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Negli ultimi 2 anni quasi 10.000 prof sono andati via, dimettendosi, perché stressati - fino allo squilibrio psichico - da un sistema-scuola cambiato in peggio. Questa professione oggi è tra le più usuranti: è il risultato di uno studio di Vittorio Lodolo, che dà l'allarme inabilità. |
Scuola di follia
Uno studio e un libro dell'ematologo Lodolo D'Oria
In media si anticipa di cinque anni l'uscita dalla scuola.
Il grande esodo è atteso per il 2008 quando cambieranno le regole del pensionamento
Stanchezza, logorio, esaurimento il 60% dei prof abbandona
di ANNA GRITTANI
Stanchezza, logorio, esaurimento, persino follia. Insegnare stressa sempre più e i docenti fuggono non appena età e contributi lo permettono. Il malessere serpeggia in ogni ordine di scuola e avvilisce il corpo docente da Bolzano a Palermo. In tutta risposta negli ultimi due anni il 60 per cento di maestri e professori ha tagliato il traguardo della pensione con una lettera di dimissioni, prima, molto prima del raggiungimento del limite di età. In media si anticipa di cinque anni l'uscita dalla scuola, una tendenza confermata anche per l'anno prossimo a giudicare dalle pratiche che stanno già invadendo le segreterie dei sindacati.
Una volta arrivati a 57 anni di età e 35 di servizio, si preferisce andar via. I motivi? Chiarissimi per Enrico Panini a capo della Flc-Cgil nazionale. "Gli insegnanti sono diventati la spugna assorbente di tutte le contraddizioni, mentre la scuola è rimasta, come struttura, identica a quella di una volta. I problemi di tenuta della classe sono più pesanti, il divario tra studenti e docenti per età cresce sempre più, è persino aumentato il carico burocratico di lavoro. Di fronte a tutto ciò l'insegnante è solo. Allora le reazioni sono due: c'è chi somatizza e si ammala e chi getta la spugna e, non appena arriva all'età della pensione, fugge".
Quest'anno l'hanno fatto in tanti. A settembre sono andati in pensione in tutta Italia 16.606 docenti. Ma siamo appena all'inizio della fuga. Il grande esodo è atteso per il 2008 quando cambieranno le regole del pensionamento. Dei 16.606 docenti appena congedati, solo un piccolo contingente (il 19,24 per cento del totale), ha abbandonato la cattedra per limiti di età. La maggior parte, un esercito di 9.587 docenti contati dalle materne alle superiori, ha lasciato l'insegnamento per dimissioni. Si tratta del 57,73 per cento del totale, con picco alle scuole medie del 63,50 per cento.
Il record nel Nord-Ovest. In queste regioni la scelta accomuna addirittura il 68,40 per cento degli insegnanti. Tra il 65 e il 61 per cento a Nord Est e nelle regioni centrali, quasi il 56 nelle isole e il 49 per cento a Sud. Boom in Puglia dove i neopensionati per dimissioni sono quasi sei su dieci. Ma perché abbandonare prima del tempo una delle professioni ritenuta più bella e coinvolgente? Angela Rizzi, maestra neopensionata di Casamassima, in provincia di Bari, prova a spiegare la grande fuga dalle cattedre. "Di ciclo in ciclo ho visto cambiare alunni, genitori, colleghi, programmi. I bambini, videodipendenti e distratti, sono sempre più indisciplinati e meno interessati alla scuola: hanno troppi stimoli fuori. I genitori invece sono più esigenti di una volta nei confronti della scuola, ma più permissivi nei riguardi dei figli. Se pretendi un po' di più dal loro bambino, vengono a rimproverarti, una volta invece l'insegnante più era severa più era apprezzata".
La questione economica. Il rammarico non cambia quando la maestra pensa all'aspetto economico. "Il lavoro del docente è aumentato ma resta mal retribuito, per questo con i fondi d'istituto destinati ai progetti si scatena la guerra tra poveri. L'ultima rovina è stata la riforma Moratti, che ci ha fatto tornare indietro nel tempo. Ecco perché in tanti stanno fuggendo".
L'inabilità al servizio. Ma c'è dell'altro. Di quei 16.606 novelli pensionati, una parte, rappresentata da 3.823 insegnanti (il 23, 02%), è andata via per "altri motivi" tra i quali l'inabilità al servizio. Una dato in crescita, dell'1 per cento, rispetto all'anno scorso, quando si è registrato un boom di pensionamenti (17.573 insegnanti). La circostanza fa riflettere perché l'inabilità al servizio è spesso sintomo di logoramento psico-fisico, quello che gli addetti ai lavori chiamano "burnout". Un malessere antico, vertiginosamente aumentato negli ultimi anni. Nel 1979 la Cisl condusse un'indagine su 2000 insegnanti di Milano. Si scoprì che il 30 per cento di loro faceva ricorso a psicofarmaci. Francesco Scrima, numero uno della Cisl scuola nazionale, ricorda bene quel periodo: "La ricerca fu condotta per sfatare il luogo comune secondo cui gli insegnanti erano dei lavoratori privilegiati, per professione, orari e ferie. Venne fuori che erano invece soggetti a malattie cardiocircolatorie e a problemi di equilibrio fisico e mentale. Il motivo è che l'insegnamento è una delle professioni più usuranti che ci sia".
A provarlo è uno studio di Vittorio Lodolo, medico ematologo, componente del Collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dell'inabilità al lavoro: "Su 3500 casi esaminati nella Asl di Milano, l'inabilità al lavoro per cause psichiatriche è passata dal 45 per cento dei pazienti nel '92 al 69 per cento di oggi". Il malessere degli insegnanti è così reale che - ricorda Scrima - "quando per effetto della finanziaria del 2003 i docenti non più idonei al servizio sono stati sottoposti ad esame di controllo negli ospedali militari, i medici non hanno potuto far altro che confermare l'inidoneità. Si tratta di seimila persone".
(7 novembre 2005)
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Vittorio Lodolo, ematologo, ha affrontato per motivi di lavoro lo stress tra gli insegnanti e poi lo ha approfondito: "Si può arrivare alla pazzia" |
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"Si tende a nascondere il disagio e le situazioni peggiorano" |
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intevista di ANNA GRITTANI |
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Vittorio Lodolo D'Oria è un medico ematologo, rappresentante delle Casse Pensioni Inpdap nel Collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dell'inabilità al lavoro. È suo lo studio comparso sulla rivista scientifica "Medicina del Lavoro" che prova per la prima volta la connessione tra il mestiere di insegnante e il rischio di sviluppare una malattia psichiatrica. |
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Lodolo si è così appassionato al tema che ha pubblicato ad aprile con Armando Editore il libro "Scuola di follia". |
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Dottor Lodolo perché l'insegnante si ammala? |
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"Perché il suo lavoro è considerato zero. Sentirsi stressati per un lavoro che non vale nulla è motivo di vergogna. Quindi il docente tende a nascondere il disagio e a non parlarne con nessuno, neanche con i colleghi. Piuttosto beve, fuma, si impasticca". |
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Insegnare è considerato uno dei lavori più stimolanti. |
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"È vero, ma sono aumentate le difficoltà. Oggi il docente ha stranieri e disabili in classe e poi si è rotto l'asse tra genitori e insegnanti". |
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Perché, secondo lei? |
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"Siamo in una società di figli unici, il che stimola il narcisismo genitoriale. Così il genitore diventa il sindacalista del figlio e finisce per contestare l'autorità e l'autorevolezza dell'insegnante". |
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Il suo studio mostra un aumento di cause psichiatriche di inabilità al lavoro, dal '92 ad oggi, del 24 per cento dei casi. Come lo spiega? |
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"Prima c'erano le baby pensioni. Chi stava male, aveva questa valvola di sfogo. Per le donne bastavano 15 anni, sei mesi e un giorno e per gli uomini venti e mezzo. Oggi il docente stressato, piomba nel 'burnout', il logoramento psico-fisico, che a sua volta può evolvere. Da atteggiamento apatico e frustrazione si passa alla perdita del controllo degli impulsi, che sfociano nell'aggressività o nella fuga da scuola. Se può, l'insegnante va in pensione, altrimenti si assenta di continuo". |
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Può anche impazzire. |
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"Purtroppo sì". |
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Lei tiene corsi seguiti da mezza Italia per insegnare ai capi d'istituto come gestire il caso del docente matto. Perché? |
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"Il dirigente scolastico di fronte ad un insegnante affetto da psicosi schizofrenica, non avendo strumenti, fa la cosa più semplice: cerca di trasferirlo. Il che peggiora la situazione". |
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Cosa dovrebbe fare? |
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"Mandarlo in collegio medico con una relazione ben scritta e fare prevenzione chiedendo aiuto e parlando dell'argomento". |
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È un tema che molti ignorano. |
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"Questo è il guaio. Un insegnante lavora a scuola con ragazzi e bambini. Gli effetti della pazzia possono essere devastanti". |
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(7 novembre 2005) |
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LA SCHEDA |
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La maggioranza vive al nord e insegna nelle scuole medie |
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I docenti. Dal primo settembre di quest'anno sono andati in pensione 16.606 docenti e 655 dirigenti. Entrambi lavorano nella scuola, ma vanno a riposo per motivi completamente differenti. La maggior parte degli insegnanti ha rassegnato le dimissioni. L'hanno fatto 9587 docenti (il 57,73 per cento, contro il 19,24 per cento a limite d'età e il 23,02 per cento in pensione per altri motivi). Per i dirigenti invece questa motivazione è la meno gettonata, l'hanno utilizzata solo in 131 (il 20 per cento). Tutti gli altri si dividono più o meno a metà tra i "limiti di età" e la categoria "altro" che include ad esempio l'inabilità o il decesso del lavoratore. |
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Le scuole. I docenti dimissionari provengono soprattutto dalla scuola media (il 63,50 per cento), segue la scuola primaria (il 57,41 per cento), infine le superiori (il 56,66 per cento) e la scuola dell'infanzia (il 46,39 per cento). |
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Il territorio. Come area geografica, la maggior parte degli insegnanti che hanno abbandonato la scuola prima del tempo sono del Nord (il 68,40 per cento a Nord-Ovest e il 65,14 per cento a Nord-Est). Il 61 per cento risiede nell'Italia centrale, il 55,78 nelle Isole e il 48,99 per cento a Sud. I pensionati per raggiunti limiti di età meno numerosi d'Italia vivono a Nord (dove oscillano tra il 9,75 per cento e il 9,47 per cento), e al Centro (il 16,84 per cento), il gruppo più nutrito è invece a Sud (il 26,95 per cento) e nelle isole (il 22,21 per cento). Più o meno alla pari per aree geografiche i pensionati per altri motivi (tra i quali l'inabilità al servizio). Il dato oscilla da un massimo di 25,38 per cento a Nord-Est ad un minimo di 21,83 per cento a Nord-Ovest, passando per il 22,14 del Centro, il 23,74 del Sud, il 21,99 delle Isole. |
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(7 novembre 2005) |
Riferimenti in internet