Settembre 2007: "Guerra alla micro criminalità"
Un giro di vite? Di quali vite? Di quante vite?
si guarda ai lavavetri e non ci si avvede della condanna a morte pronunciata da alcuni islamici contro un ministro italiano
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2 settembre 2007 - "Basta filosofia, la lotta alla illegalità è una cosa seria". Questo del ministro Giuliano Amato è uno dei molti tuoni in tema di sicurezza scoccati dall'Olimpo della politica italiana, dal quale divinità (non sempre laiche, anzi...) del calibro di Prodi, Parisi e Mastella, bersagliano con dardi infuocati tutti noi.
Sono bastati un paio di fattacci di cronaca (almeno uno, per la verità, è un fatterello: l'arroganza dei lavavetri fiorentini) per dare la stura ad anni d'impotenza repressa che la nostra bifronte classe politica aveva covato in religioso silenzio. Sennonché, un'ondata di bullismo di studenti e pure di insegnanti, qualche puttana di troppo per strada, alcuni criminali rilasciati troppo presto o mai incarcerati, hanno dato il là all'ennesima rincorsa a chi fa il più duro, sinistra o destra che sia. Sedotti e istigati da una "voglia sicurezza" che si leva dal popolo opportunamente addomesticato, un capo del governo annuncia la "soluzione finale" entro tre settimane tre (già pregustiamo il tic-tac del countdown), un ministro della pubblica istruzione si agita in prima persona per licenziare un prof assenteista, un ministro dell'interno si preoccupa della illegalità come se fosse colpa di altri ministeri, un ministro della giustizia giudica altissimo l'allarme sociale dopo aver promosso un indulto-fantoccio...
Insomma, è settembre, la giostra ha ripreso a girare! Scesi dai panfili degli amici miliardari, i nostri politici riprendono immediatamente a rimbrottare l'elettorato criminale, a giurare castighi solenni per gli anticonformisti, a espellere da ogni luogo di lavoro qualunque manovalanza non più penalmente vergine.
Ci preoccupiamo di sanzionare i lavavetri e le lucciole, che non risulta abbiano ammazzato mai nessuno, mentre assistiamo inerti ai predicatori d'odio islamici che ieri 3 settembre 2007 hanno condannato a morte Dounia Ettaib, (vicepresidente lombarda dell'Associazione delle donne marocchine in Italia - Acmid) definendola una «infedele», ed estendendo la minaccia all'onorevole Daniela Santanché. La donna ha trovato sulla scrivania del suo ufficio della Provincia di Milano una fotografia che la ritrae con la deputata di Alleanza nazionale Daniela Santanché e la scritta in arabo corrispondente a "infedele". Era stata aggredita nei mesi scorsi per la sua attività a favore dell'emancipazione delle immigrate di origine musulmana.
Tutto ciò avviene sotto i nostri occhi. Come è possibile che persone che potrebbero rivelarsi terroristi islamici siano potuti entrare nella sede della Provincia di Milano e abbiano avuto l'ardire di depositare la loro sentenza capitale sulla scrivania di una neocittadina italiana che ha da poco subito un'aggressione fisica nei pressi della moschea di viale Jenner a Milano, associandola a una parlamentare che ha già subito più di una intimidazione?
Possibile che gli addetti alla sicurezza non abbiano visto la «fatwa» pubblicata negli scorsi giorni sul sito http://www.islam-online.it/fatwa_2.htm, in cui si legittima la condanna a morte dell'apostata?
Quel Giuliano Amato che si scandalizza della micro criminalità, cosa prova di fronte a questi pericolo molto più consistenti e allarmanti e che di "micro" non hanno proprio niente? E quante settimane prometterà Prodi ai cittadini... pardon... agli elettori-consumatori prima di scongiurare certi pericoli dell'estremismo islamico? E il ministro Fioroni, dopo che avrà convenientemente fustigato i pericolosissimi insegnanti assenteisti, quali sanzioni invocherà per questi modelli islamici così sconvenienti per la sua Scuola?
Giro di vite? Ma di quali vite?