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PUNIZIONI
Comunemente si pensa che le pene siano una necessità , per la convivenza civile di una qualunque società. Ma sarà proprio vero?

[di Francesco L. su una lista]

Danni delle punizioni
Punizioni: riflessioni sciolte

 

Intanto vorrei osservare:

La pena presume una colpa, la quale risponde ad una concezione di vita religiosa.

Si dice che le punizioni sono un mezzo educativo. Non ha mai funzionato in questo senso, perché esse escludono e non vanno alle cause del mancato rispetto delle regole sociali; non cercano di capire il "peccatore" e il perché.
Si dice che le punizioni sono un deterrente al crimine. Sarà sempre vero? E fino a che punto?

Giudicare una persona è porsi al di sopra di essa. Con quale diritto?

Si dice che in un regime democratico le leggi sono l'espressione della volontà popolare ed i giudici non devono fare altro che applicarle. Fino a che punto è vero?

In una società divisa in classi, la legge è dalla parte dei più forti, dei più protetti, di quelli che godono di maggiori libertà i quali hanno più mezzi in tutti sensi, compresi quelli di potersi difendere di fronte alla legge, ricorrendo anche a cavilli e a volte corrompendo o minacciando giudici. Tant'è vero che nelle galere ci vanno i "poveri cristi". Per i ricchi, anche per i "delitti" più efferati si trovano sempre i motivi e le ragioni per addolcire la pena.

La punizione come vendetta? Si dice che le legislazioni moderne non contemplano la vendetta personale né quella di Stato e la pena dovrebbe servire al duplice scopo, di deterrente al crimine e al recupero sociale del delinquente ("rieducazione").
Sarà poi vero?

La punizione interviene dopo che stato commesso un "illecito". Non sarebbe meglio intervenire prima? Non è meglio prevenire che combattere? Non è meglio intervenire a monte prima che il fiume produca disastri a valle? E fino a che punto gli interventi per arginarli possono considerarsi definitivi?

Chiunque commette un "delitto", anche se orrendo, ha sempre un suo valido motivo. Non sarebbe comunque utile capirne le ragioni?

In una qualunque società c'è qualcuno "sbaglia" vuol dire che ha problemi socio/affettivi. In tal caso si dovrebbe intervenire come per curare una qualunque malattia. Il corpo sociale è come un corpo di un individuo. Una sua parte non vuole il danno di un'altra sua parte. Se uno pensa di danneggiare un altro vuol dire che costui si sente estraneo all'altro.

In un contesto sociale "sano" è nell'interesse di tutti vivere in armonia ed in pace con gli altri. Se qualcuno non sente questo interesse vuol dire che egli  non è in pace con se stesso e con gli altri; che non si sente parte integrante di un determinato gruppo sociale. Il problema vero è: siamo in grado di costruire una società a misura di "uomini liberi", in sostituzione di questa a misura di "padroni e schiavi/servi"?

Io non saprei dare una risposta definitiva. Pur tuttavia preferisco "lavorare" fin d'adesso per una tale società perché voglio vivere in pace con gli altri fin d'adesso.


Io mi sono trovato ad insegnare in una scuola dell'isola d'Elba, dove l'autoritarismo non funzionava (orami funziona poco ovunque). Le note sul registro non avevano seguito. Se l'insegnante insisteva, il preside o il vice veniva in classe e finiva per fare il processo all'insegnante. Il succo del discorso era questo: se non sai tenere la "disciplina", vuol dire che non sai insegnare. Si poteva usare il voto come minaccia, ma non sempre funzionava. A molti non interessava nemmeno questo. Per la maggior parte dei genitori l'importante era che i propri figli venissero a scuola per evitare di stare in giro e fra i loro coglioni. Ho imparato molto in questa scuola sia dal punto didattico, sia socio/affettivo e con molte soddisfazioni che non avrei immaginato.

Praticamente dovevi farti accettare e a questo fine dovevi dimostrare con i fatti di volere il loro bene. A tale scopo non servono le prediche ma serve una disponibilità a mettersi a loro "servizio". I giovani hanno bisogno di crescere culturalmente e socialmente, e se il superiore riesce a questo scopo ha tutta la loro stima e rispetto.

Quindi non con metodi punitivi si dovrebbero "educare" i bambini e i giovani, ma offrendo loro (non solo ai ricchi) alternative valide e costruttive. I bambini e i giovani hanno bisogno di essere aiutati per crescere e per trovare un loro inserimento affettivo e fecondo nella società.


Punizioni e minacce di varia natura possono solo rinviare il problema per riproporlo poi in maniera pi grave e con l'insorgere delle nevrosi.

Non v'é dubbio che tutti possiamo avere un comportamento buono o cattivo, secondo le nostre condizioni fisiche, mentali e sociali. Quando stiamo male e siamo vessati da mille difficoltà  economiche, di salute, sociali... è naturale diventare cattivi e compiere atti contrari alla norme correnti e al buon vivere sociale. I "peccati" non sono tentazioni del diavolo, ma
sono la naturale risposta (corretta o meno, utile o meno) alle nostre pulsioni, emozioni.

La "disciplina" imposta in modo autoritario e repressivo, produce nevrosi e prima o dopo sfocia in atti di violenza e di
insubordinazione. Se poi uno "sbaglia", le responsabilità maggiori andrebbero imputate ai superiori e alle autorità perché dovrebbe essere compito di queste istituzioni garantire a tutti i cittadini Sicurezza e Giustizia sociale.

La civiltà di un popolo andrebbe valutata non tanto dal suo grado tecnologico, ma soprattutto dal modo con cui viene amministrata la giustizia sociale.

Francesco

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