CHE COS'È LA REALTA' ?
Possiamo limitarci a prendere in considerazione le due risposte estreme a tale domanda.
La prima: la realtà è costituita da ciò che è reale "in sé", indipendentemente dal fatto di essere o no percepito o pensato dall'uomo.
La seconda: deve considerarsi reale tutto ciò che può essere pensato dall’uomo, poiché il "pensare" è un dono divino che non ci può ingannare.
Una variante è quella che considera reale ciò che produce effetti sull'uomo, sia sotto il profilo fisico sia sotto quello psichico; in altre parole, tutto ciò che viene percepito come causa esterna di qualche effetto sul corpo o sulla mente.
Kant affermava che le cose "in sé" sono inconoscibili e quindi soltanto pensabili (noumeni), e che di esse noi possiamo dire qualcosa non per come sono ma solamente per come ci appaiono, ovvero come fenomeni.
A questo tema si innesta quello che mette in luce la differenza tra l’apparire e l’essere. Questo sdoppiamento della realtà, di origine platonica, oltre che utile a fissare i limiti della conoscenza, nasconde anche un altro significato: la "cosa in sé" (noumeno) si colloca in una sfera superiore, nella quale ha sede l’intelletto divino che può conoscere, in quanto ne è creatore, la natura segreta delle cose.
In realtà è chiaro che non si tratta tanto di un "nascondersi" della cosa,
quanto soltanto di un'incapacità dell'uomo di coglierla compiutamente. Il caso
dei suoni può chiarire il concetto esposto: gli ultrasuoni e gli infrasuoni sono
reali e l'uomo infatti li può misurare (coglierli con l'intelletto) ma non li
può sentire; per contro altre bestie, come il pipistrello o il cane, hanno
questa possibilità. Ciò vuol dire che la nostra percezione non è del tutto
affidabile, e questo significa che ciò che sfugge ai nostri sensi non è detto
che sia irreale e neppure che abbia uno status diverso rispetto a ciò che
viene percepito. Questa precisazione va fatta preliminarmente, proprio perché
tra ciò che non viene percepito di un oggetto vi potrebbero essere qualità
immateriali offrentesi soltanto alla sensibilità intuitiva. Di ciò di cui non è
possibile esperienza sensibile (dei sensi) ci può tuttavia essere intuizione da
parte di altre funzioni mentali, senza che vengano meno i requisiti essenziali
affinché l'esperienza che ne facciamo possa essere definita assolutamente reale.
Sarebbe peraltro fuori luogo ritenere la mente dell'uomo termine di misura della
realtà; come dire dell'esistenza o dell'inesistenza di qualcosa. Nel
campo delle realtà non percepibili dai sensi e non rilevabili strumentalmente si
rende pertanto necessario porre alcuni criteri fissi (potremmo anche chiamarli
"regole di realtà") che devono risultare sempre rispettati affinché un oggetto o
un accadimento possano considerarsi "reali" all’interno del nostro discorso. Il
rischio è infatti quello che esperienze di singole persone, in circostanze
particolari (il soggetto che esperisce soffre di disturbi della psiche o è sotto
l'effetto di stupefacenti) vengano considerate reali nella loro singolarità
senza dover rispondere a criteri di carattere universale. Bene inteso esse
possono restare reali per il singolo (nel senso che reali ne sono gli effetti),
ma non possono essere prese in considerazione ai fini di una ricerca.
Quattro requisiti indispensabili quali criteri di esperienza della realtà sono: a) l'universalità, b) la ripetibilità, c) la costanza e d) la normalità.
Universalità significa che l'esperienza deve essere possibile e documentabile relativamente a individui di qualsiasi razza o condizione e in qualsiasi parte del globo. La ripetibilità dell'esperienza deve essere possibile in qualsiasi luogo e circostanza in grado di produrre gli elementi costituenti l'esperienza stessa. La costanza riguarda il fatto che esista una sufficiente documentazione al riguardo, per cui si possa asserire con certezza che già anche in passato ci sono state persone che hanno vissuto quell'esperienza e che tutto lascia prevedere che in futuro essa continuerà a verificarsi. La normalità infine, richiede che l'esperienza si verifichi in condizioni ambientali prive di caratteri di eccezionalità e in presenza di più persone che possano testimoniarla.
Evidentemente i principi posti sono del tutto convenzionali, ma le restrizioni che impongono hanno lo scopo di lasciare ai margini delle nostre considerazioni oggetti percepiti o fatti che possano essere ascritti a fantasia, illusione o suggestione.