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PUDORE

PERCHÈ ?

Non esistono domande che non si debbano esprimere

di Calogero

 

Che cos'è il pudore?

Il pudore - a parte l'accezione del tutto fantasiosa legata al cosiddetto "peccato originale" cara ai cattolici ottusi - non esiste in natura. Ciò non significa che non c'è o che non debba esistere, significa soltanto che, come altre cose, è un prodotto "inventato" della cultura o, meglio, di una specifica cultura. Perché dico "specifica"? Perché, mentre per altri prodotti culturali esiste una base logica e funzionale che li spiegano, per il pudore si tratta solo di assecondare un moralismo legato a una fobia: attività propria delle culture filo-teiste.

La morale del pudore è legata sostanzialmente ai tempi e alle zone del pianeta: per il Savonarola, le donne che avessero mostrato una caviglia sarebbero state arrestate; oggi, no. Similmente, qui in Italia è ancora impensabile che due maschi o due femmine si sposino, in Olanda o in Canada è del tutto normale nonché legale. Ma la cultura teista finge di non sapere tutto ciò, e rende assoluto il motivo principale del pudore: il solito dio.

La fobia è definibile come una paura esasperata ma non fondata e basata su preconcetti e disinformazioni; a metà degli anni Novanta, circolavano le più impensabili leggende sull'Aids, tanto che i medici più razionali furono costretti a fare una martellante contro-informazione tesa a precisare le reali profilassi e precauzioni. E lo stesso potrebbe dirsi di mille altri casi, dagli ufo alla violenza, da internet all'alimentazione. La cultura teista invece si nutre delle paure sociali e individuali, giacché sulla paura è fondata l'esigenza della fede: si deve temere dio, la sua collera, le sue minacce di punizioni post-mortem. Sennò tutto il castello crolla...

 

Come nasce il pudore?

Certamente, nessuno di noi nasce con un senso del pudore. Se nascessimo e crescessimo in condizioni di assenza di condizionamenti (niente tv, niente famiglia, niente educazione, niente scuola...), sicuramente non svilupperemo il pudore. Vale a dire, per esempio, che non avremmo vergogna (altro concetto interessante) di andare in giro nudi o di usare gesti e parole altrimenti ritenuti "sconvenienti". Mi sorprende alquanto che nessuno si chieda come sarebbe il mondo senza pudore. A mio parere, perfino migliore, ma sicuramente non peggiore giacché quel che lo peggiora è l'ipocrisia e sono i formalismi. Nientedimeno che un film di fantascienza de 1956, "Il pianeta proibito" (vedi dettagli), mostrò molto bene il significativo caso di una donna terrestre cresciuta su un mondo alieno senza alcuna "regola"o formalismo civile: uno dei risultati era che costei non aveva il pur minimo pudore di mostrarsi nuda agli allibiti ospiti. L'indicazione del film, che faccio mia, era che i problemi morali e l'imbarazzo riguardano chi vi è invischiato, non riguardano la gente libera.

Del resto, la verifica di un pudore non naturale ma culturale la possiamo avere facilmente osservando i bambini. Anche a sei o sette anni i bambini non mostrano alcun problema a esibire nudità o comportamenti che gli adulti in genere classificano come "sconvenienti". Cosa succede dopo?

Succede che nella vita irrompe la censura, il "non si fa".

Dapprima, nessuno di noi comprende perché mai, una cosa che facevamo fino a poco prima nella massima libertà, ora non la si può fare più. E difatti abbiamo ragione, non c'è un motivo preciso! Poi il condizionamento diventa operativo, perché è continuo e perché si riferisce a "regole" condivise che noi cominciamo a riconoscere. Un esempio che trovo anche patetico riguarda il modello italiano standard di intendere l'educazione sessuale, un modello totalmente fondato sulla proibizione, censorio e negazionista: non si fa, non è ancora "il momento", è vietato, è sporco, è pericoloso, è peccato. Queste sono le parole a cui si associa ogni aspetto del sesso. Nessuna traccia di informazione obiettiva, nessun accenno al "bicchiere mezzo pieno" di un sesso anche gioioso, lecito, sicuro e naturale. In un tale scenario, è comprensibile che venga indotto fin dalla più tenera età un modo di pensare che rende il corpo una sorta di roccaforte da proteggere da ipotetici attacchi esterni (aggressioni sessuali) e interni (tentazioni).

Si potrebbe misurare un teorico "tasso di pudore" della famiglia osservando i rispettivi figli, tenuti ancora in una ragionevole naturalità oppure precipitati nell'inferno delle pudicizie, delle precauzioni e delle paure.

 Al di là delle eventuali e condivisibili argomentazioni di prevenzione pedofila (comunque un po' troppo modaiole per essere sincere), sarebbe interessante chiedere quali sono i criteri con cui si pretende di gestire la cosiddetta "innocenza": se con la verità o col terrorismo ideologico. Come inizia, e perché, la  pesante condizione di essere umano pudico?

Possiamo immaginare come mille libertà naturali vengano sbriciolate precedute da un tremendo "da oggi in poi"... devi nasconderti quando fai pipì, devi tenere le gambe chiuse sempre, non devi fare la civetta, ecc. ecc. (gli esempi sono al femminile giacché il pudore è misogino).

Noi tutti subiamo la trasformazione da "puri" a "potenzialmente impuri", da spudorati a pudichi, perché ci accorgiamo che alla fin fine tutti chiudono la porta del bagno per fare pipì, tutte le donne evitano di spalancare le gambe in  pubblico, e quasi nessuna fa la civetta (quelle che la fanno sono "puttane", non contano). Ecco la condivisione: il pudore è giusto perché tutti hanno pudore.

Nessuno si chiede se piuttosto il pudore non sia come un'infezione molto contagiosa che fa "ammalare" molta gente? Un'epidemia non è certo giusta! Andrebbe curata, non elevata a esempio per gli altri.

Tu, proprio tu che stai leggendo queste righe: potresti star pensando a un argomento meno difficile, vale a dire il buon gusto. Certo! I nostri bisogni corporali li soddisfacciamo di solito in un apposito ambiente chiuso giacché per la maggioranza della gente vederci in quei momenti atterrebbe al "brutto" e non al "bello". Ma, a parte che il problema è di chi prova disagio non di chi lo suscita, questo forse vale anche per le nudità? Direi di no: salvo pochi casi di corpi davvero sgraziati, deformi e oggettivamente "brutti", il corpo umano è bello da vedere, è armonico, è soprattutto familiare e usuale, anche nelle zone cosiddette intime, come dimostrano le attenzioni di scultori e pittori di ogni epoca e di ogni cultura. E le sensazioni legate al corpo, quali l'eccitamento sessuale e tutto il corredo dei "cattivi pensieri", perché li abbiamo relegate nell'angolino delle cose indegne e da nascondere? Perché bisogna averne paura? Avere pudore del proprio corpo non è una virtù, non è sintomo di morigeratezza; viceversa, è la spia di un forte disagio culturale e psicologico spesso indotto da un sistema di pensiero "religioso". E dal momento che la religione cattolica è imperniata saldamente sulla sofferenza, sulla tristezza, sul pessimismo, esige che tutta la vita sia una maledizione in attesa della "vera" vita che ci aspetta dopo morti. Ma io non accetto tali furbette imposture, ritengo di avere una sola vita da spendere, qui e adesso. Io non ho divinità ma, se ne avessi una, ripudierei un dio che fa vivere una schifezza le proprie creazioni per poi "eventualmente" farle stare bene in un (inventato) paradiso. È un dio di cui bisogna fortemente diffidare. Questo dio dei tabù e delle negazioni, capace di entrare in camera da letto per verificare se e come usiamo il sesso, ha già fatto fin troppi danni...

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Commenti da www.scrivi.com di:
Concordo pienamente. Il pudore è solo uno straccio ideato per gettare polvere su ciò che si vorrebbe tenere nascosto. Ma quando lo straccio accumula troppi segreti, ahimè...anche l’anima è in catene. Ti senti soppesato da chi ti guarda e idolatrato da chi ti ammira. Ma tu diventi prigioniero di te stesso e schiavo della tua libertà. Hai perso la chiave e resti lì, annodato in un angolo, ad aspettare che qualcuno, fornito di buon senso, ti spieghi che la testa è l’unica chiave donataci da Dio e che non hai bisogno di cercarla chissà dove... Alexandra Borgia
io non amo mostrare i piedi, tengo sempre le calze anche quando trombo! :.) Drakul (S. Canepa)
la scena biblica del peccato originale è solo un simbolo: il pudore è legato alla nascita della coscienza e della conoscenza. che gli animali ovviamente non hanno. elinor
Lascia un attimo da parte Dio e il cattolicesimo di cui vedo sono impregnati tutti i tuoi scritti. Facciamo un discorso serio sul pudore e sul fatto che nel mondo occidentale andiamo in giro vestiti e non nudi. Ora a parte le necessita’ corporali (proteggersi dal freddo) tu credi veramente che sono pochi i corpi "non aggraziati"? Pensi indi che tutti nudi, compreso le ultranovantenni, sarebbe bello? Personalmente, sara’ che sono amante del bello, preferisco di no. E ho condiviso la misura adottata anni fa da alcuni sindaci liguri "in topless solo che ha un bel seno". Perche’, e’ inutile mentirci, la Natura ci ha fatti diversi, non siamo tutti belli. Riguardo al pudore e’ fin troppo chiaro che e’ legato all’epoca storica. Ma la sessuofobia "cattolica" e’ ben altra cosa, d’altra parte si puo’ essere "liberi" da condizionamenti anche dentro un cappotto in una fredda giornata d’inverno. Saluti. Mario Pisciotta