PIANO ANTICRIMINE
Nota: nella pubblicazione, la lettera è stata accorciata (manca la parte di testa) e cambiata nel finale.
Sulla sicurezza a Napoli in questi
giorni vorrei tentare un giudizio da cittadino e da uomo di scuola.
Innanzitutto, la repressione messa in campo dal sindaco e dal prefetto mi sembra
inefficiente. Proprio stamattina, in pieno ferragosto, girando in macchina per
la città, quanto meno dalle 11 elle 13 e sulle direttrici via Foria-via
Roma-porto-riviera di Chiaia e ritorno, non ho visto nessun presidio di rilievo,
anzi, forse ancor meno divise che in altri giorni. Se non è il 15 il giorno
clou, qual è?
Riguardo la prevenzione delle cosiddette baby-gang, e che vogliamo farla in
Questura? Quei ragazzi e ragazzini che scippano e prendono a cazzotti i turisti
per rapinarli probabilmente sono gli studenti delle nostre scuole: studenti
falliti, che hanno abbandonato, che non l'hanno mai vista, o che ancora le
frequentano ma da annoiati spettatori.
Sono pure i figli delle famiglie che noi prof conosciamo bene: famiglie insicure
sul dafarsi, spaventate dalle proprie responsabilità, arrese al futuro oscuro
dei loro pargoli. E quanti sono gli scippatori che frequentano parrocchie e
comitive come bravi normali ragazzi? E quanti sono i delinquenti del week-end
morigerati moralisti da lunedì a venerdì?
Quel che voglio dire, a me stesso e al sindaco, è che il problema della
delinquenza non si risolve con l'indignazione pubblica e le minacce di
militarizzazione. Non possiamo pretendere di mutare, con le leggi e con
l'imposizione, una serie di vite che di quelle leggi non si cura affatto. Io lo
vedo a scuola: tentiamo l'impossibile, ma sono pur sempre poche ore a fronte di
tutta una giornata in cui il ragazzo ritorna nel guado dei modelli opposti a
quelli forniti a scuola, in cui ritorna a frequentare gente, compresi i parenti,
per le quali c'è solo una vita votata al possesso: delle cose, delle femmine,
dell'anarchia, del quartiere, della città intera. Lo scippatore è una sorta di
edonista allegro e spensierato, inutile azzardare analisi sociologiche seriose:
commette reati violenti ridendo e divertendosi, chi di noi non ne ha percezione?
E poi torna nella sua relativa normalità, che magari comprende l'adesione ai
boy-scouts.
Vogliamo fare prevenzione e riempiamo la città di divise spettacolari? La
riempiamo proprio di quel che per molti napoletani è "il nemico", l'antagonista
culturale e storico? È prevenzione o non piuttosto provocazione?
La prevenzione potrebbe essere da tutt'altra parte: una sana e continua politica
sociale, con reali e duraturi sforzi contro la disoccupazione; la priorità
dell'istruzione, l'informazione, la cultura; arricchendo le zone depresse - e
non sempre e solo quelle ricche - con strutture aggregative laiche; favorendo
ai napoletani, e non solo ai turisti, i musei, le opere d'arte, i siti storici;
selezionando una classe politica meno accorta al balletto delle poltrone e
"costretta" a onorare gli impegni elettorali, pena la remissione del mandato.
Di cosa dispongono, invece, questi sporchi e immorali ragazzacci delinquenti che
dovremmo impiccare tutti in piazza Mercato? Il sindaco s'è mai fatta una
passeggiata a via Foria, alla "duchesca", al rione Amicizia, a Capodichino, a
piazza Cavour? Lasci a casa macchine e codazzo, e la faccia. Le consiglio lo
stratagemma della nota favola del re che si traveste da comune cittadino per
rendersi conto delle condizioni reali dei suoi sudditi, invece che ascoltare le
sirene dei suoi molti assessori. Solo così potrebbe vedere che per i ragazzi - e
spesso pure per gli adulti - non c'è altro che sedersi in squallide piazze,
frequentare inutili sale giochi, cazzeggiare e soprattutto fare un rodeo
continuo e isterico coi motorini. Sarà immorale e incivile dirlo, ma facciamo
uno sforzo per capirlo: dentro questo squallore eterno che nessuno migliorerà
mai, lo scippo può essere un momento di eccitazione confortante; un pugno può
essere dato non al turista malcapitato, ma a tutta una città che ha tradito le
aspettative più elementari, e ora esige un rispetto che non merita minacciando
una repressione che non sa - e forse non deve - fare.