legge, identifica con un'età pari o minore ai 14 anni) e poi in realtà nell'articolo non si parla mai di bambine, e non si scende mai sotto i 16 anni, età semmai di "ragazzine" e non di bambine. Ma il buon giornalismo vuol capire o vuol temere la cronaca? Io penso sia più corretto per il giornalismo e, in questo caso specifico, anche per le prostitute, trattare la cronaca, anche la più dolorosa, con il necessario distacco, e raccontarla con il massimo dell'onestà intellettuale. Senza giochetti, neppure semantici.
Nelle parti che seguono, tutte pigliate dall'Espresso in questione, si induce invece troppo spesso nel comune e facile moralismo e, così facendo, si trascura di affrontare asetticamente il problema e quindi di illustrarne soluzioni serene ed efficienti. Che non sono certo criminalizzare i clienti o rendere reato la prostituzione.
Forse, l'unica voce razionale, e quindi serena, affidabile e davvero propositiva, è quella del filosofo Giorello il quale, correttamente, sottolinea la libertà a rinunciare alla libertà: un piccolo calembour per riflettere sulla questione della scelta di prostituirsi. Possibilità negata a priori da chi ritiene le puttane sempre e comunque in mano a qualcuno che le sfrutta, ma ciononostante meritoria senz'altro di essere sottoposta a un'analisi né umorale né moralistica. Anche a me piacerebbe dire che le prostitute sono costrette a fare quella vita; e a maggior ragione le prostitute minorenni, che possono non saper utilizzare la propria libertà in modo pieno e adeguato.
Ma l'autodeterminazione è un fenomeno complesso. Classifichiamo normalmente e orgogliosamente "maturi" i nostri figli anche a 16 anni, perché sui temi sessuali li retrocediamo in fretta all'infanzia più totale?
E mi chiedo pure cos'è una scelta, cosa significa scegliere. Rispetto alla miseria e alla povertà di certe vite, si può ancora dire che conservare la propria moralità sia più importante che morire di stenti? Una donna, di qualunque età senziente, che si trovasse costretta a scegliere fra la fame e la prostituzione, perché deve essere mal giudicata se sceglie di non morire?
Non ci vuole mica la maggiore età per capire quando l'alternativa è la miseria...
Buona lettura. Eventuali commenti li lasciate qui grazie.
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Libere di rinunciare alla libertàdi Fabrizio Gatti Per il tribunale di Milano una 14enne può avere scelto volontariamente di prostituirsi e il suo sfruttatore non è punibile. Il parere del filosofo. Colloquio con Giulio Giorello
Una ragazzina di
14 anni è libera di prostituirsi? E può rinunciare alla propria libertà
affidandosi alla protezione del racket? Il caso è di poche settimane fa. Il
Tribunale del riesame di Milano ha ordinato la scarcerazione di un albanese,
Anton D., 26 anni, arrestato per sfruttamento della prostituzione e violenza
sessuale sulla quattordicenne. La ragazza, 14 anni e 6 mesi, romena,
poverissima, ha detto di aver scelto "dopo adeguata riflessione e
meditazione di dedicarsi professionalmente all'attività di meretricio", come
scrivono i giudici. Così le esigenze della custodia cautelare sono cadute.
La questione è prima filosofica che giuridica. Giulio Giorello è tra i
massimi esponenti contemporanei del pensiero libertario.
Professore, un'adolescente condizionata
dalla povertà è libera nelle scelte?
"È ammesso che in certi casi eccezionali si debba intervenire costringendo alla libertà. Ma solo in quei casi in cui la libertà di tutti è compromessa: come nel caso in cui schiavi volontari fossero diffusi nella popolazione in modo tale da rischiare una involuzione totalitaria della società. È il caso della singola prostituta? Non lo so. Sono soluzioni empiriche molto delicate". Una schiava volontaria e maggiorenne va costretta a liberarsi? "Se una persona accetta di diventare schiavo volontario può avere un effetto di contagio molto grave. Ma anche ogni intervento coercitivo potrebbe avere conseguenze gravi. Questi elementi di disagio sono una spia di problemi molto grossi in una società genuinamente libertaria. Riconoscere queste difficoltà, però, non significa sognare società autoritarie in cui la virtù viene imposta per legge. Allora non si porrebbe più nemmeno il libero arbitrio e nemmeno la virtù, che è una scelta responsabile verso il bene. Se si usano metodi troppo coercitivi, la libertà della persona è già andata a farsi friggere". |
Nove progetti
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Pochi soldi
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Quanto
vale una ragazza di 18 anni o forse meno? L'offerta è stata buttata lì
qualche sera fa, nel dopocena sul tavolo di una pizzeria alle porte di
Torino. "Se hai 15 mila euro, diventa tua. Pagamento in tre mesi". Pochi
minuti per decidere, tra il caffè e un bicchiere di grappa: "Guardala, è un
affare. Te la porti a vivere con te...". Alla fine il ricatto: "Se non trova
15 mila euro in tre mesi, dovrà pagarne 50 mila all'organizzazione che l'ha
fatta arrivare in Italia. E sai cosa vuol dire? Che se non l'aiuti, la
manderanno a battere sulla strada". Paolo G., 41 anni, single, non si
aspettava di concludere la serata con un profondo senso di colpa. Una
risposta la doveva pur dare a quell'amico di mezza età che l'aveva invitato
a cena. L'amico è un imprenditore piemontese con l'azienda che va così così
e la testa piena di Viagra: dopo aver lanciato la proposta, ha aspettato
seduto tra la nuova moglie nigeriana di vent'anni più giovane e la teenager
in vendita, sorella di lei. "Gli ho risposto che avrei immediatamente
portato la ragazza alla comunità del Gruppo Abele", racconta Paolo G., "ma
lui, che bazzica le chiese pentecostali, mi ha fatto un discorso sul valore
del debito e della promessa data. Insomma, dopo il mio rifiuto avrà provato
a vendere sua cognata a qualcun altro in cerca di moglie. Oppure l'avrà
mandata sulla strada. Se no, come trova quei soldi?". Nessuno conosce quante siano le prostitute in Italia. C'è soltanto una
stima: tra 50 mila e 70 mila persone e non tutte sottoposte a un controllo
violento. Il giro d'affari è mostruoso: ipotizzando un guadagno a testa di 2
mila euro a settimana, fa un incasso settimanale di 140 milioni di euro. Ma
secondo Transcrime, l'osservatorio dell'Università di Trento, in quel totale
il numero delle donne prigioniere del traffico di esseri umani e dello
sfruttamento sessuale è in continua crescita. Le statistiche danno un minimo
annuale di vittime (che a volte può coincidere con l'inverno) e un massimo
(l'estate): dalla stima di 17.550-35.500 ragazze nel 2001 si passa a
19.710-39.420 nel 2004. Un altro istituto di ricerca e assistenza, il Parsec
di Roma, fornisce cifre più caute. Ma comunque spaventose: quasi 23 mila
donne sfruttate. E non c'è solo la prostituzione di strada. Perché la forma
più temuta dalle ragazze resta quella invisibile tra le mura di night-club e
appartamenti. In confronto all'Europa, l'Italia ha il record: le donne
'vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessualÈ sono 115 ogni 100
mila abitanti maschi con più di 15 anni. Al secondo posto l'Austria con 84
vittime. L'Olanda è ferma a 76. La Spagna a 54. La Germania a 45. La Francia
a 27.
Giulia, moldava, ex atleta
della Nazionale giovanile di pallamano, si offre a ragazzi, single e mariti
della provincia di Treviso e Venezia. Da quasi due anni si prostituisce
sulla strada del Terraglio. Di solito davanti al comando della polizia
municipale di Mogliano Veneto. Quando la sera chiudono gli uffici, arriva
lei. L'insegna blu e bianca le dà sicurezza. Giulia ha quell'età indefinita
acqua e sapone, tra i 16 e i 18 anni. Se vigili, poliziotti o carabinieri le
chiedono quanti anni ha, lei è pronta a rispondere 17: per evitare il
rimpatrio. Se invece a domandarle l'età sono clienti preoccupati di finire
in galera, dice 19. Così le hanno insegnato i protettori. Quando ha lasciato
la Moldavia, sapeva cosa avrebbe fatto in Italia? "Sì, l'ho scelto io",
risponde. Ha mai avuto ripensamenti? "Sicuro che non mi piace. Ogni cliente
potrebbe essere quello che mi violenta o mi ammazza. Ma io sono moldava:
o fai questo o fai la fame". Che immagine ha degli italiani? "Un corpo
addosso con le braghe abbassate e il portafoglio in mano". Il portafoglio in
mano? "Sì, la gente di qui è molto legata ai soldi. Tengono il portafoglio
in mano anche quando fanno sesso. Hanno paura che glielo freghi". |