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PRESEPE

Notizie conformi e notizie difformi

Per notizie conformi: AIAP - Associazione Italiana Amici del Presepe

Notizie difformi:

I “racconti della nascita di Gesù” sono stati aggiunti ai Vangeli tardivamente, per facilitare le conversioni al cristianesimo fra i “gentili”, le popolazioni pagane dell’Impero Romano. Questo per dire che la nascita di un Cristo non è accertata. I maggiori storici dell'epoca non ne accennano neppure, e tutto è legato soltanto alla volontà di crederci. 

Per comprendere il significato originario del presepe, occorre chiarire la figura dei lares familiares, profondamente radicata nella cultura etrusca e latina. I larii erano gli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Ogni antenato veniva rappresentato con una statuetta di terracotta o di cera chiamata sigillum. Le statuette venivano collocate in apposite nicchie e, in particolari occasioni, onorate con l'accensione di una fiammella. In prossimità del Natale si svolgeva la festa detta Sigillaria (20 dicembre), durante la quale i parenti si scambiavano in dono i sigilla dei familiari defunti durante l'anno. In attesa del Natale, il compito dei bimbi delle famiglie riunite nella casa patriarcale, era di lucidare le statuette e disporle, secondo la loro fantasia, in un piccolo recinto nel quale si rappresentava un ambiente bucolico in miniatura. Nella vigilia del Natale, dinnanzi al recinto del presepe, la famiglia si riuniva per invocare la protezione degli avi e lasciare ciotole con cibo e vino. Il mattino seguente, al posto delle ciotole, i bambini trovavano giocattoli e dolci, "portati" dai loro trapassati nonni e bisnonni. Dopo l'assunzione del potere nell'impero (IV secolo), in pochi secoli i cristiani tramutarono le feste tradizionali in feste cristiane, mantenendone i riti e le date, ma mutando i nomi ed i significati religiosi.

 

La storia. Il presepio ha origine, secondo tradizione, dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme; nel 1223 a Greccio, in Umbria, per la prima volta arricchì la Messa di Natale con la presenza di un presepio vivente, episodio poi magistralmente dipinto da Giotto nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi.
L'opera ideata da san Francesco venne chiamata Presepio o Presepe, termine di derivazione latina indicante la stalla, e anche la mangiatoia che si trova in quell'ambiente, propriamente ogni recinto chiuso (dal latino praesaepe, composto da prae = innanzi e saepes = recinto). Alcuni studiosi italiani e stranieri ritengono non del tutto corretto attribuire a San Francesco la paternità del presepio. Come narra Tommaso da Celano, il frate che raccontò la vita del santo, Francesco nel Natale del 1222 si trovava a Betlemme dove assisté alle funzioni liturgiche della nascita di Gesù. Ne rimase talmente colpito che, tornato in Italia, chiese a Papa Onorio III di poterle ripetere per il Natale successivo. Ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Quando giunse la notte santa, accorsero dai dintorni contadini di Greccio e alcuni Frati che illuminarono la notte con le fiaccole. All'interno della grotta fu posta una greppia riempita di paglia e accanto vennero messi un asino e un bue. Francesco, che non era sacerdote, predicò per il popolo riunito. Pertanto non si tratta della realizzazione di un vero presepio (che é la rappresentazione tridimensionale, a tutto tondo, della nascita di Gesù, mediante un plastico e alcune statuine) ma piuttosto di una messa celebrata eccezionalmente in una grotta anziché in una chiesa. Il primo presepe con personaggi risale quindi al 1283, e fu opera di Arnolfo di Cambio che scolpì otto statuette in legno rappresentanti i personaggi della Natività ed i Magi. Tale presepe si trova ancora nella basilica romana di S. Maria Maggiore.

 

La stalla. La stalla o grotta in cui Maria e Giuseppe avrebbero dato alla luce il Messia non compare nei Vangeli canonici: sebbene Luca citi i pastori e la mangiatoia, nessuno dei quattro evangelisti parla esplicitamente di una grotta o di una stalla. Nell'unica citazione, quella appunto di LUCA ("...in una mangiatoia perché non c'era per essi posto nell'albergo" - Ev., 2,7), non c'è un asino né un bue: questa è una leggenda molto posteriore, ed è riportata solo nel Vangelo apocrifo “PSEUDO-MATTEO”. Questo apocrifo è molto tardivo, certamente del periodo antisemita e pagano: PSEUDO-MATTEO colloca la nascita in una stalla e aggiunge bue e asino per ironizzare sulla incredulità del popolo ebraico che non ha voluto riconoscere Gesù.

 

La stella. Il primo a interpretare la stella di Matteo (che scrive di una stella comune, non una cometa) come un oggetto astronomico è stato Origene, teologo alessandrino vissuto nel III secolo. Per i popoli semplici dell'epoca, ogni stella del cielo poco poco più visibile era significativa: infatti, già presso i babilonesi pagani, da cui le credenze cristiane hanno attinto a piene mani, le comete erano fonti di buono o cattivo auspicio a seconda della loro posizione in cielo, luminosità e colore. La genesi più verosimile della "cometa di Natale" è il passaggio della cometa di Halley, che transitò da quelle parti nell'ottobre dell'anno 12 dopo la (presunta) nascita di Cristo. Del resto è molto difficile che vi fosse un'altra cometa sfuggita agli astronomi del tempo:  le loro cronache erano assai precise, sia in ambito mediterraneo che orientale. Inoltre, gli astronomi-astrologi del tempo, proprio come i Magi, era "costretti" a essere precisi, giacché rispondevano con la propria vita per una predizione sbagliata o per inesattezze giudicate negativamente dai loro re o imperatori.

L'ambiente. Molti ignorano che gran parte delle ambientazioni utilizzate nel presepe derivano dai Vangeli apocrifi e da arcane tradizioni dimenticate. Betlemme, che il presepe dovrebbe simulare, sembra Las Vegas: ovunque luci, folla, attività. Che ci fanno tutti all'aperto in pieno dicembre al freddo e a notte fonda? Capiremmo gli omaggianti svegli per venerare il santo nascituro, ma le botteghe e i negozi aperti perché?

I personaggi. Nessuna figura occupa casualmente il posto che ha nello scenario presepiale. Benino, il pastorello immerso nel sonno, è lì a testimoniare una condizione dello spirito di estrema sensibilità e tensione; allude alla sospensione della coscienza quotidiana secondo l’antico motto “quod superius quod inferius”, ciò che è in alto è come ciò che è in basso. Il presepe napoletano aggiunge alla scena molti altri personaggi popolari, osterie, commercianti e case tipiche dei borghi agricoli, tutti elementi anacronistici aggiunti solo per dare vitalità alla realizzazione. Nel presepe bolognese, invece, vengono aggiunti altri personaggi tipici: la Meraviglia (figura femminile che in segno di stupore agita le braccia), il Dormiglione (è addormentato su un'amaca a simboleggiare l'indifferenza nei confronti della notizia; è solitamente posto in un angolo periferico e si contrappone a Meraviglia) e la Curiosa. I Re Magi derivano dal Vangelo dell'infanzia armeno. Questo vangelo, colmando le lacune volontarie di Matteo, fa i nomi di tre sacerdoti persiani: Melkon, Gaspar e Balthasar. Ed è così i re magi entrarono nel presepe, sia incarnando le ambientazioni esotiche sia a simbolo delle tre popolazioni del mondo allora conosciuto, Europa, Asia e Africa. Anche i doni dei Magi sono fortemente simbolici: l'incenso per la divinità; la mirra per l'umanità del Messia, l'oro perché dono riservato ai re. Sono figure che si tende a far avanzare sul presepio man mano che passano i giorni fino al 24 dicembre, a simulare il loro presunto arrivo. Gli angeli: avvisano i lavoratori della nascita di Gesù; si tende solitamente ad inserirne solo uno. I pastori. Sono i primi personaggi che adoreranno il Bambino. Sono ritratti mentre conducono al pascolo le pecore, si ritrovano con la famiglia dopo il lavoro, preparano doni da regalare a Gesù, ecc. Non c'è limite al loro numero. Stanno davanti alla capanna o grotta che sia, oppure percorrono i sentieri che conducono alla mangiatoia. Gli artigiani. I più classici sono i fabbri, le donne che lavano panni nel ruscello (oggi diventato un elemento essenziale), gli allevatori che mungono bovini e i muratori. Suonatori. Come i pastori, sono collocati di fronte alla capanna e, per festeggiare l'evento, suonano zampogne o zufoli; la classificazione di alcuni di questi personaggi è spesso ambigua in quanto le statuine li rappresentano insieme a pecore o con altri elementi tipicamente legati alla pastorizia. Nel presepio compaiono anche numerosi animali. L'asino collocato nella stalla dietro la mangiatoia sarebbe quello che avrebbe accompagnato Maria e Giuseppe nel loro viaggio. Il bue è considerato un elemento basilare: avrebbe indicato con i suoi muggiti alla Sacra Famiglia l'esistenza della stalla. Pecore: solitamente sono molte e vengono disposte nei pressi dei pastori. Cammelli o dromedari: vengono spesso aggiunti insieme ai Re magi. Non raramente si possono trovare anche ovini, bovini e scimmie. Mendicanti: chiedono l'elemosina ai pastori. Gente comune: parenti di artigiani e pastori che accorrono meravigliati verso la stalla.  Soldati: armati e abbigliati nella classica maniera romana, costituiscono la guardia della fortezza di re Erode inserita in un angolo del presepio. Demoni: alcune tradizioni prevedono che, mimetizzati tra la folla, si trovino dei demoni (solitamente pastori bassi e caratterizzati da un'evidente bruttezza) rattristati dalla nascita del Bambino.

I protagonisti. Il fulcro logico e scenografico del presepe è fatalmente costituito dalla cosiddetta Sacra Famiglia. Gesù Bambino: viene posto nella mangiatoia la Notte di Natale e si vuole venga riscaldato dal fiato del bue e dell'asinello. Maria, sua madre: viene collocata nei pressi della mangiatoia che ospita il figlio ed è solitamente rappresentata con abiti blu o azzurri. San Giuseppe: è simile per abbigliamento e fisionomia ai pastori, è situato a lato di Gesù ed ha fra le mani un bastone con l'impugnatura ricurva.