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Belgio: se uccidi il tuo violentatore

non fa niente, vieni assolto

Da l'Unità online, 20 ottobre 2006

Ha stupito tutti l´assoluzione di David Bouchat, 26 anni, che nel dicembre del 2004 ha accoltellato Christian Malot, 59 anni, suo violentatore e padrino di battesimo, e la moglie di lui , Andree Vandend Bossche, di 61 anni. All´omicidio, avvenuto a Heikruis una località fiamminga poco distante da Bruxelles, ha partecipato anche un amico di David, Sebastien Leonard, di 29 anni.

L´assoluzione di Bouchat e Leonard è stata chiesta dalla stessa pubblica accusa, che ha poi puntato il dito contro la Magistratura belga, che aveva ignorato alcune denunce fatte dal ragazzo anni dopo. L'accusa se l'è presa anche con la famiglia del ragazzo, che pur sapendo, scelse di non fare niente. Il pm, Luc De Vidts, ha però poi chiesto che Leonard sia processato per l´omicidio della donna, alla quale avrebbe inflitto le coltellate mortali.

I fatti, così come sono stati ricostruiti in tribunale, riportano alle cronache dopo circa 20 anni una brutta storia belga di pedofilia, in cui un ragazzino veniva ripetutamente violentato dal suo padrino di battesimo, a volte persino di fronte alla moglie di lui, che ha sempre preferito tacere.

I due ragazzi furono fermati dopo il ritrovamento dei corpi carbonizzati dei due coniugi, uccisi a coltellate prima che la loro casa fosse data alle fiamme. Non fu difficile per gli inquirenti scoprire che Malot era una loro vecchia conoscenza perché oggetto, a più riprese, di numerose denunce per pedofilia presentate da David, quando da grande aveva trovato il coraggio di parlare degli abusi subiti. Ma la magistratura non aveva preso in considerazione quelle denunce arrivate molto tempo dopo il reato, caduto ormai in prescrizione.

«Quest'omicidio – ha sostenuto De Vidts rivolgendosi ai giurati - non ci sarebbe stato, se Bouchat non avesse subito da bambino, le violenze sessuali inflittegli da Malot. Il violentatore è l'accusato, che non si trova davanti a voi, che, invece, dovete giudicare la sua vittima».

Il magistrato ha poi attaccato gli inquirenti, che «non potevano non sapere chi fosse Christian Malot: questo ha reso possibile che David Bouchat si recasse da lui, quell'11 dicembre 2004, per chiedergli conto di quello che aveva fatto. Io non posso, in coscienza - ha concluso il pm - né accettare, né capire e per questo intendo ristabilire la giustizia». Bouchat, secondo la pubblica accusa, era al momento dell' omicidio, «sotto l'effetto di una forza irresistibile, assolutrice del crimine: Malot non voleva riconoscere i suoi misfatti e trattava il suo figlioccio come un bugiardo».

L´assoluzione di Bouchat arriva nel giorno del decimo anniversario della «marcia bianca» di Bruxelles dove il 20 ottobre 1996 oltre 300mila belgi scesero per strada per rendere omaggio ai bambini violentati o scomparsi. Alla testa del corteo c´erano i genitori delle vittime del mostro di Marcinelle, Marc Dutroux.

Il mio commento

Non so se accettare o rifiutare un episodio del genere. Accettarlo per l'estrema innovazione che propone sui temi della giustizia. O rifiutarlo perché per la prima volta - a mia memoria - viene meno una certezza finora assoluta ed eterna che è: un reato si paga.

In tutti i casi, l'episodio belga innesca una riflessione: la condanna è opinabile?, la punizione dipende dal motivo? Se passa questo principio, ognuno di noi potrebbe trovare un modo per sottrarsi in parte o totalmente alla pena giudiziaria. Penso agli stupratori, che possono dire di essere stati provocati a tal punto da non poter resistere. Penso ai corrotti e ai corruttori, che rivendicherebbero la "normalità" del sistema in cui agiscono...

Ma... non ha un'eco conosciuta questa mia riflessione? Non è giù successo che nei tribunali i violentatori venivano assolti perché "dimostravano" che la violentata era un po' troppo "puttana"? E non s'è già sentita la manfrina del "tutti fanno così" durante l'italianissimo scandalo di Mani pulite?

Io sono tutt'altro che forcaiolo: per me la stessa carcerazione è, oltre che inutile se non peggiorativa, soprattutto un sistema fallace e arcaico da superare (vedi). Ma ritengo che non si possa (ancora) giustificare così facilmente e ufficialmente un delitto come l'omicidio. È una logica che persiste solo in guerra, dove ammazzare il nemico non solo è consentito ma è approvato. Lì l'argomento è "la vittoria" della propria Patria, un argomento pomposo di cui personalmente farei volentieri a meno. Ma nella vita civile, qual è l'argomento di giustizia che annulla la colpa di una persona che uccide un'altra persona?

Nel caso belga, la vittima uccide il carnefice. Ma lo uccide dopo vent'anni, e con una efferatezza ingiustificabile. Non si tratta di un bambino che, per difendersi dal bruto mentre cerca di violentarlo, gli procura la morte. No. Qui si tratta di una vendetta premeditata e attuata con un cinismo forse superiore alla brutalità che espresse l'aguzzino.

A mio parere, la legge del taglione è prevalsa. Non c'è molto da aggiungere. Ma allora deve essere una legge valida per tutti e per sempre: altrimenti la prossima volta che io scarico illegalmente mp3 da internet e ho buoni motivi (mi piace assai un cantante, ero depresso e avevo urgente bisogno di musica, non avevo trovato quel brano sui circuiti legali, mi sono sbagliato volevo scaricare tutt'altro...) non voglio vedermi la finanza in casa ! Né merito di essere denunciato se rubo al supermercato a causa della mia irriducibile cleptomania, o se picchio un prete sotto l'influenza del mio convinto anticlericalismo.

Seguendo l'altro versante logico, come sarebbe evoluta una giustizia che avesse rinunciato all'ottusità dell'assolutismo (tutti i reati vanno perseguiti sempre) in cambio di una valutazione razionale, e non di principio, dei fatti ! Quanti innocenti e pseudo-colpevoli eviterebbero di finire sotto le sue grinfie ! Molti delitti oggi non hanno neppure la possibilità di essere argomentati; la formazione della prova giudiziaria quasi non tiene in nessun conto dei motivi dell'imputato, soprattutto quando il reato si muove nella dimensione di una "morale di stato". I motivi dell'imputato sono pretesti, scuse, bugie, scappatoie difensive, inganni. Eppure, spesso, "le prove" accusatorie sono soltanto indizi, forzature argomentative, sillogismi artificiosi. Le sentenze possono nascere ben prima dell'espressione di un giudice e ben lontana da ogni aula di tribunale. Le sentenze peggiori sono quelle arroccate nei pregiudizi della gente, degli apriori che abbiamo sui temi della sicurezza, della legalità, del bene e del male. Se in Belgio si può evitare una condanna per (efferato) omicidio, nel resto del mondo, e specialmente in Italia, si va in galera per aver rubato un bacio all'avvenente collega, per aver irriso una divinità o il suo rappresentate terreno, per aver pensato qualcosa di libero che quasi sempre confligge con lo Stato censorio.

Alcuni di noi sono dei pericolosi sovversivi. Che mai ucciderebbero una persona solo per antica vendetta; purtuttavia fanno un danno incommensurabile alla società gretta e ipocrita che li contiene: le indica le sue profonde contraddizioni. E solo per questo terribile reato, alcuni di noi meriterebbero altro che la galera: la partecipazione a un reality show...

                Calogero