
Ci tengono in un continuo stato di paura.
Chi? I Poteri sociali, le Autorità, (Totò avrebbe detto "i marescialli") quelli che in un modo o nell'altro sovrastano tutti noi individui e lo fanno con il ragionevole argomento del far funzionare il "sistema". Ma dove finisce l'esigenza di far funzionare il mondo e comincia invece il sadico piacere di infierire sugl'altri, di sottometterli, di godere delle loro paure, di approfittarne per imporre a tutti il proprio modello di esistenza?
È un atroce problema. Quanta di questa paura è fondata?
La scuola, come pensano molti, è una palestra di regole. Ma dietro l'impalcatura delle regole c'è anche un feroce, costante sistema di paure. Lo studente "deve" temere i ritardi, le assenze, le interrogazioni, gli esami, la disciplina, il "dialogo educativo" (...); e ovviamente le punizioni che gli pendono sulla testa; che avranno un'ìndole formativa, ma rimangono soprattutto un "prezzo".
Tutto ciò che fa lo studente è monitorato, spiato, annotato, censurato, giudicato. Quale insegnamento si può mai trarre da una tale congerie di violenze, non si capisce.
Ci possiamo interrogare sul ruolo che gioca l'Autorità (in questo caso i professori e la presidenza): quello onesto e razionale, finalizzato al mantenimento sereno della piccola società-scuola, oppure quello di soddisfare la libido malata dell'autoritarismo finalizzato a imporre il proprio concetto di convivenza?
In scuola si apprende come comportarsi in società, ma si apprende anche come si dovrà aver paura in società.
Dovunque non vediamo altro che situazioni che ci ghermiscono. In famiglia, sul lavoro, perfino in chiesa, dove nessuno ci risparmia un dio sessuofobico, tanatofilo, vendicativo, ricattatore. Ci "minaccia" (metaforicamente) la magistratura che vigila su una normalità che spesso non coincide con la nostra normalità.
Paure ancora "naturali", visto il modello di esistenza condiviso. Ma ecco i mass media che amplificano le paure fino a rendersene responsabili diretti. Sono loro i veri astuti terroristi...
Compriamo un qualunque quotidiano, guardiamo un qualunque notiziario televisivo: lì ci troviamo concentrata la più feroce Paura. Paura su tutto e di tutto. I toni allarmistici e drammatizzati sono la prassi. Domani dovrebbe piovere? È "allarme maltempo". Ammazzano due persone? È "strage". C'è un incidente? Si sottolinea quanti bambini sono morti o feriti. Per non parlare dei rischi di cui ci da particolareggiato conto chiunque abbia la possibilità di abbaiare in pubblico: dall'obesità alle cinture di sicurezza, dalla tintarella ai tumori del seno, dai maghi truffatori allo sfruttamento dei minori. Il risultato è che la gente detta "normale" (qualità voluta e imposta dai Poteri) non è quella ligia alle leggi e civilmente educata! La gente è normale solo perché è ingessata nel terrore. E, d'altro canto, chi commette reati forse non lo fa più per mera delinquenza ma spinto da una ribellione, da un'esasperazione, per esprimere il proprio modo di dire basta all'oppressione di regole caotiche, inutilmente censorie e deturpanti la libertà.
Oramai nella gente non c'è più una sola sensibilità da sfruttare. Fino agli anni Ottanta hanno fatto presa sulla sensibilità pubblica pochi argomenti di cronaca. Temi offerti e accettati senza grasso aggiunto, senza pathos improvvisato, senza sovrabbondanze pretestuose.
Oggi invece sembra che tutto possa o debba colpire una fragilità emotiva del pubblico che si vuole enorme e sacralizzata: le emorroidi dei ballerini sono equiparate alla strage dello tsunami, gli inestetismi della cellulite devono incutere lo stesso orrore sanitario dell'aids, le vicende giudiziarie del capo del governo devono preoccuparci quanto il processo ai moderni criminali di guerra. La cronaca nera dilaga e assolutizza l'esistenza, tutto è interesse "nero": non più solo l'omicidio, ma la più piccola rapina, il furtarello, la truffa, la miniviolenza, la molestia isolata, lo sfruttamento generico. Si sono creati addirittura nuovi reati, come quelli legati a internet, che producono nuova linfa vitale per i professionisti della paura, degli horror-makers, dei registi della società ansiogena. La delinquenza non è statisticamente aumentata (in alcuni casi è pure diminuita) né incrudelita ma, come in una visione apocalittica, si vuole che appaia incontenibile e aggressiva "grazie" alla presenza privilegiata che ha sui mass media.
Ma c'è di più e di peggio. C'è il forte sospetto che la crisi della sicurezza pubblica sia un serbatoio comodo e inesauribile di convenienza dei Poteri: più reati significano più finanziamenti e più primi piani di questo e quel personaggio, partito, organizzazione, associazione. La "lotta alla criminalità" scatena sovvenzioni economiche e procura pubblicità indotta a una miriade di parassiti: dagli psichiatri spiega-tutto ai moralizzatori castranti, dai presentatoruncoli tv ai preti salva-qualcosa. Le leggi contenitive e repressive hanno bisogno di opportuni padrini, i quali puntualmente possono scatenarsi solo grazie alla esasperata drammatizzazione della realtà.
E poi c'è la "lotta all'abominio" che in Italia conduce la Chiesa cattolica in perfetta simmetria con quella alla criminalità. Anzi, le due fazioni tendono a fondersi in un'Idra sinergica e mostruosa. L'aborto è un peccato diabolico? Gli fa eco la legge che lo proibisce. Gli anticoncezionali sono immorali? Stop dei magistrati alle sperimentazioni. La pornografia non rientra nel cattolicesimo sessuofobo? Via a un pacchetto di lèggi contro molte delle sue espressioni. La famiglia è sacra? Il legislatore tuona contro i pacs. Il crocifisso viene innestato dappertutto alla faccia della laicità? Silenzio tombale dei tutori di quella stessa laicità.
E i cittadini? Ai cittadini non resta che subìre l'ondata ciclica dei terrori che puntualmente preludono a nuove leggi e regole sociali sempre meno permissive e sempre più ispirate dai tabù. Come in una indecente ma efficientissima campagna pubblicitaria, qualcuno inizia a sparare numeri e cifre allarmanti, gli subentrano i tuttologi che bombardano anatemi dalla tv e dai giornali, infine entra in scena il politico di turno che si dichiara pronto a raccogliere la nuova ansia e a porvi rimedio con una legge che ovviamente porta il suo nome e la firma del suo partito. E avanti con la prossima paura.
Un rutilare di paure che ha dell'incredibile. Un continuum inarrestabile. Ma perché vogliono che abbiamo paura?
La risposta è semplice e terribile: per tenerci in pugno, per non farci troppo belare. Non c'è altra spiegazione. Una paura è più efficiente di un convincimento. È più immediata, più sbrigativa di un'educazione ai diritti e ai doveri. Una paura è più "sicura" delle libertà di cui abbiamo eredità naturale in quanto Uomini. Una paura garantisce meglio il Sistema che non l'autonomia del pensiero. Una paura è vicina di casa del pensiero-unico, dunque assai gradita a chi ha necessità che non si pensi.
Tutta la base della convivenza sociale sta diventando nulla più che un colossale deterrente. Non siamo stati capaci di darci una società libertaria ed evoluta; i tentativi, come quelli del "maggio francese", sono stati illusori e poi stracciati dalle sirene del benessere capitalistico; le utopie anarchiche vengono sistematicamente emarginate o perseguitate; il Pensiero "decentrato" è, a seconda dei casi, sottostimato, disprezzato o criminalizzato. Ed ecco che è potuta nascere la società dei divieti e delle briglie, la società in cui si deve avere paura per non pensarla diversamente, per non uscire dal gregge, per non costituire un pericolo per la poltiglia di normalità che "loro" hanno voluto e che noi abbiamo accettato.
Saremo capaci di "guarire"? Non lo so. Ma temo che la domanda più reale sia: ci permetteranno di guarire?
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dal 5/2/06