nell’attesa di una giusta direzione
Pubblicato da innocenso il 17 Maggio 2007
Fonte:
sexlibertatis
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La Polizia
postale ha fatto un bilancio della propria attività di prevenzione e repressione
del fenomeno. L´occasione è venuta da un convegno sui crimini informatici che si
è tenuto a Milano, nell´ambito di Infosecurity 2007. In particolare:
La catalogazione di alcuni particolari ripresi nelle foto o nei filmati
accessibili via Internet che hanno per protagonisti minori in pose oscene, e la
possibilità concessa agli investigatori di agire sotto copertura (fingendo di
essere pedofili per venire accreditati nelle comunità), hanno consentito alla
Polizia postale (come ha spiegato Elvira D´Amato, responsabile del coordinamento
operativo delle indagini di “pedofilia” in rete) di individuare centinaia di
vittime della pedopornografia on line, e di incriminare gli autori delle
immagini e chi ne fa commercio.
In sette anni sono stati monitorati 247.938 siti web (154 in Italia). Le persone
finite in carcere sono state 166, 3.187 le perquisizioni, 3.483 i denunciati.
da Diritto minorile.it del 9/2/2007
Finalmente si lavora cercando di individuare gli effettivi danneggiati, partendo
da quelle “tracce” su cui ogni polizia del mondo si è sempre (quando
intelligentemente guidata) basata. Senza cercare facili scorciatoie, come da
oramai troppo tempo in Italia, attraverso denunce spesso anonime (discusse anche
queste, considerate esempio di viltà dalla Corte Costituzionale), per poi poter
agire invocando il discusso art. 14 della Legge 3 agosto 1998, n. 269 su altri
casi che nulla hanno però a che vedere con la notizia di reato stessa, magari
ricevuta da cittadini giustamente allarmati che nulla sanno del percorso e delle
conseguenze dei loro “dagli all’untore” (ve ne potrei fornire prova)sulla vita
di altre persone che non hanno nemmeno varcato la soglia del fatidico
“commercio” di semplici foto e che mai si sognerebbero di alzare un dito contro
un innocente bambino.
Fa impressione altresì notare come, nonostante tra i siti monitorati quelli
italiani siano solo lo 0,06%, ciò abbia comunque fatto scattare un numero 2000
volte maggiore di relative perquisizioni (strumento che dovrebbe essere limitato
a reati gravissimi e/o in flagranza di reato) e di mandare in carcere 166
persone! Servirebbe, ad opera della stessa Polizia postale, un report pubblico
delle procedure usate, dei rischi connessi, e degli esiti dei relativi
procedimenti giudiziari.
Sulle prime due connesse problematiche ne sapete qualcosa da questo blog, mentre
sugli esiti si possono consultare alcuni bilanci ministeriali disponibili in
rete, per evidenziare uno scarto molto alto tra perquisiti e condannati. Mancano
seri report (in USA sono disponibili da tempo ad opera delle meritorie campagne
sui diritti civili) sulle conseguenze psicologiche e familiari sugli indagati di
tali “spettacolari” eventi, o anche una seppur più difficile indagine su
avanzamenti di carriera di “forzuti dell’ordine” che stando ben seduti in un
nascosto ufficetto…non si ha da sapere quanto abbiano a cuore i diritti dei
bambini piuttosto che l’eccitazione della prossima conferenza stampa sui
“pedofili” scoperti.