| Dal Gazzettino Massimo Fini PER CHI PIANGONO LE MADONNINE Assistevo l'altra sera alla trasmissione che Bruno Vespa ha dedicato alla Madonnina di Civitavecchia che, a quanto pare, piange lacrime di sangue. Un docente di mariologia ha fatto notare come negli ultimi due secoli siano molte le apparizioni della Madonna certificate, come autentiche, dalla Chiesa. Infinite sono poi quelle non certificate. Ciò mi portava a riflettere come il culto della Madonna sia oggi più diffuso e sentito quello di Dio e lo stia, in qualche modo, sostituendo. Come mai? Il fenomeno non è nuovo. In realtà noi, nel mondo cristiano o in quel che ne resta, stiamo ripercorrendo un percorso che è stato di tutte le religioni primitive. Mirco Eliade ha documentato come in tutte le religioni primitive vi sia all'inizio un Essere Supremo, uranico, che sta cioè nel Cielo, il quale ha creato il mondo e gli uomini e ha dettato loro le leggi fondamentali. In molti casi si occupò della prima parte della Creazione affidando il completamento dell'opera a un suo semiurgo. Caratteristica di questo Essere Supremo originario uranico e celeste, è di essere lontano in modo siderale dagli uomini e sostanzialmente indifferente alla loro sorte. Insomma un Dio parecchio passivo. ("Deus otiosus"). I primitivi risposero all'indifferenza dell'Essere Supremo ripagandolo della stessa moneta, a poco a poco dimenticandolo e sostituendolo con divinità più domestiche, più vicine che potessero in qualche modo soddisfare meglio le innumerevoli esigenze religiose e vitali della comunità e dell'individuo. Mi pare che la stessa cosa stia avvenendo nel mondo cristiano. Dio è lontanissimo. Il suo silenzio è impressionante. Dopo la Shoah e altre nefandezze lo si comincia a guardare addirittura con sospetto visto che pur essendo onnipotente e, si dice, buono permette al Male, al dolore e alla sofferenza di scorrazzare indisturbati per il mondo in quantità industriali. Il suo culto si va quindi affievolendo. Oltretutto Dio non è raffigurabile, a meno di non ricorrere alle patetiche immagini antropomorfe di certi dipinti del Medioevo o del Rinascimento che alla sensibilità moderna risultano piuttosto ridicole (che Dio abbia creato quell'essere ripugnante che è l'uomo a sua immagine e somiglianza è cosa che fa sorridere per la sua ingenuità, caso mai è stato l'uomo a creare Dio "a sua immagine e somiglianza", per sentirsi un po' meno solo nella tragedia dell'esistenza). La Madonna è invece più concreta e vicina. È una donna realmente esistita - o almeno lo si crede - e quindi può essere raffigurata, rappresentata, in immagini, dipinti, statuette, medagliette e quindi culturalizzata e da essa si possono impetrare grazie, per la nostra esistenza quotidiana, che non si oserebbero chiedere al lontanissimo e indifferente Dio. Eppure anche in questo culto mariano mi pare che l'uomo moderno riveli la propria incapacità a uscire dalla materialità. Mentre i primitivi, una volta messo in disparte l'indifferente Essere Supremo, dedicandogli un culto molto saltuario o addirittura, come gli Andemanensi, nessun culto, più che creare un Pantheon minore si dedicarono a spiritualizzare la materia, ad animarla, e soprattutto la Natura che li circondava (la foresta, il bush, non è la somma degli alberi che la compongono ma un'entità con una sua identità), noi chiediamo alla Madonna dei segni materiali, concreti, della sua presenza. Deve piangere lacrime possibilmente di sangue, guarire gli ammalati attraverso il lavacro nell'acqua santa, promettere di rivelarci segreti che una volta disvelati mostrano di essere, come quelli di Fatima, molto mondani. Se c'è un'epoca irrimediabilmente lontana dalla metafisica è quella che stiamo vivendo. La filosofia ha rinunciato da tempo a rispondere alle grandi domande sull'essere (quella che irrideva Pazzaglia: "chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?") e si è ridotta, per dirla con Salvatore Veca, a "dilosofia pubblica" che si occupa di sistematizzare i diritti e le istituzioni. In quanto alla religione cristiana, nel tracollo che la sta travolgendo, ha bisogno di statuette che piangono lacrime di sangue e parlino, attraverso i suoi ventriloqui, in romanesco. Siamo noi, oggi, i veri totemisti. |