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Pensieri atei

di Mattia Fabbri

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Mattia Fabbri è un filosofo ateo che scrive anche su " Axteismo, No alla chiesa, no alle religioni Movimento Internazionale di Libero Pensiero ". Il 6 luglio 2006 ha postato sulla relativa mailing-lista questa lettera in cui riflette e propone riflessioni intorno ad alcune illogicità del pensiero credente. Ho adattato lo scritto - senza svilirne il senso - e l'ho corredato di mie "osservazioni"; buona lettura.

 

@ dell'autore Reperibile sul sito/fonte http://nochiesa.blogspot.com
Info su Axteismo axteismo@yahoo.it   tel. +39 3393188116
Dello stesso autore, qui

Pensieri filosofici sulla teodicea

Riflessioni atee

Per approfondire e completare, qui:

Il disegno intelligente

Lo scienziato e l'esistenza di dio (P. Odifreddi)

Il conflitto cristianesimo / razionalità (P. Odifreddi)

L'universo olografico

Le affermazioni religiose sono ciarlatanerie?

L'universo allontana o avvicina a dio?

La "causa Prima"

 

 

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"Neppure facendo appello alle più storte o meschine teorie del bene che siano mai state inventate dal fanatismo religioso o filosofico, si può far rassomigliare il governo della natura all'opera di un essere che sia ad un tempo buono ed onnipotente."
J. S. Mill, Saggi sulla religione

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Il male fisico e la sofferenza in molti casi non dipendono affatto dal volere umano: i terremoti e le eruzioni vulcaniche, ad esempio, non hanno niente a che vedere con il libero arbitrio umano, eppure mietono migliaia di vittime, tra cui anche bambini innocenti. Rispondere che il male fisico dipende unicamente dalle leggi fisiche è assurdo, se si parte dalla premessa che tali leggi sono state create (e quindi volute così come sono) da dio.

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IL PROBLEMA DEL PECCATO ORIGINALE:
Perché l'uomo è malvagio? Per via del peccato originale.
Perché ha commesso il peccato originale? Perché è malvagio.
Ecco una tautologia o ragionamento circolare, ossia un ragionamento che non dice nulla.

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Spiegare il male ricorrendo all'argomento del libero arbitrio è insopportabilmente semplicistico e grossolano, in quanto equivale a limitarsi a dire che l'uomo fa il male perché è libero di farlo. Prima di mangiare del frutto proibito, Adamo ed Eva non potevano sapere se l'ordine dato loro da dio era buono; infatti, solamente dopo aver mangiato tale frutto hanno appreso la distinzione tra il bene e il male. Perché allora punirli per una colpa della quale non avevano nessuna consapevolezza?

Interessante spunto, questo sulla consapevolezza di Adamo ed Eva. Benché figure del tutto inventate e scientificamente impossibili, esse rappresentano ugualmente bene le molte contraddizioni che la Chiesa per secoli ha potuto imporre solo grazie all'ignoranza della gente e ai veti sulle speculazioni filosofiche "eretiche" (e ha potuto e può farle accettare solo con l'abominio della "fede"). Secondo la favola, dunque, Adamo avverte Eva che mangiare la mela (che, ricordo, significa "accedere alla conoscenza"...e vorrei che si riflettesse su un dio che impedisce di conoscere) è male: ma come poteva sapere, il povero primo uomo cos'era il male e il bene se ne avrebbe avuto le capacità soltanto dopo aver mangiato il frutto (non a caso) proibito?  

 

Inoltre, chi accetta l'esistenza del libero arbitrio deve, per contro, rinunciare all'argomento della "causa prima" (che molti filosofi hanno dimostrato essere fallace) per dimostrare l’esistenza di dio: infatti se, come assume tale pseudo-argomento, tutto (ad eccezione di dio) deve avere una causa, allora non è possibile non applicare il principio di causalità anche alla volontà umana.

Insomma: i credenti monoteisti pensano che un dio sia la causa "iniziale" di tutto; quindi, essi deducono, va bene che la scienza spieghi le cose ciascuna con la sua causa (esempio: l'universo è nato a causa dell' "esplosione" del Big Bang) ma alla fine della catena, all'origine di tutte le cose, c'è sempre e solo dio: il Big Bang l'ha voluto dio...

 

E’ chiaro però che una volontà senza libertà, in quanto costretta da determinate cause a volere quello che vuole, non può essere imputabile di nessun peccato. Il concetto di peccato, infatti, si fonda sul presupposto del libero arbitrio.
E senza il peccato (originale o attuale che sia) non vi può essere nessuna redenzione e nessun redentore. E, tanto meno, nessun ministro di dio che pretenda di rimettere i peccati in sua vece (circa il bisogno vitale che i sacerdoti hanno del peccato per poter mantenere potere e privilegi, cfr. quanto afferma Nietzsche nell’Anticristo).

Una sola osservazione: perché mai un ipotetico peccato commesso all'inizio dei tempi, dovrebbe marchiare tutto il genere umano e per sempre... salvo battezzarsi? Non è una evidente truffa costruita apposta per rendere necessario il battesimo e quindi l'appartenenza ufficiale e irrisolvibile alla comunità cristiana?

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IL PROBLEMA DELL’ONNISCIENZA:
Se dio è onnisciente, deve conoscere anche tutto quello che sarebbe accaduto in mondi alternativi al nostro, nel caso avesse scelto di crearli.
Questo significa che conoscerebbe tutti gli accadimenti di questo mondo anche nel caso avesse deciso di non crearlo.
Perché allora l'ha creato, dato che era al corrente di tutti i mali e le sofferenze che si sarebbero verificati?

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"Non c'è cavillo di sofista, non c'è sottigliezza di teologo che possa smentire la veridicità di questa affermazione: il male non esisterebbe se dio non avesse creato gli agenti del male, pur sapendo che lo avrebbero commesso". Dario Bernazza, La soluzione del problema dio.

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Se, come sostengono i dialettici, bene e male sono inscindibili in quanto l'uno permette di individuare e definire l'altro, allora ne consegue che dio, il bene supremo, non può non implicare il male, pena la sua inesistenza o (il che è lo stesso) il suo non-essere-il-bene. Ergo, ne consegue che dio non è onnipotente.

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"Se io mettessi al mondo un figlio, sapendo che questi diventerà un maniaco omicida, sarei io il responsabile dei suoi crimini. Se dio creò l'uomo conoscendo i peccati che avrebbe commesso, dio è il responsabile di quei peccati e delle loro conseguenze". B. Russell, Perché non sono cristiano.

Insomma, la cosa fa acqua da tutte le parti! Questa pretesa onniscienza che il clero ha voluto accreditare al suo dio per esaltarne lo spessore "politico", s'è rivelata una grossa e controproducente bufala.  D'accordo, con la fede si crede pure all'asino che vola: ma insomma!

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CONTRO IL LIBERO ARBITRIO:
Se sono stato creato da un essere superiore, anche la mia volontà è il risultato di tale creazione. Dire che la volontà è stata creata equivale ad ammettere che è il prodotto della volontà di un altro. In quanto prodotto, la volontà creata non può agire diversamente da come disposto dalla volontà creatrice. Come può allora essere autonoma, e in che senso lo sarebbe?

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CONTRADDIZIONE TRA INFINITA' DI DIO E CREAZIONE

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Premessa maggiore:
Non può esistere un "esterno" o un "al di fuori" rispetto all'infinito, Perché altrimenti l'infinito sarebbe de-limitato (e quindi de-finito) da tale "al di fuori"; il che è manifestamente assurdo.

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Premessa minore:
La creazione, non potendosi identificare con il creatore (Perché altrimenti avrebbe contraddittoriamente preceduto la sua stessa esistenza) e in quanto attuata ex nihilo, è esterna a dio, così come quest'ultimo, in quanto creatore, è esterno alla sua creazione.

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Conclusioni:
a) Dio, se viene inteso come creatore, non può essere infinito.
b) Se invece è infinito, non può creare alcunché.

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DA TALI INFALLIBILI CONCLUSIONI SI PUO' DERIVARE QUANTO SEGUE:

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Accettiamo come valida la conclusione a), ovvero la non-infinità di dio, e vediamo dove ci porta. Avremo che:

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1) Se dio non è infinito, non può avere attributi o qualità infinite.
2) Se i suoi attributi sono finiti, allora anche la sua potenza deve essere finita.
3) Se la sua potenza è finita, non può essere onni-potente
4) Se non è onnipotente, non può violare il principio per cui ex nihilo nihil fit ( = nulla si crea dal nulla).

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È evidente che l'atto della creazione risulta impossibile anche assumendo la non-infinità di dio.

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Consideriamo ora la conclusione b), concernente l'infinità di dio e la conseguente impossibilità di creare (ovvero di dare vita a qualcosa di esterno che non limiti tale infinità).
Avremo due opzioni:

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1) Il mondo è dio nella sua interezza (deus sive natura).
2) Il mondo è una parte di dio.

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Nella 1) il mondo viene infinitizzato in dio e diventa un suo semplice sinonimo. Questa concezione è, tuttavia, in linea con quella atea, Perché se tutto è dio, nulla e nessuno può essere dio per qualcun altro. Nel deus sive natura, così come in qualsiasi filosofia ateistica, non c'è alcun posto per un essere trascendente.

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Nella 2) il mondo non è altro che una determinazione limitata di dio. Ma anche qui la sostanza del discorso non cambia: se "una parte di dio" può essere conosciuta e studiata per mezzo di strumenti scientifici, sembra ragionevole supporre che, almeno in linea teorica, ciò sia possibile anche per quella "rimanente parte di dio" che tuttora sfugge alla nostra osservazione; e questo per il fatto che non c'è alcun fossato a separare dio e il mondo, quando il secondo venga inteso come semplice parte, anziché come creazione, del primo.
Anche in questo caso vale dunque il deus sive natura: se ciò che si identifica con "dio" può essere raggiungibile, anche solo teoricamente, dalla conoscenza scientifica, dio non può essere niente di diverso dalla natura.

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INFINE: Se per infinità di dio si vuole intendere (come fanno molti teologi) la semplice "assenza di estensione e di durata", allora sarà più appropriato definire dio come "onni-assente" anziché come onni-presente, Perché tutto ciò che cade sotto la nostra esperienza è fatto di estensione e di durata: l'universo spazio-temporale!