L'avessi avuta io, una così !
Non accanitevi contro la prof a luci
ROSSE !
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Il fatto (cronaca del 12-11-06): Un'insegnante di matematica, supplente di 33 anni, è stata trovata in un'aula di una scuola media della provincia di Milano nuda insieme a cinque tredicenni, tre dei quali con i pantaloni abbassati. Una scena, quella raccontata dal Corsera, che lascia ben pochi dubbi. La donna è stata denunciata ai carabinieri da una collega e subito sospesa dal Provveditorato.
Non vi accanite contro la collega; sì, collega!, e non vi scandalizzate prima di aver letto il seguito.
È vero, non me la sento di accreditare una ragione che obiettivamente quella insegnante non ha. Ma non posso neppure (pre)giudicarla con il metro del moralismo e con una frettolosità parossistica che ignora la presunzione d'innocenza: difatti, non so neppure se le accuse sìano fondate, questo lo deciderà un tribunale penale non prima dei tre gradi di giudizio previsti.
Per adesso, costei rimane una (normale, normalissima) collega.
È più interessante partire da un altro punto di vista: in una scuola può succedere di tutto senza che nessuno lo denunci. In tal senso, la collega "a luci rosse" è stata solo sfortunata ad essere la protagonista di un evento altrimenti invisibile e anonimo.
Questo è un "sistema", immorale e illegale quanto si vuole, ma che permette di continuare a far esistere una scuola che, viceversa, collasserebbe su se stessa: possiamo immaginare cordate di delatori ultralegalisti alla caccia del prof o del bidello imperfetto. Ma in quarantott'ore le Questure si intaserebbero di denunce sui più variegati reati, e le scuole si svuoterebbero o finirebbero di funzionare anche quel po' che funzionano...
In scuola, il personale può insultare i ragazzi, li può offendere, mettergli le mani addosso. In scuola, dalle palestre spariscono palloni e tute, dai laboratori è possibile che non si trovino più componenti elettronici o computer. In scuola, un prof può perseguitare fino all'inverosimile uno studente. In scuola, un prof o un bidello possono rivolgere attenzioni eccessive, per lo più sessuali, agli studenti.
E, sull'altra sponda, gli studenti, che sono ben altro che le anime candide che ogni cronaca protezionista vorrebbe che fossero, quando non sono strafottenti verso i prof, possono bisticciare violentemente, possono fumare anche spinelli, possono amoreggiare nei corridoi, possono gironzolare a far danni, possono detenere coltelli e armi improprie pronti a usarli per un nonnulla.
Eppure in scuola, di solito vige la politica del silenziatore, che è una scelta scellerata e ignobile; ma che è pure la più razionale: per effetto del semplice principio di "minimo danno", a una scuola non conviene essere travolta dagli scandali. Il prof che facesse della avances a un'allieva è una persona indegna, è un truce individuo, è un miserabile. Certo. E non denunciare quel prof è a sua volta un reato; e ogni buon cittadino deve sentire l'obbligo se non altro morale di far emergere i reati.
Ma riflettiamo: da quella denuncia, chi sarà più danneggiato: il presunto colpevole o la scuola? E allora noi tutti che ci sentiamo orgogliosamente così civili, rischiamo ogni volta di fare un po' di bene pagandolo con molto male.
Un prof accusato di reato, soprattutto se a sfondo sessuale, crea uno scompiglio indicibile che nessuna scuola è contenta di subire: le voci corrono alla velocità della luce, e farle arrivare ai genitori è un gioco che piace a molti.
La miscela più esplosiva è fatta di genitori infuriati, colleghi scandalizzati e studenti incolleriti. Una miscela che non si riversa più di tanto sull'accusato (protetto, per esempio, dall'allontanamento) ma interamente sulla scuola che rimane al centro del temporale e viene accusata di non essere in grado di proteggere gli studenti, di tollerare e coprire vicende ignobili, di essere stata disattenta e improvvida, ecc.
Lavando i panni sporchi in famiglia, invece, si ottiene il minimo danno: anche la più malvagia azione non esiste fintanto che non se ne viene a conoscenza. Rimane il problema di coscienza e di dignità: che però diventa immediatamente un prezzo equo rispetto al costo.
E poi c'è un'altra questione, anzi "la" questione: perché un'azione illecita diventa così tanto "brutta" quando c'è del sesso per lo mezzo?
Rubare dai laboratori, picchiare o insultare gli studenti, o magari sottrarsi ai doveri di ufficio, per un prof quasi mai è fonte di grave rischio. Il Dirigente Scolastico più pignolo tutt'al più commina una sospensione e finisce là senza neppure la denuncia penale.
Ma se quel prof lambisce le terga di una studentessa (sempre che venga scoperto!), alla giustissima condanna etica o penale, si aggiunge immediatamente un "bonus" che amplifica tutto: lo scandalo. Fra parentesi, se accadesse il contrario, che uno studente molestasse sessualmente un prof, non si porrebbe nessun problema se non quello della goliardìa più pecoreccia...
Una società catto-borghese come la nostra, compiaciuta della propria doppia morale (Fa' quel che dico ma non fare quel che faccio), si nutre a dismisura di scandali. Basta soffermarsi sul gossip, dove la fa da padrone la prouderie più sfacciata e la morbosità più evidente e pornografica.
Il noto adagio per cui "fa notizia il padrone che morde il cane e non il cane che morde il padrone", è stato mandato in pensione dal più semplice ma culturalmente mortale rincorrere lo scandalo.
Molto probabilmente, fino a vent'anni fa la collega avrebbe subito, sì, un processo penale e amministrativo; ma sicuramente si sarebbe risparmiata il processo mediatico, che è poi quello più ingiusto e per lei più ferale. Ma se la nostra società fosse stata solo un po' meno ossessionata da tutto quel che riguarda la sessualità, il comportamento di questa prof sarebbe stato equiparato a un qualunque altro comportamento illecito e/o illegale, senza la schiuma bavosa della indignazione.
La gravità del suo agire dovrebbe essere misurata di per sé, e non ingigantita dal contesto sessuale. Il sesso non può essere... un'aggravante!
Per ammettere questa visuale, basterebbe leggersi le cronache giornalistiche di pochi anni fa, e notare come esse trattavano i temi "tabù" dell'epoca: la droga e l'omosessualità. Chiunque può controllare in ogni emeroteca: i drogati erano sempre e comunque reietti, gli omosessuali erano aborti viventi costretti alla macchia. Oggigiorno, perfino in Parlamento c'è chi difende la libertà di assumere spinelli, e in tv è tutto un continuo alludere alla innocuità delle droghe leggere; in quanto all'omosessualità, oggi se ne fa gran sfoggio soprattutto nel campo della moda, e quanto meno non c'è più un tabù omosessuale essendo sparite le discriminazioni più umilianti.
Evidentemente, i tabù di oggi sono diventati altri, per esempio la pedofilia. Domani, chissà! I processi di accettazione e di condivisione sociali sono complessi e ondivaghi. Potrei concludere che questa collega "a luci rosse" sia capitata in una fase storica sfavorevole: alla corte del "re Sole" sarebbe stata ben accetta e forse pure lodata per aver cercato di svezzare al sesso degli improvvidi ragazzini. Qui ed ora, ahilei, è solo un'orca immorale che rischia molti anni di galera per pochi minuti di blando ma riprovevole piacere...