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PRESEPI

Il cardinal Ruini consiglia, forse invoca, che si facciano i presepi nelle scuole.
Egli fa il proprio mestiere. Ma io ci vedo i soliti errori metodologici. Il primo, perchÈ si rivolge "agli italiani": si dovrebbe invece rivolgere ai
soli cattolici, gli unici di cui egli È rappresentante e a cui può interessare mantenere una simbologia religiosa di questo tipo. Lasci fuori quindi dai propri universalismi tutti gli altri italiani, che appartengono ad altre religioni, che pur essendo cattolici sono disinteressati al "problema", o che sono atei / agnostici. Il secondo errore, perchÈ accredita il presepe alla "tradizione nelle scuole"; se sua eccellenza si riferisce alle scuole private confessionali, benino. Ma se avesse inteso estendere il concetto anche a quelle pubbliche, È palese
che queste scuole espongono l'eventuale presepe in barba alla propria natura multietnica, aconfessionale e laica; quindi, premendo sul presepe, sua eccellenza in realta' preme sull'esaltazione di una (la sua) visione dell'esistenza sulle altre, quindi fa ulteriormente allontanare la Scuola pubblica dai propri mandati pedagogici (convivenza civile, rispetto delle diversita') e dal proprio a'mbito culturale (estraneita' alle diverse confessioni, vale a dire laicita').
Oggi non È piu' cosi' facile forzare un confessionalismo di default per tutti. Mi rendo conto che i piu' possono considerare il presepe,
come la croce, l'immaginetta sacra e la statuetta del santo, un arredo usuale della scuola. Ma purtroppo per loro, tutto questo ha gia' una propria dignitosa collocazione, che È il luogo di culto e le abitazioni dei credenti. La scuola, i suoi uffici e le sue aule, non È nÈ un luogo di culto nÈ un edificio privato, ma viceversa un luogo che accoglie, deve accogliere, tutti a prescindere dalla religione, dall'etnia e dagli orientamenti. Quindi, o la si attrezza di ogni possibile simbolo per non fare torto a nessuno, oppure i simboli si levano tutti.
Tra le due, mi sembra la seconda la soluzione piu' fattibile e piu' corretta.