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O

Ortodossia. Significa “retta dottrina”. Nel Concilio di Calcedonia del 451 d.C., così si definì la condanna di Nestorio, che rivendicava Gesù solo Dio e non Dio-Uomo. Da questo fatto, si pervenne a uno scisma fra le Chiese di Roma e di Costantinopoli, con al centro una polemica sulla natura della Trinità, ma in sostanza con all’interno una diversità insanabile dei rispettivi fedeli. Diversità che ancora oggi la Chiesa di Costantinopoli conserva nel rito: croce da destra a sinistra, comunione senza ostia, “grande” al posto di “santo”, rifiuto dell’”io” nelle formule sacramentali (non “io ti assolvo” ma “sei assolto”). Gli ortodossi ritengono Dio inaccessibile dalla ragione, per cui non gli si possono rivolgere richieste o ringraziamenti. Negano il Purgatorio e non accettano il dogma dell’Immacolata Concezione. La guida delle Chiese è affidata a patriarchi (detti anche metropoliti o esarchi); i livelli gerarchici sono 5: vescovi, presbiteri, diaconi, suddiaconi e lettori. Il celibato è permesso a diaconi e presbiteri solo se ha preceduto l’ordinazione.

P

Presepe. Premesso che i “racconti della nascita di Gesù” sono stati aggiunti ai Vangeli tardivamente, per facilitare le conversioni al cristianesimo fra i “gentili”, ovvero fra le popolazioni pagane dell’Impero Romano, nei vangeli canonici solo in Matteo e Luca troviamo questo genere di racconti. Mentre in MATTEO si parla di “presagi esoterici” (i Magi, la Stella) e “Gesù bambino” viene collocato in una semplice “casa” (non in una stalla e tanto meno in una grotta), in LUCA invece l’ambientazione è molto più scenografica: la mangiatoia, i pastori, gli angeli, ecc. Notiamo un’altra differenza: il racconto di MATTEO è pieno di citazioni (peraltro forzate) dall’antico testamento, mentre in LUCA non si cita alcun profeta. Ciò accade perché Matteo è dedicato a lettori prevalentemente EBREI, mentre LUCA è confezionato su misura per una platea di cosiddetti pagani. Questo spiega il tema della STALLA e della MANGIATOIA, in quanto i miti pagani sono spesso associati ad ANIMALI. Che nella stalla citata da LUCA ci siano stati un asino e un bue, è invece una leggenda molto posteriore, ed è riportata nel Vangelo “apocrifo” detto “PSEUDO-MATTEO”. L’apocrifo PSEUDO-MATTEO è molto tardivo, la datazione non è certa, ma certamente anteriore al IX secolo. Quindi quando viene scritto questo apocrifo, il cristianesimo è ormai interamente PAGANIZZATO, ROMANIZZATO, e profondamente ANTI-SEMITA. Ecco perché lo PSEUDO-MATTEO, scopiazzando da LUCA colloca la nascita in una stalla, ma AGGIUNGE un bue ed un asino per IRONIZZARE sulla cosiddetta “incredulità” del popolo ebraico che non ha voluto “riconoscere” Gesù. L’ironia è data da un implicito riferimento al profeta Isaia, che scrisse: Il bue conosce il suo possessore, - e l'asino la greppia del suo padrone, - ma Israele non ha conoscenza, - il mio popolo non ha discernimento . Isaia 1:3 

Dunque, il bue e l’asino dei presepi, al di là del loro aspetto innocentemente indifferente, sono il simbolo del pregiudizio cristiano contro il popolo ebraico, ingiustamente considerato “senza discernimento” per non aver “riconosciuto” la presunta “divinità” del rabbino Gesù. (www.cristianesimo.it)  

 

Protestantesimo. Nacque nel 1529, quando i luterani tedeschi protestarono contro l’editto di Worms, che imponeva la fede cattolica in tutto l’impero. Ma la data-simbolo è quella del 1517, quando il monaco agostiniano Martin Lutero fece conoscere le proprie “95 tesi teologiche”, destinate a fratturare l’Occidente cristiano. Il processo si innestò nella crescita di una Chiesa contestatrice, quella Valdese (dal fautore della povertà evangelica, il mercante Pietro Valdo). Durante il XVI secolo, la Riforma luterana fu accolta, tra gli altri, da Giovanni Calvino, fondatore del calvinismo, col quale convergé su molti punti, tra cui: rifiuto del primato papale e del celibato, diritto al libero esame della Bibbia, riconoscimento del valore sacramentale solo del battesimo e dell’eucarestia, negazione del culto dei santi e della madonna. I protestanti si confessano solo a Dio, danno poca importanza alla liturgia ma molta ai sermoni, permettono il pastorato alle donne, lasciano libertà di scelta nelle questioni etiche, non prescrivono il matrimonio in chiesa e ammettono il divorzio.

Posteriori. I "Testi sacri" sono posteriori all'anno 150 perché:
a) Marcione, autore di due apologie sul cristianesimo, ignora nel 160 l'esistenza del vangeli facendo allusione soltanto a frasi e detti del Signore che definisce “corte e laconiche”.
b)Marcione, continuando a difendere il suo Cristo gnostico dopo l'espulsione dalla comunità di Roma, accusa, intorno al 170, i vangeli che erano stati costruiti servendosi del suo, di essere dei falsi attribuiti in forma fraudolenta a personaggi e apostoli dei tempi apostolici: «Sub apostolorum nomine aduntur et etiam apostolicorum». ( Tertulliano. Adversus Marcionem - IV,3).
Non può che riferirsi a quelli di Marco e di Matteo che furono i primi ad uscire.
c) Giustino, morto nel 165, ignora gli Atti degli Apostoli.
d) Non c'è nessuna allusione a nessuno dei vangeli canonici nella “Lettera di Barnaba” scritta nel 140, né nel “Pastore di Ermas” scritto nel 150, né nella “Lettera ai Corinti” scritta da Clemente nel 150 nella quale si parla della passione di Cristo non come fatto storico ma come una profezia che si è realizzata secondo il profeta Isaia.
e) Nel Didaché, documento risalente al secondo secolo, scoperto nel 1875, vi si trova la formula del “Pater noster” e il “Sermone della Montagna” (entrambi di origine essena) ma nulla che parli dei 4 vangeli. (Documento prettamente esseno).
f) Il primo che parla chiaramente dei 4 vangeli è S. Ireneo nel 190. Infatti Luca e Giovanni furono scritti dopo Marco e Matteo.
«Questo silenzio da parte di tutti gli autori, sia cristiani che profani, riguardo i vangeli, è la migliore prova della data tardiva della loro redazione. Il Concilio vaticano II per quanto abbia riaffermato le date attribuite ai vangeli, nulla ha cambiato alla verità storica, avendole imposte come verità di fede». (Guy Fau- Opera citata, pag. 84).
I vangeli canonici non sono stati scritti da testimoni oculari che vissero in Palestina, né tantomeno da ebrei quali erano gli autori ai quali sono attribuiti, per i troppi errori geografici che contengono e l'assoluta ignoranza delle leggi Bibliche. Soltanto Edel Smith ha contato in essi ben 250 errori (opera già citata) e tutti così gravi da rendere inutile ogni commento sulla loro falsità di costruzione.
I Testi Sacri non sono che una composizione di episodi riferentisi a fatti e detti esistenti già da prima dell'epoca attribuita a Gesù, una vera e propria ricopiatura dei libri Esseni e del Vecchio Testamento così fedele da portare Steudel a lanciare la seguente sfida ai teologi cristiani: «Sarei riconoscente a quel teologo che mi portasse una sentenza o un fatto che si riferisce a Gesù del quale io non possa dimostrare che già esisteva sin da prima che lui nascesse». (Guighebert- Gesù- pag.49). Nessuno si è fatto avanti!
Prendendo spunto dai vangeli attribuiti ai quattro evangelisti, una volta confermata la natura umana di Cristo, a cui fu dato il nome di Gesù soltanto nella seconda metà del secondo Secolo, ogni comunità passata alla corrente materialista, costruì il proprio vangelo.
In questa anarchia di vangeli nei quali si parlava in alcuni dell'infanzia di Gesù, in altri della vita della Madonna, ne sorsero alcuni, di matrice ebrea che in antitesi ai vangeli del cristianesimo, costruirono un Gesù bastardo, che nato dall'unione di un soldato romano con una prostituta ebrea, lo facevano risultare un uomo geniale, ma cattivo e perfido da rapportarlo a Satana (vedi le “Toledoth” da cui deriva il “Vangelo del Ghetto”), si andò avanti in un continuo di diatribe che, via via che i concetti si sistemavano, sorgevano in seno agli stessi padri della Chiesa finché Costantino non riunì tutte le Ecclesie sotto una sola ideologia. Fu soltanto dopo il concilio di Nicea (325) che fu stabilito quali dovevano essere i testi sacri ritenuti canonici e quali dichiarati falsi e non attendibili (aporifi e pseudo). Per dimostrare quanta confusione ci fosse ancora nei concetti religiosi della nuova religione, è sufficiente dire che l'Apocalisse, considerata inizialmente apocrifa, fu annoverata tra i canonici, dopo accese discussioni, soltanto nel VI secolo.
Alla domanda che a questo punto sorge spontanea su come abbia potuto imporsi sulle altre una religione così basata sulle più assurde incoerenze e i più evidenti anacronismi, la risposta ci viene fornita dalle violenze che la Chiesa essa cominciò a praticare contro gli oppositori dopo che Teodosio nel 380 la dichiarerà religione di Stato affidandole l'amministrazione morale dell'Impero. In un continuo di persecuzioni, di ricatti, di anatemi e scomuniche si fecero stragi di tutti gli oppositori i cui milioni di cadaveri furono ammucchiati e nascosti nei secoli che seguirono dietro quella croce che oggi si pretende farla passare per il simbolo di civiltà e di cultura occidentale.Paradiso. Rappresenta l’archetipo dell’idea di “ricompensa”, ma ciononostante ben poche volte il paradiso è un luogo democratico aperto a tutti. Nella Cina pre-buddista, per esempio, ci andavano solo gli imperatori; nelle epoche antiche, i Campi Elisi erano destinati solo ai guerrieri e agli eroi, mentre per il popolo esisteva l’Ade, il posto delle ombre vaganti. Lo stesso ebraismo all’inizio non prevedeva il paradiso, niente ricompense nell’aldilà, ma solo l’assicurazione di una terra per il popolo eletto da Dio. Poi, nel II secolo a.C. nacque l’idea che i martiri potessero raggiungere Dio in qualche modo, cosa che in seguito fu allargata a tutti i giusti; proprio la promessa di una vita eterna e beata decretò il successo del cristianesimo. Nel primo induismo (Veda) non c’è traccia di paradiso, che poi fu immaginato come luogo in cui sostare tra una reincarnazione e l’altra (e ce ne sono fino a 85 milioni!). Per i musulmani, il paradiso è un luogo molto concreto, pieno di delizie materiali quasi a voler riscattare la loro assenza nella vita terrena, comprese (lo dice il Corano) vergini dal seno rotondo.Purgatorio. Agli albori del XIII secolo la Chiesa operò la conquista più importante mai avvenuta da molti secoli. Si trattava di impadronirsi di un regno tremendo e immenso, di un "luogo" al di là delle influenze di ogni struttura umana, di uno "spazio" che si era sempre pensato proprio di essenze trascendenti l'umanità: l'aldilà. Una conquista di tale importanza avvenne grazie a una "invenzione", quella del Purgatorio: un "terzo luogo" (secondo l'espressione di Martin Lutero) dove si "ripara", un luogo dove la speranza può ancora vivere tra i patimenti. Lo spiega Jacques Le Goff, massimo medievalista francese, in un suo libro del 1982 pubblicato in Francia presso Gallimard, "La Naissance Du Purgatoire" (La Nascita Del Purgatorio). Prima del XIII secolo né la parola Purgatorio né la sua rappresentazione esistevano. Fino a quel momento c'erano solo vaghe credenze. Ma per arrivare all'invenzione del Purgatorio ci è voluto del tempo: la Bibbia non ne faceva parola (come ribadiranno, in epoca della Riforma, i Protestanti) e il concetto andò sviluppandosi adagio. Il concetto di un terzo luogo era un'idea terribilmente estranea all'uomo medievale, abituato, quasi come un antico manicheo o un càtaro, a ragionare su sistemi binari: Dio e Diavolo, bene e male, nobili e plebei, chierici e laici, ricchi e poveri. Ma il Purgatorio godé di un pubblicitario di eccezione, Dante Alighieri! La morte finisce di essere il momento cruciale in cui tutto è giocato, momento di frontiera tra vita e eternità. Si può parlare di una vera e propria dilatazione delle occasioni di salvezza. Tra vivi e morti inizia una attiva solidarietà, uno scambio. Di qua le messe per aiutare l'anima del penitente a liberarsi più in fretta dal Purgatorio, di là il rapporto individuale con l'Oltretomba. E in questa situazione è la Chiesa che gestisce la politica del Purgatorio, che conquista il territorio della Morte. La giurisdizione ecclesiastica si estende all'Aldilà, che era di Dio. La folla di anime in attesa del Purgatorio si trova legata al mondo dei vivi. E i fedeli vengono gradualmente abituati (e legati) a un nuovo repertorio di gesti, preghiere, elemosine. Le indulgenze, queste chiavi del Paradiso, ne sono l'esempio celebre e remunerativo. La Chiesa che conquista l'Aldilà stabilisce in terra un potere spirituale, ma anche economico, vastissimo. E quando la Chiesa ebbe bisogno di rendere "visibile" il Purgatorio, di descriverlo, di dargli una immagine reale, ecco pronto il trionfo visuale grazie all'opera di Dante Alighieri e la sua seconda Cantica. Il Purgatorio diverrà dogma nel XVI secolo. (fonte: www.luigicascioli.it) 

Puttane. Due millennî di caritatevole barbarie cristiana hanno insegnato agli italiani aggiogati ai papi a pensare: «Tutte le donne sono puttane, fuorché Maria vergine, mia madre, mia sorella e mia figlia». (fonte: www.antipapismo.it)

Pornografia. Secondo l’etimo greco, scrittura sporca e quindi, per estensione, congerie di figure e parole indecenti. I preti sono riusciti, per farsi credere casti e puri e quindi acquistare enorme prestigio e potenza economico-politica, ad inculcare un’idea di sporcizia associata al sesso demonizzato. Tutto il resto, per quanto rivoltante, secondo il loro metro è pulito, perché da ciò che non suscita invidia (e nulla è più invidiato del piacere carnale) sanno di non ricevere alcun danno. Così educati, gli anziani dell’Università cattolica del sacro cuore consegnavano alle matricole papiri senza riferimenti sessuali, ma contrassegnati da slogan “pulitissimi” e ben accetti ai devoti, come Viva la cacca! (fonte: www.antipapismo.it)

Peccato carnale. «L’Apostolo stimò bene, come avvisò il Dottor san Tommaso, di avvertirci a non dar luogo alla seduzione: Videte ne quis vos seducat inanibus verbis. Che gran male è poi, dicono i patrocinatori di questo fracidume, un poco di fragilità? Iddio compatisce e perdona. …Ora se quello che uomini corrotti chiamano un male da nulla, Iddio lo chiamasse un gravissimo male e lo stimmatizzasse con le formule più severe, non sarebbe da dar mente a Dio più che ad ogni laido mondano? …Gesù non solo proibì le colpe più grossolane, ma persino i desiderii, le compiacenze, i pravi affetti del cuore. Ai Romani san Paolo dice che quelli che si lordano di tal vizio, sono degni di morte. È dunque una colpa sì lieve, una fragilità sì scusabile quella che merita sì smisurati castighi? Il giudizio di Dio peserà meno di quello di certi carnalaccî, i quali, per non dover temere l’inferno, si vorrebbero dare a credere che essa è un piccol male? I sacri Dottori, che pesano questo peccato colla bilancia del santuario, e non esagerano, insegnano anzi che tra i peccati corporei, dopo l’omicidio, è indubitatamente il più grave di tutti. È una fonte infausta di mille iniquità, viene a guastare i pensieri, gli affetti e tutto l’interiore dell’uomo, profana e contamina anche il corpo, sicché nulla rimane intatto dalla sua malizia e perversità. Inoltre insozza la famiglia in tutti i modi, si apre la strada tra le infamie, i tradimenti e le stragi:. …E dopo tutto ciò, quegli immondi che ne sono insozzati, traggono avanti e ridomandano: che gran male è poi? Ma la verità è che anzi Dio di niun vizio o peccato ha mai preso sì strepitosa vendetta, come di questo. Non sopportandone più il lezzo, Iddio lavò in fiumi di sangue tante sozzure. Il diluvio universale, nel quale perì tutta la generazione degli uomini, salvo una famiglia, chi lo trasse dal cielo? L’incontinenza degli uomini. A quei che [a causa di questo vizio] muoiono, bisogna aggiungere quelli che ne diventano stupidi, ebeti, maniaci, furiosi, quelli che soccombono in altre infermità per cagione dei loro stravizzi. Il dolcissimo sant’Alfonso di Liguori giunse a dire, che di quanti si dannano, o tutti si dannano per questo vizio, o certamente non senza di esso. Finalmente, che male fo io se assecondo le inclinazioni della natura?Non è buona la natura, non è santa? Ci voleva l’audacia di questo secolo infrunito [sic] per dare in volto a Dio una risposta così impudente e temeraria. Ma, perché dunque Iddio ci ha dato un corpo, perché ci ha lasciato queste inclinazioni? Impudente domanda!» (OPC). Sarebbe bastato, nel buon tempo antico spazzato via dalla odiatissima Rivoluzione, azzardarsi soltanto ad accennarla, per aver la lingua tagliata e tutto il corpo mandato al rogo. (fonte: www.antipapismo.it)

Paganesimo. La superiorità del paganesimo appare anche dalla sua profonda umanità nei riguardi degli ammalati, mentre il papismo ha sempre accresciuto le sofferenze altrui per estorcere agli atterriti infermi tanti e sonanti bei soldoni. Dopo aver indecentemente vilipeso e derubato per molti secoli gli epilettici, invece di portar loro conforto il prete tuttora li spaventa con l’epiteto d’indemoniati per spremere le loro borse. Gli antichi non solo non speculavano sulle loro infermità, ma li onoravano come segnati da un male sacro, che all’opposto del cristiano marchio demoniaco era indice di una particolare predilezione celeste, di cui poté far ottima prova glorioso Giulio Cesare. Anche nella scienza medica e chirurgica essi erano molto avanzati. Curavano le malattie con medicinali molto efficaci, in particolare le affezioni degli occhi. La cassetta e i ferri ritrovati a Pompei, dimostrano l’altissimo livello raggiunto nella scienza chirurgica, poi messa fuori legge dall’imbecillità pretesca. Tra l’altro, è stato dissepolto uno strumento chirurgico atto all’esecuzione di difficili operazioni al cervello, identico a un arnese da noi “(re)inventato” di recente. I nostri avi facevano inoltre uso dell’anestesia prima del cristianesimo, che invece inneggiava e inneggia al dolore salvifico (v. omonima enciclica di Woitjla). Anestesia vergognosamente riscoperta, dopo infinite sofferenze umane inferte solo per agevolare il criminale ingrasso del clero, soltanto a metà del penultimo secolo. (fonte: www.antipapismo.it)

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Quindicimila. I professionisti dell’impostura, come i gesuiti e l’ineffabile prete dei giovani san Giovanni Bosco, per farsi sempre più valere vantando se stessi come degni successori di un gran numero di eroici ascendenti, hanno creato dal nulla una quantità inverosimile di martiri cristiani, gonfiata via via a centinaia, a migliaia, a centinaia di migliaia, a milioni e infine addirittura a molti milioni. Tra le più grottesche panzane che infittiscono l’assolutamente spropositato martirologio, spicca quella delle quindicimila vergini uccise in una sola volta, quando in tre secoli i giustiziati cristiani non furono in tutto che una o due dozzine, e forse meno, proprio da contare sulle dita di una mano, tra maschi, femmine, vergini, semivergini e tutt’altro che vergini. (fonte: www.antipapismo.it)