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Libera Prostituzione in libero Stato

din don Benzi dice (anzi, declama) che le puttane sono tutte sfruttate e infelici e che solo lui è in grado di "salvarle"

Ma gli studi scientifici lo smentiscono: c'è anche chi sceglie di esserlo; ed è ovvio!

 

Copincollo dal sito Jonathan   e adatto una lucida e molto interessante analisi delle incredibili mistificazioni che ruotano intorno a questo problema, e di cui molti di noi sono inconsapevoli vittime culturali. Non avendo controllato le fonti, non sono responsabile né di dati né di commenti

Correlazioni

in Cina prostituirsi è una grave colpa

Batto quando mi va (da Panorama, 01/09/06

 

Hit Counter visite dall'ultima sco...a :-)

 

1. C'è un tentativo di utilizzare le esagerazioni sulla condizione delle prostitute con la demonizzazione dell'immigrazione?

 

Il Parsec è una delle più reputate istituzioni di ricerca specializzate nello studio del fenomeno della prostituzione e della tratta, anche in campo internazionale.
Nel 1996 il Parsec presentò alla Conferenza di Vienna sulle nuove schiavitù e sulla tratta, organizzata dalla Commissione Europea, uno studio appositamente commissionatogli, congiuntamente all'Università di Firenze, dall'Organizzazione Internazionale Migrazioni (che è un organismo dell'ONU).
Venuto a conoscenza di quella ricerca il Dipartimento delle Pari Opportunità del Governo Italiano commissionò allora al Parsec una ricerca approfondita sulla specifica situazione italiana.
È quindi una ricerca che risale a qualche anno fa (1996), ma non c'è alcuna indicazione che, pur con il probabile aumento del numero totale di prostitute, la percentuale di prostitute coatte possa essere cambiata significativamente nel frattempo, anzi tutti gli studi successivi hanno confermato il dato stimato dal Parsec.

Il risultato percentuale sulla stima di schiave, ovvero il 10% circa (1500-1800 su 15000-18000 allora stimate), era, fino ad ottobre 2002 riportato sul sito stesso del Dipartimento delle Pari Opportunità (http://www.palazzochigi.it/pariopportunita/cosa/tratta/tratta_schiave.htm).

Che il risultato di uno studio fatto da una reputata organizzazione su commissione di un dipartimento del Governo Italiano, e per anni riportato su un sito governativo ufficiale, venga sistematicamente ignorato perfino dai politici che discutono della questione è secondo me indice del bassissimo livello culturale medio con il quale la questione prostituzione viene solitamente affrontata.

Il link è stato improvvisamente disattivato dal novembre 2002 in quanto il sito del Dipartimento Pari opportunità era "in ristrutturazione".

Nel 2003 il sito è riemerso come unica misera paginetta, senza la pagina in questione. Ma quel contenuto fu salvato dal curatore del sito-fonte (vedi) ed è il seguente:
 

LE NUOVE SCHIAVE

Quante sono

Secondo uno studio realizzato dal Parsec su commissione del Dipartimento Pari opportunità le donne immigrate coinvolte nella prostituzione sono tra le 15 e le 18 mila. Tra loro, la quota delle donne vittime del trafficking, si stima intorno al 10 per cento cioè tra le 1.500 e le 1.800.

Chi sono

Possono dirsi vittime del trafficking le donne che subiscono violenza e coercizione in almeno una delle fasi del percorso con cui arrivano dal loro Paese fino all'Italia.

I fase: Sradicamento dal Paese di provenienza

Le donne possono arrivare nelle mani dei clan perché rapite, vendute dalla famiglia, raggirate (con l'illusione di altri lavori o in relazione alla restituzione di un prestito), minacciate di violenza verso la propria famiglia.

II fase Modalità di trasferimento:

Avviene via mare o via terra, talvolta la vittima è sotto minaccia, talvolta è consenziente perché è stata ingannata. Comunque viene sottoposta a violenza fisica e sessuale all'arrivo in Italia.

III fase: Scopo finale

Le donne trafficate vengono utilizzate in prestazioni di alto profitto come la prostituzione, il lavoro forzato e la schiavitù domestica. La mercificazione dei corpi è un affare estremamente lucroso e le ragazze sono una merce di valore. Per questa ragione lo spostamento delle ragazze è organizzato in piccoli gruppi e soprattutto per le rotte di terra, più sicure di quelle marittime (vedi Scheda sulle rotte).

Quanto rendono

Si stima che la prostituzione sia la terza voce di guadagno per il crimine internazionale organizzato, dopo le armi e la droga. Si calcola che una prostituta possa fruttare almeno dieci milioni al mese. La media del lavoro delle ragazze è di circa tre sere a settimana. In Italia, secondo un calcolo approssimativo, il business della prostituzione delle donne immigrate si aggira sui 180 miliardi al mese.

Noi e l'Europa

È difficile fare una stima del trafficking in Europa. I Paesi più interessati sono l'Italia, la Germania (dove il fenomeno presenta caratteristiche molto simili alle nostre nei numeri e nelle modalità), il Belgio e l'Inghilterra.

Fonte: Dipartimento per le Pari opportunità e associazione Parsec

LA ROTTA DELLE SCHIAVE

 


È da notare che una successiva ricerca fatta dal Parsec (con stime per l'anno 1998 e pubblicata ne "I colori della notte" (F.Carchedi et al., FrancoAngeli editore, 2000) conferma ed anzi riduce quella stima.
La cosa assolutamente incredibile è che secondo i dati forniti da Carchedi (op. cit., pag. 136) anche nella organizzazione dello stesso don Benzi (Associazione Papa Giovanni XXIII) le prostitute che sono risultate vittime della tratta, come rilevato negli anni dal '94 al '97, ammontavano solo all'8-9%!!!
In altri termini: parrebbe che don Benzi menta sapendo di mentire o, nella "migliore" delle ipotesi, che non conosca neppure i dati sulle prostitute assistite dalla sua stessa organizzazione.
 

Da notare che un centro specializzato come il Cestim ha giudicato lo studio del Parsec come metodologicamente non ancora superato, pur nella percezione epidermica che molti hanno che quei numeri siano sottostimati: "La ricerca del Parsec non è stata ancora né smentita né superata metodologicamente da altre ricerche sulle donne della prostituzione coatta." (http://www.cestim.it/integra2/integr2_i1.htm).
Infatti "il dato della tratta, particolarmente importante per programmare una politica di protezione per le vittime oltre che di contrasto ai trafficanti, è stimato da Parsec [Parsec 1998], in uno studio patrocinato dal Dipartimento delle pari opportunità e riconfermato sia da fonti giudiziarie che dai dati dei primi tre mesi del Numero verde nazionale, in circa un decimo del totale."
Tale studio, peraltro, è servito come base per un'analoga ricerca fatta nel Regno Unito nel 1998.

Perciò, non c'è che da concordare con l'affermazione del Cestim che "Non si può non rimanere colpiti dal fatto che questo dato del rapporto Parsec nel dibattito pubblico è quasi sempre poco considerato mentre è prevalsa, per ragioni che varrebbe la pena indagare, da fronti assolutamente opposti in tema di immigrazione, una visione che puntava a massimizzare i numeri della tratta, confondendoli regolarmente con quelli della prostituzione straniera ed immigrata. Volontà di presentare l'immigrazione come realtà criminale nella forma più odiosa della prostituzione coatta e voglia di pensare alle donne straniere della prostituzione di strada come tutte trafficate e quindi vittime vulnerabili e innocenti a cui dare aiuto, chiudendo una buona volta il dibattito imbarazzante che donne emancipate possano «scegliere» la prostituzione."
 

 

 

2. Una ricerca del Censis, ma don Benzi  nega l'evidenza: schiave non "tutte", ma tra il 10 e il 20%

 

Un'altra ricerca è stata fatta nel 2000 dal CENSIS, il notissimo istituto di ricerca, che ha raggiunto una conclusione praticamente identica a quella del Parsec (solo il 10% circa di schiave) dopo aver intervistato decine e decine di operatori specializzati italiani.

È interessante rilevare la reazione stizzita di don Benzi a quei risultati che lo sbugiardano (4-5mila schiave su 50.000 stimate dallo stesso don Benzi): fino al 2003 la si trovava sul sito della sua associazione (http://www.sempreapg23.org/00ott/00ott02.html), ma per qualche "misterioso" motivo quell'editoriale è sparito. Qualche "imbarazzo" nel mostrare quelle cifre? Ma quel contenuto fu salvato dal curatore del sito-fonte (vedi) ed è il seguente:

 
 

Da un editoriale di don Benzi apparso sul sito della sua organizzazione nell'ottobre 2000 e "misteriosamente" scomparso nel 2003 ...
Nel 2000 don Benzi, in pieno anno giubilare, era molto attivo nel promuovere le proprie idee sulla prostituzione.
Nell'ottobre 2000 pubblicò sul sito della sua organizzazione un editoriale intitolato "GLI SCHIAVI NON POSSONO PIU' ASPETTARE" e sottotitolato "Bianco, Amato, De Gennaro, Violante, Turco, Mancino, Ciampi. Chi ha il potere e il dovere di intervenire è stato informato. Ora le istituzioni devono agire".
Mi è incomprensibile il perché tale editoriale, che era rimasto sul sito fino al 2003, sia stato tolto dalla sezione "Prostituzione", che conserva tuttora editoriali e articoli dal 1996 (!) al 2002 e, tra l'altro, mantenendo ben quattro articoli dello stesso mese di ottobre 2000: ma quello di don Benzi è "misteriosamente" stato fatto sparire ...
Posso malignamente fare un'ipotesi: che ciò sia stato fatto per togliere dalla vista dei visitatori del sito lo scomodissimo riferimento incautamente fatto (pur criticandolo) allo studio del Censis del 2000, dal quale risulta solo il 10% di schiave!
Autocensura tardiva per essersi accorti di essersi tirati la zappa sui piedi? Per aver "esposto" anche ai "propri" fedeli visitatori tale imbarazzanti stime?
Comunque, avendo a suo tempo salvato quella pagina, posso riportarne qui un estratto, quello che affronta la spinosa (per don Benzi) "questione Censis":

[...]

Siamo nel Giubileo "duemila" che esige la liberazione degli schiavi, la remissione del debito, la ridistribuzione del reddito. In questo contesto non si possono chiudere gli occhi di fronte al fenomeno della schiavitù imposta per fare esercitare forzatamente la prostituzione: 50.000 donne in Italia.
Per questo la Comunità Papa Giovanni XXIII - oltre all’azione diretta che sta portando avanti per liberare le schiave andando ad incontrarle sulla strada e proponendo una via d’uscita concreta alla loro condizione - è intervenuta anche a livello politico. L’urgenza della soluzione del problema è data:

  1. dall’orrore della condizione di schiavitù in cui sono ridotte queste donne;

  2. dalle proposte errate che certe personalità portano avanti in merito al problema prostituzione;

  3. dalla possibilità concreta di potere liberare tutte le ragazze che vengono costrette a prostituirsi.

Tutta la prostituzione è schiavizzata
È imperdonabile l’errore del Censis che afferma che ci sono in Italia solo 4/5 mila donne schiavizzate.
L’errore è talmente grave che ingenera il sospetto che ci sia qualche addentellato con una certa corrente politica trasversale nella destra e nella sinistra italiana, ma soprattutto in alcuni personaggi di spicco, che vogliono la riapertura delle case di tolleranza. La prova che questo dubbio non sia poi così temerario è data dal fatto che su cento operatori interpellati dall’istituto di ricerca, non ce n’é neanche uno della Comunità Papa Giovanni XXIII, che pure opera in questo campo ormai in tutta Italia. Il metodo di rilevazione utilizzato, poi, quello dell’inchiesta, non ci sembra adeguato: tutte le ragazze che provengono dai Balcani e dall’est europeo, sono costrette a dire che esercitano liberamente la prostituzione.

[...]


(tratto da una pagina, ora rimossa, che era pubblicata all'indirizzo http://www.sempreapg23.org/00ott/00ott02.html sul sito della Comunità Papa Giovanni XXIII)
Non sto qui a commentare le argomentazioni di don Benzi che criticano metodologicamente la ricerca del Censis, visto che lo faccio ampiamente in altra parte del sito.
Mi limito a ribadire la mia impressione che all'Associazione di don Benzi si siano resi conto dell'"autogol" che si facevano mantenendo quella pagina sul sito.
E siano passati alla loro solita efficacissima tattica del "muro di silenzio": in mancanza di controargomenti validi, meglio ignorare i dati sgraditi, far finta che non esistano e cercare di seppellirli solo la sabbia, in modo che la gente non li possa conoscere ...
Un fatto, tra l'altro, "sinistramente" simile alla sparizione della pagina del Dipartimento delle Pari Opportunità che citava la ricerca del Parsec.
Molto edificante.

 

 

Particolarmente significativa l'ammissione che lo studio del Censis si basa su UN CENTINAIO DI OPERATORI interpellati dall'istituto!
Un centinaio di operatori specializzati che smentiscono don Benzi, se qualcuno aveva ancora dei dubbi ...
Il rapporto del Censis (reperibile sul sito dell'istituto, http://www.censis.it) non nasconde le condizioni di sfruttamento nelle quali molte donne si trovano, ma fa certamente giustizia dell'affermazione di don Benzi che "nessuna donna diventa prostituta per scelta": la realtà è, invece, che questa è proprio una scelta consapevole, per la stragrande maggioranza di loro (anche se molte si trovano poi di fronte ad una realtà molto meno rosea di quella che speravano).

Detto in altri termini: anche il Censis, sintetizzando le opinioni di cento operatori, conferma che la grande maggioranza delle prostitute straniere lo fa per scelta, non è schiava: anche quando è maltrattata, non la si considera schiava se comunque continua a farlo senza esserne obbligata, ovvero sceglie coscientemente di continuare a fare la prostituta pur in una situazione non ottimale e non di piena autonomia).
Perciò l'obiettivo di un paese civile dovrebbe essere quello di metterle nelle migliori condizioni per operare quella scelta, che peraltro le leggi attuali considerano pienamente legittima, combattendo lo schiavismo e non la prostituzione in sé.

È comunque doveroso fare una considerazione pessimistica, che tiene in considerazione le incertezze nelle stime numeriche sulla prostituzione in Italia: se la stima di 5000 schiave viene riferita non alle 50.000 ricordate da don Benzi, ma alla stima di circa 25.000 prostitute straniere stimate dal CENSIS nelle sue ricerche di questi anni, la percentuale di schiave sul totale aumenta al 20%.
Siamo comunque ancora lontanissimi dalla "totalità" spacciata da don Benzi come la verità.
 

 

 

3. Un altro studio arriva al 15% benché ...

 

La FONDAZIONE CESAR, in un suo studio sulla prostituzione del 2000, valuta la percentuale di schiave attorno al 15% (vedi http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=19449).

Non conosco i dettagli di questa recente indagine ma vedo che, ancora una volta, ritorna praticamente lo stesso valore per la quota di prostitute coatte.
Anche su questo studio, però, c'è da fare una considerazione simile a quella fatta per il CENSIS: se la percentuale del 15% si riferisse al totale delle prostitute stimate (70.000, delle quali oltre 20.000 straniere), il loro numero sarebbe di 10.000 circa.
Se, come viene generalmente ritenuto, la prostituzione schiavizzata riguarda solo le prostitute straniere, allora la percentuale di schiave tra le prostitute straniere sarebbe quasi del 50% (10.000 su oltre 20.000).
Un valore molto alto ma certamente NON in accordo, comunque, con l'affermazione che "tutte" sono schiave.
C'è anche da dire che occorrerebbe qui sapere quale è la definizione di "schiavitù" che è stata usata, ovvero come si considerano quelle prostitute che, pur volontarie, si trovano nella pratica necessità di appoggiarsi a sfruttatori (a volte violenti) per poter esercitare (per esempio, per avere visti di ingresso, alloggio, trasporto, ecc.): è quell'area intermedia tra schiavitù e volontarietà definita dalla ricerca del Parsec, che se inclusa nella definizione di "schiavitù" fa inevitabilmente aumentare la stima.
Comunque la si veda, anche questo studio nega che le schiave siano la totalità o anche solo la maggioranza.
 

4. Estrapolazioni da dati ufficiali confermano: massimo 20%

 

Dall'Università di Trento, che in un altro recente studio (MON-EU-TRAF, 2002) commissionatole dalla Unione Europea ha stimato "almeno 2500 donne l'anno trafficate dalle organizzazioni criminali", come citato in http://web.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=23390.

Lo studio indicato in quella pagina è disponibile sul sito di Transcrime dell'Università di Trento, alla pagina http://www.transcrime.unitn.it/aree/progetti.dhtml?id=12#p9 , in quattro parti scaricabili in formato PDF.
Il dato citato lo si trova nel "Rapporto Finale - Parte 1", pag.10 ("Estimates") ed è dettagliato nella Sezione 9 (pag.50): il valore medio annuo di prostitute trafficate, per gli anni 1999 e 2000, va da un minimo di 2640 ad un massimo di 5280.
A questo punto il calcolo è presto fatto: se si prende per buona la solita stima di circa 25-28mila prostitute straniere (valore che costituisce il dato comunemente accettato per gli anni dal 2000 circa ad oggi, vedi stime CENSIS), il numero medio stimato di schiave porta a una percentuale dal 10% al 20% circa di schiave sul totale delle prostitute presenti.
In perfetto accordo con le stime precedenti.
Ed è da notare che, in questo caso, la metodologia è diversa da quelle delle ricerche Parsec e CENSIS, essendo basata su estrapolazioni applicate a dati ufficiali del Ministero dell'Interno.

 


Tutti questi risultati che, ripeto, sono frutto di STUDI SCIENTIFICI DA PARTE DI ISTITUTI SPECIALIZZATI, vengono regolarmente e colpevolmente IGNORATI da parte non solo di chi, come don Benzi, parla e si muove sulla base di pregiudizi moralistici volti ad abolire la prostituzione tout-court, ma anche da politici e giornalisti; e perfino da certe portavoce delle prostitute italiane, che a volte parlano con troppa superficialità e ambiguità dello stato di costrizione delle prostitute straniere e non specificano a sufficienza che comunque la molla che le spinge a prostituirsi è quasi sempre volontaria.

È comprensibile ed opportuna la prudenza sui numeri, in un campo con tanti lati oscuri come quello della prostituzione straniera, ed anche la prudenza nel valutare quei dati e il non voler accettare senza verifiche dei valori numerici che a prima vista potrebbero apparire sottostimati.
La stessa ricerca del Parsec sottolinea che i valori trovati devono essere intesi come indicativi della dimensione del fenomeno e non pretendono di registrarlo con la massima esattezza.
Non c'è dubbio che quando si parla di stime statistiche in settori dove il "sommerso" è la norma, occorre essere estremamente prudenti.
Tuttavia, dopo QUATTRO studi indipendenti praticamente concordanti, si può ora discutere sul 20 o sul 40 per cento, non certo continuare a dare credito alle affermazioni di chi vuole far credere che la stragrande maggioranza o la totalità delle prostitute straniere sia schiava.
E c'è da rilevare che, invece, in quanto a "prudenza sui numeri" il "partito di don Benzi" non ne mostra alcuna: continua ad affermare che "tutte sono schiave", in disprezzo di tutti gli studi fatti.

A questo punto è chiaro che se l'80-90% delle prostitute è VOLONTARIA e NON SCHIAVA (magari in condizione di sudditanza psicologica verso il fidanzato- protettore, ma non schiava; in molti casi ignobilmente maltrattata, ma comunque non costretta a fare una attività che altrimenti non avrebbe scelto), l'approccio alla regolamentazione non può in alcun modo basarsi su assunti errati e orientarsi ad una attività di repressione generalizzata (tanto meno di repressione dei clienti) e di negazione di una scelta che è invece tale nella grande maggioranza dei casi.
Questo non vuol dire affatto che il problema della schiavitù e dello sfruttamento violento debba essere sottovalutato e che quelle comunque migliaia di prostitute schiave e quelle che subiscono violenze non debbano essere aiutate, come già oggi peraltro accade con gli efficaci interventi delle forze dell'ordine.
Ma fare di tutta l'erba un fascio è inaccettabile, come lo sarebbe affermare che "il sesso è violenza" solo perché esistono frequenti episodi di violenza sessuale.
Proposte come quelle che pochi anni fa fece Giuliano Amato ("puniamo i clienti perché sono oggettivamente complici del racket") si rivelano non solo bigotte ma assolutamente assurde sulla base degli studi fatti finora.

Non c'è dubbio: i risultati delle ricerche fatte sono "sorprendenti" se li si considera alla luce delle affermazioni che ogni giorno si leggono o si ascoltano sui media.
Come risponde don Benzi a quei risultati? E come rispondono tutti coloro che la pensano come lui?

Vediamo...

 

 

 

Le Obiezioni.

Se ci sono ben quattro ricerche che smentiscono don Benzi (a fronte di nessuna che lo supporta), come rispondono il sacerdote di Rimini e i suoi sostenitori a queste per loro imbarazzanti evidenze scientifiche?

Già, perché la reputazione di quegli istituti di ricerca rende poco credibile ogni tentativo di contestarne la competenza o l'onestà.
don Benzi e i suoi sostenitori, però, non avendo altro in mano, ci hanno provato.
Non potendo contestare la professionalità complessiva di istituti quali Censis e Parsec, si sono orientati a contestare la (presunta) metodologia di quelle specifiche ricerche.
Il che, in realtà, equivale proprio a contestare la professionalità di quegli istituti, ma un po' vigliaccamente, senza arrischiarsi a farlo apertamente. Ma tant'è ...

C'è da dire che vista la limitatissima diffusione pubblica dei risultati di quelle ricerche, don Benzi e i suoi sostenitori non hanno finora avuto gran bisogno di cercare di contestarli.
don Benzi lo ha fatto sul suo sito, alcuni suoi sostenitori lo hanno fatto in risposta a miei interventi su Internet.

E tutti, alla fine, non sono riusciti a fare molto di più che puntare su questa singola obiezione:
i risultati di quelle ricerche non sono credibili perché "si basano su INTERVISTE alle prostitute".
E dato che, secondo loro, tutte le prostitute sono schiave e tutte le schiave sono minacciate e non possono dire la verità, ecco che verrebbero fuori quelle percentuali così basse di schiave: perché quasi nessuna osa dire la verità.

Peccato per loro: questa obiezione, l'unica fondamentale che sono stati in grado di opporre, NON STA IN PIEDI.

Innanzitutto, c'è da rilevare che ci sono anche concretissimi motivi perché una prostituta MENTA IN SENSO OPPOSTO, ovvero che dica di essere (o essere stata) costretta a prostituirsi anche quando non è vero, anche quando in realtà è volontaria:
- la paura di essere male giudicata (soprattutto quando si tratta di ottenere un "lavoro onesto")
- la paura di essere considerata complice in qualche reato
Afferma la ricerca del Censis: "come riferiscono parecchi intervistati, molte prostitute dicono di essere state rapite anche se non è vero perché ciò costituisce un'attenuante, una giustificazione che "salva la faccia". Possono raccontare di essere state trascinate qui con la forza, negando qualsiasi forma di adesione volontaria, anche per paura di essere ritenute responsabili di qualche reato."

e soprattutto

- poter ottenere (o almeno lasciarsi aperta la possibilità di ottenere) il PERMESSO DI SOGGIORNO per motivi di protezione sociale, senza neppur dover denunciare qualcuno come sfruttatore-schiavista o testimoniare contro di lui in tribunale (art.18 del Testo Unico sull'immigrazione, http://www.giustizia.it/cassazione/leggi/dlgs286_98.html#ART18).
A questo proposito c'è un fatto di cronaca (settembre 2002) che parla di due prostitute nigeriane che si sarebbero "redente" vedendo passare una processione di don Benzi, al termine della quale avrebbero chiesto ed ottenuto di essere accolte nella struttura di don Benzi.
Non commento l'aspetto "morale" di questa "redenzione": faccio solo notare quanto sia oggi comprensibile che una prostituta volontaria ma irregolare, senza permesso di soggiorno, voglia cogliere al volo l'opportunità di usufruire dei benefici di legge per le "presunte schiave pentite", in particolare il permesso di soggiorno, piuttosto di rischiare il fermo e l'immediata espulsione conseguente ad una operazione di polizia ispirata dalla legge Bossi-Fini.

E a parte questi aspetti (che comunque non sono secondari e che tendono ad orientare le risposte in senso "pro don Benzi"), i sostenitori del prete riminese dovrebbero riuscire a rispondere ad una semplicissima domanda:
Se "nessuna prostituta osa dire la verità e nessuna ammette di essere schiavizzata", come mai don Benzi è a conoscenza che tutte loro sono schiave?
Se queste prostitute, tutte, mentono per paura di ritorsioni, perché mai avrebbero detto a don Benzi la verità?
Sono in grado di dare io la risposta che darebbe don Benzi: perché lui sta in strada accanto a loro, tutte le notti, e ha conquistato la loro fiducia.
Perfetto.
È lo stesso motivo per il quale QUELLE RICERCHE SCIENTIFICHE SONO CREDIBILI !

Infatti, i risultati di quelle ricerche NON derivano direttamente dalle interviste alle prostitute, bensì DALLE ESPERIENZE DI DECINE E DECINE DI OPERATORI del settore, compresi operatori di strada che fanno (presumibilmente in modo più "laico" di lui ...) esattamente lo stesso lavoro di don Benzi.

In altre parole: sono stati anche e soprattutto gli OPERATORI (addirittura un centinaio per l'inchiesta del Censis) ad essere "intervistati"!
Ed è risultato che sulla base delle loro ESPERIENZE la maggior parte delle prostitute straniere NON È SCHIAVA.
Nel caso della ricerca del CENSIS, per esempio, solo il 16% degli operatori interpellati ritiene che le volontarie siano una stretta minoranza e che la grande maggioranza sia schiava.
Le interviste alle prostitute sono solo una parte (indispensabile, peraltro) di quelle inchieste.
Ma i risultati riflettono anche le conoscenze e le esperienze accumulate negli anni dagli operatori, non derivano direttamente e unicamente dalle risposte delle prostitute.

C'è da dire, inoltre, che don Benzi accusa il Censis di non aver coinvolto la sua organizzazione in quella inchiesta (anche se fosse stato, sarebbe stata comunque una voce contro cento altre), ma sorvola bellamente sul fatto che è invece stata coinvolta nell'inchiesta, altrettanto qualificata e analoga nei risultati, del Parsec (Carchedi, op. cit., pag. 105)!

Perché una cosa va detta, e con la massima chiarezza:
l'organizzazione di don Benzi è solo UNA delle decine e decine di operatori e organizzazioni italiane che ogni notte assistono e aiutano le prostitute straniere!
Se gran parte del pubblico identifica solo don Benzi come "quello che aiuta le prostitute", venendo a pensare che sia l'unico che le conosce veramente, è solo grazie alla martellante ed abile campagna mediatica che il sacerdote riminese è riuscito ad imbastire.
Ma esistono moltissimi altri operatori che fanno quello che fa lui, senza farsi tanta pubblicità.
Ed anche con maggior rispetto per le prostitute, per esempio senza portarle in giro come animali da circo o "trofei" da esibire.

Se qualcuno vuole contestare i risultati di quelle ricerche tentando di criticare la competenza metodologica di quegli istituti, dovrà anche e soprattutto contestare la competenza di decine e decine di operatori specializzati.
Dovrà convincere che ci sono UN CENTINAIO di operatori che, nella loro pressoché generalità, sono incapaci di valutare il grado di sincerità e credibilità delle prostitute con le quali sono a stretto e quotidiano contatto.
Mentre ce ne sarebbero pochissimi, ed in particolare UNO, don Benzi, che sarebbero così abili da riuscire ad accorgersi che tutte mentono e che, contrariamente a quanto dicono, sono tutte schiave.
A chi si vuole cimentare in questa impresa propagandistica: buona fortuna.

Del resto, l'Università di Trento è arrivata a stime assolutamente allineate a quelle delle ricerche Parsec e Censis pur senza utilizzare il metodo delle interviste.

Esistono poi altre obiezioni, non tanto contro la credibilità di quelle ricerche (che restano, a pesare come macigni ...), quanto in generale contro la credibilità dell'idea che possa esistere una grandissima parte, addirittura la grande maggioranza, di prostitute straniere volontarie (e non schiave).

 

 

 

Prostituzione straniera e criminalità:
retate, racket, passaporti ed altre amenità "alla don Benzi".


don Benzi cerca di supportare le sue false affermazioni sulla schiavitù generalizzata con specifiche asserzioni su aspetti criminali legati al mondo della prostituzione.
Il tutto per rafforzare il concetto che "la prostituzione straniera è completamente in mano alla criminalità".
Vale la pena di esaminare almeno le più diffuse tra queste asserzioni di don Benzi: ci si accorgerà di come siano facilmente contestabili.

Abbiamo già accennato all'improponibilità dell'affermazione secondo la quale tutte le prostitute straniere, tutte schiave, sarebbero costrette a farlo perché singolarmente minacciate (loro e le loro famiglie in patria).
Bene, ricordo che le prostitute straniere in Italia sono stimate essere almeno 20.000: si tratterebbe di ricattare singolarmente e tenere sotto costante minaccia non venti o duecento famiglie, ma ventimila, lontane migliaia di chilometri!
Una situazione di ricatto INDIVIDUALE continuo, capillare e transnazionale che neppure la mafia siciliana riuscirebbe a tenere in piedi, certamente non al di fuori della Sicilia stessa ...

Vediamo ora di affrontare le altre affermazioni "alla don Benzi".

Innanzitutto però, ribadita la necessità di stroncare lo schiavismo, per quanto minoritario sia (ed il modo migliore è una regolamentazione che consenta alle ragazze di operare liberamente e fare a meno dei "protettori" o che imponga a coloro che oggi sono i "protettori" di agire alla luce del sole e in piena legalità controllata, per esempio aprendo degli Eros Center) va affermato con forza che È CERTAMENTE ASSURDO AFFRONTARE IL "PROBLEMA" DELLA PROSTITUZIONE COME SE QUESTO FOSSE UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO O DI CRIMINALITA', con il quale perciò non si può e non si deve convivere .

Infatti è da notare che la prostituzione è l'unico fenomeno nel quale siano presenti anche aspetti criminali (che come è noto sono presenti in tutti i fenomeni economici, dagli appalti pubblici a Wall Street) per il quale alcuni chiedono non il contrasto e l'eliminazione della criminalità bensì l'ABOLIZIONE del fenomeno stesso!
Non certo un bell'esempio di tolleranza ...

Nessuno si sognerebbe mai di parlare di "problema criminale dei ristoranti cinesi", tanto meno proporrebbe di chiuderli tutti indiscriminatamente, per il fatto che ci sono anche ristoranti di quel tipo controllati dalla mafia cinese e con lavoratori clandestini schiavizzati.
E quante pizzerie sono in mano alla mafia? Nessuno si sognerebbe di colpevolizzare i clienti delle pizzerie dicendo loro "tu aiuti la mafia".
Con la prostituzione è diverso, si dice al cliente "tu aiuti gli schiavisti", volendo così far passare il concetto che ogni prostituta straniera sia schiava. E si propone come soluzione l'abolizione della prostituzione stessa (oggi quella straniera, domani forse anche quella italiana ...)

E nessuno, guarda caso, di quegli acuti giornalisti tanto pronti a credere a don Benzi si pone mai la domanda che ovviamente sorge spontanea: se tutte le prostitute straniere che stanno in strada sono schiave, come mai la POLIZIA non va a colpo sicuro, visto che le stesse ragazze si trovano ogni sera sugli stessi marciapiedi, e stronca immediatamente il racket?
La risposta a quella domanda è ovvia: questo accade perché LA PERCENTUALE DI SCHIAVE È MINIMA e ciò risulta anche quando le forze dell'ordine fanno controlli e di conseguenza tolgono dalla strada solo una piccola percentuale di ragazze (e spesso per puri motivi di clandestinità e non di schiavismo).

Per inciso: l'assurda analogia che a volte si sente fare tra "andare con prostitute di strada" e "acquistare merce rubata, frutto di reati", spesso avanzata da chi chiede di punire i clienti, cade completamente di fronte alla constatazione che la Polizia controlla periodicamente quelle ragazze straniere, che dopo pochi giorni conosce benissimo, e le lascia poi quasi tutte ad esercitare sulla strada (chiunque, se lo vuole, può verificarlo con i propri occhi, è la norma ...).
Se fosse vero che i clienti "non possono non sapere che sono schiave" e perciò vanno messi in galera, cosa bisognerebbe fare agli esponenti delle forze dell'ordine e magari anche della magistratura, che "non potrebbero non sapere" e che non intervengono, addirittura dopo aver fatto i controlli?
 

Prostitute come "merce rubata" acquistata incautamente?
Macché: sono controllate dalle forze dell'ordine tanto quanto orologi Rolex esposti in un negozio del centro storico e i clienti hanno tutte le ragioni di ritenerle in regola e non schiavizzate fino a prova contraria ...

E qui vale la pena demolire un'altra delle affermazioni preferite di don Benzi: "alle nigeriane, albanesi, rumene e di paesi dell'Est vengono sottratti i documenti (passaporto, permesso di soggiorno turistico) in loro possesso all'ingresso in Italia, dagli sfruttatori".
Ora, se quello che dice don Benzi fosse vero e generalizzato (ovvero che tutte le prostitute di strada sono prive di documenti) ne avremmo le prove dalle cronache: invece non ce le abbiamo, anzi abbiamo indicazione dell'esatto contrario.
Mi spiego: periodicamente la Polizia fa "RETATE" in strada, identificando una zona di prostituzione, caricando tutte le prostitute che vi sono, portandole in Questura e controllandole.
Ovviamente se dobbiamo credere a don Benzi ci aspetteremmo che praticamente TUTTE le prostitute di strada controllate (tutte schiave, secondo lui) debbano risultare PRIVE DI DOCUMENTI e che pertanto tutte vengano sottoposte a provvedimenti tipo fermo, denuncia, espulsione o foglio di via.
Bene, io da qualche anno ho cominciato a esaminare le notizie di cronaca che i giornali riportano, il giorno dopo la "retata", e vado a cercare (quando è riportato, purtroppo spesso non lo è) il numero di prostitute espulse o fermate in rapporto al numero di quelle controllate : quello che risulta (e che vedo valere in tutta Italia, dal Nord al Sud) è sorprendente, ma solo se si crede a don Benzi!
Infatti, dopo questi controlli a tappeto risulta invariabilmente che SOLO UNA FRAZIONE, GENERALMENTE MOLTO LIMITATA, DELLE PROSTITUTE RISULTA ESSERE IN CONDIZIONE IRREGOLARE e viene perciò sottoposta a provvedimenti.
Fino all'anno scorso addirittura SOLO UNA SU QUATTRO O CINQUE veniva espulsa, fermata o denunciata.
Oggi, con la stretta repressiva della legge Bossi-Fini, la percentuale potrebbe essere aumentata.
Ma è ora difficile valutare qual è la percentuale di espulse perché, "curiosamente" (si fa per dire), soprattutto oggi le notizie di cronaca riportano solitamente il numero delle espulsioni senza rapportarle al numero totale di persone controllate, come accadeva prima della legge Bossi-Fini: sembra quasi che sia diventato "poco di moda" far vedere che la maggior parte degli extracomunitari controllati è in regola ...
 

Ho visto che nei rarissimi casi nei quali le notizie di cronaca di questi ultimi mesi (autunno 2002) riportano anche tale rapporto numerico, ci sono percentuali di espulse che arrivano anche al 40%.
Il che vuol dire comunque che, anche oggi, almeno il 60% è in realtà provvista di documenti (magari solo di visto turistico temporaneo), altro che "documenti sottratti dagli sfruttatori"!
E questa è la ragione per cui la grande maggioranza delle prostitute controllate può, la sera dopo, tornare sullo stesso marciapiede ad esercitare, come ognuno può verificare direttamente perfino in questi mesi di stretta repressiva: nigeriane e albanesi, le più schiavizzate ed irregolari, sono le uniche ad essere particolarmente colpite dai provvedimenti di espulsione mentre le ragazze dell'Est Europa passano quasi indenni perfino attraverso la maggior parte delle propagandistiche operazioni "Vie Pulite"!
Nella mia città conosco personalmente ragazze straniere che stanno, le stesse, sugli stessi marciapiedi DA ANNI e che ovviamente la Polizia conosce molto meglio di me!
E anche quando non ci stanno da anni, perché periodicamente cambiano città, rimangono normalmente negli stessi luoghi per mesi e mesi, ampiamente sufficienti per essere controllate.
Possiamo anche metterla così: se si crede a don Benzi bisogna anche credere che la Polizia sia incapace o generalmente collusa con gli schiavisti, visto che lascia in strada la maggioranza delle prostitute dopo averle controllate (perfino quando, come oggi, ci sono direttive governative che impongono il "pugno di ferro").
Io credo alla Polizia, non a don Benzi ...
E non sarebbe neppure credibile una (più o meno velata) accusa di collusione rivolta alle forze dell'ordine: se può essere vero (come è noto) che esiste spesso una certa tolleranza dei rappresentanti delle forze dell'ordine verso le prostitute, non appare certo credibile che tale "negligenza" possa essere applicata anche in momenti come quello attuale, dove precise direttive repressive vengono non solo dai vertici dei responsabili nazionali dell'ordine pubblico ma addirittura dai più alti vertici governativi (Presidenza del Consiglio e Ministero dell'Interno) ed esistono nuove leggi che impongono provvedimenti immediati contro l'immigrazione clandestina.
Quale Poliziotto o Carabiniere, oggi, rischierebbe la carriera lasciando sulla strada una prostituta irregolare nel corso di periodiche operazioni propagandistiche di risonanza nazionale come le (francamente piuttosto squallide) operazioni "Vie Pulite" (che, guarda caso, si concludono sempre il giorno prima della pubblicizzatissima conferenza stampa del Premier ...)?

In altri termini: se è vero che alle schiave vengono sottratti i documenti, dal fatto che la maggioranza delle prostitute, quando viene controllata, risulta essere in regola se ne deduce che ... la maggioranza delle prostitute NON è schiava.
Il che costituisce un altro grande autogol di don Benzi ...

 

 

 


C'è inoltre da notare che essere priva di documenti validi non vuole dire necessariamente essere schiavizzata, vuol solo dire essere "clandestina": con la Bossi-Fini ci sono oggi controlli più frequenti e più espulsioni, il che non vuol dire che le prostitute espulse debbano per forza essere state schiavizzate, vuol dire solo che non avevano il permesso di soggiorno valido.
Perciò da quei dati sulle "retate" non si può neppure dire che "una prostituta su due o su tre è schiava", sono certamente molte di meno visto che tra quelle prive di documenti ed espulse ci sono anche le volontarie arrivate clandestinamente e quindi senza permesso e quelle con permesso ormai scaduto.

C'è sicuramente da attendersi che, con le attuali politiche di puro stampo razzista e xenofobo, nonché i rigurgiti moralistici antiprostituzione, la percentuale di espulsioni continui ad aumentare, così come probabilmente ci saranno perfino restrizioni nella concessione dei visti turistici per le ragazze straniere.
La maggior parte delle prostitute di strada, poi, verrà probabilmente allontanata dai marciapiedi con continue azioni di disturbo da parte delle forze dell'ordine, un modo di operare cominciato molto prima dell'approvazione della legge Bossi-Fini e che l'attuale governo sembra avere intenzione di intensificare.
Ma tutto questo non ha nulla a che vedere con lo schiavismo.

Un'ulteriore precisazione, a questo proposito: il reato di sfruttamento della prostituzione non coincide affatto con il reato di riduzione in schiavitù!
Mentre è evidente (e risulta anche dalle ricerche fatte) che la maggioranza delle prostitute straniere si appoggia a "sfruttatori", ovvero persone che organizzano il loro lavoro per farci dei soldi, questo non vuol necessariamente dire che quegli "sfruttatori" siano "schiavisti" ed anche la legge fa una bella differenza tra i due casi.
Qualche tempo fa una notizia di cronaca diceva che in una città del Nord era stato scoperto un "giro" di sfruttamento che in un anno aveva fruttato parecchie centinaia di migliaia di euro: le ragazze, provenienti da paesi dell'Est Europa, si prostituivano volontariamente in strada, avendo fatto un accordo con gli sfruttatori secondo il quale questi sfruttatori trattenevano la maggior parte dei guadagni delle ragazze, lasciando loro la parte rimanente e fornendo loro vitto, alloggio e trasporto sul luogo di lavoro.
Per la legge si tratta di reato di "sfruttamento", non di riduzione in schiavitù: qualsiasi cosa si pensi dei "magnaccia", alle ragazze quell'accordo andava bene così (anche perché, per la legislazione italiana, non avevano alternative per prostituirsi continuativamente in piena legalità in Italia, con tanto di permesso di soggiorno).

don Benzi dice poi che il racket non consentirebbe ad una prostituta di esercitare liberamente in strada: è una panzana.
E perché sia una panzana non lo spiego io, lo spiega uno stimato studioso del fenomeno:
Francesco Carchedi, ricercatore del Parsec, dice che LA PROSTITUZIONE COATTA È MINORITARIA e che SI DEVE NECESSARIAMENTE MESCOLARE A QUELLA LIBERA, confondendosi con essa negli stessi luoghi e con le stesse modalità di esercizio, altrimenti sarebbe subito scoperta e colpita.
Dal che se ne deduce che la prostituzione coatta ha addirittura BISOGNO che esista la prostituzione libera, per potersi mimetizzare in essa!

È quello che accade sulle nostre strade (ma anche negli appartamenti), dove una piccola minoranza di schiave si confonde in una grande maggioranza di prostitute volontarie (anche se spesso limitate in parte nella loro autonomia e autodeterminazione).
La stessa "difesa del tratto di marciapiede" non ha in sé nulla a che vedere con lo schiavismo: quando arrivarono in Italia le prime ondate di prostitute straniere, furono le prostitute volontarie italiane di strada, non gli schiavisti, ad affrontarle spesso "a muso duro" per contrastarne la presenza sui marciapiedi.
E la prostituzione schiavistica non ha alcun interesse ad "allargarsi" in modo visibile, cercando di schiavizzare ragazze che non erano già sotto il suo controllo fin dal paese di origine, perché approcciando in modo violento una ragazza di strada che non si conosce e sulla quale non si hanno strumenti ricattatori di pressione (per esempio, i famigerati e sopravvalutati "ricatti sulle famiglie") correrebbe grossi rischi di incappare in denunce e repressione dalle forze dell'ordine, facendo saltare per aria tutto il "business".

Perciò, passare davanti alle prostitute di strada e pensare "Poverette, sono tutte schiave!" è un errore: al massimo, una su cinque potrebbe essere schiava, le altre lo fanno per scelta.
don Benzi ha preso ad esempio quel dieci-venti per cento di schiave e ha letteralmente inventato la frottola che "tutte sono schiave", cosa che non è affatto vera ma che, ripetuta centinaia di volte, rischia di passare come la verità.

Se quelli che sputano sentenze sulle prostitute straniere provassero ad andare a parlare con qualcuna di loro, soprattutto le tante dall'Est Europa, se ne renderebbero conto molto presto.

Le prostitute straniere: perché lo fanno?

Ma se quasi nessuna prostituta straniera è schiava, se quasi tutte sono volontarie, cosa le spinge a prostituirsi?

La risposta è scontata: queste ragazze straniere lo fanno perché possono in un anno GUADAGNARE quanto potrebbero in dieci anni nei loro paesi, anche quando i "protettori" si tengono la parte maggiore (basta andare a vedere il reddito medio pro capite, per esempio in Romania o Moldavia, per capirlo: in Romania è sui 1.500 dollari ALL'ANNO, cifra che una prostituta in Italia guadagna agevolmente in meno di una settimana).

"Protettori" (alcune ragazze usano il termine "agenti") che certamente spesso non sono stinchi di santo e che sarebbero i primi ad essere danneggiati da una legalizzazione piena e "visibile" della prostituzione, non potendo più nascondersi e dovendo agire alla luce del sole e senza più poter fare pressioni sulle ragazze (molte delle quali, ne sono certo, si metterebbero in proprio o lavorerebbero volontariamente in Eros Center legali, come avviene all'estero), ma che non per questo si può dire che necessariamente sempre schiavizzino le prostitute delle quali "organizzano" il lavoro.

Oggi l'"organizzazione" consiste nel fare soldi navigando tra gli scogli delle leggi che colpiscono lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione (nonché l'ancor più arcaico ma ancora in vigore reato di adescamento) e le periodiche ondate moralistico-repressive (ed oggi anche xenofobe ...).
Un domani, con una REGOLAMENTAZIONE SERIA che eliminasse (o circoscrivesse) il reato di sfruttamento, la prospettiva per chi volesse organizzare un'attività professionale di prostituzione diverrebbe quella dei paesi civili: registrarsi (ovviamente se non si hanno conti aperti con la giustizia e fornendo la certificazione antimafia), aprire un Eros Center con regolare licenza, fornire alloggio e servizi alle ragazze a fronte del pagamento di un affitto, pagare le tasse, ...
E chi oggi fa soldi schiavizzando prostitute clandestine si troverebbe con un pugno di mosche in mano (anche perché le ragazze avrebbero molte ALTERNATIVE per svolgere LEGALMENTE quel lavoro senza dover sottostare a condizioni inaccettabili).

È del tutto comprensibile che i "magnaccia" non ci stiano simpatici: non stanno simpatici neppure a me, perfino quando sono certo che non schiavizzano e brutalizzano le prostitute che lavorano per loro.
Tuttavia credo che sia opportuno ragionare freddamente: in molti paesi del mondo (e senza andare nelle solite Olanda o Germania, citiamo una volta tanto la cattolica Spagna ed i suoi "Club" ...) è possibile ai privati aprire, con le dovute autorizzazioni e i controlli del caso, degli Eros Center, ovvero delle strutture dove lavorano prostitute.
Quella gente, in quei paesi, fa semplicemente un lavoro da imprenditore: fa soldi organizzando il lavoro di donne che si prostituiscono volontariamente, fornendo loro dei servizi.
Le ragazze guadagnano, loro guadagnano.
È del tutto legittimo avere remore morali su quel tipo di attività (io non la farei, ma trovo peraltro che ce ne siano anche di molto più squallide ...) ma chi ha visto la situazione in quei paesi sa benissimo quali vantaggi, in termini di controlli e sicurezza per tutti, ci siano in una regolamentazione che metta tutto "alla luce del sole" (confinando al tempo stesso la prostituzione in apposite aree, in modo da non disturbare i "benpensanti").

 

 

La prostituzione e i media.

Se il cittadino italiano si è fatto un'idea molto parziale (per non dire errata) della prostituzione in questo paese, soprattutto di quella straniera, la colpa non è solo di don Benzi.
La colpa è anche, e forse soprattutto, di coloro che dovrebbero essere deputati ad informare correttamente il pubblico e a verificare le informazioni prima di darle: i giornalisti.
Per chi ha approfondito la questione, vedere ed ascoltare certe trasmissioni, leggere certi articoli è una cosa veramente deprimente.

Gli esempi al proposito sarebbero innumerevoli, basta accendere la televisione o aprire un giornale per trovarsi ad ascoltare delle "perle" che fanno rizzare i capelli.
Il Censis stima che in Italia ci siano 28.000 prostitute straniere?
Bene, il giornalista di turno potrà magari diligentemente procurarsi quel dato ma state pur certi che il relativo servizio del telegiornale verrà presentato come "In Italia ci sono 28.000 prostitute schiave!". (TG3, una sera di settembre 2002)
Credo che valga la pena riportare, per chi non ne fosse ancora convinto, almeno un esempio concreto di giornalismo di bassissima lega, che però è purtroppo assolutamente tipico del conformismo menzognero dei media italiani quando si tratta di parlare di prostituzione.
Ed è assolutamente tipico dei danni che la propaganda di don Benzi ha fatto in Italia.
 

Questa è la cronaca di una trasmissione televisiva: Giovedi 26 settembre 2002, Rai 3, ore 23.20, "C'era una volta".

Avevo già visto, su altri argomenti a carattere sessuale, alcune puntate di "C'era una volta" e proprio per questo ero piuttosto perplesso (per usare un eufemismo) sulla correttezza di ciò che sarebbe stato mostrato.
La, chiamiamola così, "inchiesta" si intitola "Marciapiede" e consta in interviste a prostitute e prostituti.
Già in apertura un baffuto giornalista, suppongo uno dei responsabili della trasmissione, esordisce con un poco promettente "con questa inchiesta abbiamo ottenuto un quadro INQUIETANTE dei clienti delle prostitute".
"Cominciamo bene ...", penso.

Le prime immagini sono già rivelatrici del "taglio" che verrà dato alla trasmissione: in barba a qualunque criterio di "proporzionalità numerica maschi/femmine" in rapporto alla realtà del mercato della prostituzione, si parte con ... prostituti maschi!
Nulla di male in sé, beninteso, ma qui è evidentissimo l'intento di "mostrare le cose più sconce" (secondo una certa mentalità ...), ovvero travestiti effeminati e mal rasati che parlano di rapporti omosessuali a pagamento!
Il tutto con l'evidente obiettivo di "schifare lo spettatore".
Se non c'è nulla di male nella prostituzione omosessuale, c'è invece molto di male nella malafede di certi giornalisti ...

Si va avanti con alcuni minuti di interviste (50% ai travestiti, 50% a prostitute donne).
Le prostitute donne sono:
1) un'anziana sudamericana, l'unica ripresa in volto, che si esprime acidamente nei confronti dei clienti
2) una giovane ragazza africana, ex prostituta ora in un "programma di recupero", con la sua storia di schiavitù "stile don Benzi"
3) una giovane ragazza albanese, ex prostituta ora in un "programma di recupero", con la sua storia di schiavitù "stile don Benzi"
Non posso fare a meno di notare che quando certi giornalisti vogliono trovare storie "alla don Benzi" non possono far altro che cercare albanesi e nigeriane, le due sole categorie etniche dove, secondo gli studi sociologici fatti, la schiavitù è più frequente.

E adesso ... tenetevi forte!

Altra scena.
Il giornalista di turno, in auto con telecamera nascosta, fingendosi un cliente avvicina in strada una giovane prostituta di razza bianca.
La ragazza sale.
Ha vent'anni ed è di nazionalità russa, risponde alla domanda del giornalista.
Il giornalista le chiede se possono parlare un po'.
Lei, comprensibilmente, è un po' sorpresa e un po' seccata, ma accetta.
Ovviamente si preoccupa di chiarire che i soldi li vuole comunque e prima di iniziare, si tratti di "parlare o scopare".
"Questa sembra un'intervista normale, non preparata o tendenziosa" - mi dico - "Quella ragazza si comporta proprio nel modo un po' freddo e deciso della maggior parte delle prostitute di strada che vengono dall'Europa dell'Est. Vediamo cosa accade ..."

Riporto qui nelle sue parti principali il seguito del dialogo, che non sono in grado di trascrivere sempre in modo testuale ma che è assolutamente fedele a ciò che che è stato detto.

Domanda chiave del giornalista-cliente: "Perché sei venuta in Italia?"
"Per lavorare."

"Che tipo di lavoro?"
"Questo!"

"A prostituirti?"
"Certo."

E il giornalista (con evidente sconcerto nella voce): "Ma ... ma ... vuoi dire che quando sei venuta in Italia SAPEVI che saresti venuta a prostituirti?"
"Certo."

"Ma, sai ... in televisione si sente spesso dire che venite qui con l'inganno, che non sapete di venire a fare questo lavoro, che siete costrette a farlo ..."
"Ah, la televisione!" - risponde la ragazza con tono leggermente beffardo - "Ma quella è tutta 'RECLAMÈ!"

"Ma ... vuoi dire che hai scelto tu di fare questo lavoro?"
"Certo."

"Ma come ti va? Sei contenta?"
"Beh, insomma ..."

"Come? C'è qualcosa che non va?" (si capisce benissimo, dal tono della voce, che il giornalista spera che lei risponda che la sua vita è uno schifo, che prostituirsi le fa schifo, magari confessare improvvisamente che è veramente schiavizzata, ecc. ecc.)
"C'è poco lavoro."

"Poco lavoro? Il problema è che c'è poco lavoro?"
"Si. Oggi poco lavoro, pochi clienti ..."

"E non vorresti fare un altro lavoro, cambiare vita, magari sposarti, magari con un italiano?"
"No, è presto per cambiare. E non voglio sposarmi."

"Non vuoi sposarti con un italiano?" (si capisce benissimo che il giornalista spera che lei risponda: "No, gli italiani non mi piacciono", così potrebbe sottintendere "Visto? I CLIENTI italiani sono persone che fanno schifo, lo dicono le prostitute!")
"Non è questione di italiano o non italiano, adesso non voglio sposarmi!"

"Ma dei clienti che ne pensi?"
"E che vuoi che ne pensi? È lavoro ..."

"Perciò non te ne importa niente dei clienti?"
"Ma che vuoi dire? Di cosa mi dovrebbe importare, io lavoro ..." (il tono è visibilmente irritato, probabilmente si sta facendo domande sull'intelligenza dell'interlocutore ...)

"Ma se tu volessi smettere, potresti?"
La ragazza lo guarda sconcertata ed il tono della sua voce è ancora più sconcertato:
"Certo che potrei! Se non posso decidere IO di smettere, chi altri dovrebbe farlo?"

Tombola!, mi dico.
Sospiro di sollievo: almeno una volta tanto, UNA VOLTA SU MILLE, si mostrano le cose come sono realmente!

Illuso, il sospiro mi si strozza in gola ...

L'"intervista" finisce praticamente qui, la scena si oscura e appare sullo schermo nero una scritta che dice, più o meno: "La grande maggioranza delle prostitute russe in Italia è costretta a farlo e non può dirlo perché è sottoposta a minacce."
Ed il programma prosegue tornando alle interviste dei travestiti.

RIMANGO SCHIFATO.
Assolutamente e completamente schifato.

Chiunque abbia visto quella intervista alla prostituta russa ha visto benissimo la sincerità evidente con la quale la ragazza ha risposto, senza esitazione e con una certa irritazione per domande che riteneva certamente "strane" (e forse anche piuttosto stupide ...).
Ma il giornalista di turno, vista la mala parata, non ha esitato a cercare di smentire ciò che la prostituta ha detto, utilizzando la solita affermazione "alla don Benzi".

Guarda caso, ci sarà nel corso del programma solo un'ulteriore intervista ad una prostituta avvicinata in strada.
E in questo caso il giornalista (se così è degno di essere chiamato) si assicurerà di intervistare ... una nigeriana.
La quale gli dirà che è venuta in Italia senza sapere di doversi prostituire e che continua a farlo per poter pagare il debito di 75 milioni che ha contratto con i suoi "protettori", dopo di che cercherà di rimanere in Italia a fare un altro lavoro.
Tutto verissimo, non ne dubito.

Ma la domanda che "sorge spontanea" è:
come mai se una prostituta di strada dice di ESSERE COSTRETTA (o essere stata costretta) a prostituirsi LE SI CREDE SEMPRE SUBITO, pur sapendo che ci sono ottime ragioni (la concessione del permesso di soggiorno, la paura di essere male giudicata) per le quali potrebbe mentire, mentre se dice di NON ESSERE COSTRETTA, al contrario, NON LE SI CREDE MAI, pur in presenza di numerose e concordanti inchieste sociologiche che confermano la ridottissima percentuale di schiave?

E perché si prende sempre il caso di una prostituta schiavizzata per affermare che TUTTE sono schiave?

Il mio disgusto verso questo tipo di giornalismo non è sensibilmente mitigato neppure dalle condivisibili frasi finali che appaiono sullo schermo, una (di non so quale anonimo) che afferma che se la prostituzione è ineliminabile è lo schiavismo ad essere il vero scandalo che occorre estirpare (concetti sacrosanti ...) e l'altra di Pasolini, una bella frase sulle prostitute che non hanno altra colpa che fare l'amore "anche per gli altri".

Ma un simile programma (non è certo il caso di chiamarlo "inchiesta"!) è indegno di qualsiasi giornalista che si ritenga tale.
A maggior ragione quando viene presentato, come è stato fatto, come "uno spaccato della realtà dei clienti delle prostitute"!
Non c'è stata una sola intervista ad un cliente, NON UNA SOLA!

Almeno Maria Cuffaro per Sciuscià aveva fatto un'inchiesta più che decente e tutto sommato realistica sulla prostituzione (intitolata "La scelta") ed era andata anche ad intervistare qualche cliente!
E da quelle interviste venivano fuori (ovviamente ...) persone normalissime, che andavano con prostitute non per oscuri e deprecabili motivi come "esercitare con il denaro il proprio potere su una donna" (ridicola fissazione degli psicologi!) ma per il semplice fatto che fare sesso con belle ragazze, sia pure a pagamento, una diversa ogni sera se lo si vuole e senza complicazioni emotivo/sentimentali è una cosa che molti trovano divertente, naturale ed appagante (dal puro punto di vista della soddisfazione sessuale, è ovvio che nessun cliente con la testa sulle spalle pretenderà il "sentimento" o il "desiderio altrui" nel sesso a pagamento)!
Qui no: il cliente viene raccontato solo da tre o quattro prostitute e due di loro sono ex-prostitute che aderiscono al programma di protezione, quindi probabilmente provenienti dalle storie peggiori che si possano avere, violenze e tutto il resto, e certamente non portate a parlare bene delle proprie passate esperienze, aspetto "clienti" compreso.

A proposito: nel programma è stato detto che sono duecento le prostitute che hanno sfruttato il programma governativo di protezione sociale per "uscire dalla prostituzione".
Mi sembrano proprio pochine, per chi vuole credere all'esistenza di decine di migliaia di prostitute schiavizzate ...



 

Un esempio di "copiatura con stravolgimento".

Che i giornalisti che si occupano di prostituzione copino pappagallescamente le notizie ed i dati, senza mai andare a verificarli, è cosa evidente.
Esistono anche casi nei quali copiano ed "adattano" quanto copiato alle loro personali convinzioni, stravolgendo il senso della fonte originale.

Guardate qui: http://www.donnanews.it/articoli/details.php?ID=1545

È una "rielaborazione" (sarebbe più onesto dire "copiatura parziale probabilmente non autorizzata" ...) dell'articolo di Orighi, apparso su "La Stampa", che io riporto in La prostituzione in Spagna.
Il tutto, però, stravolgendo in senso anti-regolamentista l'articolo malandrinamente e maldestramente scopiazzato!
Cosa possa giustificare la signora Bottini nella sua affermazione che in Spagna "il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione è ben lontano dall’essere arginato" ce lo dovrebbe spiegare lei, anche alla luce delle valutazioni che fanno stimare il 2-3% solamente di prostitute schiave in quel paese ...
Nulla di sorprendente, comunque, il livello medio del giornalismo italiano che tratta di prostituzione lo conosciamo bene ...
E, per inciso, in quella serie di "articoli" di Anna Bottini si trovano anche altre perle, come il dire che il 20% delle prostitute in Italia è sieropositiva: la stima massima accettata "ufficialmente" (anche in ambiti istituzionali e governativi) è invece del 12% e va considerato che le sieropositive si trovano quasi esclusivamente tra le africane, che provengono da aree dove l'AIDS è endemico, fino al 30% della popolazione sessualmente attiva, e che fanno aumentare moltissimo il valore medio; tra le prostitute non africane e non tossicodipendenti la sieropositività è limitatissima, simile a quella della popolazione in generale o poco più, ovvero attorno al 2% (vedi per esempio quanto detto in http://www.sedicinews.it/speciali/salute/salute1d.htm).
La cosa vi sorprende? Siete sempre stati convinti che le prostitute fossero in maggior parte sieropositive?
Beh, ve l'hanno fatto credere: in realtà nei paesi occidentali le prostitute di razza bianca non tossicodipendenti non sono mai state considerate una categoria ad alto rischio ed i dati disponibili lo confermano.
Per alcune considerazioni sulla questione vedi La prostituzione e l'AIDS..

Qualche raro esempio positivo.
 

Di tanto in tanto, molto ma molto raramente, si trova qualche raro esempio di giornalismo obiettivo, che si rifiuta di liquidare la questione con slogan moralistici, atteggiamento conformista, giudizi precostituiti e affermazioni non provate.
E consente così a chi legge di avere non solo un quadro più corretto della realtà ma anche motivi di riflessione.
Non c'è molto in giro, di tale livello. Questi sono alcuni esempi:

http://www.ristretti.it/areestudio/donne/giudecca/scelta.htm
http://www.cestim.org/rassegna%20stampa/02/05/15/prostituzione.htm

Ogni tanto, la sorpresa positiva viene da dove magari non ti aspetti:
"Porta a Porta", mercoledi 16 ottobre 2002, in una trasmissione su "vip e squillo di lusso" (e prostituzione in genere) questi temi sono stati trattati in modo tutto sommato obiettivo o, almeno, "a più voci" (la più sensata: ... Alessia Merz! E non sto scherzando, la ragazza sembra veramente avere anche cervello).

In un breve servizio riepilogativo sulla prostituzione in Italia, sono stati citati i dati riassuntivi risultanti dall'indagine conoscitiva della Commissione Affari Sociali della Camera: da 50.000 a 70.000 prostitute in Italia, delle quali circa 25.000 straniere, 2.000 minorenni e oltre 2.000 in stato di schiavitù.
Sorprendente! Sono sostanzialmente i dati corretti, non la solita tiritera "alla don Benzi"!
Unico appunto: né Bruno Vespa né alcuno dei tanti ospiti (tra i quali c'erano Livia Turco e Alessandra Mussolini, che in trasmissione si sono espresse entrambe a favore di una regolamentazione della prostituzione, senza mostrare "scivolate" proibizioniste) dopo essersi giustamente espresso contro la schiavitù, si è soffermato a far notare che comunque le schiave sono solo il 10% circa sul totale delle straniere ...

In ogni caso, è stata una boccata di ossigeno mediatico.
E, per la prima volta da tanto tempo, tra gli ospiti mancava la classica voce clerical-bigotta e le voci contrarie alla prostituzione (le stesse Turco e Mussolini) dopo aver espresso la propria contrarietà "morale" si sono dimostrate orientate ad attenersi a principi laici (e non etici) quando si tratta di fare una nuova legge sulla prostituzione, che entrambe hanno detto essere necessaria.

Non oso ancora sperare che sia addirittura un'indicazione che il vento sta cambiando ...
 

Che fare con le mistificazioni?

Credo che sia ora di tagliare corto con l'acquiescenza passiva verso don Benzi, verso la cultura bigotta, sessuofoba e repressiva che lo impregna e verso le falsità da lui e da altri propagate (e purtroppo, per quanto io abbia visto, MAI RIBATTUTE CON ARGOMENTI CONCRETI, che pure esistono, come gli studi che ho citato).
don Benzi ha dei meriti, ma se lo si deve rispettare per quello che ha fatto aiutando molte prostitute, non per questo bisogna credere a tutto quello che dice e perdonargli il fatto di continuare a spacciare come vere le sue affermazioni categoriche sulla prostituzione.
Anche perché don Benzi non può non sapere che le ricerche fatte lo smentiscono, ciò nonostante persiste nelle sue affermazioni.
E nessuno sembra avere il coraggio di contestarlo apertamente.
 

Credo, francamente, che per amore della verità e per impedire prossime legiferazioni basate sul falso QUESTA INERZIA DEBBA FINIRE, ovvero che certe affermazioni assurde e smentite dalle ricerche debbano essere in ogni sede RIBATTUTE e COMBATTUTE efficacemente (anche se temo che ormai troppi danni siano stati fatti).

Perché se don Benzi avesse RAGIONE allora le posizioni degli abolizionisti sarebbero perfino CONDIVISIBILI: se la prostituzione straniera, che è in maggioranza, è tutta schiavizzata, abolendola si abolirebbe solo il crimine.
Ma se don Benzi avesse, come ha, TORTO le posizioni degli abolizionisti diverrebbero INSOSTENIBILI e si scoprirebbero basate solo (come in effetti sono) su giudizi di ordine morale, inaccettabili per la legiferazione di uno stato laico.

E seguire le idee di don Benzi e non voler regolamentare e legiferare correttamente sulla prostituzione, significa continuare ad essere CORRESPONSABILI del fatto che le straniere, in mancanza di alternative legali per esercitare la prostituzione con tanto di regolare permesso di soggiorno, spesso non possono far altro che mettersi nelle mani di personaggi equivoci.

Occorre quindi CONTESTARE PUNTUALMENTE OGNI AFFERMAZIONE E COMBATTERE OGNI INIZIATIVA LEGISLATIVA ispirata dalla "leggenda metropolitana " propagandata da don Benzi.

Da quella leggenda, che si basa su premesse completamente errate, non possono derivare che comportamenti sbagliati e leggi sbagliate e oggi purtroppo devo constatare che pochissime e deboli sono le voci che si levano a contrastare tali false affermazioni.
E la cosa incredibile è che, invece, SMENTIRE QUELLE AFFERMAZIONI È FACILISSIMO.
Non c'è niente da inventare, per contestarle: ci sono ben QUATTRO STUDI SCIENTIFICI a sbugiardare don Benzi (e non ne risultano altri che siano stati fatti in questi anni, men che meno a sostegno alle idee del prete di Rimini).

Non si tratta di contrapporre opinioni ad opinioni.
Tantomeno si tratta di contrapporre visioni morali personali ad altre visioni morali.

Si tratta di contrastare OPINIONI FALSE con risultati di STUDI SOCIOLOGICI SERI.

Perciò la cosa sorprendente è, al contrario, che ci sia qualcuno che a don Benzi possa credere e che possa mettere quelle idee alla base della discussione!
Io non so a quanti sia capitato di contestare le opinioni di don Benzi utilizzando come concretissimi argomenti i risultati di quelle ricerche.
Io, quando posso, cerco di farlo su Internet ma è certo che non l'ho mai visto fare, da nessuno, in televisione o sui giornali: sarebbe ora di iniziare a farlo.

FINE