Rassegna di film atipici
che intendo proporre agli studenti nell'a.s. 2006-2007
Film "atipici" fatti per pensare, talvolta per shoccare. Film che insegnano, istruiscono, fanno bene alla cultura. Ma io ho scelto i film che secondo me sono ancor più disgregatori dell' "ordine costituito delle formalità": film anche anticlericali, poco o mai credenti, che fanno divertire non i denti ma la mente. Spero sia capito (dai colleghi, non dagli studenti..) il tentativo di liberarsi del "politically correct" che in scuola diventa insegnamento dell'ipocrisia e della superficialità. Il mondo è cambiato - e spesso migliorato - dagli "anormali", dagli atipici, mica dai conformi.
L'elenco è assolutamente teorico: tutto potrà cambiare in funzione di molte variabili.
Magdalene (The
Magdalene Sisters, GB/Irlanda 2002) di Peter Mullan, con Geraldine
McEwan, Anne-Marie Duff, Nora-Jane Noone, Dorothy Duffy, Eileen Walsh,
Mary Murray, Britta Smith, Frances Healy, Eithne McGuinness, Phyllis
MacMahon, Rebecca Walsh.
L’ora di religione (Italia 2002) di Marco Bellocchio, con Sergio Castellitto, Jacqueline Lustig, Chiara Conti, Gigio Alberti, Piera degli Esposti, Toni Bertorelli, Maurizio Donadoni.
Ho solo fatto a pezzi mia moglie (Picking Up the Pieces, USA 2000) di Alfonso Arau, con Woody Allen, Maria Grazia Cucinotta, David Schwimmer, Sharon Stone, Kiefer Sutherland, Elliott Gould, Lou Diamond Phillips, Alfonso Arau.
Cane bianco (White Dog, USA 1982) di Samuel Fuller, con Kristy McNichol, Paul Winfield, Burl Ives, Jameson Parker, Marshall Thompson, Paul Bartel, Dick Miller.
L’indiscreto fascino del peccato (Entre tinieblas, 1983) di Pedro Almodóvar, con Cristina Sanchez Pascual, Julieta Serrano, Carmen Maura, Marisa Paredès, Mary Carrillo, Chus Lampreave, Lina Canalejas.
Nelle interviste Almodóvar ha sempre tenuto a sottolineare «Per me Entre tinieblas non è un film anticlericale, che è la sua lettura più immediata, più facile. Non sono un cattolico praticante ma so che la vocazione delle monache nel mio film è strettamente cristiana: non fanno che trarre delle conseguenze dalle parole di Cristo sull’apostolato. Allo stesso modo in cui, per salvare gli uomini, Cristo si è fatto uomo e ha fatto esperienza delle sue debolezze, per salvare le ragazze perdute queste religiose debbono essere loro molto vicine, a tal punto che una di esse diventa veramente una delinquente, incaricandosi di comunicare sullo stesso piano con la pecorella smarrita». Letteralmente maciullato dalla censura italiana. I diavoli (The devils, GB 1971) di Ken Russell, con Vanessa Redgrave, Oliver Reed, Dudley Sutton, Max Adrian, Gemma Jones, Georgina Hale, Brian Murphy, Murray Melvin, Michael Gothard, Christopher Logue, Graham Armitage, Judith Paris.
Il film di Russell contribuì, in parte, alla nascita di un nuovo sottogenere cinematografico, per lo più tutto italiano, il cosiddetto sexy-conventuale (o nun-movie), imperniato sui segreti (orge, lesbismo, torture) dei conventi di suore o su singole monache ninfomani e financo criminali. Alcuni titoli: La monaca di Monza - una storia lombarda (1969), Le monache di Sant’Arcangelo (1972), Cristiana monaca indemoniata (1972), Storia di una monaca di clausura (1973), Le scomunicate di San Valentino (1973), La badessa di Castro (1974), Flavia la monaca musulmana (1974), La profanazione (1974), La novizia (1975), I peccati di una monaca: la novizia (1977), Suor Emanuelle (1977), Immagini di un convento (1979), Suor Omicidi (1979), La vera storia della monaca di Monza (1980), L’altro inferno (1980), La monaca nel peccato (1986), La monaca di Monza: crimini, eccessi, misfatti (1987). Il monaco (Le moine, Francia/Italia 1972) di Ado Kyrou, con Franco Nero, Nathalie Delon, Nicol Williamson, Nadja Tiller, Liana De Santis, Maria Machado, Philippe Clévenot, Laure Moutoussamy, Louise Chevalier, Armand Meffre, Daniel Léger, il nano Roberto.
Giordano Bruno (Italia/Francia 1973) di Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volontè, Hans Christian Belch, Charlotte Rampling, Renato Scarpa, Corrado Gaipa
Tra i cameo del film, figura anche lo storico (e non ancora direttore di Rai Tre) Angelo Guglielmi, anche lui finito al rogo. Sesso in confessionale (Italia 1974) di Vittorio De Sisti, con attori non professionisti.
L’anno successivo il regista Vittorio De Sisti decise di farne una versione cinematografica, una sorta di docu-drama con attori in gran parte non professionisti, ed interventi di esperti e psicologi. Come ricorda il regista: «Il film fu impostato molto seriamente, come del resto lo era stato il libro. C’era la partecipazione di grossi nomi della cultura italiana: Emilio Servadio, che era presidente della società italiana di psicoanalisi; Carmine Benincasa, che allora non faceva ancora l’esperto di quadri antichi ma era un teologo famoso; poi c’era Patrizia Carraro, che si occupava della parte sulle rivendicazioni femminili». C’era anche Luigi De Marchi, sì, proprio quel Luigi De Marchi che ai giorni nostri è protagonista di bonarie interviste televisive raccolte da Rodolfo Baldini durante la trasmissione UnoMattina, su RaiUno. Uscito di recente in video, in una collana chiamata Gli intramontabili (sic!), per la misconosciuta etichetta I.T. Video. Malia [Vergine e di nome Maria] (Italia/Francia 1975-77) di Sergio Nasca, con Turi Ferro, Andréa Ferréol, Cinzia De Carolis, Renato Pinciroli, Leopoldo Trieste, Tino Carraro, Jean Louis, Marino Masé, Sandro Dori, Alvaro Vitali, Giancarlo Badessi.
Il comune senso del pudore (Italia 1976) di Alberto Sordi, con Alberto Sordi, Rossana Di Lorenzo, Claudia Cardinale, Pino Colizzi, Cochi Ponzoni, Florinda Bolkan, Silvia Dionisio, Philippe Noiret, Dagmar Lassander, David Warbeck, Giò Staiano, Giacomo Furia.
Le altre storie riguardano: Ottavio (Cochi Ponzoni), ambizioso professore di provincia che diventa il direttore-fantoccio della rivista sexy «La Libertà», di cui è editrice l’agguerrita Loredana Davoli (Florinda Bolkan). Quando la rivista sarà sequestrata, ovviamente finirà in carcere proprio Ottavio, essendone il direttore responsabile. In un altro episodio, un produttore cinematografico di chiare origini partenopee (uno straordinario Philippe Noiret, doppiato da Carlo Giuffrè) deve convincere una formosa attrice svedese (Dagmar Lassander) a recitare una sequenza «anal» in una nuova versione cinematografica dell’Amante di Lady Chatterley. Infine, nell’episodio che fa da «cornice», due anziani coniugi, Giacinto ed Erminia Colonna (Alberto Sordi e Rossana Di Lorenzo), decidono di festeggiare il loro anniversario di matrimonio andando al cinema (cosa che non fanno da anni) ma in qualunque sala entrino, si proiettano sempre pellicole porno(soft). Se questa scheda v’avesse fatto venir voglia di vedere il film diretto da Sordi, cercate di procurarvi la videocassetta italiana, perché la copia programmata in TV è sempre massacrata dai tagli. Le ultime due volte che lo trasmisero, su Rete 4, mancava una sequenza dell’episodio con Cochi Ponzoni, dove Ottavio va a letto con due donne (Silvia Dionisio e una modella di colore), e la scena dello spezzone interpretato da Colizzi e la Cardinale in cui quest’ultima, nascosta all’interno di un’edicola oltre confine, vede con stupore i propri concittadini fermarsi davanti al chiostro acquistando pubblicazioni oscene (quest’ultimo tagliato presumibilmente soltanto per i titoli «sconci» dei giornalini ordinati, ad alta voce, dagli acquirenti: sciocchezze del calibro di «Cappuccetto Rotto», «Orgasmo» e simili). Narciso nero (Black Narcissus, GB 1947) di Michael Powell & Emeric Pressburger, con Deborah Kerr, David Farrar, Jean Simmons, Sabù, Flora Robson, Kathleen Byron.
Nel ruolo della maliziosa Kanchi, paragonata nel libro della Godden a un «paniere di frutta dolce, deliziosa, pronta da mangiare», vera e propria personificazione della sensualità liberata, amorale ma «innocente» (un po’ come certe eroine che, anni dopo e ad altre latitudini, il bahiano Jorge Amado descriverà nei suoi romanzi), troviamo una quasi esordiente Jean Simmons (17 anni all’epoca delle riprese), il cui viso e la cui pelle venivano scurite in sedute di trucco della durata di 90 minuti cadauna! Un capolavoro misconosciuto, da rivalutare e conservare gelosamente in videoteca. Fra l’altro può vantare una delle più belle e suggestive fotografie a colori dell’intera storia del cinema. Il moralista (Italia 1959) di Giorgio Bianchi, con Alberto Sordi, Vittorio De Sica, Franca Valeri, Gina Mattarolo, Franco Fabrizi, Maria Perschy, Mara Berni, Christiane Nielsen, Carl Very, Piera Arico, Mimo Billi, Leopoldo Trieste.
Per anni è andata in onda sulle reti Fininvest (ora Mediaset) una versione del film abbondantemente mutilata (ironia della sorte: un film sulla censura a sua volta censurato!). Solo di recente RAI 2 ha trasmesso un paio di volte una nuova copia, che finalmente include le sequenze a suo tempo mancanti. Fra queste ultime vanno citate: un’estemporanea scena in cui Agostino risponde esattamente a due domande sui papi Bonifacio VIII, Anacleto I e Anacleto II, poste in televisione durante Lascia o raddoppia?; e una successiva nella quale appare brevemente Lidia Simoneschi nel ruolo della madre della starlette Vera Serni (Mara Berni): una figura di madre invadente (che gli sceneggiatori del film devono senz’altro aver incontrato più volte nella vita reale...) la quale per favorire il successo della figlia avvenente sarebbe disposta a spingerla fra le braccia (meglio: nel letto) di qualche anziano ma ricco «mecenate». Madri tutt’oggi molto presenti (si vedano i numerosi concorsi di Miss «qualcosa» e simili) ma che per molto tempo il perbenismo borghese imponeva di ignorare. Fin troppo evidenti i motivi per l’eliminazione delle due sequenze citate da alcune copie del film... Caldamente raccomandato a coloro che pensano (giustamente) che spesso chi sta al potere finge ipocritamente di seguire le regole che impone al popolino, aiutato in ciò dalla religione-oppio-dei-popoli, e invece, nel suo privato, protetto dal potere e dal capitale, le trasgredisce allegramente, comportandosi se possibile in modi ancor più turpi. Da segnalare infine la simpatica canzoncina di Fred Buscaglione, che dice così: «Se ti parlo d’ideali, se ti parlo di virtù -- non mi credere: sono frottole, parole, e nulla più. Non ti fidare di me, perché perché, t’ingannerò. Moralista: mi sa dire la morale che cos’è...? È una favola, per i semplici, ma non è fatta per me...». …e l’uomo creò Satana (Inherit The Wind, USA 1960) di Stanley Kramer, con Spencer Tracy, Fredric March, Gene Kelly, Florence Eldridge, Dick York, Harry Morgan, Claude Akins, Elliott Reid, Donna Anderson, Jimmy Boyd.
La stessa storia ha dato (finora) origine a tre tv-movie: uno nel 1965 (con Melvyn Douglas e Ed Begley), uno nel 1988 (con Kirk Douglas e Jason Robards) e l’ultimo nel 1999 (con Jack Lemmon e George C. Scott). Tentazioni quotidiane (Le diable et les dix commandements, Francia/Italia 1962) di Julien Duvivier, con Jean-Claude Brialy, Louis de Funès, Alain Delon, Danielle Darrieux, Fernandel, Michel Simon, Roger Nicholas, Dany Saval, Lino Ventura, Mel Ferrer, George Wilson, Micheline Presle.
L’edizione italiana è montata in modo differente da quella francese e manca un intero episodio, quello con Michel Simon, inserviente di un convento che scandalizza le suore con le sue bestemmie. Nella versione nostrana è stato sostituito con quello in cui un uomo (Roger Nicolas), marito di una spogliarellista (Dany Saval), riscopre la bellezza della moglie ascoltando le confidenze di un suo ammiratore. Cittadini, stato e chiesa - «capitolo» del film Made in Italy (Italia 1965) di Nanni Loy, con Lando Buzzanca, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Virna Lisi, Giulio Bosetti, Sylva Koscina, Anna Magnani, Andrea Checchi, Peppino De Filippo, Walter Chiari, Lea Massari.
Galileo (Italia 1968) di Liliana Cavani, con Cyril Cusack, Giulio Brogi, Gheorghi Koldjancev, Paolo Graziosi, Lou Castel, Miroslav Mindov, Nevena Kokanova, Mila Dimitrova, Gigi Ballista, Marcello "Max" Turilli, Claudio Cassinelli, Dante Cleri.
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fonte: UAAR