Le affermazioni della religione sono "ciarlatanerie" ?
L'art. 121 del T.U.L.P.S. (Testo Unico Leggi di Pubblica Sicurezza) dice: «
È vietato il mestiere di ciarlatano ». L'art. 231 del relativo regolamento
d'attuazione poi specifica: « Sotto la denominazione di "mestiere di
ciarlatano"... si comprende ogni attività diretta a speculare sull'altrui
credulità o a sfruttare od alimentare l'altrui pregiudizio, come gli indovini,
gli interpreti di sogni, i cartomanti, coloro che esercitano giochi di
sortilegio, incantesimi, esorcismi o millantano o affettano in pubblico grande
valentia nella propria arte o professione o magnificano ricette o specifici, cui
attribuiscono virtù straordinarie o miracolose ».
Il Decreto Legislativo n. 480 del 13 luglio 1994 ha aggravato le sanzioni
previste: «... pagamento di una somma da lire un milione a lire sei milioni»
(art. 3).
- La Circolare Ministero dell'Interno 559/LEG/200.112-bis del 3 ottobre 1994 ha
invitato prefetti, commissari del Governo, questori ecc. ad applicare le
sanzioni previste: «per le infrazioni alle seguenti disposizioni del testo
unico delle leggi di pubblica sicurezza...», tra cui la: «violazione al
divieto di esercizio del mestiere di ciarlatano», e ad ordinare la cessazione
dell'attività.
- La norma in questione nel '94 è stata ribadita dal TAR Umbria e dalla Corte di
Cassazione (sent. 5582): «L'attività di "mago"... giuridicamente si inquadra
nel mestiere di "ciarlatano", espressamente vietato dall'art. 121 ultimo comma
T.U.L.P.S.».
- Nel '95 È stata avvalorata anche dall'Autorita' Antitrust.
Questa definizione di ciarlatano e questa formulazione legale mi
piacciono, poiché mi sembrano esaustive e adatte ad essere applicate ai fenomeni
di cui si occupa il cicap. Rileggendole, soprattutto quando si parla di "...
ogni attività diretta a speculare sull'altrui credulità o a sfruttare od
alimentare l'altrui pregiudizio..." qualcuno può spiegare come e perché le
religioni (riconosciute e non) e i loro sacerdoti possono esserne esclusi?
Massimo Albertin [forum del cicap, 29 gennaio 2005]
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Il dibattito sembra aperto. Io, da ateo, ma anche come libero animale pensante, non posso ignorare la forte analogia fra incutere (e fin da neonati!) la certezza dogmatica che esiste un dio onnipotente e invisibile, e prospettare a un cliente babbeo l'incombere della malasorte.
In entrambi i casi, è assai palese che "si specula sull'altrui credulità", e che si parli di "sortilegio" sia nel caso di una entità addetta alla sorveglianza delle proprie creature sia nel caso di meccanismi occupati a distribuire e decidere sorti e destini di quelle stesse creature.
Non a caso, quasi sempre maghi, cartomanti e indovini mischiano simboli e idee religiose a simboli e idee di più generica "paranormalità": ciascuno dei due àmbiti rafforza l'altro, e il risultato simbiotico è assai più efficace.