Home Su punizioni 2

Punizioni penali

Disquisizione sui danni evitabili dell'azione penale

[mio adattamento di un Anonimo su una lista]

Necessità delle punizioni
Punizioni: riflessioni sciolte

 

Ai più non succede mai nella vita di essere indagati, imputati, processati e magari alla fine pure condannati. Ma può succedere: le leggi sono tante e tali che è sempre meno difficile infrangerne una; una persona comune non necessariamente delinque perché vuole delinquere. Una legge la si può infrangere non solo per volontà criminale, ma pure per ignoranza, per leggerezza, per distrazione, per protesta, per incompatibilità filosofica e culturale. Senza contare che si diventa delinquenti anche perché un regolare comportamento, prima non previsto dal codice penale, se poi diventa reato può cogliere spiazzato chi lo attuava ... E così, un "comune" cittadino finisce col diventare un malavitoso pur non avendo l'attitudine e la similitudine coi malavitosi.

Bisogna avere paura dell'inquisizione?

Direi di sì, anche se il più delle volte è una paura meno fondata di quanto sembra. Certo, essere inquisiti non è un bel vivere. Quando arriva a casa l' "Informazione di garanzia", un comune cittadino collassa. Ma è bene sapere che sono le modalità d'indagine a essere abnormi, e ad aggiungere pena alla pena. Per esempio: perché quel triste foglietto lo porta un poliziotto? Perché, in alcuni casi, già di quel primo e innocuo passaggio ne è informata la stampa, con tutto ciò che segue? Inoltre, c'è pure una scala etica del tipo di reato di cui si è accusati, e di cui è bene tener conto per sapere quale sarà la propria via crucis. Sembra che i reati più socialmente indifferenti siano quelli finanziari. Seguono i furti semplici, i reati minori collegati alla droga (oggi "drogato" è uno status molto meno disonorevole di una volta) e tutti quelli che i meccanismi mediologici hanno declassificato a poco più che cretinate: danneggiamenti, ingiurie, ecc. Ben diversi sono i reati moralmente forti, come quelli legati al sesso e al terrorismo: provate a essere inquisiti per uno di quelli, e avrete tutto il quartiere contro già dal primo minuto.

Il più delle volte, il nome del reato si apprende in quel momento, e ciò desta meraviglia, sconcerto o terrore, a seconda della gravità a cui esso è associato. Ce ne sono tanti di reati che ci si sorprende a capire quale si è commesso con tanta precisione; e ci si chiede quanto è grande la puntigliosità e la passione degli inquirenti che identificano, fra tutti, quel reato e lo appioppano con precisione chirurgica. Salvo che, non così raramente, quel reato non ci appartiene o ci appartiene in modi del tutto diversi. Ma non possiamo dirlo subito, non possiamo dire all'inquirente:" Sai, le cose stanno così e così, sàppilo prima di fare altri danni a me e alla mia famiglia". Bisogna aspettare le fasi della procedura, la qual cosa è sempre un danno ulteriore e progressivo; nonché un'ulteriore pena da scontare.  

Dopo che il poliziotto ha notificato il reato, che si fa? Si contatta un avvocato, ovvio. La gente comune non ha un avvocato penalista, la sua piatta vita non lo ha mai dovuto prevedere, e allora si va in crisi: come si sceglie un avvocato? Dalle pagine gialle? Dalla parcella? Dal nome letto sui giornali? E mettiamo in conto che queste notizie non si possono chiedere a un amico senza allarmarlo... Ci si chiede se questi molti soldi che ci si approssima a spendere siano rimborsati in caso di decadimento dell'accusa o di assoluzione. No. Quei soldi sono comunque bruciati. E questa cos'è se non un'ulteriore pena?

La procedura-via crucis

Dopo l'avviso di garanzia arriva l'interrogatorio: altra parolona aliena che il comune cittadino indagato deve mettere nel proprio comune vocabolario. Si vive una situazione allucinata, come un incubo. Si conosce un luogo astioso come "la Procura", in cui si deve entrare per forza. Ecco: cominciano le cose obbligatorie, che non si possono evitare o far fare ad altri. Il comune cittadino ha sempre compiuto azioni facoltative, ora deve compierle obbligatorie, e anche questo è un assaggio di pena, di privazione di libertà.

Poi c'è l'attesa; verrebbe da scriverla con la "a" maiuscola tanto è snervante e tanto può essere lunga e ingannatoria (nel senso che illude che non succeda niente). Invece "quelli là" (l'associare gli inquirenti al nemico è automatico) lavorano comunque contro di lui mentre il comune cittadino lavora, va a mare, soffre per una malattia, ama, odia, vive emozioni ed esperienze. Durante l'attesa, il comune cittadino è sconvolto da pensieri contraddittori e sparpagliati sulla propria vicenda e sulla propria posizione penale. Il primo di questi pensieri virulenti è il certificato penale: immacolato fin'ora, poi chissà. E ci si chiede disperatamente quale vantaggio sociale apporta questo marchio a fuoco eterno, perché bisogna avere lo sfregio del certificato penale oltre a essere puniti? Perché un solo reato in vita deve essere annoverato per sempre in un qualche archivio? Perché "archiviare" queste notizie? La sindrome della conservazione e delle memoria, in questo caso è una pena accessoria notevole, è la distruzione di una persona ben oltre la misura necessaria e proporzionata. Certificato penale significa letteralmente "non sarai mai più come prima": un'ingiuria civile mostruosa!

[continua: punizioni]     

Hit Counter visite dal 20/1/06