Libera Prostituzione in libero Stato
din don Benzi dice (anzi, declama) che le puttane sono tutte sfruttate e infelici e che solo lui è in grado di "salvarle"
Ma gli studi scientifici lo smentiscono: c'è anche chi sceglie di esserlo; ed è ovvio!
visite dall'ultima sco...a :-)
1. C'è un tentativo di utilizzare le esagerazioni sulla condizione delle prostitute con la demonizzazione dell'immigrazione?
Il Parsec è una delle più reputate istituzioni di ricerca specializzate nello
studio del fenomeno della prostituzione e della tratta, anche in campo
internazionale.
Nel 1996 il Parsec presentò alla Conferenza di Vienna sulle nuove schiavitù e
sulla tratta, organizzata dalla Commissione Europea, uno studio appositamente
commissionatogli, congiuntamente all'Università di Firenze, dall'Organizzazione
Internazionale Migrazioni (che è un organismo dell'ONU).
Venuto a conoscenza di quella ricerca il Dipartimento delle Pari Opportunità del
Governo Italiano commissionò allora al Parsec una ricerca approfondita sulla
specifica situazione italiana.
È quindi una ricerca che risale a qualche anno fa (1996), ma non c'è alcuna
indicazione che, pur con il probabile aumento del numero totale di prostitute,
la percentuale di prostitute coatte possa essere cambiata significativamente nel
frattempo, anzi tutti gli studi successivi hanno confermato il dato stimato dal
Parsec.
Il risultato percentuale sulla stima di schiave, ovvero il 10% circa (1500-1800 su 15000-18000 allora stimate), era, fino ad ottobre 2002 riportato sul sito stesso del Dipartimento delle Pari Opportunità (http://www.palazzochigi.it/pariopportunita/cosa/tratta/tratta_schiave.htm).
Che il
risultato di uno studio fatto da una reputata organizzazione su commissione di
un dipartimento del Governo Italiano, e per anni riportato su un sito
governativo ufficiale, venga sistematicamente ignorato perfino dai politici che
discutono della questione è secondo me indice del bassissimo livello culturale
medio con il quale la questione prostituzione viene solitamente affrontata.
Il link è stato improvvisamente disattivato dal novembre 2002 in
quanto il sito del Dipartimento Pari opportunità era "in ristrutturazione".
Nel 2003 il sito
è riemerso come unica
misera paginetta, senza la pagina in questione. Ma quel contenuto fu salvato dal
curatore del sito-fonte (vedi)
ed è il seguente:
|
LE NUOVE SCHIAVE Quante sono Secondo uno studio realizzato dal Parsec su commissione del Dipartimento Pari opportunità le donne immigrate coinvolte nella prostituzione sono tra le 15 e le 18 mila. Tra loro, la quota delle donne vittime del trafficking, si stima intorno al 10 per cento cioè tra le 1.500 e le 1.800. Chi sono Possono dirsi vittime del trafficking le donne che subiscono violenza e coercizione in almeno una delle fasi del percorso con cui arrivano dal loro Paese fino all'Italia. I fase: Sradicamento dal Paese di provenienza Le donne possono arrivare nelle mani dei clan perché rapite, vendute dalla famiglia, raggirate (con l'illusione di altri lavori o in relazione alla restituzione di un prestito), minacciate di violenza verso la propria famiglia. II fase Modalità di trasferimento: Avviene via mare o via terra, talvolta la vittima è sotto minaccia, talvolta è consenziente perché è stata ingannata. Comunque viene sottoposta a violenza fisica e sessuale all'arrivo in Italia. III fase: Scopo finale Le donne trafficate vengono utilizzate in prestazioni di alto profitto come la prostituzione, il lavoro forzato e la schiavitù domestica. La mercificazione dei corpi è un affare estremamente lucroso e le ragazze sono una merce di valore. Per questa ragione lo spostamento delle ragazze è organizzato in piccoli gruppi e soprattutto per le rotte di terra, più sicure di quelle marittime (vedi Scheda sulle rotte). Quanto rendono Si stima che la prostituzione sia la terza voce di guadagno per il crimine internazionale organizzato, dopo le armi e la droga. Si calcola che una prostituta possa fruttare almeno dieci milioni al mese. La media del lavoro delle ragazze è di circa tre sere a settimana. In Italia, secondo un calcolo approssimativo, il business della prostituzione delle donne immigrate si aggira sui 180 miliardi al mese. Noi e l'Europa È difficile fare una stima del trafficking in Europa. I Paesi più interessati sono l'Italia, la Germania (dove il fenomeno presenta caratteristiche molto simili alle nostre nei numeri e nelle modalità), il Belgio e l'Inghilterra.
Fonte: Dipartimento
per le Pari opportunità e associazione Parsec |
È da notare che una successiva ricerca fatta dal Parsec (con stime per l'anno
1998 e pubblicata ne "I colori della notte" (F.Carchedi et al., FrancoAngeli
editore, 2000) conferma ed anzi riduce quella stima.
La cosa assolutamente incredibile è che secondo i dati forniti da Carchedi (op.
cit., pag. 136) anche nella organizzazione dello stesso don Benzi (Associazione
Papa Giovanni XXIII) le prostitute che sono risultate vittime della tratta, come
rilevato negli anni dal '94 al '97, ammontavano solo all'8-9%!!!
In altri termini: parrebbe che don Benzi menta sapendo di mentire o, nella
"migliore" delle ipotesi, che non conosca neppure i dati sulle prostitute
assistite dalla sua stessa organizzazione.
Da notare
che un centro specializzato come il Cestim ha giudicato lo studio del Parsec
come metodologicamente non ancora superato, pur nella percezione epidermica che
molti hanno che quei numeri siano sottostimati: "La ricerca del Parsec non è
stata ancora né smentita né superata metodologicamente da altre ricerche sulle
donne della prostituzione coatta." (http://www.cestim.it/integra2/integr2_i1.htm).
Infatti "il dato della tratta, particolarmente importante per programmare una
politica di protezione per le vittime oltre che di contrasto ai trafficanti, è
stimato da Parsec [Parsec 1998], in uno studio patrocinato dal Dipartimento
delle pari opportunità e riconfermato sia da fonti giudiziarie che dai dati dei
primi tre mesi del Numero verde nazionale, in circa un decimo del totale."
Tale studio, peraltro, è servito come base per un'analoga ricerca fatta nel
Regno Unito nel 1998.
Perciò, non
c'è che da concordare con l'affermazione del Cestim che "Non si può non rimanere
colpiti dal fatto che questo dato del rapporto Parsec nel dibattito pubblico è
quasi sempre poco considerato mentre è prevalsa, per ragioni che varrebbe la
pena indagare, da fronti assolutamente opposti in tema di immigrazione, una
visione che puntava a massimizzare i numeri della tratta, confondendoli
regolarmente con quelli della prostituzione straniera ed immigrata. Volontà di
presentare l'immigrazione come realtà criminale nella forma più odiosa della
prostituzione coatta e voglia di pensare alle donne straniere della
prostituzione di strada come tutte trafficate e quindi vittime vulnerabili e
innocenti a cui dare aiuto, chiudendo una buona volta il dibattito imbarazzante
che donne emancipate possano «scegliere» la prostituzione."
2. Una ricerca del Censis, ma don Benzi nega l'evidenza: schiave non "tutte", ma tra il 10 e il 20%
Un'altra ricerca è stata fatta nel 2000 dal CENSIS, il notissimo istituto di ricerca, che ha raggiunto una conclusione praticamente identica a quella del Parsec (solo il 10% circa di schiave) dopo aver intervistato decine e decine di operatori specializzati italiani.
È interessante rilevare la reazione stizzita di don Benzi a quei risultati che lo sbugiardano (4-5mila schiave su 50.000 stimate dallo stesso don Benzi): fino al 2003 la si trovava sul sito della sua associazione (http://www.sempreapg23.org/00ott/00ott02.html), ma per qualche "misterioso" motivo quell'editoriale è sparito. Qualche "imbarazzo" nel mostrare quelle cifre? Ma quel contenuto fu salvato dal curatore del sito-fonte (vedi) ed è il seguente:
|
Da un editoriale di don Benzi apparso sul sito della sua organizzazione nell'ottobre 2000 e "misteriosamente" scomparso nel 2003 ... dall’orrore della condizione di schiavitù in cui sono ridotte queste
donne;
dalle proposte errate che certe personalità portano avanti in merito al problema prostituzione;
dalla possibilità concreta di potere liberare tutte le ragazze che vengono costrette a prostituirsi.
Tutta la prostituzione è schiavizzata |
Particolarmente significativa l'ammissione che lo studio del Censis si basa su
UN CENTINAIO DI OPERATORI interpellati dall'istituto!
Un centinaio di operatori specializzati che smentiscono don Benzi, se qualcuno
aveva ancora dei dubbi ...
Il rapporto del Censis (reperibile sul sito dell'istituto,
http://www.censis.it) non nasconde le condizioni di sfruttamento nelle quali
molte donne si trovano, ma fa certamente giustizia dell'affermazione di don Benzi che "nessuna
donna diventa prostituta per scelta": la realtà è, invece,
che questa è proprio una scelta consapevole, per la stragrande maggioranza di
loro (anche se molte si trovano poi di fronte ad una realtà molto meno rosea di
quella che speravano).
Detto in
altri termini: anche il Censis, sintetizzando le opinioni di cento operatori,
conferma che la grande maggioranza delle prostitute straniere lo fa per scelta,
non è schiava: anche quando è maltrattata, non la si considera schiava se
comunque continua a farlo senza esserne obbligata, ovvero sceglie coscientemente
di continuare a fare la prostituta pur in una situazione non ottimale e non di
piena autonomia).
Perciò l'obiettivo di un paese civile dovrebbe essere quello di metterle nelle
migliori condizioni per operare quella scelta, che peraltro le leggi attuali
considerano pienamente legittima, combattendo lo schiavismo e non la
prostituzione in sé.
È comunque
doveroso fare una considerazione pessimistica, che tiene in considerazione le
incertezze nelle stime numeriche sulla prostituzione in Italia: se la stima di
5000 schiave viene riferita non alle 50.000 ricordate da don Benzi, ma alla
stima di circa 25.000 prostitute straniere stimate dal CENSIS nelle sue ricerche
di questi anni, la percentuale di schiave sul totale aumenta al 20%.
Siamo comunque ancora lontanissimi dalla "totalità" spacciata da don Benzi come
la verità.
3. Un altro studio arriva al 15% benché ...
La FONDAZIONE CESAR, in un suo studio sulla prostituzione del 2000, valuta la percentuale di schiave attorno al 15% (vedi http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=19449).
Non conosco
i dettagli di questa recente indagine ma vedo che, ancora una volta, ritorna
praticamente lo stesso valore per la quota di prostitute coatte.
Anche su questo studio, però, c'è da fare una considerazione simile a quella
fatta per il CENSIS: se la percentuale del 15% si riferisse al totale delle
prostitute stimate (70.000, delle quali oltre 20.000 straniere), il loro numero
sarebbe di 10.000 circa.
Se, come viene generalmente ritenuto, la prostituzione schiavizzata riguarda
solo le prostitute straniere, allora la percentuale di schiave tra le prostitute
straniere sarebbe quasi del 50% (10.000 su oltre 20.000).
Un valore molto alto ma certamente NON in accordo, comunque, con l'affermazione
che "tutte" sono schiave.
C'è anche da dire che occorrerebbe qui sapere quale è la definizione di
"schiavitù" che è stata usata, ovvero come si considerano quelle prostitute che,
pur volontarie, si trovano nella pratica necessità di appoggiarsi a sfruttatori
(a volte violenti) per poter esercitare (per esempio, per avere visti di
ingresso, alloggio, trasporto, ecc.): è quell'area intermedia tra schiavitù e
volontarietà definita dalla ricerca del Parsec, che se inclusa nella definizione
di "schiavitù" fa inevitabilmente aumentare la stima.
Comunque la si veda, anche questo studio nega che le schiave siano la totalità o
anche solo la maggioranza.
4. Estrapolazioni da dati ufficiali confermano: massimo 20%
Dall'Università di Trento, che in un altro recente studio (MON-EU-TRAF, 2002) commissionatole dalla Unione Europea ha stimato "almeno 2500 donne l'anno trafficate dalle organizzazioni criminali", come citato in http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=23390.
Lo studio
indicato in quella pagina è disponibile sul sito di Transcrime dell'Università
di Trento, alla pagina
http://www.transcrime.unitn.it/aree/progetti.dhtml?id=12#p9 , in quattro
parti scaricabili in formato PDF.
Il dato citato lo si trova nel "Rapporto Finale - Parte 1", pag.10 ("Estimates")
ed è dettagliato nella Sezione 9 (pag.50): il valore medio annuo di prostitute
trafficate, per gli anni 1999 e 2000, va da un minimo di 2640 ad un massimo di
5280.
A questo punto il calcolo è presto fatto: se si prende per buona la solita stima
di circa 25-28mila prostitute straniere (valore che costituisce il dato
comunemente accettato per gli anni dal 2000 circa ad oggi, vedi stime CENSIS),
il numero medio stimato di schiave porta a una percentuale dal 10% al 20%
circa di schiave sul totale delle prostitute presenti.
In perfetto accordo con le stime precedenti.
Ed è da notare che, in questo caso, la metodologia è diversa da quelle
delle ricerche Parsec e CENSIS, essendo basata su estrapolazioni applicate a
dati ufficiali del Ministero dell'Interno.
![]()
Tutti questi risultati che, ripeto, sono frutto di
STUDI SCIENTIFICI DA PARTE DI ISTITUTI SPECIALIZZATI, vengono regolarmente e
colpevolmente IGNORATI da parte non solo di chi, come don Benzi, parla e si muove sulla base di
pregiudizi
moralistici volti ad abolire la prostituzione tout-court, ma anche da politici e
giornalisti; e perfino da certe portavoce delle prostitute italiane, che a volte
parlano con troppa superficialità e ambiguità dello stato di costrizione delle
prostitute straniere e non specificano a sufficienza che comunque la molla che
le spinge a prostituirsi è quasi sempre volontaria.
È comprensibile ed opportuna la prudenza sui numeri, in un campo con tanti lati
oscuri come quello della prostituzione straniera, ed anche la prudenza nel
valutare quei dati e il non voler accettare senza verifiche dei valori numerici
che a prima vista potrebbero apparire sottostimati.
La stessa ricerca del Parsec sottolinea che i valori trovati devono essere
intesi come indicativi della dimensione del fenomeno e non pretendono di
registrarlo con la massima esattezza.
Non c'è dubbio che quando si parla di stime statistiche in settori dove il
"sommerso" è la norma, occorre essere estremamente prudenti.
Tuttavia, dopo QUATTRO studi indipendenti praticamente concordanti, si può
ora discutere sul 20 o sul 40 per cento, non certo continuare a dare credito
alle affermazioni di chi vuole far credere che la stragrande maggioranza o la
totalità delle prostitute straniere sia schiava.
E c'è da rilevare che, invece, in quanto a "prudenza sui numeri" il "partito di
don Benzi" non ne mostra alcuna: continua ad affermare che "tutte sono schiave",
in disprezzo di tutti gli studi fatti.
A questo punto è chiaro che se l'80-90% delle prostitute è VOLONTARIA e NON SCHIAVA (magari in condizione
di sudditanza psicologica verso il fidanzato- protettore, ma non schiava; in
molti casi ignobilmente maltrattata, ma comunque non costretta a fare una
attività che altrimenti non avrebbe scelto), l'approccio alla regolamentazione
non può in alcun modo basarsi su assunti errati e orientarsi ad una
attività di repressione generalizzata (tanto meno di repressione dei clienti) e
di negazione di una scelta che è invece tale nella grande maggioranza dei casi.
Questo non vuol dire affatto che il problema della schiavitù e dello
sfruttamento violento debba essere sottovalutato e che quelle comunque migliaia
di prostitute schiave e quelle che subiscono violenze non debbano essere
aiutate, come già oggi peraltro accade con gli efficaci interventi delle forze
dell'ordine.
Ma fare di tutta l'erba un fascio è inaccettabile, come lo sarebbe affermare che
"il sesso è violenza" solo perché esistono frequenti episodi di violenza
sessuale.
Proposte come quelle che pochi anni fa fece Giuliano Amato ("puniamo i clienti
perché sono oggettivamente complici del racket") si rivelano non solo bigotte ma
assolutamente assurde sulla base degli studi fatti finora.
Non c'è dubbio: i risultati delle ricerche fatte sono "sorprendenti" se li si
considera alla luce delle affermazioni che ogni giorno si leggono o si ascoltano
sui media.
Come risponde don Benzi a quei risultati? E come rispondono tutti coloro che la
pensano come lui?
Vediamo...
Le Obiezioni.
Se ci sono ben quattro ricerche che smentiscono don Benzi (a fronte di nessuna
che lo supporta), come rispondono il sacerdote di Rimini e i suoi sostenitori
a queste per loro imbarazzanti evidenze scientifiche?
Già,
perché la reputazione di quegli istituti di ricerca rende poco credibile ogni
tentativo di contestarne la competenza o l'onestà.
don Benzi e i suoi sostenitori, però, non avendo altro in mano, ci hanno
provato.
Non potendo contestare la professionalità complessiva di istituti quali Censis
e Parsec, si sono orientati a contestare la (presunta) metodologia di
quelle specifiche ricerche.
Il che, in realtà, equivale proprio a contestare la professionalità di quegli
istituti, ma un po' vigliaccamente, senza arrischiarsi a farlo apertamente. Ma
tant'è ...
C'è da
dire che vista la limitatissima diffusione pubblica dei risultati di quelle
ricerche, don Benzi e i suoi sostenitori non hanno finora avuto gran
bisogno di cercare di contestarli.
don Benzi lo ha fatto sul suo sito, alcuni suoi sostenitori lo hanno fatto in risposta a
miei interventi su Internet.
E tutti, alla fine, non sono riusciti a fare molto di più che puntare su
questa singola obiezione:
i risultati di quelle ricerche non sono credibili perché "si basano su
INTERVISTE alle prostitute".
E dato che, secondo loro, tutte le prostitute sono schiave e tutte le
schiave sono minacciate e non possono dire la verità, ecco che verrebbero
fuori quelle percentuali così basse di schiave: perché quasi nessuna osa
dire la verità.
Peccato per loro: questa obiezione, l'unica fondamentale che sono stati in
grado di opporre, NON STA IN PIEDI.
Innanzitutto, c'è da rilevare che ci sono anche concretissimi motivi perché
una prostituta MENTA IN SENSO OPPOSTO, ovvero che dica di essere (o essere
stata) costretta a prostituirsi anche quando non è vero, anche quando in
realtà è volontaria:
- la paura di essere male giudicata (soprattutto quando si tratta di ottenere
un "lavoro onesto")
- la paura di essere considerata complice in qualche reato
Afferma la ricerca del Censis: "come riferiscono parecchi intervistati, molte
prostitute dicono di essere state rapite anche se non è vero perché ciò
costituisce un'attenuante, una giustificazione che "salva la faccia". Possono
raccontare di essere state trascinate qui con la forza, negando qualsiasi
forma di adesione volontaria, anche per paura di essere ritenute responsabili
di qualche reato."
e soprattutto
- poter ottenere (o almeno lasciarsi aperta la possibilità di ottenere) il
PERMESSO DI SOGGIORNO per motivi di protezione sociale, senza neppur dover
denunciare qualcuno come sfruttatore-schiavista o testimoniare contro di lui
in tribunale (art.18 del Testo Unico sull'immigrazione,
http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/dlgs286_98.html#ART18).
A questo proposito c'è un fatto di cronaca (settembre 2002) che parla
di due prostitute nigeriane che si sarebbero "redente" vedendo passare una
processione di don Benzi, al termine della quale avrebbero chiesto ed ottenuto
di essere accolte nella struttura di don Benzi.
Non commento l'aspetto "morale" di questa "redenzione": faccio solo notare
quanto sia oggi comprensibile che una prostituta volontaria ma irregolare,
senza permesso di soggiorno, voglia cogliere al volo l'opportunità di
usufruire dei benefici di legge per le "presunte schiave pentite", in
particolare il permesso di soggiorno, piuttosto di rischiare il fermo e
l'immediata espulsione conseguente ad una operazione di polizia ispirata dalla
legge Bossi-Fini.
E a parte questi aspetti (che comunque non sono secondari e che tendono ad
orientare le risposte in senso "pro don Benzi"), i sostenitori del prete
riminese dovrebbero riuscire a rispondere ad una semplicissima domanda:
Se "nessuna prostituta osa dire la verità e nessuna ammette di essere
schiavizzata", come mai don Benzi è a conoscenza che tutte loro sono schiave?
Se queste prostitute, tutte, mentono per paura di ritorsioni, perché mai
avrebbero detto a don Benzi la verità?
Sono in grado di dare io la risposta che darebbe don Benzi: perché lui sta
in strada accanto a loro, tutte le notti, e ha conquistato la loro fiducia.
Perfetto.
È lo stesso motivo per il quale QUELLE RICERCHE SCIENTIFICHE SONO
CREDIBILI !
Infatti, i risultati di quelle ricerche NON derivano direttamente dalle
interviste alle prostitute, bensì DALLE ESPERIENZE DI DECINE E DECINE DI
OPERATORI del settore, compresi operatori di strada che fanno
(presumibilmente in modo più "laico" di lui ...) esattamente lo
stesso lavoro di don Benzi.
In altre parole: sono stati anche e soprattutto gli OPERATORI (addirittura
un centinaio per l'inchiesta del Censis) ad essere "intervistati"!
Ed è risultato che sulla base delle loro ESPERIENZE la maggior parte delle
prostitute straniere NON È SCHIAVA.
Nel caso della ricerca del CENSIS, per esempio, solo il 16% degli operatori
interpellati ritiene che le volontarie siano una stretta minoranza e che la
grande maggioranza sia schiava.
Le interviste alle prostitute sono solo una parte (indispensabile, peraltro)
di quelle inchieste.
Ma i risultati riflettono anche le conoscenze e le esperienze accumulate negli
anni dagli operatori, non derivano direttamente e unicamente dalle risposte
delle prostitute.
C'è da dire, inoltre, che don Benzi accusa il Censis di non aver coinvolto la
sua organizzazione in quella inchiesta (anche se fosse stato, sarebbe stata
comunque una voce contro cento altre), ma sorvola bellamente sul fatto che è
invece stata coinvolta nell'inchiesta, altrettanto qualificata e analoga nei
risultati, del Parsec (Carchedi, op. cit., pag. 105)!
Perché una cosa va detta, e con la massima chiarezza:
l'organizzazione di don Benzi è solo UNA delle decine e decine di operatori
e organizzazioni italiane che ogni notte assistono e aiutano le prostitute
straniere!
Se gran parte del pubblico identifica solo don Benzi come "quello che aiuta le
prostitute", venendo a pensare che sia l'unico che le conosce veramente, è
solo grazie alla martellante ed abile campagna mediatica che il sacerdote
riminese è riuscito ad imbastire.
Ma esistono moltissimi altri operatori che fanno quello che fa lui, senza
farsi tanta pubblicità.
Ed anche con maggior rispetto per le prostitute, per esempio senza portarle in
giro come animali da circo o "trofei" da esibire.
Se qualcuno vuole contestare i risultati di quelle ricerche tentando di
criticare la competenza metodologica di quegli istituti, dovrà anche e
soprattutto contestare la competenza di decine e decine di operatori
specializzati.
Dovrà convincere che ci sono UN CENTINAIO di operatori che, nella
loro pressoché generalità, sono incapaci di valutare il grado di sincerità e
credibilità delle prostitute con le quali sono a stretto e quotidiano
contatto.
Mentre ce ne sarebbero pochissimi, ed in particolare UNO, don Benzi,
che sarebbero così abili da riuscire ad accorgersi che tutte mentono e che,
contrariamente a quanto dicono, sono tutte schiave.
A chi si vuole cimentare in questa impresa propagandistica: buona fortuna.
Del resto, l'Università di Trento è arrivata a stime assolutamente allineate a
quelle delle ricerche Parsec e Censis pur senza utilizzare il metodo delle
interviste.
Esistono poi altre obiezioni, non tanto contro la credibilità di quelle
ricerche (che restano, a pesare come macigni ...), quanto in generale contro
la credibilità dell'idea che possa esistere una grandissima parte,
addirittura la grande maggioranza, di prostitute straniere volontarie
(e non schiave).
Prostituzione straniera e criminalità:
retate, racket, passaporti ed altre amenità "alla don Benzi".
don Benzi cerca di supportare le sue false affermazioni sulla schiavitù
generalizzata con specifiche asserzioni su aspetti criminali legati al mondo
della prostituzione.
Il tutto per rafforzare il concetto che "la prostituzione straniera è
completamente in mano alla criminalità".
Vale la pena di esaminare almeno le più diffuse tra queste asserzioni di don Benzi: ci si accorgerà di come siano facilmente contestabili.
Abbiamo già accennato all'improponibilità dell'affermazione secondo la
quale tutte le prostitute straniere, tutte schiave, sarebbero costrette a farlo
perché singolarmente minacciate
(loro e le loro famiglie in patria).
Bene, ricordo che le prostitute straniere in Italia sono stimate essere
almeno 20.000: si tratterebbe di ricattare singolarmente e tenere sotto
costante minaccia non venti o duecento famiglie, ma ventimila, lontane
migliaia di chilometri!
Una situazione di ricatto INDIVIDUALE continuo, capillare e transnazionale
che neppure la mafia siciliana riuscirebbe a tenere in piedi, certamente non al
di fuori della Sicilia stessa ...
Vediamo ora
di affrontare le altre affermazioni "alla don Benzi".
Innanzitutto però, ribadita la necessità di stroncare lo schiavismo, per quanto
minoritario sia (ed il modo migliore è una regolamentazione che consenta alle
ragazze di operare liberamente e fare a meno dei "protettori" o che imponga a
coloro che oggi sono i "protettori" di agire alla luce del sole e in piena
legalità controllata, per esempio aprendo degli Eros Center) va affermato con
forza che È CERTAMENTE ASSURDO AFFRONTARE IL "PROBLEMA" DELLA PROSTITUZIONE
COME SE QUESTO FOSSE UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO O DI CRIMINALITA', con il
quale perciò non si può e non si deve convivere .
Infatti è da notare che la prostituzione è l'unico fenomeno nel quale siano
presenti anche aspetti criminali (che come è noto sono presenti in tutti i
fenomeni economici, dagli appalti pubblici a Wall Street) per il quale
alcuni chiedono non il contrasto e l'eliminazione della criminalità bensì
l'ABOLIZIONE del fenomeno stesso!
Non certo un bell'esempio di tolleranza ...
Nessuno si sognerebbe mai di parlare di "problema criminale dei ristoranti
cinesi", tanto meno proporrebbe di chiuderli tutti indiscriminatamente, per il
fatto che ci sono anche ristoranti di quel tipo controllati dalla mafia cinese e
con lavoratori clandestini schiavizzati.
E quante pizzerie sono in mano alla mafia? Nessuno si sognerebbe di
colpevolizzare i clienti delle pizzerie dicendo loro "tu aiuti la mafia".
Con la prostituzione è diverso, si dice al cliente "tu aiuti gli schiavisti",
volendo così far passare il concetto che ogni prostituta straniera sia schiava.
E si propone come soluzione l'abolizione della prostituzione stessa (oggi quella
straniera, domani forse anche quella italiana ...)
E nessuno, guarda caso, di quegli acuti giornalisti tanto pronti a credere a don Benzi si pone mai la domanda che ovviamente sorge spontanea: se tutte le
prostitute straniere che stanno in strada sono schiave, come mai la POLIZIA non
va a colpo sicuro, visto che le stesse ragazze si trovano ogni sera sugli stessi
marciapiedi, e stronca immediatamente il racket?
La risposta a quella domanda è ovvia: questo accade perché LA PERCENTUALE DI
SCHIAVE È MINIMA e ciò risulta anche quando le forze dell'ordine fanno
controlli e di conseguenza tolgono dalla strada solo una piccola percentuale di
ragazze (e spesso per puri motivi di clandestinità e non di schiavismo).
Per inciso: l'assurda analogia che a volte si sente fare tra "andare
con prostitute di strada" e "acquistare merce rubata, frutto di reati",
spesso avanzata da chi chiede di punire i clienti, cade completamente di
fronte alla constatazione che la Polizia controlla periodicamente quelle
ragazze straniere, che dopo pochi giorni conosce benissimo, e le lascia
poi quasi tutte ad esercitare sulla strada (chiunque, se lo vuole, può
verificarlo con i propri occhi, è la norma ...).
Se fosse vero che i clienti "non possono non sapere che sono schiave" e perciò
vanno messi in galera, cosa bisognerebbe fare agli esponenti delle forze
dell'ordine e magari anche della magistratura, che "non potrebbero non sapere" e
che non intervengono, addirittura dopo aver fatto i controlli?
Prostitute come "merce rubata" acquistata incautamente?
Macché: sono controllate dalle forze dell'ordine tanto quanto orologi Rolex
esposti in un negozio del centro storico e i clienti hanno tutte le ragioni di
ritenerle in regola e non schiavizzate fino a prova contraria ...
E qui vale la pena demolire un'altra delle affermazioni preferite di don Benzi:
"alle nigeriane, albanesi, rumene e di paesi dell'Est vengono sottratti i
documenti (passaporto, permesso di soggiorno turistico) in loro possesso
all'ingresso in Italia, dagli sfruttatori".
Ora, se quello che dice don Benzi fosse vero e generalizzato (ovvero che
tutte le prostitute di strada sono prive di documenti) ne avremmo le
prove dalle cronache: invece non ce le abbiamo, anzi abbiamo indicazione
dell'esatto contrario.
Mi spiego: periodicamente la Polizia fa "RETATE"
in strada, identificando una zona di prostituzione, caricando tutte le
prostitute che vi sono, portandole in Questura e controllandole.
Ovviamente se dobbiamo credere a don Benzi ci aspetteremmo che praticamente
TUTTE le prostitute di strada controllate (tutte schiave, secondo lui) debbano
risultare PRIVE DI DOCUMENTI e che pertanto tutte vengano sottoposte a
provvedimenti tipo fermo, denuncia, espulsione o foglio di via.
Bene, io da qualche anno ho cominciato a
esaminare le notizie di cronaca che i giornali riportano, il giorno dopo la
"retata", e vado a cercare (quando è riportato, purtroppo spesso non lo è) il
numero di prostitute espulse o fermate in rapporto al numero di quelle
controllate : quello che risulta (e che vedo valere in tutta Italia, dal Nord al
Sud) è sorprendente, ma solo se si crede a don Benzi!
Infatti, dopo questi controlli a tappeto risulta invariabilmente che SOLO UNA
FRAZIONE, GENERALMENTE MOLTO LIMITATA, DELLE PROSTITUTE RISULTA ESSERE IN
CONDIZIONE IRREGOLARE e viene perciò sottoposta a provvedimenti.
Fino all'anno scorso addirittura SOLO UNA SU QUATTRO O CINQUE veniva espulsa,
fermata o denunciata.
Oggi, con la stretta repressiva della legge Bossi-Fini, la percentuale potrebbe
essere aumentata.
Ma è ora difficile valutare qual è la percentuale di espulse perché,
"curiosamente" (si fa per dire), soprattutto oggi le notizie di cronaca
riportano solitamente il numero delle espulsioni senza rapportarle al numero
totale di persone controllate, come accadeva prima della legge Bossi-Fini:
sembra quasi che sia diventato "poco di moda" far vedere che la maggior parte
degli extracomunitari controllati è in regola ...
Ho visto che nei rarissimi casi nei quali le notizie di cronaca di questi ultimi
mesi (autunno 2002) riportano anche tale rapporto numerico, ci sono percentuali
di espulse che arrivano anche al 40%.
Il che vuol dire comunque che, anche oggi, almeno il 60% è in realtà
provvista di documenti (magari solo di visto turistico temporaneo), altro
che "documenti sottratti dagli sfruttatori"!
E questa è la ragione per cui la grande maggioranza delle prostitute controllate
può, la sera dopo, tornare sullo stesso marciapiede ad esercitare, come ognuno
può verificare direttamente perfino in questi mesi di stretta repressiva:
nigeriane e albanesi, le più schiavizzate ed irregolari, sono le uniche ad
essere particolarmente colpite dai provvedimenti di espulsione mentre le ragazze
dell'Est Europa passano quasi indenni perfino attraverso la maggior parte delle
propagandistiche operazioni "Vie Pulite"!
Nella mia città conosco personalmente ragazze straniere che stanno, le stesse,
sugli stessi marciapiedi DA ANNI e che ovviamente la Polizia conosce molto
meglio di me!
E anche quando non ci stanno da anni, perché periodicamente cambiano città,
rimangono normalmente negli stessi luoghi per mesi e mesi, ampiamente
sufficienti per essere controllate.
Possiamo anche metterla così: se si crede a don Benzi bisogna anche credere
che la Polizia sia incapace o generalmente collusa con gli schiavisti, visto che
lascia in strada la maggioranza delle prostitute dopo averle controllate
(perfino quando, come oggi, ci sono direttive governative che impongono il
"pugno di ferro").
Io credo alla Polizia, non a don Benzi ...
E non sarebbe neppure credibile una (più o meno velata) accusa di collusione
rivolta alle forze dell'ordine: se può essere vero (come è noto) che esiste
spesso una certa tolleranza dei rappresentanti delle forze dell'ordine verso le
prostitute, non appare certo credibile che tale "negligenza" possa essere
applicata anche in momenti come quello attuale, dove precise direttive
repressive vengono non solo dai vertici dei responsabili nazionali
dell'ordine pubblico ma addirittura dai più alti vertici governativi (Presidenza
del Consiglio e Ministero dell'Interno) ed esistono nuove leggi che impongono
provvedimenti immediati contro l'immigrazione clandestina.
Quale Poliziotto o Carabiniere, oggi, rischierebbe la carriera lasciando
sulla strada una prostituta irregolare nel corso di periodiche operazioni
propagandistiche di risonanza nazionale come le (francamente piuttosto
squallide) operazioni "Vie Pulite" (che, guarda caso, si concludono sempre il
giorno prima della pubblicizzatissima conferenza stampa del Premier ...)?
In altri termini: se è vero che alle schiave vengono sottratti i documenti,
dal fatto che la maggioranza delle prostitute, quando viene controllata, risulta
essere in regola se ne deduce che ... la maggioranza delle prostitute NON è
schiava.
Il che costituisce un altro grande autogol di don Benzi ...
C'è inoltre da notare che essere priva di documenti validi non vuole dire
necessariamente essere schiavizzata, vuol solo dire essere "clandestina":
con la Bossi-Fini ci sono oggi controlli più frequenti e più espulsioni, il che
non vuol dire che le prostitute espulse debbano per forza essere state
schiavizzate, vuol dire solo che non avevano il permesso di soggiorno valido.
Perciò da quei dati sulle "retate" non si può neppure dire che "una prostituta
su due o su tre è schiava", sono certamente molte di meno visto che tra quelle
prive di documenti ed espulse ci sono anche le volontarie arrivate
clandestinamente e quindi senza permesso e quelle con permesso ormai scaduto.
C'è sicuramente da attendersi che, con le attuali politiche di puro stampo
razzista e xenofobo, nonché i rigurgiti moralistici antiprostituzione, la
percentuale di espulsioni continui ad aumentare, così come probabilmente ci
saranno perfino restrizioni nella concessione dei visti turistici per le ragazze
straniere.
La maggior parte delle prostitute di strada, poi, verrà probabilmente
allontanata dai marciapiedi con continue azioni di disturbo da parte delle forze
dell'ordine, un modo di operare cominciato molto prima dell'approvazione della
legge Bossi-Fini e che l'attuale governo sembra avere intenzione di
intensificare.
Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con lo schiavismo.
Un'ulteriore precisazione, a questo proposito: il reato di sfruttamento della
prostituzione non coincide affatto con il reato di riduzione in schiavitù!
Mentre è evidente (e risulta anche dalle ricerche fatte) che la maggioranza
delle prostitute straniere si appoggia a "sfruttatori", ovvero persone che
organizzano il loro lavoro per farci dei soldi, questo non vuol necessariamente
dire che quegli "sfruttatori" siano "schiavisti" ed anche la legge fa una
bella differenza tra i due casi.
Qualche tempo fa una notizia di cronaca diceva che in una città del Nord era
stato scoperto un "giro" di sfruttamento che in un anno aveva fruttato parecchie
centinaia di migliaia di euro: le ragazze, provenienti da paesi dell'Est Europa,
si prostituivano volontariamente in strada, avendo fatto un accordo con gli
sfruttatori secondo il quale questi sfruttatori trattenevano la maggior parte
dei guadagni delle ragazze, lasciando loro la parte rimanente e fornendo loro
vitto, alloggio e trasporto sul luogo di lavoro.
Per la legge si tratta di reato di "sfruttamento", non di riduzione in
schiavitù: qualsiasi cosa si pensi dei "magnaccia", alle ragazze quell'accordo
andava bene così (anche perché, per la legislazione italiana, non
avevano alternative per prostituirsi continuativamente in piena legalità in
Italia, con tanto di permesso di soggiorno).
don Benzi dice poi che il racket non consentirebbe ad una prostituta di
esercitare liberamente in strada: è una panzana.
E perché sia una panzana non lo spiego io, lo spiega uno stimato studioso del
fenomeno:
Francesco Carchedi, ricercatore del Parsec, dice che LA PROSTITUZIONE COATTA
È MINORITARIA e che SI DEVE NECESSARIAMENTE MESCOLARE A QUELLA LIBERA,
confondendosi con essa negli stessi luoghi e con le stesse modalità di
esercizio, altrimenti sarebbe subito scoperta e colpita.
Dal che se ne deduce che la prostituzione coatta ha addirittura BISOGNO che
esista la prostituzione libera, per potersi mimetizzare in essa!
È quello che accade sulle nostre strade (ma anche negli appartamenti), dove una
piccola minoranza di schiave si confonde in una grande maggioranza di prostitute
volontarie (anche se spesso limitate in parte nella loro autonomia e
autodeterminazione).
La stessa "difesa del tratto di marciapiede" non ha in sé nulla a che vedere con
lo schiavismo: quando arrivarono in Italia le prime ondate di prostitute
straniere, furono le prostitute volontarie italiane di strada, non gli
schiavisti, ad affrontarle spesso "a muso duro" per contrastarne la presenza sui
marciapiedi.
E la prostituzione schiavistica non ha alcun interesse ad "allargarsi" in modo
visibile, cercando di schiavizzare ragazze che non erano già sotto il suo
controllo fin dal paese di origine, perché approcciando in modo violento una
ragazza di strada che non si conosce e sulla quale non si hanno strumenti
ricattatori di pressione (per esempio, i famigerati e sopravvalutati "ricatti
sulle famiglie") correrebbe grossi rischi di incappare in denunce e repressione
dalle forze dell'ordine, facendo saltare per aria tutto il "business".
Perciò, passare davanti alle prostitute di strada e pensare "Poverette, sono
tutte schiave!" è un errore: al massimo, una su cinque potrebbe essere schiava,
le altre lo fanno per scelta.
don Benzi ha preso ad esempio quel dieci-venti per cento di schiave e ha
letteralmente inventato la frottola che "tutte sono schiave", cosa che non è
affatto vera ma che, ripetuta centinaia di volte, rischia di passare come la
verità.
Se quelli che sputano sentenze sulle prostitute straniere provassero ad andare a parlare con qualcuna di loro, soprattutto le tante dall'Est Europa, se ne renderebbero conto molto presto.
Le prostitute
straniere: perché lo fanno?
Ma se quasi nessuna prostituta straniera è schiava, se quasi tutte sono
volontarie, cosa le spinge a prostituirsi?
La risposta è scontata: queste ragazze straniere lo fanno perché possono in un anno GUADAGNARE quanto potrebbero in dieci anni nei loro paesi, anche quando i "protettori" si tengono la parte maggiore (basta andare a vedere il reddito medio pro capite, per esempio in Romania o Moldavia, per capirlo: in Romania è sui 1.500 dollari ALL'ANNO, cifra che una prostituta in Italia guadagna agevolmente in meno di una settimana).
"Protettori" (alcune ragazze usano il termine "agenti") che certamente spesso non sono stinchi di santo e che sarebbero i primi ad essere danneggiati da una legalizzazione piena e "visibile" della prostituzione, non potendo più nascondersi e dovendo agire alla luce del sole e senza più poter fare pressioni sulle ragazze (molte delle quali, ne sono certo, si metterebbero in proprio o lavorerebbero volontariamente in Eros Center legali, come avviene all'estero), ma che non per questo si può dire che necessariamente sempre schiavizzino le prostitute delle quali "organizzano" il lavoro.
Oggi l'"organizzazione" consiste nel fare soldi
navigando tra gli scogli delle leggi che colpiscono lo sfruttamento ed il
favoreggiamento della prostituzione (nonché l'ancor più arcaico ma ancora
in vigore reato di adescamento) e le periodiche ondate
moralistico-repressive (ed oggi anche xenofobe ...).
Un domani, con una REGOLAMENTAZIONE SERIA che eliminasse (o
circoscrivesse) il reato di sfruttamento, la prospettiva per chi volesse
organizzare un'attività professionale di prostituzione diverrebbe quella dei
paesi civili: registrarsi (ovviamente se non si hanno conti aperti
con la giustizia e fornendo la certificazione antimafia), aprire un Eros Center
con regolare licenza, fornire alloggio e servizi alle ragazze a
fronte del pagamento di un affitto, pagare le tasse, ...
E chi oggi fa soldi schiavizzando prostitute clandestine si troverebbe con un
pugno di mosche in mano (anche perché le ragazze avrebbero molte ALTERNATIVE
per svolgere LEGALMENTE quel lavoro senza dover sottostare a condizioni
inaccettabili).
È del tutto comprensibile che i "magnaccia" non ci
stiano simpatici: non stanno simpatici neppure a me, perfino quando sono certo
che non schiavizzano e brutalizzano le prostitute che lavorano per loro.
Tuttavia credo che sia opportuno ragionare
freddamente: in molti paesi del mondo (e senza andare nelle solite Olanda o
Germania, citiamo una volta tanto la cattolica Spagna ed i suoi "Club" ...) è
possibile ai privati aprire, con le dovute autorizzazioni e i controlli del
caso, degli Eros Center, ovvero delle strutture dove lavorano prostitute.
Quella gente, in quei paesi, fa semplicemente un
lavoro da imprenditore: fa soldi organizzando il lavoro di donne che si
prostituiscono volontariamente, fornendo loro dei servizi.
Le ragazze guadagnano, loro guadagnano.
È del tutto legittimo avere remore morali su quel tipo di attività (io non la
farei, ma trovo peraltro che ce ne siano anche di molto più squallide ...) ma
chi ha visto la situazione in quei paesi sa benissimo quali vantaggi, in termini
di controlli e sicurezza per tutti, ci siano in una regolamentazione che metta
tutto "alla luce del sole" (confinando al tempo stesso la prostituzione in
apposite aree, in modo da non disturbare i "benpensanti").
La
prostituzione e i media.
Se il cittadino italiano si è fatto un'idea molto parziale (per non dire errata)
della prostituzione in questo paese, soprattutto di quella straniera, la colpa
non è solo di don Benzi.
La colpa è anche, e forse soprattutto, di coloro che dovrebbero essere deputati
ad informare correttamente il pubblico e a verificare le informazioni prima di
darle: i giornalisti.
Per chi ha approfondito la questione, vedere ed ascoltare certe trasmissioni,
leggere certi articoli è una cosa veramente deprimente.
Gli esempi al proposito sarebbero innumerevoli,
basta accendere la televisione o aprire un giornale per trovarsi ad ascoltare
delle "perle" che fanno rizzare i capelli.
Il Censis stima che in Italia ci siano 28.000 prostitute straniere?
Bene, il giornalista di turno potrà magari diligentemente procurarsi quel dato
ma state pur certi che il relativo servizio del telegiornale verrà presentato
come "In Italia ci sono 28.000 prostitute schiave!". (TG3, una sera di
settembre 2002)
Credo che valga la pena riportare, per chi non ne
fosse ancora convinto, almeno un esempio concreto di giornalismo di
bassissima lega, che però è purtroppo assolutamente tipico del
conformismo menzognero dei media italiani quando si tratta di parlare di
prostituzione.
Ed è assolutamente tipico dei danni che la propaganda di don Benzi ha fatto in
Italia.
Questa è la cronaca di una trasmissione
televisiva:
Giovedi 26 settembre 2002, Rai 3, ore 23.20, "C'era una volta".
Avevo già visto, su altri argomenti a carattere sessuale, alcune puntate di
"C'era una volta" e proprio per questo ero piuttosto perplesso (per usare un
eufemismo) sulla correttezza di ciò che sarebbe stato mostrato.
La, chiamiamola così, "inchiesta" si intitola "Marciapiede" e consta in
interviste a prostitute e prostituti.
Già in apertura un baffuto giornalista, suppongo uno dei responsabili della
trasmissione, esordisce con un poco promettente "con questa inchiesta abbiamo
ottenuto un quadro INQUIETANTE dei clienti delle prostitute".
"Cominciamo bene ...", penso.
Le prime immagini sono già rivelatrici del "taglio"
che verrà dato alla trasmissione: in barba a qualunque criterio di
"proporzionalità numerica maschi/femmine" in rapporto alla realtà del mercato
della prostituzione, si parte con ... prostituti maschi!
Nulla di male in sé, beninteso, ma qui è evidentissimo l'intento di "mostrare le
cose più sconce" (secondo una certa mentalità ...), ovvero travestiti effeminati
e mal rasati che parlano di rapporti omosessuali a pagamento!
Il tutto con l'evidente obiettivo di "schifare lo spettatore".
Se non c'è nulla di male nella prostituzione omosessuale, c'è invece molto di
male nella malafede di certi giornalisti ...
Si va avanti con alcuni minuti di interviste (50%
ai travestiti, 50% a prostitute donne).
Le prostitute donne sono:
1) un'anziana sudamericana, l'unica ripresa in volto, che si esprime acidamente
nei confronti dei clienti
2) una giovane ragazza africana, ex prostituta ora in un "programma di
recupero", con la sua storia di schiavitù "stile don Benzi"
3) una giovane ragazza albanese, ex prostituta ora in un "programma di
recupero", con la sua storia di schiavitù "stile don Benzi"
Non posso fare a meno di notare che quando certi giornalisti vogliono trovare
storie "alla don Benzi" non possono far altro che cercare albanesi e
nigeriane, le due sole categorie etniche dove, secondo gli studi sociologici
fatti, la schiavitù è più frequente.
E adesso ... tenetevi forte!
Altra scena.
Il giornalista di turno, in auto con telecamera nascosta, fingendosi un cliente
avvicina in strada una giovane prostituta di razza bianca.
La ragazza sale.
Ha vent'anni ed è di nazionalità russa, risponde alla domanda del giornalista.
Il giornalista le chiede se possono parlare un po'.
Lei, comprensibilmente, è un po' sorpresa e un po' seccata, ma accetta.
Ovviamente si preoccupa di chiarire che i soldi li vuole comunque e prima di
iniziare, si tratti di "parlare o scopare".
"Questa sembra un'intervista normale, non preparata o tendenziosa" - mi dico
- "Quella ragazza si comporta proprio nel modo un po' freddo e deciso della
maggior parte delle prostitute di strada che vengono dall'Europa dell'Est.
Vediamo cosa accade ..."
Riporto qui nelle sue parti principali il seguito
del dialogo, che non sono in grado di trascrivere sempre in modo testuale ma che
è assolutamente fedele a ciò che che è stato detto.
Domanda chiave del giornalista-cliente: "Perché sei venuta in Italia?"
"Per lavorare."
"Che tipo di lavoro?"
"Questo!"
"A prostituirti?"
"Certo."
E il giornalista (con evidente sconcerto nella voce): "Ma ... ma ... vuoi dire
che quando sei venuta in Italia SAPEVI che saresti venuta a
prostituirti?"
"Certo."
"Ma, sai ... in televisione si sente spesso dire che venite qui con l'inganno,
che non sapete di venire a fare questo lavoro, che siete costrette a
farlo ..."
"Ah, la televisione!" - risponde la ragazza con tono leggermente
beffardo - "Ma quella è tutta 'RECLAMÈ!"
"Ma ... vuoi dire che hai scelto tu di fare questo lavoro?"
"Certo."
"Ma come ti va? Sei contenta?"
"Beh, insomma ..."
"Come? C'è qualcosa che non va?" (si capisce benissimo, dal tono della voce, che
il giornalista spera che lei risponda che la sua vita è uno schifo, che
prostituirsi le fa schifo, magari confessare improvvisamente che è veramente
schiavizzata, ecc. ecc.)
"C'è poco lavoro."
"Poco lavoro? Il problema è che c'è poco lavoro?"
"Si. Oggi poco lavoro, pochi clienti ..."
"E non vorresti fare un altro lavoro, cambiare vita, magari sposarti, magari con
un italiano?"
"No, è presto per cambiare. E non voglio sposarmi."
"Non vuoi sposarti con un italiano?" (si capisce benissimo che il giornalista
spera che lei risponda: "No, gli italiani non mi piacciono", così potrebbe
sottintendere "Visto? I CLIENTI italiani sono persone che fanno schifo, lo
dicono le prostitute!")
"Non è questione di italiano o non italiano, adesso non voglio sposarmi!"
"Ma dei clienti che ne pensi?"
"E che vuoi che ne pensi? È lavoro ..."
"Perciò non te ne importa niente dei clienti?"
"Ma che vuoi dire? Di cosa mi dovrebbe importare, io lavoro ..." (il tono
è visibilmente irritato, probabilmente si sta facendo domande sull'intelligenza
dell'interlocutore ...)
"Ma se tu volessi smettere, potresti?"
La ragazza lo guarda sconcertata ed il tono della sua voce è ancora più
sconcertato:
"Certo che potrei! Se non posso decidere IO di smettere, chi altri
dovrebbe farlo?"
Tombola!, mi dico.
Sospiro di sollievo: almeno una volta tanto, UNA VOLTA SU MILLE, si mostrano le
cose come sono realmente!
Illuso, il sospiro mi si strozza in gola ...
L'"intervista" finisce praticamente qui, la scena si oscura e appare sullo
schermo nero una scritta che dice, più o meno: "La grande maggioranza delle
prostitute russe in Italia è costretta a farlo e non può dirlo perché è
sottoposta a minacce."
Ed il programma prosegue tornando alle interviste dei travestiti.
RIMANGO SCHIFATO.
Assolutamente e completamente schifato.
Chiunque abbia visto quella intervista alla prostituta russa ha visto benissimo
la sincerità evidente con la quale la ragazza ha risposto, senza
esitazione e con una certa irritazione per domande che riteneva certamente
"strane" (e forse anche piuttosto stupide ...).
Ma il giornalista di turno, vista la mala parata, non ha esitato a cercare di
smentire ciò che la prostituta ha detto, utilizzando la solita affermazione
"alla don Benzi".
Guarda caso, ci sarà nel corso del programma solo un'ulteriore intervista ad una
prostituta avvicinata in strada.
E in questo caso il giornalista (se così è degno di essere chiamato) si
assicurerà di intervistare ... una nigeriana.
La quale gli dirà che è venuta in Italia senza sapere di doversi prostituire e
che continua a farlo per poter pagare il debito di 75 milioni che ha contratto
con i suoi "protettori", dopo di che cercherà di rimanere in Italia a fare un
altro lavoro.
Tutto verissimo, non ne dubito.
Ma la domanda che "sorge spontanea" è:
come mai se una prostituta di strada dice di ESSERE COSTRETTA (o essere stata
costretta) a prostituirsi LE SI CREDE SEMPRE SUBITO, pur sapendo che ci sono
ottime ragioni
(la concessione del permesso di soggiorno, la paura di essere male
giudicata)
per le quali potrebbe mentire, mentre se dice di NON ESSERE COSTRETTA, al
contrario, NON LE SI CREDE MAI, pur in presenza di numerose e concordanti
inchieste sociologiche che confermano la ridottissima percentuale di schiave?
E perché si prende sempre il caso di una prostituta schiavizzata per
affermare che TUTTE sono schiave?
Il mio disgusto verso questo tipo di giornalismo non è sensibilmente mitigato
neppure dalle condivisibili frasi finali che appaiono sullo schermo, una (di non
so quale anonimo) che afferma che se la prostituzione è ineliminabile è lo
schiavismo ad essere il vero scandalo che occorre estirpare (concetti sacrosanti
...) e l'altra di Pasolini, una bella frase sulle prostitute che non hanno altra
colpa che fare l'amore "anche per gli altri".
Ma un simile programma (non è certo il caso di chiamarlo "inchiesta"!) è indegno
di qualsiasi giornalista che si ritenga tale.
A maggior ragione quando viene presentato, come è stato fatto, come "uno
spaccato della realtà dei clienti delle prostitute"!
Non c'è stata una sola intervista ad un cliente, NON UNA SOLA!
Almeno Maria Cuffaro per Sciuscià aveva fatto un'inchiesta più che decente e
tutto sommato realistica sulla prostituzione (intitolata "La scelta") ed era
andata anche ad intervistare qualche cliente!
E da quelle interviste venivano fuori (ovviamente ...) persone normalissime,
che andavano con prostitute non per oscuri e deprecabili motivi come "esercitare
con il denaro il proprio potere su una donna" (ridicola fissazione degli
psicologi!) ma per il semplice fatto che fare sesso con belle ragazze, sia pure
a pagamento, una diversa ogni sera se lo si vuole e senza complicazioni
emotivo/sentimentali è una cosa che molti trovano divertente, naturale ed
appagante (dal puro punto di vista della soddisfazione sessuale, è ovvio che
nessun cliente con la testa sulle spalle pretenderà il "sentimento" o il
"desiderio altrui" nel sesso a pagamento)!
Qui no: il cliente viene raccontato solo da tre o quattro prostitute e due di
loro sono ex-prostitute che aderiscono al programma di protezione, quindi
probabilmente provenienti dalle storie peggiori che si possano avere, violenze e
tutto il resto, e certamente non portate a parlare bene delle proprie passate
esperienze, aspetto "clienti" compreso.
A proposito: nel programma è stato detto che sono duecento le prostitute
che hanno sfruttato il programma governativo di protezione sociale per "uscire
dalla prostituzione".
Mi sembrano proprio pochine, per chi vuole credere all'esistenza di
decine di migliaia di prostitute schiavizzate ...
Un esempio di "copiatura con stravolgimento".
Che i giornalisti che si occupano di prostituzione copino pappagallescamente le
notizie ed i dati, senza mai andare a verificarli, è cosa evidente.
Esistono anche casi nei quali copiano ed "adattano" quanto copiato alle loro
personali convinzioni, stravolgendo il senso della fonte originale.
Guardate qui:
http://www.donnanews.it/articoli/details.php?ID=1545
È una "rielaborazione" (sarebbe più onesto dire "copiatura parziale
probabilmente non autorizzata" ...) dell'articolo di Orighi, apparso su "La
Stampa", che io riporto in
La prostituzione in Spagna.
Il tutto, però, stravolgendo in senso anti-regolamentista l'articolo
malandrinamente e maldestramente scopiazzato!
Cosa possa giustificare la signora Bottini nella sua affermazione che in Spagna
"il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione è ben lontano dall’essere
arginato" ce lo dovrebbe spiegare lei, anche alla luce delle valutazioni che
fanno stimare il 2-3% solamente di prostitute schiave in quel paese ...
Nulla di sorprendente, comunque, il livello medio del giornalismo italiano che
tratta di prostituzione lo conosciamo bene ...
E, per inciso, in quella serie di "articoli" di Anna Bottini si trovano anche
altre perle, come il dire che il 20% delle prostitute in Italia è sieropositiva:
la stima massima accettata "ufficialmente" (anche in ambiti istituzionali e
governativi) è invece del 12% e va considerato che le sieropositive si trovano
quasi esclusivamente tra le africane, che provengono da aree dove l'AIDS è
endemico, fino al 30% della popolazione sessualmente attiva, e che fanno
aumentare moltissimo il valore medio; tra le prostitute non africane e non
tossicodipendenti la sieropositività è limitatissima, simile a quella della
popolazione in generale o poco più, ovvero attorno al 2% (vedi per esempio
quanto detto in
http://www.sedicinews.it/speciali/salute/salute1d.htm).
La cosa vi sorprende? Siete sempre stati convinti che le prostitute fossero in
maggior parte sieropositive?
Beh, ve l'hanno fatto credere: in realtà nei paesi occidentali le prostitute di
razza bianca non tossicodipendenti non sono mai state considerate una
categoria ad alto rischio ed i dati disponibili lo confermano.
Per alcune considerazioni sulla questione vedi
La prostituzione e l'AIDS..
Qualche raro esempio positivo.
Di tanto in tanto, molto ma molto raramente, si
trova qualche raro esempio di giornalismo obiettivo, che si rifiuta di
liquidare la questione con slogan moralistici, atteggiamento conformista,
giudizi precostituiti e affermazioni non provate.
E consente così a chi legge di avere non solo un quadro più corretto della
realtà ma anche motivi di riflessione.
Non c'è molto in giro, di tale livello. Questi sono alcuni esempi:
http://www.ristretti.it/areestudio/donne/giudecca/scelta.htm
http://www.cestim.org/rassegna%20stampa/02/05/15/prostituzione.htm
Ogni tanto, la sorpresa positiva viene da dove magari non ti aspetti:
"Porta a Porta", mercoledi 16 ottobre 2002, in una trasmissione su "vip e
squillo di lusso" (e prostituzione in genere) questi temi sono stati trattati in
modo tutto sommato obiettivo o, almeno, "a più voci" (la più sensata: ...
Alessia Merz! E non sto scherzando, la ragazza sembra veramente avere anche
cervello).
In un breve servizio riepilogativo sulla prostituzione in Italia, sono stati
citati i dati riassuntivi risultanti dall'indagine conoscitiva della Commissione
Affari Sociali della Camera: da 50.000 a 70.000 prostitute in Italia, delle
quali circa 25.000 straniere, 2.000 minorenni e oltre 2.000 in stato di
schiavitù.
Sorprendente! Sono sostanzialmente i dati corretti, non la solita
tiritera "alla don Benzi"!
Unico appunto: né Bruno Vespa né alcuno dei tanti ospiti (tra i quali c'erano
Livia Turco e Alessandra Mussolini, che in trasmissione si sono espresse
entrambe a favore di una regolamentazione della prostituzione, senza mostrare
"scivolate" proibizioniste) dopo essersi giustamente espresso contro la
schiavitù, si è soffermato a far notare che comunque le schiave sono solo il
10% circa sul totale delle straniere ...
In ogni caso, è stata una boccata di ossigeno mediatico.
E, per la prima volta da tanto tempo, tra gli ospiti mancava la classica voce
clerical-bigotta e le voci contrarie alla prostituzione (le stesse Turco e
Mussolini) dopo aver espresso la propria contrarietà "morale" si sono dimostrate
orientate ad attenersi a principi laici (e non etici) quando si tratta di fare
una nuova legge sulla prostituzione, che entrambe hanno detto essere necessaria.
Non oso ancora sperare che sia addirittura un'indicazione che il vento sta
cambiando ...
Che fare con
le mistificazioni?
Credo che sia ora di tagliare corto con l'acquiescenza passiva verso don Benzi,
verso la cultura bigotta, sessuofoba e repressiva che lo impregna e verso le
falsità da lui e da altri propagate (e purtroppo, per quanto io abbia visto,
MAI RIBATTUTE CON ARGOMENTI CONCRETI, che pure esistono, come gli studi che
ho citato).
don Benzi ha dei meriti, ma se lo si deve rispettare per quello che ha fatto
aiutando molte prostitute, non per questo bisogna credere a tutto quello che
dice e perdonargli il fatto di continuare a spacciare come vere le sue
affermazioni categoriche sulla prostituzione.
Anche perché don Benzi non può non sapere che le ricerche fatte lo smentiscono,
ciò nonostante persiste nelle sue affermazioni.
E nessuno sembra avere il coraggio di contestarlo apertamente.
Credo, francamente, che per amore della verità e
per impedire prossime legiferazioni basate sul falso
QUESTA INERZIA DEBBA FINIRE, ovvero che certe affermazioni assurde e
smentite dalle ricerche debbano essere in ogni sede RIBATTUTE e COMBATTUTE
efficacemente (anche se temo che ormai troppi danni siano stati fatti).
Perché se don Benzi avesse RAGIONE allora le posizioni degli
abolizionisti sarebbero perfino CONDIVISIBILI: se la prostituzione
straniera, che è in maggioranza, è tutta schiavizzata, abolendola si abolirebbe
solo il crimine.
Ma se don Benzi avesse, come ha, TORTO le posizioni degli abolizionisti
diverrebbero INSOSTENIBILI e si scoprirebbero basate solo (come in
effetti sono) su giudizi di ordine morale, inaccettabili per la legiferazione di
uno stato laico.
E seguire le idee di don Benzi e non voler regolamentare e legiferare
correttamente sulla prostituzione, significa continuare ad essere
CORRESPONSABILI del fatto che le straniere, in
mancanza di alternative legali per esercitare la prostituzione con tanto di
regolare permesso di soggiorno, spesso non possono far altro che mettersi nelle
mani di personaggi equivoci.
Occorre quindi CONTESTARE PUNTUALMENTE OGNI
AFFERMAZIONE E COMBATTERE OGNI INIZIATIVA LEGISLATIVA ispirata dalla "leggenda
metropolitana " propagandata da don Benzi.
Da quella leggenda, che si basa su premesse
completamente errate, non possono derivare che comportamenti sbagliati e
leggi sbagliate e oggi purtroppo devo constatare che pochissime e
deboli sono le voci che si levano a contrastare tali false affermazioni.
E la cosa incredibile è che, invece, SMENTIRE QUELLE
AFFERMAZIONI È FACILISSIMO.
Non c'è niente da inventare, per contestarle: ci sono ben QUATTRO STUDI
SCIENTIFICI a sbugiardare don Benzi (e non ne risultano altri che siano
stati fatti in questi anni, men che meno a sostegno alle idee del prete di
Rimini).
Non si tratta di contrapporre opinioni ad opinioni.
Tantomeno si tratta di contrapporre visioni morali personali ad altre visioni
morali.
Si tratta di contrastare
OPINIONI FALSE con risultati di STUDI SOCIOLOGICI SERI.
Perciò la cosa sorprendente è, al contrario, che ci sia qualcuno che a don Benzi
possa credere e che possa mettere quelle idee alla base della discussione!
Io non so a quanti sia capitato di contestare le opinioni di don Benzi
utilizzando come concretissimi argomenti i risultati di quelle ricerche.
Io, quando posso, cerco di farlo su Internet ma è certo che non l'ho mai visto
fare, da nessuno, in televisione o sui giornali: sarebbe ora di iniziare a
farlo.
FINE