PUNIZIONI
RIFLESSIONI SCIOLTE (2) (1)
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Uno stato di diritto apparente? Il cosiddetto "stato di diritto" in cui oggi vivremmo è per certi versi solo apparente. La deriva di arbitrio a cui direi sono costrette le Autorità (costrette dalla necessità) permuta il principio generale (di perseguire con obiettività tutti i reati) col principio particolare (di perseguire solo certi reati). Ma il problema è giustappunto lo screening: su quali reati impegnarsi e quali possono... aspettare? In tale meccanismo è così evidente l'errore, che perfino quando si parla di amnistia si deve procedere a escludere non i reati più civilmente dannosi ma quelli moralmente meno tollerati... Il principio del particolare più applicato è quello dell'emotività pubblica: reati di terrorismo, finanziari e sessuali sono attualmente il top in un'improbabile graduatoria. Fino agli anni '80 i reati sessuali erano poco percepiti, quelli di terrorismo interno invece molto di più. Poi presero il volo i reati finanziari, e quelli di terrorismo passarono pian piano al tipo internazionale, legati alla situazione mediorientale e non solo. Intanto, si imponeva il reato sessuale, soprattutto quello a oggetto i bambini. Probabilmente, fra vent'anni ci saranno nuove sensibilità. Le sensibilità sociali non sono sempre naturali e spontanee. Talvolta le scelte "politiche" sono più urgenti e finiscono con l'avere la priorità; per esempio, se la cosiddetta "microcriminalità" non fosse adeguatamente pubblicizzata in tv e sui giornali attraverso frequenti e dettagliatissimi racconti di cronaca nera, la gente se ne dimenticherebbe presto e non avrebbe più una sufficiente attenzione. Ma perché ai mass media - e al mondo politico ad essi coeso - interessa che i cittadini abbiano una costante e alta percezione della criminalità (o, meglio, di certa criminalità)? Perché deve essere "normale" che tutti si viva in un continuo stato di allarme, ora vuoi per la criminalità comune, ora vuoi per i venti di terrorismo internazionale? Apparentemente la spiegazione è ovvia: solo tenendo alta la guardia si mantiene una certa sicurezza e si nutre la necessaria intollerabilità verso la delinquenza. Ma ci sono altri meccanismi che forse sono anche prioritari e senz'altro sono più interessanti. La politica ha bisogno costantemente di consenso, vale a dire di molte persone che condividono certe idee e che quindi sono disponibili a favorire (votare) chi rappresenta e concretizza quelle idee. Se io fossi un politico, il mio primo problema quindi non sarebbe cosa fare ma contare quanta gente mi vota. E come farei a far aumentare il numero del mio elettorato? Un modo sbrigativo ed efficace è quello di esprimere idee ovvie e banali, idee che si può facilmente supporre siano patrimonio di molta gente. Per esempio: combatteremo la delinquenza, diminuiremo le tasse, daremo più lavoro. Tutti slogan ovvii, populisti e di sicuro effetto. La gente, di solito, non si chiede il "come" o "con quali mezzi" si combatterà la delinquenza, si diminuiranno le tasse e si creerà più lavoro; alla gente basta la declamazione per condividere le idee, e il gioco è fatto. Ma spesso il politico non si accontenta dell'elettorato naturale, vuole aumentarlo, vuole moltiplicarlo. E la condivisione delle idee non è più sufficiente, occorre "drogare" il sistema! Ed ecco allora la possibilità (oggi semplificata grazie alla tecnologia) di amplificare - o addirittura creare dal niente - le sensibilità sociali su cui fare leva. Il pubblico è poco interessato alle rapine? O, meglio, io politico voglio farmi paladino della lotta ai rapinatori? Ed ecco che per un mese o due si mostrano in tv e sui giornali tutte le rapine più cruenti e crudeli: le stesse che c'erano anche prima, ma adesso in tv o sulle prime pagine sembrano molte di più e molto più atroci. Il problema diventa improvvisamente intollerabile, e appare necessario che qualcuno se ne occupi... Ovviamente, fermi tutti, me ne occupo io! Così potrebbe essere successo per alcuni fatti di cronaca che hanno costituito dei "modelli", delle vere e proprie mode legate a periodi precisi e a governi specifici: le rapine in villa, i sassi dai cavalcavia, i (mini) serial-killers, gli studenti vandali, le bande di albanesi, le stragi automobilistiche del sabato sera, le cicliche retate di pseudo pedofili su internet, le truffe delle televendite, vallettopoli, calciopoli, e via dicendo. Ognuna di queste categorie ha avvantaggiato scuramente un partito, un politico, un'organizzazione, una trasmissione tv. E tutte hanno condizionato profondamente, anche se per tempi diversi, l'opinione, il pensiero, la moralità del pubblico-oggetto e ignaro. Ma hanno risolto o contenuto uno dei problemi che esse rappresentano? No, per niente. Purtroppo, al pubblico "educato" a essere superficiale e irrazionale, basta l'apparenza: qualcuno in galera ogni tanto, periodici titoloni di giornali, lunghe trasmissioni tv monotematiche. Ma i problemi stanno sempre lì. Al sistema oramai non interessa neppure più se i problemi si risolvono o meno; al sistema basta dare l'idea che qualcuno venga punito da chi fa operazioni di polizia dagli schermi televisivi e lascia che le indagini le facciano i programmi satirici. Quando un problema passa di moda (perché non è più utile a chi ne aveva sfruttato l'utilità) si passa elegantemente al prossimo problema; e, se non c'è, lo si inventa.
Questo dunque è uno stato di diritto "apparente". Nel quale il cittadino "si sente" tutelato ma forse non lo è. Certamente sono tutelate la sua immaginazione, le sue aspettative elementari, le sue più primitive emotività; ma di fatto vige un sistema che finge un efficienza che non ha. Quindi un sistema pericoloso.
30 luglio 2006: un mio commento sull'indulto appena approvato. Da quel che ho capito, e non ci voleva mica molto, le pene fino a 3 anni non verranno scontate in carcere, e quelle più lunghe avranno uno sconto di 3 anni. Benissimo. Io sono per l'abolizione (utopistica) delle pene (vai), figuriamoci se non sono d'accordo. Stare in carcere 3 anni in più serve solo a dissetare l'intolleranza di molta gente, ai carcerati non serve proprio a niente, forse solo ad aumentare le probabilità di incazzarsi ancor di più contro il sistema col risultato di aumentare il rischio di ritornare a delinquere. Invece con l'indulto, e ancor più con l'amnistia, si leva un vento di pace sociale e di riconciliazione fra comuni cittadini (che lo stato continua a vedere come potenziali criminali) e apparato repressivo. Stiamo o no tutti sulla stessa barca? È meglio il serpente che si morde la coda, con uno stato sempre più punitivo contro delinquenti sempre più ferali, o una logica apparentemente paradossale ma sottilmente efficace, dove lo stato perdona nella consapevolezza che si perda un po' della motivazione a delinquere dovuta all'astio? Ma di questo si può parlare a parte (vedi). Qui voglio solo ragionare sul criterio di selezione. Io sapevo e mi aspettavo che non si procedesse a setacciare il tipo di reato a cui applicare l'indulto; per me, l'unico criterio possibile era semplice ed equo: gli anni di sconto, null'altro. Invece scopro che il criterio sovrano è stato di ordine irrazionale, vale a dire morale/etico, nonché basato su un concetto di "gravità" su cui si sono allenati tutti ma che nessuno, scommetto, saprebbe applicare con saggezza. Che significa, infatti, ritenere gravi il riciclaggio e la violenza sessuale, e non gravi le violenze commesse durante il G8 a Genova e gli imbrogli finanziari che hanno distrutto i risparmi e forse la vita di migliaia di piccoli azionisti? Che significa escludere un reato come la banda armata e "assolvere" invece la "banda" che nel 2001 fu responsabile di 118 morti all'aeroporto di Linate? Non approvo una selezione fatta su umorali sentimenti di gravità e di condanna quand'anche condivisa e diffusa. Con questa modalità di indulto si è voluto confermare che i carcerati non sono tutti uguali, c'è qualcuno più carcerato e altri meno. Quindi, per lo meno non si parli di clemenza! Qui, tutt'al più, si tratta di vampiresca discriminazione a danno di criminali che non hanno avuto la "fortuna" di commettere i crimini "giusti" anche se egualmente e forse più dannosi per la società. Ecco quale sarebbe dovuto essere il princìpio-guida, se proprio doveva applicarsi una scelta sul tipo di reato: il danno oggettivo e sociale in termini di pericolosità e di potenziale dannoso. Uno sbandato che ricicla denaro sporco non è forse un criminale molto ma molto meno socialmente pericoloso di chi ha ricavato miliardi frodando e impoverendo povera gente? Non so, mi sembra che si ragioni con logiche sfuggenti, che si tenga in scarso conto quel che conviene alla società e intanto si difende grandemente quello che invece conviene a un certo consenso politico. Questo indulto mi sembra più il prodotto di compromessi fra partiti e correnti di partito che non piuttosto un segnale di non accanimento penale che uno stato civile ed evoluto deve dare ai cittadini e al mondo di oggi. Di questo passo, che mi pare molle e insicuro, non si arriverà mai alla consapevolezza che le carceri devono sparire; al loro posto ci sarà una struttura etica, sociale ed economica nient'affatto fondata su archeologici equilibri fra trasgressione e punizione; quella che sarà una vera e propria rivoluzione antropologica sarà solo lontanamente equiparabile all'abbandono della schiavitù. Forse si affermerà con l'usura del mandato capitalista di dare un valore monetario alle cose. Forse potrà sbocciare con la sconfitta definitiva della speranza che esista un tribunale divino su cui modellare quelli terreni; sto parlando di una società utopistica, certo, in cui non c'è bisogno di polizia perché nulla induce al reato, in cui nessuno si sveglia la mattina di malumore e decide che da quel momento qualcosa deve diventare un crimine. Nella società dell'anno "Mai" c'è solo spazio per un'Umanità che ha perso l'aggressività e la violenza, giacché vive per sé e felicemente. E soprattutto in piena libertà. |
CORRELAZIONI 30/7/06- Il parere dell' avvocato D.M. sull'indulto |
| Commenti da www.scrivi.com | di: |
| Stato di diritto ?? bella domanda... dove? | IF_Montecristo |
| Il titolo che adoperi per evocare un problema, che almeno come cittadino dovrei sentire, non mi fa nessuno effetto come essere umano. Condivido la tua messa al bando di ogni pretenzioso intento di stabilire ordine e giustizia tra le cose umane...facendo credere che ciò sia ottenibile sempre e a qualunque costo. Il sacrificio economico ed umano per tenere in piedi questo immenso apparato, è secondo me spropositato rispetto ai risultati che ci fa credere di ottenere facilmente. Sarebbe più umano ammettere che la criminalità come l’inefficenza a tutti i livelli sono un male inestirpabile, anche se è lecito provare e mitigarne i suoi disastrosi effetti. Come essere umano posso anche accettare (cosa altro dovrei fare...) il rischio di una aggressione come di una malattia come del traffico come delle perdite di tempo in banca. Non chiederei mai ai potenti di turno di scatenare una caccia alle streghe mediatica o una guerra per cancellare questi noiosi problemi. Credo nel caos e nel bene, e a volte tutti e due sono così avvinghiati che non distinguo l’uno dall’altro...CLIC | DIGITAMAN |
| Un popolo, come quello italiano di oggi, che lascia in mano a associazioni a delinquere la ripartizione delle cariche pubbliche rinunciando alla democrazia non merita diritti. | valentina braun |
| La folla è sempre stata forcaiola.Daigiochi gladiatorii alle esecuzioni nella pubbliche piazze e via via in avanti, chi deteneva il potere si è sempe avvantaggiato dei bassi istinti di una plebe sadica e frustrata nei suoi veri bisogni. Dipende dalla parte politica cheè al momentoal potere, fomentare e sottolineare questa o quella branca della pubblica esecrazione, ma la sostanza non cambia. Certo, il sistema mediatico ha portato questa manipolazione alla sua perfetta relizzazione. Qesto oggi si chiama in politica populismo, ossia il ricercare il facileconsenso della masse, su elementi di bassa cucina, piuttosto che sui problemiconcreti. Il tipo di "giustizia" che ne deriva, è ondeggiante e succube del potere politico, anche se, oggttivamente, ogni reato commesso è un’attentato alla coesione sociale, all’idea stessa di società civile. Sarebbe bello se, al posto dei populisti, potessero governarci dei leaders, che abbiano una visione democratica finalmente e orientata alle cosedafare concretamente per il benessere comune...... Ma, chissà! | rosarosae |
| SE PENSO A QUANTO VI HANNO PRESO PER IL CULO CON L’AVIARIA......... | Mario Pisciotta |