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Rassegna di film atipici

che intendo proporre agli studenti nell'a.s. 2006-2007

Film "atipici" fatti per pensare, talvolta per shoccare. Film che insegnano, istruiscono, fanno bene alla cultura. Ma io ho scelto i film che secondo me sono ancor più disgregatori dell' "ordine costituito delle formalità": film anche anticlericali, poco o mai credenti, che fanno divertire non i denti ma la mente. Spero sia capito (dai colleghi, non dagli studenti..) il tentativo di liberarsi del "politically correct" che in scuola diventa insegnamento dell'ipocrisia e della superficialità. Il mondo è cambiato - e spesso migliorato - dagli "anormali", dagli atipici, mica dai conformi.

L'elenco è assolutamente teorico: tutto potrà cambiare in funzione di molte variabili.

Magdalene (The Magdalene Sisters, GB/Irlanda 2002) di Peter Mullan, con Geraldine McEwan, Anne-Marie Duff, Nora-Jane Noone, Dorothy Duffy, Eileen Walsh, Mary Murray, Britta Smith, Frances Healy, Eithne McGuinness, Phyllis MacMahon, Rebecca Walsh.
bulletBasata su un fatto vero, ambientata negli anni ’60 e nella cattolica Irlanda, la pellicola narra il quotidiano di alcune ragazze costrette a passare i migliori anni della loro vita in un convitto cattolico gestito da suore. I soprusi perpetrati da suore malvage e ottuse verso queste ragazze, colpevoli soltanto di non avere seguito l’ipocrita morale cattolica, vengono sottolineati con durezza e realismo.

 

L’ora di religione (Italia 2002) di Marco Bellocchio, con Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti, Toni Bertorelli, Maurizio Donadoni.

bulletIl film di Bellocchio narra il percorso interiore di un artista ateo (Ernesto Picciafuoco, quarantenne separato che lavora come illustratore di libri per bambini, interpretato da Sergio Castellitto) nel momento in cui apprende che è in corso il processo di beatificazione della madre.

Ho solo fatto a pezzi mia moglie (Picking Up the Pieces, USA 2000) di Alfonso Arau, con Woody Allen, Maria Grazia Cucinotta, David Schwimmer, Sharon Stone, Kiefer Sutherland, Elliott Gould, Lou Diamond Phillips, Alfonso Arau.

bulletUn macellaio di El Niño (New Mexico), Tex, uccide la moglie ninfomane, la squarta e la seppellisce al di là del confine, ma perde per strada una mano che, attribuita alla Madonna, fa un miracolo dietro l’altro, trasformando il borgo in un redditizio Luna Park della fede popolare. Film grottesco poco credibile. Ad Arau evidentemente piace recitare il ruolo del ragazzaccio che scandalizza i benpensanti bestemmiando. Non credetegli neppure per un attimo: si tratta né più né meno che di un divertissement di un gruppo di goliardi che si sentono dannatamente trasgressivi, giocano a fare i politicamente scorretti e i blasfemi.

 

Cane bianco (White Dog, USA 1982) di Samuel Fuller, con Kristy McNichol, Paul Winfield, Burl Ives, Jameson Parker, Marshall Thompson, Paul Bartel, Dick Miller.

bulletUn’attrice si prende in casa un cane bianco, dopo averlo investito, e si rende conto che è stato addestrato ad attaccare i negri. Apologo antirazzista senza sfumature. Ci interessa in particolare per la bella sequenza in cui un nero viene sgozzato in chiesa mentre la cinepresa panoramica sulla vetrata che rievoca i miracoli di Francesco d’Assisi. La Paramount non lo distribuì negli USA, ritenendolo politicamente scorretto. Dal romanzo Chien blanc (1970) di Romain Gary.

L’indiscreto fascino del peccato (Entre tinieblas, 1983) di Pedro Almodóvar, con Cristina Sanchez Pascual, Julieta Serrano, Carmen Maura, Marisa Paredès, Mary Carrillo, Chus Lampreave, Lina Canalejas.

bulletMorto il fidanzato per overdose, Yolanda (Cristina Sanchez Pascual) cantante di flamenco, si rifugia nel piccolo convento madrileno delle Redentoras Humilladas dove le suore (dai nomi suggestivi come Suor Perduta, Suor Maltrattata da Tutti, Suor Vipera) s’iniettano eroina, allevano la tigre Bebé, scrivono sotto pseudonimo romanzetti spinti, creano capi d’abbigliamento per la Madonna, s’impegnano in un futuro viaggio in Thailandia come corrieri della droga. Del resto cosa si può fare se le anime perdute scarseggiano? Semplice: se ne creano di nuove.

Nelle interviste Almodóvar ha sempre tenuto a sottolineare «Per me Entre tinieblas non è un film anticlericale, che è la sua lettura più immediata, più facile. Non sono un cattolico praticante ma so che la vocazione delle monache nel mio film è strettamente cristiana: non fanno che trarre delle conseguenze dalle parole di Cristo sull’apostolato. Allo stesso modo in cui, per salvare gli uomini, Cristo si è fatto uomo e ha fatto esperienza delle sue debolezze, per salvare le ragazze perdute queste religiose debbono essere loro molto vicine, a tal punto che una di esse diventa veramente una delinquente, incaricandosi di comunicare sullo stesso piano con la pecorella smarrita». Letteralmente maciullato dalla censura italiana.

I diavoli (The devils, GB 1971) di Ken Russell, con Vanessa Redgrave, Oliver Reed, Dudley Sutton, Max Adrian, Gemma Jones, Georgina Hale, Brian Murphy, Murray Melvin, Michael Gothard, Christopher Logue, Graham Armitage, Judith Paris.

bulletNella Francia del 1634 sotto il cardinale Richelieu, Urban Grandier (Oliver Reed), prete illuminato e peccatore, e Suor Giovanna degli Angeli (Vanessa Redgrave), madre superiora di un convento delle Orsoline a Loudun, sono al centro di un processo per stregoneria che si conclude con la condanna del primo al rogo. Tratto dalla pièce teatrale di John Whiting a sua volta ispirata al libro (1952) The Devils of Loudun di Aldous Huxley. Video italiano: Warner Home Video.

Il film di Russell contribuì, in parte, alla nascita di un nuovo sottogenere cinematografico, per lo più tutto italiano, il cosiddetto sexy-conventuale (o nun-movie), imperniato sui segreti (orge, lesbismo, torture) dei conventi di suore o su singole monache ninfomani e financo criminali. Alcuni titoli: La monaca di Monza - una storia lombarda (1969), Le monache di Sant’Arcangelo (1972), Cristiana monaca indemoniata (1972), Storia di una monaca di clausura (1973), Le scomunicate di San Valentino (1973), La badessa di Castro (1974), Flavia la monaca musulmana (1974), La profanazione (1974), La novizia (1975), I peccati di una monaca: la novizia (1977), Suor Emanuelle (1977), Immagini di un convento (1979), Suor Omicidi (1979), La vera storia della monaca di Monza (1980), L’altro inferno (1980), La monaca nel peccato (1986), La monaca di Monza: crimini, eccessi, misfatti (1987).

Il monaco (Le moine, Francia/Italia 1972) di Ado Kyrou, con Franco Nero, Nathalie Delon, Nicol Williamson, Nadja Tiller, Liana De Santis, Maria Machado, Philippe Clévenot, Laure Moutoussamy, Louise Chevalier, Armand Meffre, Daniel Léger, il nano Roberto.

bulletMadrid, XVII secolo. Ambrosio (Franco Nero), priore dei frati cappuccini, è tentato da Satana nei panni di un giovane novizio che è in realtà una femmina travestita (Nathalie Delon). Affonda nel vizio e commette crimini. Smascherato, è consegnato all’inquisizione, ma, venduta l’anima al diavolo, diventa Papa. Dal romanzo The Monk (1796) di Matthew Gregory Lewis, sceneggiato da Luis Buñuel e Jean-Claude Carrière.

Giordano Bruno (Italia/Francia 1973) di Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volontè, Hans Christian Belch, Charlotte Rampling, Renato Scarpa, Corrado Gaipa

bulletDal 1592 al 1600, gli ultimi anni della vita di Giordano Bruno. Sebbene questo film sia un tentativo un po’ forzato di attualizzare l’eresia bruniana, è da apprezzare lo sforzo di rendere al meglio il clima da parossismo censorio del tribunale dell’Inquisizione, che manda al rogo la gente un tanto al chilo.

Tra i cameo del film, figura anche lo storico (e non ancora direttore di Rai Tre) Angelo Guglielmi, anche lui finito al rogo.

Sesso in confessionale (Italia 1974) di Vittorio De Sisti, con attori non professionisti.

bulletNel 1973 uscì per i tipi della Marsilio il libro Il sesso in confessionale di Clara Di Meglio e Norberto Valentini. Gli autori avevano raccolto 82 confessioni da essi registrate (in realtà quelle 82 rappresentavano una selezione di ben 636!) fingendosi penitenti, in innumerevoli parrocchie, allo scopo di compilare un’inchiesta giornalistica sull’atteggiamento della Chiesa nei confronti dei cosiddetti peccati di sesso. Il libro fu osteggiato dalle autorità vaticane, ma questo non gli impedì di avere un notevole successo di vendite, con cinque ristampe nell’arco di soli tre mesi.

L’anno successivo il regista Vittorio De Sisti decise di farne una versione cinematografica, una sorta di docu-drama con attori in gran parte non professionisti, ed interventi di esperti e psicologi. Come ricorda il regista: «Il film fu impostato molto seriamente, come del resto lo era stato il libro. C’era la partecipazione di grossi nomi della cultura italiana: Emilio Servadio, che era presidente della società italiana di psicoanalisi; Carmine Benincasa, che allora non faceva ancora l’esperto di quadri antichi ma era un teologo famoso; poi c’era Patrizia Carraro, che si occupava della parte sulle rivendicazioni femminili». C’era anche Luigi De Marchi, sì, proprio quel Luigi De Marchi che ai giorni nostri è protagonista di bonarie interviste televisive raccolte da Rodolfo Baldini durante la trasmissione UnoMattina, su RaiUno. Uscito di recente in video, in una collana chiamata Gli intramontabili (sic!), per la misconosciuta etichetta I.T. Video.

Malia [Vergine e di nome Maria] (Italia/Francia 1975-77) di Sergio Nasca, con Turi Ferro, Andréa Ferréol, Cinzia De Carolis, Renato Pinciroli, Leopoldo Trieste, Tino Carraro, Jean Louis, Marino Masé, Sandro Dori, Alvaro Vitali, Giancarlo Badessi.

bulletIn una baraccopoli della periferia torinese, la giovane orfana Maria (Cinzia De Carolis) è incinta. Poiché è opinione comune che la ragazzina non ha mai conosciuto uomo, si diffonde la voce che sia opera dello Spirito Santo. Il parroco (Turi Ferro) tenta di convincere gli abitanti delle baracche che non si tratta di miracolo. Ma è tutto inutile: Maria, giorno dopo giorno, diventa oggetto di culto, fa arricchire la madre (Clelia Matania) e, ormai nella parte della «miracolata», cambia anche carattere. Alla fine, il parroco scopre che a mettere incinta Maria è stato suo nipote (Alvaro Vitali) un minorato psichico. La notizia imbestialisce la gente: la ragazza, presa a sassate, è costretta ad abortire. Programmato una prima volta l’11 settembre 1975 col titolo Vergine e di nome Maria fu subito sequestrato (per vilipendio della religione). Ridistribuito esattamente un anno dopo col titolo Malia (Vergine e di nome Maria rimase come sottotitolo).

Il comune senso del pudore (Italia 1976) di Alberto Sordi, con Alberto Sordi, Rossana Di Lorenzo, Claudia Cardinale, Pino Colizzi, Cochi Ponzoni, Florinda Bolkan, Silvia Dionisio, Philippe Noiret, Dagmar Lassander, David Warbeck, Giò Staiano, Giacomo Furia.

bulletIl comune senso del pudore è un film a episodi in cui Alberto Sordi-regista tenta di fare il punto sull’argomento che da il titolo al film. L’episodio che ci interessa maggiormente riguarda il magistrato Tiziano Ballarin (Pino Colizzi) che si accanisce contro le pubblicazioni oscene. Sua moglie (Claudia Cardinale) che casualmente ne sfoglia alcune, ne rimane così attratta da assumere un diverso atteggiamento (sessuale) nei confronti del marito. Ma l’aspetto interessante dell’episodio sono i personaggi di contorno: i concittadini dei Ballarin che apparentemente sono puritani, ma che in realtà, appena possono, si recano in macchina oltre frontiera per acquistare giornaletti e riviste porno. Irresistibile la sequenza in cui uno di loro, fingendosene schifato, racconta quanto ha visto in una rivista osé ed è proprio il suo racconto a denunciare la libidine sua e dei «benpensanti» che lo stanno ascoltando…

Le altre storie riguardano: Ottavio (Cochi Ponzoni), ambizioso professore di provincia che diventa il direttore-fantoccio della rivista sexy «La Libertà», di cui è editrice l’agguerrita Loredana Davoli (Florinda Bolkan). Quando la rivista sarà sequestrata, ovviamente finirà in carcere proprio Ottavio, essendone il direttore responsabile. In un altro episodio, un produttore cinematografico di chiare origini partenopee (uno straordinario Philippe Noiret, doppiato da Carlo Giuffrè) deve convincere una formosa attrice svedese (Dagmar Lassander) a recitare una sequenza «anal» in una nuova versione cinematografica dell’Amante di Lady Chatterley. Infine, nell’episodio che fa da «cornice», due anziani coniugi, Giacinto ed Erminia Colonna (Alberto Sordi e Rossana Di Lorenzo), decidono di festeggiare il loro anniversario di matrimonio andando al cinema (cosa che non fanno da anni) ma in qualunque sala entrino, si proiettano sempre pellicole porno(soft).

Se questa scheda v’avesse fatto venir voglia di vedere il film diretto da Sordi, cercate di procurarvi la videocassetta italiana, perché la copia programmata in TV è sempre massacrata dai tagli. Le ultime due volte che lo trasmisero, su Rete 4, mancava una sequenza dell’episodio con Cochi Ponzoni, dove Ottavio va a letto con due donne (Silvia Dionisio e una modella di colore), e la scena dello spezzone interpretato da Colizzi e la Cardinale in cui quest’ultima, nascosta all’interno di un’edicola oltre confine, vede con stupore i propri concittadini fermarsi davanti al chiostro acquistando pubblicazioni oscene (quest’ultimo tagliato presumibilmente soltanto per i titoli «sconci» dei giornalini ordinati, ad alta voce, dagli acquirenti: sciocchezze del calibro di «Cappuccetto Rotto», «Orgasmo» e simili).

Narciso nero (Black Narcissus, GB 1947) di Michael Powell & Emeric Pressburger, con Deborah Kerr, David Farrar, Jean Simmons, Sabù, Flora Robson, Kathleen Byron.

bulletLiberamente tratto dal romanzo Black Narcissus (1939) della scrittrice britannica Rumer Godden (1907-1998), è la storia di un fallimento: quello di un gruppo di suore che, fondato un centro missionario in Himalaya, vedono pian piano vacillare le loro sicurezze colonial-evangelizzatrici e, anche in seguito a una disgrazia (una delle religiose muore nel tentativo di uccidere la madre superiora), chiudono la missione e tornano «sconfitte» a Calcutta. La contrapposizione fra l’arroganza delle religiose e la pagana spontaneità dei nativi, fra la repressione sessuale autoimpostisi dalle suore e la sensualità invece «naturale», libera da condizionamenti legati al concetto di peccato, di Kanchi e del giovane generale, sono evidenziate dai due registi facendo agire i personaggi in un’atmosfera pesante, torrida, visi imperlati di sudore, inquadrature studiatissime e splendidamente fotografate. Alla fine è l’ambiente ostile a vincere (i monti maestosi, il clima: quindi la Natura, incontaminata, non «convertita», né addomesticata...).

Nel ruolo della maliziosa Kanchi, paragonata nel libro della Godden a un «paniere di frutta dolce, deliziosa, pronta da mangiare», vera e propria personificazione della sensualità liberata, amorale ma «innocente» (un po’ come certe eroine che, anni dopo e ad altre latitudini, il bahiano Jorge Amado descriverà nei suoi romanzi), troviamo una quasi esordiente Jean Simmons (17 anni all’epoca delle riprese), il cui viso e la cui pelle venivano scurite in sedute di trucco della durata di 90 minuti cadauna!

Un capolavoro misconosciuto, da rivalutare e conservare gelosamente in videoteca. Fra l’altro può vantare una delle più belle e suggestive fotografie a colori dell’intera storia del cinema.

Il moralista (Italia 1959) di Giorgio Bianchi, con Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Franca Valeri, Gina Mattarolo, Franco Fabrizi, Maria Perschy, Mara Berni, Christiane Nielsen, Carl Very, Piera Arico, Mimo Billi, Leopoldo Trieste.

bulletAgostino (Alberto Sordi), segretario della succursale italiana de l’Organizzazione Internazionale della Morale Pubblica, è, almeno in apparenza, un burocrate bigotto, ben visto dal presidente di tale organizzazione (Vittorio De Sica) che lo vorrebbe come genero, facendogli sposare la racchia figlia Virginia (Franca Valeri). Agostino, però, si rivelerà ben presto un fasullo dalla doppia vita (gestisce, insieme alla complice Eleonora (Gina Mattarolo), numerosi night-club, locali di strip-tease, casinò, e via peggiorando). Il bersaglio principale del film è ovviamente la censura democristiana che imperava negli anni ’50. La satira non sempre raggiunge il suo bersaglio, ma nel complesso la commedia è divertente e merita un posticino nella nostra videoteca (inoltre, il personaggio tratteggiato da Alberto Sordi è assolutamente “da antologia”).

Per anni è andata in onda sulle reti Fininvest (ora Mediaset) una versione del film abbondantemente mutilata (ironia della sorte: un film sulla censura a sua volta censurato!). Solo di recente RAI 2 ha trasmesso un paio di volte una nuova copia, che finalmente include le sequenze a suo tempo mancanti. Fra queste ultime vanno citate: un’estemporanea scena in cui Agostino risponde esattamente a due domande sui papi Bonifacio VIII, Anacleto I e Anacleto II, poste in televisione durante Lascia o raddoppia?; e una successiva nella quale appare brevemente Lidia Simoneschi nel ruolo della madre della starlette Vera Serni (Mara Berni): una figura di madre invadente (che gli sceneggiatori del film devono senz’altro aver incontrato più volte nella vita reale...) la quale per favorire il successo della figlia avvenente sarebbe disposta a spingerla fra le braccia (meglio: nel letto) di qualche anziano ma ricco «mecenate». Madri tutt’oggi molto presenti (si vedano i numerosi concorsi di Miss «qualcosa» e simili) ma che per molto tempo il perbenismo borghese imponeva di ignorare. Fin troppo evidenti i motivi per l’eliminazione delle due sequenze citate da alcune copie del film...

Caldamente raccomandato a coloro che pensano (giustamente) che spesso chi sta al potere finge ipocritamente di seguire le regole che impone al popolino, aiutato in ciò dalla religione-oppio-dei-popoli, e invece, nel suo privato, protetto dal potere e dal capitale, le trasgredisce allegramente, comportandosi se possibile in modi ancor più turpi. Da segnalare infine la simpatica canzoncina di Fred Buscaglione, che dice così: «Se ti parlo d’ideali, se ti parlo di virtù -- non mi credere: sono frottole, parole, e nulla più. Non ti fidare di me, perché perché, t’ingannerò. Moralista: mi sa dire la morale che cos’è...? È una favola, per i semplici, ma non è fatta per me...».

…e l’uomo creò Satana (Inherit The Wind, USA 1960) di Stanley Kramer, con Spencer Tracy, Fredric March, Gene Kelly, Florence Eldridge, Dick York, Harry Morgan, Claude Akins, Elliott Reid, Donna Anderson, Jimmy Boyd.

bulletUSA, 1925. In un piccolo villaggio il pastore, d’accordo con i maggiorenti locali, denuncia l’insegnante Bertram T. Cates (Dick York) perché illustra ai suoi allievi le teorie darwiniste sull’evoluzione della specie. In tribunale si scontreranno l'avvocato difensore Henry Drummond (Spencer Tracy) e il pubblico ministero Matthew Harrison Brady (Fredric March). Interessante e ben recitato dramma giudiziario tratto da un testo teatrale famoso, Inherit The Wind di Jerome Lawrence e Robert E. Lee.

La stessa storia ha dato (finora) origine a tre tv-movie: uno nel 1965 (con Melvyn Douglas e Ed Begley), uno nel 1988 (con Kirk Douglas e Jason Robards) e l’ultimo nel 1999 (con Jack Lemmon e George C. Scott).

Tentazioni quotidiane (Le diable et les dix commandements, Francia/Italia 1962) di Julien Duvivier, con Jean-Claude Brialy, Louis de Funès, Alain Delon, Danielle Darrieux, Fernandel, Michel Simon, Roger Nicholas, Dany Saval, Lino Ventura, Mel Ferrer, George Wilson, Micheline Presle.

bulletEh, sì… i dieci comandamenti non si possono trasgredire né aggirare. Film a episodi piacevolmente irriverente. Uno dei più divertenti è il 7°, con due ladri (Jean-Claude Brialy, Louis de Funès) che si disputano una preziosa valigia, e il Diavolo in persona che imbroglia le carte. Il più originale (il 4°) ci presenta Fernandel nei panni di Dio dal quale una vecchia contadina moribonda esige una prova della sua esistenza. Lui fa un miracolo, ma poi viene riportato nel manicomio da cui era fuggito.

L’edizione italiana è montata in modo differente da quella francese e manca un intero episodio, quello con Michel Simon, inserviente di un convento che scandalizza le suore con le sue bestemmie. Nella versione nostrana è stato sostituito con quello in cui un uomo (Roger Nicolas), marito di una spogliarellista (Dany Saval), riscopre la bellezza della moglie ascoltando le confidenze di un suo ammiratore.

Cittadini, stato e chiesa - «capitolo» del film Made in Italy (Italia 1965) di Nanni Loy, con Lando Buzzanca, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Virna Lisi, Giulio Bosetti, Sylva Koscina, Anna Magnani, Andrea Checchi, Peppino De Filippo, Walter Chiari, Lea Massari.

bulletMade in Italy è diviso in 5 capitoli (Usi e costumi, Il lavoro, La donna, Cittadini stato e chiesa, La famiglia), a loro volta suddivisi in vari episodi e brevi sketch. A noi interessa quello compreso nel capitolo Cittadini, stato e chiesa in cui si vede una stanza piena di impiegati che si suppone essere quella attigua all’ufficio di un uomo d’affari spietato e inumano (a giudicare dai continui messaggi che gli impiegati ricevono dal «capo», di cui udiamo solo la voce). Poi la macchina da presa si sposta nell’ufficio vicino e lo spettatore si rende conto che lo spietato finanziere… è un arcivescovo!

Galileo (Italia 1968) di Liliana Cavani, con Cyril Cusack, Giulio Brogi, Gheorghi Koldjancev, Paolo Graziosi, Lou Castel, Miroslav Mindov, Nevena Kokanova, Mila Dimitrova, Gigi Ballista, Marcello "Max" Turilli, Claudio Cassinelli, Dante Cleri.

bulletLa vita di Galileo Galilei (1564-1642), interpretato da Cyril Cusack, dai 28 anni quando ha i primi dubbi sulla veridicità del sistema tolemaico ai 69 anni quando abiura. In Italia fu vietato ai minori di 18, forse perché i censori ne intuirono l’effettiva vena anticlericale. Prodotto dalla RAI, anche se non fu mai trasmesso in TV (sic!).

fonte: UAAR

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