PUTTANE
Supermarchèt chiuso per decreto?

Abbiamo raggiunto una nuova soglia illogica: criminali clienti e puttane
Oggi
11 settembre 2008 il consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge
contro la prostituzione messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità, Mara
Carfagna. Secondo il decreto della parlamentare avellinese (che fino
all'elezione dell'8 maggio 2008 era nota solamente per aver ricoperto ruoli di
showgirl in programmi leggeri come "Piazza Grande" e "Domenica In" e come
protagonista di calendari sexy) sarà vietato prostituirsi per strada. Per i
trasgressori, sia prostitute sia clienti, sono previste sanzioni che possono
arrivare anche all'arresto.
In pratica, prostituirsi non diventa reato (e ci mancherebbe!) ma lo si rende
difficile, quasi impossibile; direi che, per decreto legge, da oggi si assegna
alla prostituzione il ruolo ufficiale di "vergogna pubblica", che quindi deve
nascondersi e isolarsi rispetto alla società; ed è questo l'aspetto più crudo e
retrivo della "pensata" della ministra (o di chi gliel'ha ispirata).
Come sempre accade, una nuova legge è anticipata da un tam-tam mediatico che
sembra assolutamente casuale, ma che in realtà serve a misurare (e, se non c'è,
a creare) il consenso pubblico; dimodocché al varo della legge tutto il pubblico
applauda soddisfatto a chi "finalmente ha posto un freno al problema". Negli
scorsi mesi, infatti, non s'è parlato altro che della vergogna di queste
prostitute in bella mostra sulle strade italiane, di interi quartieri
"inquinati" dalla loro presenza, di pie famigliole che si sentivano offese da
questo spettacolo indecente e non sapevano più dove far voltare gli occhi ai
loro bambini.
S'è parlato pure di prostitute straniere in mano ad organizzazioni mondiali, di
povere fanciulle prelevate con la forza o con l'inganno nei paesi di origine e
costrette a battere i marciapiedi italiani, poi fatalmente destinate ai
talk-show in prima serata. Insomma, da pochi o molti casi accertati (qui non
importa quantificare il fenomeno ma solo dubitare delle conclusioni), s'è
costruito il teorema di un'emergenza prostituzione che ha scosso l'animo gentile
degli italiani e ha indotto tutti a desiderare che si mettesse la parola fine
allo "scempio".
Appena i moralizzatori sono saliti al potere, ecco che hanno indossato le vesti
dei salvatori della patria e hanno sfornato un decreto che, per lo meno a mio
parere, piuttosto che migliorare la figura e la dignità della donna, la
precipita nel girone infernale di chi, pur avendo scelto liberamente di essere
puttana e quindi di esigere dalla gente un minimo di pari dignità rispetto a
casalinghe e deputate, si ritrova rigettata all'indietro di parecchi secoli, a
quando davvero fare la puttana era un abominio programmato dal Demonio per
corrompere il genere umano. In questo senso, si è proceduto a una
interpretazione moralistica di tipo religioso del fenomeno, basta vedere con
quali epiteti viene indicata la prostituta in ambito cristologico (memoria della
prostituta Maddalena che avvicinò Gesù procurando un imbarazzo nei futuri
lettori delle Scritture) e quanti preti si siano dati da fare o per aumentare
l'indignazione sociale contro di loro (anzi, peggio, contro i loro clienti) o
per gestire la fantasiosa idea che tutte le puttane non possano aver scelto di
fare quel mestiere.
Ma c'è un altro punto, in questa legge, ancora più catastrofico sul piano del
progresso civile: criminalizzare i clienti. Catastrofico ma, ahimé, pure
coerente con una singolare linea ideologica di "punitivismo"
a 360 gradi che ormai ha invaso la nostra società: colpire chi spaccia ma pure
chi si droga, colpire chi diffonde film ed mp3 ma pure chi li scarica, colpire
chi vende il corpo ma pure chi se lo compra, ecc. Vittima e carnefice, attore e
pubblico, sono stati equiparati perché entrambi percorrono una strada che porta
al vizio, al libertinaggio, alla trasgressione, alla disobbedienza, al peccato.
Una strada che si vorrebbe fortissimamente chiudere e transennare, perché i
signori del potere vogliono il mondo come lo immaginano loro, e non tollerano
che sia diverso. Ma questo non si può fare (ancora), non si può vietare tutto
come piacerebbe a loro; e allora, in attesa di tempi maturi per fare anche
quello, procedono a gradini successivi, piccoli ma costanti, verso il dominio
delle libertà individuali e l'imposizione universale della propria sciatta e
fallace moralità.
Perché punire il cliente delle prostitute? Non si capisce. Se fosse reato
prostituirsi, avrebbe una piccola logica (come per chi compra un quadro rubato);
ma dal momento che prostituirsi non è reato (il quadro non è rubato), chi paga
per avere quel servizio liberamente offerto, non può essere giudicato un
delinquente; non ha senso. O, meglio, un senso ce l'ha, ed è quello del
sessismo, del moralismo, dell'illusione di ripulire il mondo avendo l'errata e
sciagurata percezione che la libertà sessuale e materiale lo sporchi e lo
inquini.
I 9 milioni l'anno di clienti sono identificabili da tutt'altre logiche:
intanto, non sfruttano e non si approfittano di alcuna condizione e non recano
alcun danno né alla prostituta né allo stato; il cliente vuole semplicemente
pagare un servizio che viene offerto, e che lui non estorce, e che lui non
forza, e che lui non impone. Il cliente è il fruitore di quel servizio, non ne è
affatto l'istigatore; qualora un dibattito etico si dovesse fare in proposito,
sarebbe da farsi in tutte le condizioni di "prostituzione" in cui uomini e donne
scelgono di muoversi: dalle relazioni di lavoro (in cui si prostituisce il
cervello o le braccia) ai matrimoni di comodo. Inoltre, che dire di coloro a cui
è riservato solo e unicamente quello spiraglio di sessualità a pagamento? Non a
caso l'80% dei clienti sono singles, persone sole che senza le prostitute
non riuscirebbero a realizzare il diritto di tutti gli altri a un minimo di
soddisfazione carnale; ma ci sono pure le persone deformi, i brutti, i costretti
a letto, i molto timidi, gli impacciati... le persone, insomma, a cui di fatto
viene impedita una regolare attività sessuale e perfino una minima relazione con
persone dell'altro sesso solo perché qualcuno ha deciso che le prostitute per
strade costituiscono un inopportuno arredo urbano. Ma tutti costoro avranno il
diritto di una sessualità! E le prostitute sono per loro una risposta adeguata e
soddisfacente, e certo migliore della castità coatta o dell'onanismo metodico.
La ministra ha dichiarato che "combattere la prostituzione non e' solo una
questione di decoro urbano o di sicurezza, la prostituzione fa infatti
proliferare tutte le organizzazioni criminali che la sfruttano e che stanno
dietro a questa pratica".
Come dire: mannaggia, io le farei stare pure le puttane per strada, ma ci
sono gli sfruttatori e allora le devo togliere. Non dico di no, qualche
puttana non libera ci sarà pure, o sfruttata o costretta a fare quel mestiere.
Ma neppure Biancaneve può credere che impedendo alle puttane di esercitare per
strada, i rispettivi sfruttatori spariscano poi dalla scena. E la Carfagna, che
Biancaneve non è, probabilmente sa bene che questa è solo una scusa per
mascherare l'elemento principale: ai pii cittadini vedere le puttane seminude
per strada dà fastidio, crea imbarazzo e vergogna. Io, per la verità, penso che
i maschi di quei pii cittadini, quando hanno finito di indignarsi in pubblico,
prendono la macchina e vanno a sfogarsi da una di quelle puttane; ma questa è
una mia illazione personale.
Quello che conta è un fatto assai più concreto: dove le mettiamo le prostitute?
Sono ben 70 mila (stime al ribasso), quasi tutte donne, e quasi 2/3 battono per
strada. Fino al 1958, c'erano le "Case di tolleranza", e dopo la loro chiusura
(legge "Merlini") fino alla Carfagna non si era più intervenuti in proposito.
Per cui, a cosa si allude vietando la prostituzione in strada, se non al bisogno
di ingabbiare le puttane di nuovo in apposite case? Per la verità, la ministra
berlusconiana ha precisato di non aver mai parlato della possibilita' che le
prostitute si consocino in 'cooperative'. Vabbé, non vuole riaprire le Case,
d'accordo: ma dove confiniamo la prostituzione? Se non è la strada e un luogo
aperto, sarà una casa e un luogo chiuso, non vedo alternative. Salvo che vedo
difficile ospitare bordelli al riparo dagli ingenui cittadini ma inseriti in
condomìni e zone residenziali...
Un punto delicato del ddl (articolo 2) è quello della
prostituzione minorile: carcere da 6 a 12 anni più multa per chi recluta o
induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto o
favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una
persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.
Chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i 16 ed i 18
anni, in cambio di denaro od altro, anche solo promessi, potrà essere punito con
la reclusione da 6 mesi a 4 anni più multa. Se il minorenne ha meno di 16 anni,
la pena è aumentata da un terzo alla metà.
Le prostitute minorenni pare siano il 20% del totale, quindi 14 mila. E, su
questo, la nuova legge coglie bene il punto e inasprisce giustamente i
comportamenti che si traducono in qualunque modo in abuso o in violenza.
Tuttavia, dal punto di vista del cliente, se è ragionevolmente semplice
accorgersi di una prostituta davvero bambina, lo stesso non si può dire di
quelle che hanno "intorno" ai 16 o, a maggior ragione, 18 anni. Escludendo che
il cliente possa e voglia chiedere la carta di identità alla puttana con la
quale desidera accompagnarsi, come farà a convincere il giudice a risparmiargli
4 anni di galera? E' impossibile fidarsi delle proprie percezioni sulle età
della gente, men che meno su persone abituate e talora costrette a falsificare
documenti e aspetto pur di sfuggire al rigore delle leggi. La legge Carfagna non
sembra, in proposito, consentire alcuna ignoranza a chi dovesse incappare in una
minorenne che ha tutto della maggiorenne. Per cui, vista la preponderanza di
puttane dall'aspetto giovane e acerbo che si possono notare per strada, ci
sarebbe da scommettere che si rischia un guaio giudiziario anche copulando a
pagamento con una trentenne particolarmente graziata dalla natura o da
miracolosi belletti.
In generale, non mi pare sufficientemente argomentata la disparità di percezione
- e di sanzione - fra la condizione di abuso di una diciassettenne o di una
diciottenne; da un punto di vista obiettivo, la seconda è abusata esattamente
come la prima, e forse la psicologia e la sessuologia possono equiparare i
traumi da violenza e da vessazione tanto la sedicenne quanto la ventenne. Il
voler creare una "scala etica" anche su questi drammatici casi della vita, come
se le puttane trentenni non avessero diritto alla difesa rispetto alle colleghe
minorenni, lo trovo indegno di una cultura della libertà, della razionalità e
del rispetto.
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nb: i dati numerici sono riportati da La Repubblica del 12 settembre 2008