PIRATERIA
La campagna di sensibilizzazione contro la pirateria video e musicale è
necessaria come ogni altra contro qualsivoglia tipo di reato.
Ma perché tirare in quel reato anche chi ne usufruisce? Ovviamente non è una
domanda tecnica: quell'azione attiene alla ricettazione o al furto e dunque
c'è poco da discuterne la legalità. Quello a cui alludo è la sfera culturale e
sociologica della questione, in due sensi. Il primo: la musica e i films,
hanno per target per lo più i giovani. Io che giovane lo fui negli anni 70,
ricordo bene di aver sempre e in tutta tranquillità scambiato, copiato e
"smerciato" con gli amici i dischi e le cassette che a turno compravamo. Motivo?
nessuno in particolare, ma certo non quello criminale: mancanza di soldi (una
cassetta costava sulle 5000 lire, la proporzione coi budget di un ragazzo era la
stessa di oggi) ma anche ovvietà, costume, normalità. Non ricordo che le case
discografiche o gli artisti sollevassero questioni tanto autorevoli da far
diventare reato quelle nostre piccole azioni quotidiane. E lo stesso accade
oggi, forse con più "invasività" permessa dalle tecnologie, ma con uguale
spirito e motivi. Perché quella quotidianità si è demonizzata? Perché i giovani
oggi devono temere il carcere per aver ascoltato della musica da canali diversi
da quelli imposti?
Il secondo: non si può fare così poco contro chi produce e guadagna sul
falso (e io che sto a Napoli ne ho ben consolidate verifiche) e criminalizzare i
ragazzi che acquistano. Ciò sarà un rafforzativo deterrente, ma non è
affatto equilibrato; e a mio parere misura solo l'impotenza del contrasto
cui si vuol demagogicamente sopperire colpendo i più deboli e innocui della
catena, i possessori: così come accade per altri scambi illeciti in internet.
Non si può vedere per strada, e vale anche in internet, liberamente esporre
tutto e di più, e apprezzare la sensibilizzazione all'antipirateria. Anzi,
direi che la realtà e la verità vi confligge a tal punto da far apparire quella
campagna solo una propaganda di stato, e quindi nutrire per essa un sentimento
di indifferenza se non di sfida.
Io dubito assai che la maggior parte della colpa del danno economico per
artisti e discografici sia l'acquisto di dischi piratati. E correre ai ripari
abbassando un po' i prezzi non santificherà certo il mercimonio che è diventata
l'arte. Ma dubito soprattutto dell'onestà di chi, per semplificarsi la vita e
apparire un efficiente legalizzatore, ha diffuso questa idea di criminalizzare
l'utente finale.
Troppo facile. E troppo sbagliato, a leggere l'aggravarsi dei problemi legati
allo scambio e alla pirateria. Non sarà che oggi la musica è meno acquistata
perché meno significativa di una volta, e dunque si cerca di far coincidere il
suo vero valore artistico con quello di acquisto? Non sarà che, non potendo o
non volendo contrastare i boss della produzione e dello smercio pirata, gli
unici che possono trarre profitto numerabile, si spara nel mucchio degli imbelli
consumatori
terrorizzandoli e perseguitandoli? Chi è il vero nemico dello stato: la
pirateria o la libertà?