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Messori giustifica la pedofilia pretesca ?

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Vittorio Messori, giornalista e scrittore "di corte" del cattolicesimo, coautore dei libri di ben due papi, Wojtyla e Ratzinger (vedi un profilo su wikipedia), ha rilasciato un'intervista a La Stampa pubblicata l'11 agosto 2007 (scarica la pagina in pdf) intitolata "Il problema?, troppi gay nei seminari".

In tale intervista, Messori condivide tranquillamente che un uomo di Chiesa ogni tanto tocchi "qualche ragazzo" se poi ne salva a migliaia. Dopo aver ricordato che molti santi e beati della Chiesa erano psicopatici affetti da gravi turbe sessuali (don Giovanni Calabria, uno per tutti), Messori si è spinto a dichiarare che la pedofilia è, secondo un certo «realismo della Chiesa», nient'altro che un'ipocrita invenzione. Motivo? La linea di demarcazione tra l'adulto e il bambino è sempre convenzionale, non c'è nessuna sostanziale differenza tra un rapporto omosessuale consensuale tra due adulti e quello di un adulto con un bambino.

Secondo un articolo "di risposta" del giornalista Antonio Scurati sullo stesso quotidiano, l'aberrante argomentazione di Messori mira a scagionare preventivamente un prete come don Gelmini dalle accuse di molestie sessuali. Non dichiarandolo innocente, ma ritenendolo esente dalla legge penale e morale anche se colpevole. La sua presunta «santità», infatti, lo collocherebbe in uno stato d'eccezione sottratto alla giurisdizione umana. Questa concezione è molto radicata nella tradizione cristiano-cattolica e, più in generale, nell'antropologia del sacro. L'uomo di Chiesa, giacché prende a modello il santo, non sarebbe più un uomo in mezzo ad altri uomini, ma un uomo che, aspirando alla santità, si ritiene al di sopra di ogni moralità. E, talora, perfino della legalità.

 

A mio parere, Messori non sbaglia; se lo facesse, sarebbe scemo, e non lo è. A mio parere ha voluto dire le cose che ha detto; sul perché le abbia dette non sono sicuro. Scurati dice per difendere i preti pedofili, io penso ad altro, ed è semmai anche più grave. Messori potrebbe far parte di una nuova ideologia / filosofia che, a partire dalla Chiesa cattolica (che considera sì la pedoflia peccato mortale, ma a chiacchiere), vorrebbe recuperare la pedofilia alla normalità. Non dimentichiamo che l'abominio peggiore per i cattolici rimane l'omosessualità; dei possibili protagonisti dell'odiata sessualità, solo i bambini - prediletti da Gesù tanto che li voleva a sé (Marco 10,14-16; Matteo 19,14-15; Luca 18,16-17) - sono considerati puri e innocenti, in mezzo a donne inferiori e dannate e a uomini viziosi e corrotti. Cosicché, la tesi portata potrebbe essere che il contatto con un bambino purifichi in qualche modo l'uomo...

Ma c'è sostanza sia in questa ipotesi sia nelle affermazioni di Messori.

Il Diritto Canonico (cui sono soggetti i sacerdoti) prevede una normativa specifica definita Crimen Sollicitationis che non è pubblicata insieme al resto delle leggi della Chiesa. In base a queste disposizioni, quando si registra un’ipotesi di reato contemplata, nella diocesi interessata si insedia un tribunale presieduto dal vescovo e composto di soli sacerdoti esperti di diritto canonico (non di avvocati rotali laici). Le sedute sono a porte chiuse e gli atti del processo secretati. Il secondo grado (l' “appello”) è presso l’ex-Santo Uffizio a Roma. Se vi è confessione o provata colpevolezza, è previsto il trasferimento del colpevole ad altra parrocchia o ad altra mansione non sacerdotale, equivalente a una sospensione a divinis evitata formalmente. Per la dottrina la pedofilia è un peccato mortale, che può essere perdonato con il sacramento della confessione, senza l’obbligo di istruire un tribunale ecclesiastico, con la conseguente scarsa informazione nelle diocesi ed il difficile controllo da parte degli alti prelati.
L’assurdità è che si è affermato il principio secondo cui il diritto canonico è indipendente dal diritto penale degli Stati in cui è compiuto il reato: il tribunale laico statale non ha il diritto e normalmente non chiede al colpevole di denunciarsi (costituirsi) e subire anche un processo da parte dello Stato. Gli Stati laici riconoscono l’autonomia del diritto canonico come la legittimità del segreto confessionale e non sottopongono a processo quanti (sacerdoti e vescovi) erano a conoscenza di pedofilia o altri reati penali e non li hanno denunciati. Analogamente chi ha commesso l’atto di pedofilia, non subirà ulteriori sanzioni per aver subito un processo canonico, senza essersi costituito presso l’autorità statale. Né lo Stato pretende provvedimenti nei confronti del reo da parte dell’autorità ecclesiastica nel caso in cui abbiamo confermato in via definitiva (con sentenza di Cassazione) l’esistenza del reato e della colpa.
Che senso ha tutto ciò, considerando che il codice penale italiano punisce la pedofilia con il carcere a regime duro (art.41 bis)?
Non si tratta di un’insopportabile rinuncia alla sovranità nazionale?