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Riflessioni atee

di Mattia Fabbri

 

DIO E LE LEGGI NATURALI

 

“Un altro argomento molto noto è quello della legge di natura. Questo era uno degli argomenti preferiti per tutto il XVIII secolo, soprattutto sotto l'influenza di Newton e della sua cosmogonia. La gente osservava i pianeti ruotare attorno al sole secondo le leggi della gravitazione universale, e pensava che Dio avesse dato ordine a questi pianeti di muoversi proprio in quel modo, e che questa fosse la ragione per cui essi si comportavano così. Naturalmente ciò costituiva una spiegazione molto comoda e semplice, che evitava a tutti il fastidio di dover ricercare altre spiegazioni alla legge di gravitazione. Oggigiorno, la legge di gravitazione viene descritta mediante un metodo assai complesso introdotto da Einstein. Non è mia intenzione tenere una lezione sulla legge di gravitazione così come la interpreta Einstein, perché anch'essa richiederebbe del tempo; ad ogni modo, la legge naturale, così com'era concepita all'interno del sistema newtoniano, dove, per qualche incomprensibile motivo, la natura agiva in modo uniforme, non esiste più. Adesso scopriamo che una gran quantità di cose che venivano imputate alla legge di natura non sono altro che convenzioni umane. Tutti sappiamo che, anche nelle più remote profondità dello spazio stellare, resta valida la proporzione di tre piedi per ogni iarda. Questo è senza dubbio un fatto notevole, ma è difficile definirlo una legge di natura. E la stessa cosa vale per molte convenzioni che sono state considerate tali. Al contrario, una volta che si abbia la benché minima conoscenza di cosa facciano effettivamente gli atomi, si scopre che essi sono molto meno soggetti alla legge di quanto gli uomini pensino, e che le leggi alle quali si giunge sono soltanto medie statistiche che derivano dal puro caso. Come tutti sappiamo, vi è una legge secondo la quale, lanciando i dadi, si può ottenere una coppia di sei solo circa una volta su trentasei, tuttavia non si considera questo fatto una prova che la caduta del dado sia regolata da uno schema; invece dovremmo farlo, se ottenessimo la doppia coppia di sei ogni volta che lanciamo i dadi. Tuttavia, sono molte le leggi di natura di questo tipo. Sono medie statistiche di ciò che emerge dalle leggi del caso, e tutto ciò fa sì che tutta questa faccenda delle leggi di natura appaia molto meno affascinante di quanto non fosse in passato. A parte questo, che rappresenta il traguardo attualmente raggiunto dalla scienza, e che potrebbe cambiare domani, l'idea che il complesso delle leggi di natura implichi necessariamente la presenza di un legislatore è dovuta a una confusione fra quelle che sono leggi umane e quelle proprie della natura. Quelle umane sono leggi che ci ordinano di comportarci in un certo modo, e a esse si può scegliere o meno di obbedire; ma le leggi di natura illustrano il modo in cui le cose effettivamente si comportano, e, essendo una mera descrizione delle loro azioni, non si può supporre che debba per forza esserci qualcuno che ha ordinato di compierle, perché, anche supponendo che ci sia, non potrà non porsi la domanda: «Perché Dio ha stabilito queste leggi e non altre?». Se si risponde che lo ha fatto semplicemente per il piacere di farlo, e per nessun altro motivo, allora si scopre che ci sono cose che non sono soggette alla legge, cosicché la catena della legge naturale si interrompe. Se, invece, come fanno la maggior parte dei teologi ortodossi, si afferma che ogni legge stabilita da Dio ha avuto un motivo ben preciso (il motivo, chiaramente, è quello di creare il miglior universo possibile, anche se non ci verrebbe mai in mente che fosse così), e se davvero è esistito un motivo per cui Dio ha stabilito le leggi che ha stabilito, allora Dio stesso è soggetto a una legge, e non si trae alcun vantaggio nell'introdurre Dio quale intermediario. In realtà si hanno delle vere e proprie leggi esterne e antecedenti Dio stesso, e Dio non serve allo scopo, perché non è più il legislatore assoluto” (Bertrand Russell, Perché non sono cristiano).

 

DETTO IN ALTRI TERMINI: Se dio crea le leggi (e l’universo) senza essere spinto a ciò da nessuna motivazione, dio diventa un’ipotesi arbitraria e inutile, ricorrendo alla quale si potrebbe giustificare qualsiasi cosa e qualsiasi evento. Inoltre, un dio cosiffatto mancherebbe dell’attributo della saggezza: come si può concepire, infatti, che un essere saggio (e per di più infinitamente saggio!) possa determinarsi a compiere un’azione carica di conseguenze – come la creazione di un intero universo – senza alcun motivo? E non sono proprio i teologi ad assicurarci che dio, per sua stessa natura, non può fare nulla invano?

Se invece dio è stato mosso da una determinata motivazione per creare le leggi che creato, allora è tale motivazione (alla quale dio è soggetto) la legge suprema dell’universo. Dio si riduce, in questo caso, a fare da semplice mediatore tra la legge suprema e le leggi dell’universo; ma che dio sarebbe?!

C’è anche un altro dilemma per chi invoca dio come spiegazione ultimativa delle leggi naturali: i motivi che l’hanno spinto a creare queste leggi anziché altre sono essi stessi contingenti (nel senso che avrebbero potuto essere differenti) o necessari? Se sono contingenti, non ci si può domandare perché le leggi dell’universo sono quelle che sono senza applicare tale domanda anche alle motivazioni che hanno spinto dio a creare proprio quelle leggi; il problema, dunque, viene semplicemente spostato dalle leggi dell’universo alle motivazioni divine, ma senza soluzione. Se invece sono necessari, le leggi dell’universo devono essere conseguite necessariamente da tali motivi, per cui dio non ha avuto alcuna scelta. Di fronte a tale palese inutilità del ruolo di dio, non sarebbe allora molto più semplice e ragionevole affermare che le leggi dell’universo, in quanto necessarie, non abbisognano di nessun intervento divino per esistere?

 

CRITICA DI PAOLO DUNE ALL’ARGOMENTO DELLA LEGGE NATURALE RISPOLVERATO DA ZICHICHI

“Zichichi vede nella natura , nella assolutezza e nell’ordine delle leggi della fisica, le impronte del creatore:

‘Studiando la parte materiale della nostra esistenza, l’uomo scopre le leggi fondamentali della natura. E non può non porsi la domanda: chi ha fatto queste leggi?’ (Pag. 147)

Zichichi confonde le leggi della fisica con quelle umane. Mentre infatti quelle umane sono di natura precettiva, impongono cioè un ‘dover essere’ e presuppongono un legislatore, quelle della fisica sono meramente descrittive, si limitano a descrivere come un fenomeno ‘è’, senza presupporre altro.

Zichichi rifiuta l’idea che il mondo possa derivare dal caos, concetto ambiguo, che tuttavia non si cura di definire. (…) Afferma: ‘La natura è un libro scritto seguendo un preciso disegno’ (pag. 119), ma non spiega mai quale sia questo disegno, e conclude: ‘Nessun scienziato potrà mai capire fino in fondo il grande disegno’ (pag. 162); probabilmente perché non esiste alcun disegno da capire…e del resto, se anche la realtà fisica fosse ‘ordinata’, ciò non presupporrebbe affatto un artefice: l’ordine potrebbe essere un principio insito nell’universo, magari legato alla sua funzionalità. L’argomentazione della ‘causa prima’, che l’autore riprende, porta inevitabilmente al paradosso di presupporre sempre una nuova causa prima, in un processo di cause prime infinite, come scatole cinesi. Infine appare discutibile anche il legame tra il concetto di dio e il concetto di ordine: i miracoli delle religioni, ad esempio, nella loro totale discrezionalità ed arbitrio, e nella violazione delle leggi ‘ordinate’ della fisica, sembrano più esprimere una volontà di caos che non di ordine” (Paolo Dune, Quando la scienza diventa dogma).

 

IN ESTREMA SINTESI: Onde evitare inutili ipotesi teleologiche, non confondiamo le leggi di natura con quelle umane!

Dire che le leggi di natura derivano dall’arbitrio di qualcuno è altrettanto logico che dire che derivano dal caso; il caso, infatti, è altrettanto inspiegabile dell’arbitrio immotivato.

Sostenere, invece, che sono state ‘progettate’ per motivi ignoti significa moltiplicare inutilmente gli enti, aggiungere ad un enigma un altro enigma senza risolverlo.

To be continue