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il ministro dell'Interno Giuliano Amato

vuol rendere ... oddìo non riesco a scriverlo ...

ILLEGALE PROSTITUIRSI !

Hit Counterlenoni potenziali hanno letto qui 

Ma allora non ha capito niente ! «Mi sono permesso di recare scandalo in questo Paese — dice Amato intervistato da Gianni Riotta per Tv7 — prospettando l'ipotesi che anche il cliente possa essere coinvolto in trattamenti negativi». Sta pensando ad un reato specifico ?, gli chiede il direttore del Tg1. «Non lo so — risponde il ministro —, ma non c'è dubbio che un Paese da tutti ritenuto progressista come la Svezia è una mosca bianca in Europa che ha una legge che proibisce la prostituzione».

Insomma, ancora qualcuno che vorrebbe  criminalizzare pure i clienti ! Non ci posso credere ! «Questa ragazze vengono in Italia — ha detto ancora Amato — e se possono fare le prostitute loro ci mettono i loro corpi e noi ci mettiamo i loro clienti». Ma anche se considerata una semplice traccia di lavoro, l'idea suscita qualche perplessità nella maggioranza. Dice Marina Sereni, vice capogruppo dell'Ulivo alla Camera: «Amato fa bene a porre la questione perché le soluzioni tentate finora non hanno risolto il problema».

La prostituzione un problema ? Il suo sfruttamento lo è; le condizioni igieniche e psicologiche in cui sono costrette a stare le prostitute, lo è; l'abbandono volontario dello Stato, lo è; l'indifferenza delle istituzioni, lo è; la percezione popolare, lo è; la demonizzazione, lo è. E adesso pure la criminalizzazione, lo è. Criminalizzare tutto il sistema della prostituzione è il segno inquietante di una volontà moralizzatrice dello Stato, quindi di un'etica statalizzata che è la negazione ed è la morte dello Stato moderno, dello Stato laico, dello Stato dei cittadini. Ma "combattere" la prostituzione significa letteralmente farle la guerra, vale a dire mettersi in una posizione di violenta repressione finalizzata alla soppressione e alla "scomparsa" del fenomeno; come fosse una questione di pulizia, e non di polizia, sociale; ed è immediato il richiamo a "pulizie etniche" che ben ricorda la Storia più infame e ignobile delle umane vicissitudini. Ma quand'anche la "guerra alla prostituzione" fosse priva di questi barbagli ahimé invece fin troppo evidenti, il modo di condurla ripropone la necessità del contestarla. Non si fa, infatti, la guerra alla prostituzione senza farla alle prostitute e perfino ai clienti; e così sparisce l'unica leicità possibile, quella di risolvere un problema che comunque non è la prostituzione ma i suoi possibili aspetti oggettivamente criminali, mentre si sposta la repressione sulle persone, fisicamente, psicologicamente, antropologicamente. E allora risolvere il problema diventa elidere dal mondo le persone che lo causano, ottusamente accomunate e omogeneizzate, vittime e aguzzini, in un tutt'uno che è la personificazione dell'esecrazione più assoluta.

Perché la prostituzione deve rimanere lecita e magari diventare legalizzata ? Semplice, e inconcepibile per la nazione Italia: per permettere alla concezione sociale del sesso di uscire dal pantano della morbosità, della fobia, della drammaturgia peccatrice di cui è grande responsabile il clericalismo cattolico. Tentativi del genere di cui qui si dice non sono limitati a risolvere problemi né tanto meno a colpire aspetti isolati e mirati, ma tendono a imporre una concezione generalista e massificata che, al di là della questione specifica, vuole sempre e solo una cosa: il potere di concedere e di negare. E così si vorrebbe negare di prostituirsi e, ancora peggio, di usufruire della prostituzione. E' l'iniqua volontà di volere tutti santi e puri; di costruire una società in cui qualcuno ha deciso cosa sono le cose illecite (per poterle poi proibire) e quali sono quelle lecite che, guarda un po', corrispondono sempre ai gusti, alle paranoie, ai pudori, ai tabù di chi proibisce.

La prostituzione (ma com'è ovvio dirlo !) non è niente di sporco, di malevolo, di infernale. E' soltanto un aspetto della vita, come tanti altri. Un aspetto di cui è giusto ed è bene smussare certi lati (la violenza, lo sfruttamento, ecc.) ma senza aspirare a "cancellazioni" i cui riverberi, oltre che utopistici, sono pure pericolosi. Esistono prostitute che scelgono di prostituirsi, che lo fanno volontariamente e senza patemi specifici. Probabilmente esse sono la maggioranza, perché sono persone non affette da moralismo, non soggette ai condizionamenti del "peccato" e della "cosa sporca". Queste persone debbono poter esercitare la loro volontà di prostituirsi, perché negargliela ? Diversa è la donna costretta alla prostituzione: solo in questo caso è possibile intervenire: ma non per la prostituzione in sé, quanto perché essa nasconde la violenza e la sopraffazione: e sono questi gli aspetti da colpire.

Per i clienti, invece, non c'è neppure questa differenziazione: che peccato fa una persona che acconsente alla prostituzione altrui ? Che crimine sarebbe pagare qualcosa che l'altro mette liberamente e volontariamente in vendita ? Pensiamo alle persone timide, che non avranno mai la possibilità di copulare con l'altro sesso. Pensiamo alle persone brutte, deformi, incapaci. Pensiamo ai malati. Perché destinare tutte queste persone alla castità forzata ? Ma perché destinarci anche le persone che per puro divertimento vanno a puttane ? Per preservare l'infedeltà coniugale ? Per tutelare mogli e mariti ? Per santificare la coppia ? Per cancellare dal mondo tutte "le cose sporche" ?

Sì, è questo il desiderio, questa è la fobia, questa è la missione salvifica: cancellare le cose sporche (vedi).