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DA DOVE NASCE L’IDEA DI DIO?


Alla “quasi sconsolata” domanda, con la quale Baldo Conti chiude la sua sofferta analisi, relativa al drammatico e irrazionale bisogno che ha l’uomo del capo branco: (L’Ateo n. 5/2005 – “Riuscirà l’uomo, un giorno, a dimostrare a se stesso di essere veramente sapiens, come ama autodefinirsi?) parrebbe esservi risposta e consolazione in ciò che scrive, di seguito, nello stesso numero, Calogero Martorana. Parrebbe, ma non c’è.
C. Martorana vede, nel progressivo disfacimento di tutti i cosiddetti valori sui quali si fonda la nostra civiltà, l’avvio del processo di liberazione dell’uomo da ogni forma di schiavitù religiosa. Ovviamente, anche dal bisogno del capo branco.
Come B. Conti, anche C. Martorana conclude la sua analisi, relativa al processo di putrefazione dei cosiddetti valori, con una domanda. E la domanda è: la scomparsa di tutti i vincoli e le proibizioni “porterà a una sorta di circo planetario in cui ognuno fa quello che vuole?”  “No”, è, però, la risposta che egli stesso si dà.. Ne spiega il perché e conclude: - “Avremo molti piaceri in più, tutti quelli non più biasimati, perseguiti o impediti, che arricchiranno la nostra vita rendendola più degna di viverla. E alla fine potremo morire con il sorriso sulle labra e nessuna ipocrisia intorno.”
Intanto, con il permesso di C. Martorana, al posto di  “morire con il sorrino” direi  “con tanta disperazione.” Perché, immaginare, nell’attesa della morte, un credente moribondo che sorrida, perché crede l’aspetti un’altra vita migliore, dovrebbe essere possibile. (I credenti, però, stranamente, non sorridono alla morte, anzi fanno di tutto per allontanarla; e non soltanto i poveracci, ma perfino i Papi, che, invece, dovrebbero aver fretta d’andarsene.) Ma immaginare un non credente, che nel lasciare il mondo di delizie ipotizzato da Martorana, sorrida, non ci riesco.
E non riesco a credere, anche se mi piacerebbe, neppure nell’avvenire da sogno che Martorana ipotizza per l’umanità: perché nel presunto processo di “liberazione” analizzato dallo stesso non c’è niente che consenta di pensare al contributo del fattore “sapiens” invocato da B. Conti. Anzi, è escluso esplicitamente. Tutto, secondo Martorana, avviene per autodisfacimento. Per legge naturale. Vale a dire: come l’albero trae alimento dai succhi vitali, prodotti dalla putrefazione delle foglie e dei frutti propri caduti ai suoi piedi, così l’uomo trarrebbe l’alimento rigeneratore dalla putrefazione dei falsi valori da lui stesso prodotti.
Credo anch’io, come Martorana, che sia possibile la fine di questa nostra civiltà, anche per autoputrefazione, senza il concorso della ragione auspicata da B. Conti: ma se ciò avvenisse, senza il contributo determinante della ragione,  lo sbocco sarebbe, a parer mio, un ritorno al “circo planetario” delle origini: quando gli uomini erano condizionati soltanto dalle leggi della natura.
Fu in quel circo, infatti, che per capirsi e per mettere un po’ d’ordine, sentirono il bisogno del capo branco. E, da capo branco a capo branco, qualcuno che non credeva nelle cretinate in cui credeva la massa, finì con l’inventare dio, che, per l’epoca, fu la prima, più razionale e più colta delle invenzioni.
Purtroppo, però, l’idea di dio, che avrebbe dovuto essere un'astrazione finalizzata a dare il via all’uso del cervello e ad abituare l’uomo a cercare di capire razionalmente il mondo che lo circonda, lo ha reso schiavo.
A parer mio, perciò, se l’uomo non dimostrerà d’essere veramente “sapiens”, per la sua natura istintiva sarà sempre dominato dal bisogno del capo branco, e gli attuali cosiddetti valori che oggi, come giustamente sostiene C. Martorana, sta abbandonando, li sostituirà con altri di nuova invenzione e non certo migliori. 
Il fatto che nell’eventuale  nuovo “circo planetario” ci saranno uomini evoluti e colti e non i trogloditi preistorici, è una garanzia, sì: ma che le cattiverie, le prepotenze, le insidie, le menzogne e le viltà saranno più perfide e più raffinate.

 

                                                                                                                                   Pasquale Iacopino

 

 

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