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Michel Onfray

Le saggezze antiche

controstoria della filosofia

Collana «Le Terre», Fazi Editore - 9 agosto 2006, € 15,00.

 

fonte: La Stampa online

 

Un libro-denuncia dello studioso francese: "I presocratici massacrati dal potere cristiano"

Intervista di MARIO BAUDINO

 

La storia della filosofia è una sorta di arte della guerra. Anzi, una guerra vera e propria per imporre tesi, per sostanziare una serie di «menzogne senza autore». È venuto il momento di scrivere una «controstoria», annuncia Michel Onfray, il filosofo francese diventato l’alfiere dell’ateismo dopo l’enorme successo del suo Trattato di ateologia. E comincia a dispiegare il suo esercito, pubblicandone i primi volumi. Due sono giù usciti in Francia; quello d’esordio, titolo Le saggezze antiche, è da poco in libreria edito da Fazi. Gli eroi, qui, non sono Platone o Aristotele ma Democrito, Diogene, Aristippo, Epicuro e tanti altri che nelle scuole di ogni ordine e grado quando va bene penetrano a fatica. Come fantasmi.

Riassumiamo, professore. La filosofia antica è stata falsificata dalla tradizione occidentale, idealistica e cristiana?
«Non direi falsificata, quanto piuttosto scritta con una sorta di pregiudizio: e cioè che non c’è vera, sana, pura filosofia al di fuori dell’idealismo, dello spiritualismo, della cristianità. Tutto ciò che è compatibile con la visione cristiana del mondo, dalle idee platoniche al dubbio sistematico che però risparmia la religione cattolica in Cartesio, ebbene, è consacrato come filosofia degna di questo nome. Al contrario non si ritiene di doversi troppo attardare con chi afferma che il mondo è composto di sola materia, quindi di atomi, come fanno Leucippo e Democrito, o con chi difende la verità delle sensazioni - Epicuro e i suoi seguaci - o ancora con chi, come i sofisti, insegna il relativismo, e infine con tutti coloro che celebrano il piacere, il desiderio, i corpi, le passioni - Aristippo e i cirenaici - o rivendicano la libertà totale - Diogene e i cinici».

Pensa a una deliberata rimozione?
«Il canone filosofico dominante ha stabilito che un certo pensiero era “maggiore”, e un altro “minore”. Così venticinque secoli di cosiddetta filosofia minore sono stati scartati, dimenticati, ignorati, distrutti, bloccati. Il cantiere che ho aperto con questa mia opera, di cui prevedo otto tomi, vuole fare la storia di un continente perduto».

Cerca un messaggio dimenticato?
«Sì: la celebrazione della vita, del corpo, della carne, dei piaceri, dei desideri, delle passioni, delle donne, del vino, dell’amicizia, della buona tavola, della filosofia insomma. Tutto ciò che viene esecrato dal cristianesimo»

Che lei indica come l’ovvio colpevole.
«Per essere precisi il colpevole è il potere cristiano, che, con Costantino, a partire dal quarto secolo della nostra era, ha distrutto la filosofia antica ritenuta incompatibile col cristianesimo, perseguitato i filosofi, vietato l’insegnamento, chiuse le scuole, bruciato le biblioteche, distrutto i manoscritti, falsificato le copie. Un massacro, continuato da Giustiniano e Teodosio».

Con successo? La sua stessa tesi dimostrerebbe che quel messaggio non è del tutto sparito.
«È scomparso l’essenziale: dei trecento libri di Epicuro, ad esempio, non ci restano che tre lettere, meno di trenta pagine, e qualche massima salvata dalla distruzione. E che cosa resta delle opere di Diogene? Niente. Di Aristippo? Niente. Di Leucippo? Niente. Certi storici della filosofia arrivano ad affermare che costoro non hanno scritto nulla, confondendo così un’opera distrutta con l’assenza di opere».

Il professor Giovanni Reale ha avviato un imponente lavoro sulla filosofia antica, sostenendo una tesi simile e contraria alla sua: e cioè che la cultura comunista avrebbe ostacolato, da noi, una corretta lettura dei presocratici. Curiosa coincidenza, non le pare?
«È innegabile che i marxisti abbiano recuperato i materialisti e gli atomisti antichi, come Leucippo, Democrito, Epicuro: ma le modalità con cui l’hanno fatto sono dannose quanto l’approccio idealista e cristiano. Da parte mia, mi sento di condannare in egual misura gli uni e gli altri».