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A PROPOSITO DEL PAPA IN AUSTRALIA
Nella Giornata della Gioventù, meno del 10% dei giovani va a messa, e gli australiani sono più seccati che contenti per questa visita
Sabato 12 luglio 2008 il papa è volato in Australia in occasione della Giornata
Mondiale della Gioventù. Appena giunto, si è trasferito a Kenthurst, a 40
chilometri da Sidney (circa un’ora di macchina), tra le suggestive Montagne Blu,
dove si trova il Kenthurst Study Center, la residenza dell’Opus Dei, costruita
con le caratteristiche di una casa di campagna, circondata da 10 ettari di
terreno, più un campo da tennis, una piscina e una cappella privata. E lì è
restato fino a mercoledì 16, ufficialmente "per riposarsi dal lungo viaggio".
Si sospetta invece che ci sia un problema di sicurezza, forse un tentativo di
irruzione in quella residenza prodotto dall'atmosfera di protesta in piazza
della “No Pope Coalition”, tanto
che il governo dello Stato di New South Wales ha promulgato una legge che
punisce con l’arresto chi protesta in piazza contro il pontefice.
Un'altra Associazione, la «Broken
Rites», sostiene di non essere soddisfatta dalle parole del Papa che sabato,
durante una conferenza stampa a bordo dell'aereo che lo ha portato in Australia,
ha sottolineato come «essere prete è incompatibile con gli abusi sessuali». «Le
vittime di abusi sessuali da parte della Chiesa vogliono azioni, non solo
parole», ammonisce l'associazione.
Grandi attese, dunque, ma anche molte polemiche, per la prima visita in
Australia di Benedetto XVI, e per l"invasione di 125 mila pellegrini di 177
Paesi, per la Giornata Mondiale della gioventù.
Il significato "politico" della visita del papa è un tentativo di arrestare la
frana nella chiesa australiana, rinnovandola attraverso i giovani. Molte
famiglie di Sydney si lamentano dei disagi e degli alti costi al contribuente.
Protestano le vittime di abusi sessuali del clero e una coalizione di atei e di
gay contro la posizione della chiesa su sessualità e contraccezione. Il
quotidiano 'The Australian' osserva che al di là delle polemiche sulla
sicurezza, i disagi e il costo oagato dai contribuenti, prevale la tradizione
australiana di pragmatismo ed efficacia. L'irritazione di molti è anche
espressione di una crescente ostilità e di indifferenza verso la religione
organizzata. I cattolici in Australia sono il 27,5%, contro il 18,7% degli
anglicani, e altrettanti di 'nessuna religione'. La pratica religiosa però è
un'altra storia: solo il 14% di chi si dichiara cattolico va a messa
regolarmente. La frequenza alla messa fra i giovani è sotto il 10%.
La chiesa cattolica ha tuttavia profonde radici, e conta tra i punti di forza il
suo sistema scolastico, frequentato dal 20% dei giovani, non necessariamente
cattolici. Un'altra presenza importante è fra gli aborigeni, a lungo
discriminati. Il 26% sono cattolici, e la chiesa nei decenni li ha più volte
difesi.
In una società fondamentalmente laica, poco avvezza ai disagi e alle intrusioni
alla libertà, molti vedono la Giornata Mondiale della Gioventù solo come una
seccatura, e tanti hanno colto l'occasione per andare in vacanza, magari anche
solo per una settimana bianca sulle Snowy Mountains. Tanto, il centro città è
del tutto intasato, con 300 transenne sulle strade.
C'é poi chi obietta per motivi religiosi, e si domanda se uno Stato il cui
premier Morris Iemma é italo australiano e fervente cattolico, promuoverebbe un
simile festival per un'altra fede, magari musulmana. Si lamenta anche il settore
ippico e delle scommesse, che in Australia è sacro, e ha dovuto traslocare per
mesi i cavalli ed evacuare il grande ippodromo di Randwick, trasformato in una
piccola città, dove il Papa ha celebrato la messa finale. Scontenti anche gli
hotel, rimasti vuoti nonostante le previsioni del governo. Poi c'é la questione
delle proteste pubbliche e del diritto alla libertà di parola, che è balzato in
primo piano quando il governo ha conferito alla polizia poteri di arresto e di
pesanti multe a chi causa "fastidio o disturbo" ai pellegrini, anche con
cartelli o slogan sulle magliette. La "No To Pope Coalition", ha presentato un
ricorso alla Corte federale e distribuisce preservativi ai pellegrini.
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350.000
alla messa australiana del papa? Un vero flop,
visti i numeri delle edizioni precedenti delle altre messe delle
Giornate Mondiali della Gioventù:
Manila 1995 = 5.000.000 papa GP2
Parigi 1997 = 1.200.000 papa GP2
Roma 2000 = 3.500.000 papa GP2
Toronto 2002 = 800.000 papa GP2
Colonia 2005 = 1.200.000 papa B16
Sidney 2008 = 350.000 papa B16
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Meglio stare zitti
di Vania Lucia Gaito, 15 luglio 2008, da
http://viaggionelsilenzio.ilcannocchiale.it/
Altro giro, altra
corsa. Il Papa vola in Australia e ripropone un copione già recitato negli Stati
Uniti. E anche in questo caso, già sull'aereo dà la stura alle dichiarazioni,
con i giornalisti lì pronti a raccogliere ogni parola. Argomento? Il solito: i
preti pedofili. Novità? Sì, una esternazione di Ratzinger che definirei
illuminante: il sacerdozio è incompatibile con la pedofilia.
E i giornalisti lì a scrivere. Tant'è che l'hanno riportata tutti i giornali,
questa dichiarazione papale. E nessun giornalista ha detto: "Scusi, sa, ma
finora mica era compatibile! Eppure i preti pedofili si sprecano! Per non
parlare di quanto sia incompatibile con la legge!". Io me lo sarei aspettato, un
commento così. Fossi stata lì, io lo avrei detto. Invece nulla. Forse non è
previsto dal protocollo Vaticano far presente al Pontefice che sta dicendo una
castroneria.
E, a riprova, è interessante un provvedimento emanato dal governo del Nuovo
Galles del Sud, dove si svolgeranno gli eventi più importanti della Giornata
Mondiale della Gioventù: disturbare le manifestazioni, o anche solo infastidire
i partecipanti potrebbe costare caro, fino a un equivalente di circa 3.500 euro.
Cosa si intende per disturbare? Anche mettersi una maglietta con la scritta "Il
Papa si sbaglia: usate il preservativo". Ma l'Australia, considerata il Paese
meno religioso al mondo, non è l'Italia. E il comitato "No al Papa" si è subito
mobilitato: due attiviste, Amber Pike e Rachel Evans, sono state portate in
tribunale, colpevoli di aver diffuso materiale relativo all'uso del
preservativo. E il tribunale, che non essendo un tribunale italiano è veloce
nell'emettere sentenza, ha subito messo in chiaro che limitare la libertà di
parola è incompatibile (quello sì) con i diritti fondamentali dell'uomo e con le
leggi dello Stato. Quindi le due ragazze sono state rilasciate, e con tante
scuse.
E, continuando sulla falsariga di quanto avvenuto negli Stati Uniti, ad
accogliere Ratzinger c'era anche il cardinale George Pell, massimo esponente
della Chiesa australiana e accusato di aver coperto i preti pedofili. Diversi
preti pedofili. Ma in particolare, hanno molto da ridire le vittime di un
sacerdote di Ballarat, Gerald Francis Ridsdale, che sta scontando 19 anni di
carcere per aver abusato di 49 bambini, anche se sembra che le vittime siano
oltre un centinaio.
Risdale, che oggi ha 74 anni, apparteneva alla diocesi di Ballarat, a 120
chilometri da Melbourne negli anni in cui, sostiene la Broken Rites
(l'associazione australiana delle vittime dei preti pedofili), vi era una
"radicata cultura degli abusi sessuali nel clero, come dimostrato dai casi
portati in tribunale negli anni Novanta".
Gerald veniva da una famiglia di forte matrice cattolica, lasciò la scuola a 14
anni e si impiegò come contabile. Fu in quel periodo che prese coscienza
dell'attrazione che provava per i ragazzini. Tuttavia, incoraggiato da un
sacerdote, decise di entrare in seminario. Dopo un periodo di studi tra
Melbourne, Genova e Dublino, fu ordinato sacerdote a Ballarat nel 1961. E,
praticamente da subito, cominciarono gli abusi. Dagli anni Sessanta al 1993,
anno in cui fu arrestato, Ridsdale fu spostato di parrocchia in parrocchia; i
trasferimenti, qualche volta, arrivavano appena dopo qualche settimana dal suo
insediamento. Così per oltre trent'anni.
Gli abusi avvenivano all'interno della chiesa, nel presbiterio (la casa
parrocchiale), nell'auto del sacerdote, in casa delle vittime, durante gite, e
nei giorni festivi con il sacerdote. Molestò un bambino e sua sorella poche ore
dopo il funerale del loro padre. Spesso gli abusi avvenivano durante la
confessione, e Ridsdale provvedeva anche all'assoluzione. Molti reati si sono
verificati prima e dopo la celebrazione della Messa, prima di comunioni,
cerimonie, matrimoni e funerali. Molte delle vittime sono stati chierichetti.
Uno di essi è stato ancora vittima di abusi sessuali presso l'altare, quando la
chiesa era vuota e chiusa, dopo la Messa.
A metà degli anni Sessanta, Ridsdale trascorse un periodo a Mildura, sotto la
supervisione di monsignor John Day, uno dei più feroci pedofili nella storia
della Chiesa. Altri trasferimenti, altre parrocchie, fino ad arrivare, nel 1971,
a Ballarat. Alcune delle vittime denunciarono alla curia gli abusi subiti,
tuttavia non furono presi provvedimenti, se non spedire il sacerdote a fare
qualche seduta di psicoterapia, per poi assegnarlo ad una nuova parrocchia, dove
tutto ricominciava da capo.
Alla fine del 1971, Ridsdale fu assegnato alla parrocchia di San Alipius, come
assistente del parroco. Nel 1973, arrivò un altro sacerdote, padre George Pell.
I due sacerdoti condivisero perfino la casa, per un lungo periodo ed è
assolutamente improbabile che Pell non fosse a conoscenza degli abusi commessi
dal suo collega, soprattutto perchè la scuola parrocchiale (dove anche Ridsdale
insegnava) era un vero e proprio covo di pedofili: padre Robert Best, padre
Edward Dowlan, padre Fitzgerald, padre Stephen Francis Farrell, tutti in seguito
condannati per abusi sessuali.
Il 27 maggio 1993, molte parrocchie e molti abusi dopo, il tribunale di
Melbourne aprì un processo a carico di Ridsdale, per aggressione sessuale ai
danni di nove ragazzi. Il sacerdote fu accompagnato in tribunale e sostenuto da
George Pell, che nel frattempo era divenuto vescovo ausiliario. Non c'erano
invece nè vescovi nè sacerdoti a sostenere le vittime. Ridsdale fu condannato,
ma uscì di prigione dopo appena tre mesi, "sulla parola". Un mese dopo, la
Broken Rites aprì una linea telefonica alla quale potevano rivolgersi le vittime
degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti. L'associazione fu l'anello di
collegamento tra le vittime e la polizia, che riaprì le indagini su Ridsdale.
E, come accade in questi casi, il vescovo Ronald Mulkearns chiese al Papa la
riduzione del sacerdote allo stato laicale, ottenendola immediatamente.
Il 19 gennaio 1994 si aprì il nuovo precesso, ma stavolta non c'era alcun
vescovo a sostenere Ridsdale. Fu condannato a 19 anni di carcere per un numero
impressionante di abusi sessuali. E contestualmente fu aperta una nuova
indagine, denominata Operazione Arcadia, al fine di stabilire le responsabilità
del vescovo Mulkearns. Il rapporto Arcadia stabilì che il vescovo era a
conoscenza delle "molestie" ma non fu in grado di provare che fosse a conoscenza
degli abusi veri e propri, pertanto non fu possibile procedere. Tuttavia il
rapporto Arcadia circolò, e meno di un anno dopo il vescovo si dimise. Al suo
posto fu nominato George Pell.
Il 6 agosto 2006, il tribunale di Melbourne aprì un nuovo procedimento a carico
di Ridsdale, per altri abusi fino ad allora non denunciati. Fu condannato ad
ulteriori 4 anni di carcere. Il giudice Bill White criticò la Chiesa cattolica
per non aver preso seri provvedimenti, dopo aver saputo della condotta di
Ridsdale, e soprattutto per non aver mostrato alcuna compassione per le vittime.
Trasferire Ridsdale di parrocchia in parrocchia aveva solo dato la possibilità,
al sacerdote, di continuare liberamente ad abusare dei bambini.
In una conferenza stampa, il cardinale Pell ha affermato: “Una vita senza Dio e
modelli sbagliati di famiglia, sessualità e matrimonio sono i pericoli da cui
dobbiamo mettere in guardia i giovani”.
Se almeno Ratzinger sapesse scegliere delle compagnie più credibili, forse
qualcuno sarebbe anche disposto a credere alle sue scuse, alle sue esternazioni,
alla sua vergogna. Ma stando le cose così come stanno, non sarebbe meglio stare
zitti?
(25 luglio 2008)