20 Luglio 2004
Sezione “società”
Essere laici ma non solo
a parole
Calogero Martorana
Sento parlare di laicità in modo anche compulsivo da non più di tre o
quattro anni, e proprio in un'Italia che questa parola se l’era scordata e
qualche volta la confonde con l'ateismo e quindi col male assoluto.
Vorrei sommessamente ricordare che laici, noi cittadini, lo siamo sempre
stati fin dalla promulgazione della Costituzione italiana, non è una novità
degli ultimi tempi. Ma, paradossalmente, è proprio adesso che urge una
comprensione migliore di questa condizione tanto inalienabile quanto
bistrattata. Cerchiamo di porre attenzione a tutte le implicazioni
"estensive" che dichiarsi laico comporta. Io abito a Napoli e, nonostante
sindaco e governatore non perdano occasione per ribadire la propria laicità,
quando li vedo in processione compunti e ispirati dietro la statua di san
Gennaro, un dubbietto che siano troppo "amici" della Curia per essere
liberamente laici, mi affiora.
Il personale della scuola pubblica dove lavoro è, oltre che tutta brava
gente, anche gente laica. Purtuttavia non è capace di capire che le proprie
credenze religiose se le deve tenere per sé e non esportarle nel luogo di
lavoro, e allora la mia scuola da laica diventa scuola cristiana, con buona
pace della pluralità di sensibilità che accoglie.
Stessa cosa nelle sezioni comunali, nei tribunali, negli ospedali (qui con
l’aggravante di monopolizzare la sofferenza) e perfino in mezzo alle strade
dove le statue di Padre Pio, compiuto il colpo di stato a danno di quelle
del Cristo, si pavoneggiano in tutto il loro splendore kitch alla faccia
della varietà spirituale dei passanti.
Tutto ciò per dire che chi difende davvero la laicità viene percepito come
un aggressore della normalità, un immorale, uno che odia la religione e si
produce per sconfiggerla. Bene, questa funzione pugnace e ricattatoria non
appartiene ai veri laici. Io sono anche ateo, che in Italia è delle peggiori
aggravanti, e penso che vivere in una comunità moderna debba significare
distinguere assai bene la sfera religiosa da quella civile e politica.
Capisco gli opportunismi e le convenienze di un "volemose bbene" che
richiama la commistione stato-chiesa di molti secoli della storia
occidentale. Ma oggi questa sinergia fallisce, giacché disprezza la
convivenza esaltando le divisioni, giacché difende il pensiero magico e
vorrebbe umiliare la razionalità, giacché si vorrebbe diffondere in tutta
l'Europa del futuro attraverso posticce "radici cristiane".
Io dico no a questa usurpazione della storia e del futuro. Facciamo davvero
qualcosa, anche da questa parte di sinistra che ammette equivoche
convivenze. Svegliamoci dal torpore del politically correct e riscopriamo
finalmente il gusto della lotta per i giusti ideali!
Io, proprio per aver voluto vivere nella vera laicità ed aver dichiarato di essere ateo, ho subito per un anno quello che ora si chiama mobbing in una struttura statale. Mi sono dovuto licenziare ed è comunque stato un bene perchè ora lavoro in modo sereno, incredibilmente, in una cooperativa sociale di ispirazione cattolica dove conoscono come la penso e non ne hanno fatto un problema essendo composta da credenti veri, che vivono la loro fede nel rispetto degli altri. Il mondo a volte è strano!
Postato da Garp Martedì 20 Luglio 2004 alle 13:54
Ho sentito più ciellini bigottoni in 5 anni di liceo statale che in 4 stage di cattolici estremisti. Mi sono sentita urlare che sarei finita all'inferno a 7 anni perchè avevo osato obiettarne l'esistenza, che ero empia perchè esonerata dall'ora di religione; se avessi mai trattato loro come loro hanno sempre trattato me, io sarei in prigione, adesso.
Postato da Daniela Martedì 20 Luglio 2004 alle 16:51